Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Il dramma bancario

(di Laura Aprati e Carlo Martigli)

Banche croce e delizia di tutti noi diventano oggi spunto di una conversazione semiseria di Laura Aprati e Carlo A. Martigli. (d’ora in poi solo C. e L.) Una sceneggiatura a 4 mani che parte oggi e che ci porterà, ogni settimana, a ‘leggere’ il mondo bancario.

Carlo “Oggi parliamo di banche ma credi che ci sia ancora qualcuno cui interessa l’argomento?”

Laura “oddio…le banche!!!!ma sei sicuro di volerne parlare?”

C. “sai delle banche non si può non parlare ci sono in mezzo tutti i giorni un po’ come le zanzare d’estate. Nel senso che se vuoi l’estate non puoi fare a meno delle zanzare.
Fastidiose, vero?”

L. “molto fastidiose…le banche direi…anzi insopportabili…ma non esiste qualcosa contro di loro? non so una citronella per le banche?”

C.”Qualcuno ci ha provato anni fa, per esempio Kennedy con l’atto 1110001 o qualcosa del genere, ma è stato assassinato tre mesi dopo. Voleva levare il potere alla Federal Reserve, guarda caso”

L.”….e che mi dici? ma allora rischiamo la pelle a parlare di loro, dei loro tassi usurai …..e dei fidi agli inaffidabili…”

C. “Certo, ma vedi la legge ha stabilito il tasso dell’usura, per esempio per le carte di credito non puo’ superare il 26%…una bazzecola, se pensi che danno meno dell’1% sui conti. Prima per l’usura si guardava lo stato di bisogno cioè se avevi bisogno e la banca ti prestava a interesse allora era usuraia, oggi i soldi non te li dà proprio”

L.”…..alla fine l’ usuraio e’ piu’ onesto delle banche…!!!! un mondo capovolto….”

C.”….in un certo senso sì, ma sai che fanno certi direttori? Dato che la loro banca non può prestarti i denari di cui hai bisogno…ti mandano dalle finanziarie…la più seria ha la faccia di V come Vintage…ma in questo modo anche i poveri direttori integrano lo stipendio…”

L.”….e se si viene a scoprire cosa succede al direttore? Vince una vacanza premio ?”

C. “Dovrebbe vincere una vacanza premio se fossimo in un paese serio, intendo a Gaeta o a San Vittore, posti magari poco ameni a bon marché ….invece al massimo la banca, spaventata dalla cattiva pubblicità, lo fa dimettere.”

L.”….Gaeta e San Vittore, come sei demode’…non sono piu’ di moda…adesso ci sono le Cayman”

C.”….la stessa cosa è successa a Moggi e alla Juventus, se hai visto i giornali di questi giorni….Dice la Juve che non sapeva nulla di quello che faceva Moggi, quando erano 13 anni che dirigeva la Juventus. C’è qualcosa che non mi torna. Certo Le Cayman o ancora meglio le Antigua…in buona compagnia, come sai”

L. “….e poi dimettere non direi magari lo mandano in un’altra filiale e fare altri danni….”

C. “ Come certi sacerdoti pedofili che spostavano da una parrocchia a un’altra. E più facile obbligare uno a dimettersi che licenziarlo, è per via della pubblicità negativa, pubblicità regresso.”

L. “….ma la migliore banca non ti chiude il conto se “esci” di 100 euro…..”

C. “ ….alle banche conviene prima farti uscire di 100 euro così ne paghi 50 di interessi e poi ti chiudono il conto …Ma certo è che con quello che hanno fatto le banche e stanno facendo per l’economia, cioè zero, per farle tornare in simpatia ci vorrebbe altro che il Mulino Bianco…”

L.” lo sai che ad imprenditore che denunciato gli usurai la banca ha chiuso i conti e gli ha chiesto il rientro del fido?e hanno chiesto il suo fallimento?”

C. ”ma certo, è normale, in che mondo vivi, Laura? Le banche se ne fregano della società, salvo quando chiedono allo stato i soldi per non fallire”

L. “conviene collaborare con i criminali che dici?”

C. “i criminali aperti sono più seri. L’errore è stato dare alle banche i finanziamenti occorreva invece entrare nel capitale in questo modo lo stato, cioè noi cittadini, saremmo entrati nel loro capitale, salvando correntisti e posti di lavoro ma buttando magari fuori i manager che le avevano portate alle rovina e quando la situazione sarebbe migliorata allora avremmo rivenduto le loro azioni e lo stato, noi cittadini sempre, ci avremmo anche guadagnato.”

L.”….poveri manager!!! che sofferenza se li buttassero fuori…capisci senza benefit senza macchina aziendale ……drammatico!!!! Sul lastrico poveri uomini”

C. “negli Stati Uniti continuano ad avere buonuscite per decine di milioni di dollari
e sai perché? Per farli stare zitti, altrimenti la banca rischia che vengano svelati gli altarini, e sugli altarini delle banche si prega davanti al dio Denaro, li ho visti, incappucciati e tremanti davanti al loro padrone”

L.. “…..e temono si scopra che ci sia tanta carta straccia nei loro cassetti…un po’ come con Parmalat?”

C. “magari è vero, questi banchieri (non bancari) però li ho visti solo nei miei incubi. Certo, Laura, ma guarda che la Parmalat è stato il trionfo dell’Italia! Per una volta primi, il più grande dafault del mondo più della Enron. E il buon Callisto Tanzi era ai domiciliari nella sua mega villa con galoppatoio, piscina, cinema, campi da tennis. Se qualcuno mi presta 10 miliardi, giuro che fallisco! e poi mi godo la vita…”

L.”una vittoria vera!!! alla faccia dei risparmiatori c’era un signore di Marsala che aveva investito i suoi risparmi in titoli della Parmalat ed e’ finito sul lastrico e non aveva piu’ soldi per mangiare…… ma tanto a Tanzi cosa interessa??? “

C.”purtroppo non abbiamo imparato nulla da questo, abbiamo perfino depenalizzato il falso il bilancio, così rubi in modo elegante e non vai dentro. Non sai che questo è il paese dove i ristoranti sono sempre pieni e gli aerei così affollati da non riuscire a prenotare!! Non lo dico io, l’ha detto il presidente del consiglio. E se il signore di Marsala non ha pane che mangi brioches. L’ha già detto qualcuno questa frase?”

L.” Ma questo e’ un aiuto a tutti i mafiosi che hanno riciclato nelle imprese…lo sai o no?”

C. ”Meno c’è lavoro più ci sono soldi per i mafiosi…più le banche si tengono stretti i soldi più gli usurai e la mafia che c’è dietro di loro, prospera”

L.“ Ma tu i soldi ce li hai in banca o sotto il materasso?”

C. “ In banca perché mi hanno pignorato il materasso!”

Al prossimo appuntamento la premiata ditta Carlo & Laura vi portera’ dentro i conti correnti e i mutui: sarà un bel divertimento, come scoprire Dracula dietro la porta della cucina…

Per i nostri Lettori: chi vuole raccontarci le sue disavventure bancarie può inviare una mail a: inchiesta.banche@lindro.it

 (pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

L’Italia s’è desta

Ieri  l’editoriale di Eugenio Scalfari si chiudeva con una frase del nostro inno “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta”.

In settimana un imprenditore di Quarrata, Pistoia, Giuliano Melani, 51 anni titolare di  un’agenzia di leasing, legata a Unicredit, comperava una pagina sul Corriere della Sera per dire agli italiani “salviamoci da soli, comperiamo i nostri titoli di Stato”.

Oggi l’On.le Stafano Graziano del PD, in mattinata annuncia di aver acquistato 5000 euro di BTP. “E’ un gesto di responsabilità. Noi che possiamo, insieme a professionisti e imprenditori dobbiamo farlo, per ridare fiducia al Paese e a noi stessi. Un modo anche di riprenderci una parte del debito pubblico che  in mano straniere.  E’ un’occasione per la classe dirigente di dare un esempio , sperando che molti italiani facciano lo stesso, ognuno nelle sue possibilità. Sarebbe un grande segnale, per i mercati, per l’Europa e per noi stessi”.

A ruota si susseguono iniziative simili. La Destra  propone di pagare l’indennità di carica dei consiglieri regionali  con I BOT.  “Un modo concreto ed efficace per contribuire concretamente sui costi della politica, dando un segnale di responsabilità e fiducia nei confronti del Paese proprio da quella classe dirigente che per prima deve credere nelle possibilità della nazione”.

E Italo Bocchino  dichiara di aver acquistato 20.000 euro di Btp. ”E’ un momento molto delicato per l’Italia e noi parlamentari per primi dobbiamo dimostrare di avere fiducia nei confronti della nostra grande economia”. E Bocchino calcola che  ”se tutti i deputati e i senatori facessero altrettanto, potremmo acquistare nelle prossime ore 20 milioni di Buoni del Tesoro”.

Un segno da parte della casta. Di quella casta che non si era voluta tagliare i privilegi e che adesso si rende conto che se il Paese deve essere salvato loro sono i primi a dover scendere in campo.

Oggi in un articolo, a firma  di Massimo Brambilla, Executive Director di Fredericks Michael & Co.,  società di consulenza con sede a New York, si legge  “Un osservatore esterno, neanche dotato di particolari capacità intellettuali, giungerebbe semplicemente alla conclusione che, in uno scenario economico in contrazione quale l’attuale, uno dei principali obiettivi della politica economica dovrebbe essere fornire alle nuove imprese quello di cui hanno bisogno per nascere e prosperare vale a dire capitale, una normativa ed una tassazione favorevoli e un mercato da cui attingere competenze. Purtroppo non sembra che la classe politica italiana sia in grado di giungere alla medesima conclusione”.

I nodi stanno arrivando al pettine, come dice l’On.le Graziano, e ci vorrebbe una posizione di saggezza, termine non esistente nel vocabolario del Presidente Berlusconi.

Ci vorrebbe quel senso della res pubblica che sembra oramai perso nelle nebbie della nostra storia. Quel senso che ha spinto il Presidente Napolitano ad acquistare di tasca sua due biglietti per la Festa del Cinema di Roma. Certo 50 euro ci sembrano una piccola cosa. Ma tanti piccoli gesti hanno fatto il nostro Stato.

E adesso vediamo quanti parlamentari acquisteranno i BTP per capire se è stato solo un gesto isolato e se l’Italia s’è desta veramente.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Napoleoni:”Siamo senza piano B”

L’economista Loretta Napoleoni  pessimista sul nostro futuro e sull’euro. Mentre le mafie decidono cosa fare dei propri soldi e chi appoggiare alle prossime elezioni.

 E’ depressa Loretta Napoleoni. Tornata dal suo viaggio tra Stati Uniti e Australia, non nasconde il suo pessimismo. E parla dell’Argentina e di come ci siano voluti ben 5 governi per risalire la china.

E per ripartire si era iniziato dal baratto, dice, nel centro di Buenos Aires in un grande capannone dove si andava per scambiare ciò che si aveva.

E noi siamo vicini.

Papandreou si dimette per un governo di coalizione. Cosa succede?

Vedremo come reagiranno le borse. Ci potrebbe anche essere un ulteriore calo. Certamente la situazione è veramente difficile. E  non è detto che fare un governo di coalizione nazionale . Questo vale anche per l’Italia e forse non servirà un governo tecnico. Il problema è un problema politico perché la destra   oramai allo sbando e la sinistra prende questa occasione per andare al potere. Ma poi a breve ci potremmo trovare come la Grecia. Certo all’inizio l’Europa sarà contenta perché  tutti odiano Berlusconi. Il problema è che nessuno ha un piano B e cioè se non si riesce a rispettare ciò che ci ha chiesto la Comunità Europea cosa facciamo? Nessuno lo sa e nessuno si  premurato di dare una risposta a questa domanda. Perchè non pensare di uscire dall’euro? Perché non stampare della carta moneta come garanzia?

Professoressa lei si occupa anche di mafia. Cosa sta facendo il crimine organizzato ora?

Le mafie capiscono prima degli altri cosa succede ma certamente anche loro sono preoccupate in questo momento. Hanno investito e comperato nelle grandi città, e non solo, della nostra Italia.Loro hanno costruito in base ad un parassitismo economico. Certo il default sarebbe rigenerante, sarebbero spazzate via ma il costo sociale è troppo alto. E certamente stanno mettendo al riparo tutti i beni liquidi, in Europa ma anche nelle Americhe e in Australia. E soprattutto stanno decidendo chi appoggiare alle prossime elezioni.Avremmo bisogno di un default pilotato, come in Islanda, che salvaguardi le fasce deboli.

Secondo Berlusconi non c’ la crisi, i ristoranti sono pieni

E’ allucinante quanto ha detto. Non ha il polso della situazione reale.

 Ed è allucinante si se come dice lo stesso Pisanu, per ora ancora nel PDL, bisognerebbe occuparsi non tanto di chi ancora riesce ad andare al ristorante ma di chi ogni giorno di più ricorre alla mensa della Caritas per sopravvivere.

 (pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

La solidarietà della povertà

Ieri  ho fatto la spesa nel mio solito negozio di frutta e verdura. E’ gestito da bengalesi. E’ sempre aperto anche nei giorni festivi, anche a ferragosto.

Trovi sempre cibo buono e fresco a prezzi di supermercato. Sono gentili con tutti. Anche se abito da poco in questa zona di Roma già mi conoscono, sanno quello che prendo. Insomma entri e ti senti in famiglia.

Ieri fuori quella porta c’era una signora anziana che chiedeva  qualcosa e una ragazza di colore, penso nigeriana. Chiedeva l’elemosina vendendo calzini, fazzoletti di carta.

Entro e mentre scelgo mele e insalata vedo il ragazzo bengalese preparare una busta con pomodori, forse biscotti. Si avvicina alla ragazza e le porge il sacchetto. Poi torna indietro prendo una vaschetta con dei cachi e con premura  glieli dà “potrai mangiarli dopo”.

Un gesto umano tra due persone  che per noi sono extracomunitari, cioè diversi. Ma mi ha fatto pensare a come, in questo momento di crisi, nasce più spontanea la solidarietà tra chi ogni giorno deve combattere per mettere insieme il pranzo con la cena.

Un gesto come quello di chi fa credito al pensionato che acquista il pane.

Un paese alla miseria salvato, forse, da un po’ di umanità.

DIA,tagli strategici

Con un piccolo comma nascosto nel DDL stabilità il Governo toglie i soldi agli agenti della Direzione Investigativa Antimafia. Depotenziare e poi chiudere è questa la paura di chi ci lavora.

 “Sull’antimafia il Governo lascia cadere la maschera. La scelta di sopprimere dal 2012 il trattamento economico accessorio per il personale della Direzione investigativa antimafia è gravissima ed è destinata a segnare la fine di questo importante strumento antimafia pensato e voluto da Giovanni Falcone. I tagli alla DIA, aggiunti a quelli imposti a forze dell’ordine e magistratura, compromettono fortemente l’efficienza del contrasto alle mafie” dice Laura Garavini, capogruppo Pd in Commissione Antimafia.

La DIA (Direzione Investigativa Antimafia)nasce, su volontà di Giovanni Falcone, nell’ambito  del Dipartimento della Pubblica Sicurezza con la legge 30 dicembre 1991, n. 410. Sul sito del Ministero si legge :” è un organismo investigativo con competenza monofunzionale, composta da personale specializzato a provenienza interforze, con il compito esclusivo di assicurare lo svolgimento, in forma coordinata, delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata, nonché di effettuare indagini di polizia giudiziaria relative esclusivamente a delitti di associazione mafiosa o comunque ricollegabili all’associazione medesima. In particolare, le attività di investigazione preventiva sono finalizzate a definire le connotazioni strutturali, le articolazioni e i collegamenti interni ed internazionali, gli obiettivi e le modalità operative delle organizzazioni criminali. Sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, il Ministro dell’Interno riferisce, ogni sei mesi, al Parlamento. Al vertice della D.I.A. è preposto un Direttore, scelto a rotazione tra i Dirigenti della Polizia di Stato e gli Ufficiali Generali dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, che abbiano maturato specifica esperienza nel settore della lotta alla criminalità organizzata.”

Ma perchè tanto allarme e tanto rumore sulla DIA in questi giorni?

Il sindacato SILP CGIL nei giorni scorsi ha fatto sentire la sua voce con un presidio a Piazza delle Cinque Lune , a Roma, a qualche metro dal Senato perché, come ci racconta un agente della DIA, vista l’ordinanza di Alemanno dopo i fatti del 15 ottobre nel centro di Roma non è possibile manifestare né avere un presidio. E così loro hanno trovato spazio nella piazza vicina, guardati a vista da loro colleghi in tenuta antisommossa. E da martedì prossimo ci ritorneranno in attesa che venga discusso,l’articolo 4 comma 21 del DDL 2968.

Quell’articolo prevede la cancellazione del trattamento economico accessorio,stabilito per legge (che va dai 200 ai 500 euro a seconda della qualifica ) , che rappresenta un taglio di circa il 20% dello stipendio base di un agente (tra i 1400 e i 1800 euro). Il totale ammonta a circa 13 milioni di euro. La DIA nel 2001 aveva uno stanziamento di 28 milioni di euro, nel 2011  sceso a 19,5 di ci sono stati versati solo 15 milioni. Insomma il tentativo di depotenziare la struttura economicamente  evidente.

Fabio Falcone, segretario regionale della SILP CGIL, non ha dubbi sulla volontà di “chiudere” la DIA e parla con amarezza di un governo che ha fatto della sicurezza il suo cavallo di battaglia e dice dovrebbero “Promettere meno per essere più credibili” (frase di Alcide De Gasperi). Eppoi continua quasi come un fiume in piena “Noi siamo una struttura che rappresenta un risparmio, riuniamo tre forze di polizia. Una volta magari sullo stesso caso si incontravano anche 15 uomini e in qualche caso non si capiva se davanti avevi il mafioso che cercavi o magari un collega. Ma nel tempo tutto questo  è stato e viene dimenticato. E così pian piano si sono delegati a società esterne alcuni dei servizi che noi effettuavamo (es. posizionamento cimici, strumenti per intercettazioni). Abbiamo fatto un conto, quello semplice della casalinga con la spesa:  è risultato che l’affidamento all’esterno ha portato a lievitare i costi di 10 volte. Ogni volta che abbiamo fatto notare questa cosa veniamo tacitati perché quei soldi non escono dal Ministero dell’Interno ma da quello della Giustizia, Ma, scusate, non paga sempre il nostro Stato? In più può capitare, per esempio, che siano messe delle cimici  in casa di un criminale. Questa persona se ha dubbi chiede ad una struttura qualificata di bonificargli la casa e spesso la struttura a cui si rivolge è la stessa che gliele ha messe! Sicuramente sono tutte società serie ma perchè non possiamo fare noi quello che  è sempre stato il nostro lavoro? Perché lo Stato deve pagare noi e strutture private? Che poi si voglia, in qualche modo, depotenziare e chiudere la DIA lo vediamo anche dall’investimento nelle nuove tecnologie. Nel 94/95 si spendeva (facendo il raffronto con le lire) circa 1 milione di euro, Questo anno ne sono stati investiti solo 10 mila.”

La scorsa settimana hanno portato all’attenzione della stampa estera il problema e dice Falcone “i giornalisti stranieri hanno capito benissimo quali sono i nostri dubbi e le nostre perplessità”. Con loro anche Luigi de Ficchy, procuratore di Tivoli, Roberto Centaro, senatore di Grande Sud e Rosa Calipari, deputata del Pd.

Falcone continua” Da martedì saremo ancora dinanzi al Senato aspettando che si discuta il comma che riguarda il trattamento economico transitorio, ma noi vorremmo che alla DIA venissero dati gli uomini di cui ha bisogno (da 1500 a 3000) con provenienza da ROS,SCO e GICO e che fosse svincolata dal Dipartimento dell’Interno e posta direttamente sotto la DNA (Direzione Nazionale Antimafia).”

Richieste difficili in tempi di vacche magre ma soprattutto difficili perché darebbero un ruolo e un’indipendenza troppo “vistose” ad una struttura che nel tempo, con le sue operazioni, ha dato fastidio a molti.

Difficile anche perché al Dipartimento si aspetta la sentenza della Cassazione per i funzionari condannati per il G8 e perchè si è sentita molto la mancanza del Prefetto Manganelli, Capo della Polizia, assente per questioni private, tornato a pieno regime al suo posto ma che deve, sicuramente, riprendere le fila della situazione.

Gli uomini della DIA chiedono di essere ascoltati, non vogliono lasciare il loro lavoro. Ma si sentono abbandonati  proprio da quello Stato che hanno scelto di servire.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindo.it)

Banche,libera nos a malo

Borse in caduta libera. Crisi conclamata. Un imprenditore del Nord Est, Enrico Frare, acquista una pagina su Il Corriere della Sera, e pubblica la sua foto nudo con la scritta “ogni giorno in Italia un imprenditore rischia di rimanere in mutande” e tutto per colpa delle banche “che non concedono più credito”.

E le banche non si fermano davanti a nulla: in Liguria nonostante il disastro avvenuto in questi giorni gli istituti di credito hanno continuato ad addebitare sui conti le rate dei mutui di case che non esistono più e a persone che hanno perso tutto. Così come avvenuto a L’Aquila dopo il terremoto fino all’intervento di un decreto legge.

A Palmi, in provincia di Reggio Calabria, vengono rinviati a giudizio, per usura, nei confronti di un imprenditore,Nino De Masi , gli ex direttori e dirigenti di Antonveneta e Banca Nazionale del Lavoro..

A Milano la Procura rinvia a giudizio,per frode fiscale da 245 milioni di euro, i vertici di Unicredit.

La Cassa di Risparmio di L’Aquila , agenzia romana di Corso Vittorio Emanuele e i suoi direttori,sono implicati nella truffa da 300 milioni di euro del Madoff dei Parioli.La stessa Cassa che Adusbef anni fa indicò come tra le banche che applicavano tassi usurai.

Ad oggi le banche in Italia sono 1739  con 33645 sportelli ( attualmente in diminuzione, fonte Comuni Italiani), oltre 400 le Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali con più di 4.000 sportelli 1 milione di soci 31.000 collaboratori e oltre 5 milioni di clienti.

Inoltre in  Italia vi sono 85 milioni di conti correnti e  tre banche detengono il 50% del mercato. E i servizi bancari, nel nostro Paese, sono i più costosi d’Europa e un conto corrente costa circa 100 € in più rispetto alle nazioni europee. 

Il dato emergente è che le banche finanziano per il 70% le grandi aziende ( anche se cariche di debiti) mentre lasciano solo il 30% al resto dei loro clienti. Questo perché una società con migliaia di dipendenti e indebitata fino al collo non fallirà mai, salvo che non ci sia una volontà politica. Le grandi aziende fanno guadagnare molto in termini di servizi e di flussi di denaro ( e nelle filiali si trovano  tabelle riservate proprio per questo). Un artigiano dà sicuramente maggiori garanzie ma le banche non voglio parcellizzare il rischio e i costi e così il piccolo viene lasciato indietro, anzi se possibile anche vessato. Per la famosa legge “sii forte con i deboli e debole con i forti”. Abbiamo poi assistito,negli ultimi vent’anni, ad una trasformazione delle banche che fanno sempre più finanza che economia. E questo, adesso, sta riaprendo un grande dibattito sul ruolo delle aziende di credito. Già negli anni ’60 si era aperta una discussone sul tema tra due grandi banchieri:Raffaele Mattioli, Presidente della COMIT- la Banca Commerciale Italiana-, e Enrico Cuccia, Direttore di Mediobanca.Il punto era la  necessità di separare il credito commerciale dal credito finanziario. Questo rapporto poi privilegiato tra grandi aziende e banche è diventato un circolo vizioso con l’unica via di fuga della collocazione in borsa quando c’era necessità di uscire dall’angolo.

Ma il problema delle banche è anche quello delle collusioni e compiacenze con il sistema criminale e una recente sentenza della Cassazione, la n.2490/2001, ha sottolineato che “questo rende legittimo il convincimento del tribunale che operatori bancari, particolarmente fiscali ed attentissimi nella elargizione di prestiti, scoperture bancarie e mutui ipotecari, operando secondo abituali prassi creditizie , avrebbero dovuto accertare senza difficoltà le qualità sociali ed economiche di clienti tanto particolari, soprattutto presso agenzie poste nell’ambito di municipalità di assai ridotte dimensioni demografiche, tali dovendosi ritenere i comuni di 26.000 abitanti, regolandosi di conseguenza rispetto ai richiesti mutui”.

Vale a dire che nei piccoli centri i direttori di banca, i funzionari sanno esattamente chi hanno davanti e il più delle volte chiudono gli occhi.

Per tornare all’usura  il tasso massimo è più alto per i piccoli clienti anziché per i grandi e non esiste più  lo stato di bisogno anzi  è solo un aggravante. Oggi il tasso massimo per alcune operazioni senza che sia usura è il 26,25%!

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro,it)

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