Laura Aprati

Una vita in viaggio.

L’immigrazione è un affare

Posted on | Il mio diario | settembre 24, 2011

21 settembre 2011,lungo le coste della Calabria, a Bianco, su una bellissima spiaggia, sono arrivati  139  immigrati (di diverse nazionalità  irachena, siriana, turca e afghana) tra cui 19 donne e 40  bambini che hanno raccontato di arrivare dalla Turchia.

Un approdo un po’ fuori dalle rotte classiche dell’immigrazione clandestina che vede l’isola di Lampedusa come centro degli arrivi.

Ma già dallo scorso anno gli investigatori hanno notato che qualcosa sta cambiando nei flussi migratori. Da una parte quella classica che arriva dall’Africa e poi un’altra, gestita managerialmente, quella che arriva da oriente, dalla Turchia ma anche dall’Afghanistan, dal Pakistan.

Un’organizzazione complessa (quasi un multilevel) porta decina di migliaia di uomini da paesi lontani fino nel cuore del’Europa. L’Italia  è spesso solo una tappa di una traversata che magari arriva in Germania, Francia o Scandinavia.

Il costo di questo tour varia tra i 2000 ai 10000 euro (dipende dal luogo di partenza), gli skipper che traghettano questi uomini sono spesso ukraini e le basi di sono in Turchia , nella zona sud quella forse meno conosciuta, tra piccole calette e insenature nascoste.

Si viaggia  su barche a vela, ma anche sui traghetti con camion attrezzati  anche di bagni chimici come scoperto nell’estate del 2010 nel porto di Ravenna!

Le nuove rotte portano verso l’alto Lazio, verso la Romagna, sulla costa jonica della Calabria o verso il Salento. Infatti questa primavera la Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha stroncato una grande rete organizzativa ( che arrivava sino al Pakistan) che aveva le sue ramificazioni tra Lecce, Bologna e altre parti d’Italia. 

L’immigrazione  è diventato un business con regole ben precise che vanno dal costo del viaggio,  al suo pagamento quasi sempre con money transfer. I parenti di chi deve partire trasferiscono la somma. Il ricevente dà l’ok e quindi inizia il viaggio..Difficile seguire i soldi perché i punti di ricevimento sono sempre diversi. E con le persone viaggia anche la droga che arriva dalle lontane vallate del Panshir.

Un business di milioni di euro l’anno che vede coinvolti più Paesi,organizzazioni criminali che sono i punti di riferimento locali e  imprenditori che “acquistano” la manodopera .

Perché la manodopera, soprattutto in Italia, viene comperata in barba alla legge Bossi Fini. Come dimostrano le attività investigative, svolte soprattutto in Calabria, ci sono imprenditori che richiedono, ai caporali di zona, immigrati da poter utilizzare, in nero, nelle proprie attività o anche  imprenditori che si prestano a fare richieste ufficiali di lavoratori extra comunitari a fronte di un pagamento, per ogni nominativo, di un minimo di 4000 euro ad un massimo di 7000 per ogni domanda, introitando così somme in nero e soprattutto entrando a far parte del circuito illegale dell’immigrazione e del sommerso. La crisi logicamente acuisce la situazione e il guadagno facile fa valicare il confine della legalità.

La criminalità organizzata,che gestisce in modo totale e radicato il territori, è invece il terminale che aiuta a scegliere i punti di sbarco, conoscendo bene anche la sorveglianza che viene effettuata dalle forze dell’ordine.

In questo modo la criminalità mantiene il dominio della propria area ma riesce anche a rifornirsi di mano d’opera adeguata alle proprie esigenze (che sia traffico di droga,braccia per l’agricoltura o piccola criminalità).

In un’inchiesta della DDA di Reggio Calabria è risultato che alcuni extracomunitari sono stati “utilizzati” per acquistare delle schede telefoniche servite,poi, per le conversazioni con un paese sud americano dove c’era il referente per il traffico di droga. Utenze non rintracciabili e quindi impossibili da intercettare.

Ma il commercio di esseri umani non coinvolge solo l’Italia, logicamente, ed è un fenomeno così ampio che attraversa trasversalmente tutto il mondo e che sta assumendo un valore economicamente impressionante considerando che ci sono aree del mondo che vivono una grande povertà . Un giro d’affari, che secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, supera i 9 miliardi e mezzo di dollari l’anno.

 

(pubblicato su www.malitalia.it e www.lindro.it)

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