Libero Grassi

Per ricordare Libero Grassi e la sua lotta contro il “pizzo” non servono le nostre parole, che suonano spesso vuote o retoriche, bastano le sue: “Volevo avvertire il nostro ignoto estorsore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui”.

Così scriveva il commerciante palermitano in una lettera pubblicata, dal Giornale di Sicilia, il 10 gennaio del 1991. Sette mesi dopo, il 29 agosto alle 7.36, morirà sotto i colpi della mafia. Uno degli esecutori, Marco Favaloro, così descrive l’omicidio “… Salvino Madonia mi disse allora di trasferirmi sulla sua automobile affiancando quella di Libero Grassi che era posteggiata sotto casa. Da una borsa prese due pistole, una piatta e una a tamburo e Madonia mi raccomandò di tenere il motore acceso e lo sportello anteriore destro aperto per facilitare la fuga. Quando quell’uomo uscì dal portone dell’edificio dove abitava, Madonia scese dall’automobile con la pistola nascosta in mezzo ad un giornale, gli si avvicinò e sparò tutti i colpi della pistola, quindi rientrò in macchina e fuggimmo”.

Libero Grassi era un uomo dalla schiena dritta, onesto, che non arretrò mai neanche di fronte alle minacce e che pose all’attenzione dell’opinione pubblica quello che tutti sapevano ma di cui nessuno voleva parlare: il pizzo. Condannò pubblicamente il giudice istruttore di Catania, Luigi Russo, per la sentenza del 4 aprile del 1991 con la quale veniva sancito che “non è reato pagare la protezione ai boss mafiosi”. Il pizzo contro cui si è battuto Libero Grassi era e rimane una base sostanziosa dell’economia mafiosa. Nel tempo anche l’esazione della protezione ha cambiato pelle, adesso “bravi” commercialisti aiutano negozianti, imprese a contabilizzare il tutto come un costo, dimostrando così anche il “buon cuore” dei vari boss che è vero che ti chiedono i soldi ma ti fanno anche la consulenza per poterlo scaricare dalla contabilità!

Certo la morte di Libero Grassi ha mosso le coscienze. Dopo di lui molti sono stati di esempio come Vincenzo Conticello, Rodolfo Guajana. E’ nato Addiopizzo, ma la battaglia è ancora lunga e oggi, più che mai, si combatte a livello sociale, culturale e non solo repressivo. Non c’è bisogno che il Ministro Maroni, coppola in testa, dica “attenti a me”. Loro non hanno paura di lui!

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