Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Lettura della settimana: Roma come Napoli

“A Roma la monnezza sempre stata un fatto privato.Ai tempi del fascismo a raccogliere per strada i sacchi di tela dei cittadini e gli scarti di lavorazione degli artigiani erano i “costruttori del regime”, imprese come la Federici, la Tudini. E specialmente la Vaselli, proprietà del conte Romolo, amico potente della Roma fascista e post Liberazione, i cui affari erano una miscela tra quelli gestiti oggi da Caltagirone e Cerroni:palazzi,speculazione fondiaria e spazzatura.”
Così Manuela Bonaccorsi, Ylenia Sina e Nello Trocchia descrivono il business monnezza nel loro libro “Roma come Napoli” edizioni RX Castelvecchi. Una istantena della questione rifiuti in quella città eterna che pensa ancora di essere immune dal disastro ambientale che ha visto sulle pagine di tutti i giornali nazionali e internazionali una città come Napoli. Una questione sulla quale sono vissute campagne elettorali, emergenze continue, sprechi,appalti e società criminali.
Un quadro che di pari passo si ripropone a Roma.Gli attori, i comprimari, nel tempo sono in parte cambiati e in parte no. L’emergenza viene comunque affrontata con la stessa disinvoltura dal 1999 ad oggi. L’attore principale no: Manlio Cerroni, avvocato, che ha garantito, negli ultimi tre decenni, una tranquilla ( e redditizia per pochi) convivenza con l’immondizia.
Nel libro si parla di Malagrotta, megadiscarica alle porte della città, da chiudere a giugno 2012.
Il libro inchiesta ricostruisce tutti passaggi, alcuni sconosciuti, che hanno portato Roma sull’orlo dell’emergenza. Un libro che apre uno squarcio su eventi che si stanno susseguendo sotto i nostri occhi.
La differenza tra Roma e Napoli è che in Campania i monopolisti locali si alleano o meglio subiscono i clan nel Lazio l’avvocato Cerroni è, con molta probabilità, lontano dagli ambienti del crimine organizzato.
Ma l’emergenza rifiuti è un pozzo senza fine fatto di clientele e partizioni utili trasversalmente e l’inchiesta con atti,interviste, documenti delinea un quadro che coinvolge molti protagonisti delle istituzioni e della cosa pubblica e quadro fa capire come le emergenze e le relative gestioni non siano altro che l’emblema dell’Italia che cola a picco.

“Per capire il disastro della spazzatura occorre tornare indietro di qualche anno. Nel 1999 la Regione Lazio entra in emergenza rifiuti.La logica è sempre la stessa. Si ripeterà esattamente dodici anni dopo. Cambiano i politici, cambiano le maggioranze- allora centrosinistra dopo un decennio centrodestra- ma la materia è la stessa.La stessa politica incapace di scelte e soluzioni, lo stesso monopolista privato.E’ il febbraio del 1999 quando il governo Massimo D’Alema dichiara lo stato di emergenza per lo smaltimento rifiuti a Roma e in provincia….”Nel 1999 Storace e Frattini chiedono al Ministro della Giustizia Diliberto “quali iniziative intenda prendere a tutela della magistratura romana che, alle prese con un’indagine sulla gestione dei rifiuti,appare soggetta a pressioni del governo”. Storace e Frattini si riferiscono ad un’indagine dalla quale risulta che la discarica di Malagrotta è sprovvista di autorizzazioni dal 1987. Ma chi firmerà l’autorizzazione a Cerroni nel 2001? Storace allora Presidente della regione Lazio.
Insomma l’emergenza rifiuti è un affare da cui nessuno vuole uscire, anzi.

O l’assicurazione o la vita

Ieri il meccanico sotto casa sbuffava un po’ “Qui la macchina se la tengono in pochi. Ma lo sa quanto costa vere una macchina oggi tra benzina ,assicurazione e bollo? E se fai un incidente sei fritto. Meglio non averla”. E e deve aver ragione lui se proprio questa mattina esce un’inchiesta di Repubblica che dice che in Italia la gente è tornata ai mezzi pubblici. Incidono il prezzo dei carburanti, il costo delle assicurazioni, l’euro debole, ma anche l’inquinamento atmosferico, stanno mutando le nostre abitudini che siamo una nazione dove circolano ben 35 milioni di veicoli. E si registra un boom di abbonamenti ad autobus e metro che rasenta il 30% rispetto al 2010. Cosa succede a questo popolo di automobilisti? La crisi mette in evidenza costi che prima, bene o male venivano sopportati o comunque venivano considerati necessari per la propria vita. La battaglia sui costi assicurativi però non nasce da adesso. Ed è una protesta che in alcuni casi mette insieme agenti assicurativi e associazioni consumatori che lanciano una petizione popolare che parte da un dato estremamente preoccupante, dal 1994 al 2010 le tariffe RC auto sono aumentate del 173% .con un divario enorme tra Nord e Sud.

“Adiconsum – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum -chiede ad Ania di ridefinire congiuntamente con le associazioni consumatori il sistema Rc auto ormai non più accettabile soprattutto in una situazione di crisi economica quale quella attuale.”

Intanto un’indagine di SNA (Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione) punta il dito sulle compagnie assicurative che si sarebbero associate in un cartello,” per ostacolare lo sviluppo di una reale concorrenza a vantaggio dei consumatori, tramite l’abbandono progressivo del territorio (dal 1997 al 2009 si sono persi posti di lavoro per circa 2.200 agenti e quasi 4.000 agenzie), il contrasto alla diffusione del plurimandato e, di conseguenza, l’ostacolo all’ingresso nel nostro Paese di altre imprese estere”.

“Da un lato il costo delle polizze lievita in modo spropositato” ha detto Giovanni Metti, Presidente Sna – Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione, “al punto che le associazioni consumeriste confermano rincari del 173% dal 1994 ad oggi e la comparazione del premio medio in Italia fotografa cifre doppie rispetto a quanto viene pagato in Germania, Francia e Spagna. Dall’altro, l’indagine condotta con IAMA Consulting rivela che negli ultimi 12 anni il numero di agenti ed agenzie è notevolmente calato, con una riduzione rispettivamente del 9,5% e del 21,9%. Significa che dal 1997 al 2009 si sono persi posti di lavoro per circa 2.200 agenti e si sono chiuse quasi 4.000 agenzie, con indicatori che anche per il 2010 portano a pensare ad un’ulteriore contrazione”.

La SNA e le associazioni dei consumatori mettono poi evidenziano un dato sociale importante e cioè le frodi e le speculazioni nel settore. L’obiettivo, per tutti, è tutelare tutti i clienti e gli assicurati italiani “dalla morsa nella quale le imprese li hanno stretti, tra aumenti tariffari a due cifre, prezzi che lievitano del +12% nel 2010 e di altrettanto nel 2011, disdette in massa che li costringono a sottoscrivere ogni anno nuove e più costose polizze assicurative, continue liberalizzazioni di portafoglio gestito dagli agenti che trovano crescente difficoltà di collocazione sul mercato.£

Questa emergenza si concretizza poi nel fatto che molti non riuscendo più a pagare la propria polizza auto decidono di violare l’obbligo assicurativo diventando quini un pericolo ed un ulteriore costo per la società. Le stime parlano di circa 3 milioni auto circolanti prive di coperture assicurative.

E la SNA si unisce alle associazioni dei consumatori “Proprio per continuare a dare un segnale chiaro e responsabile, lo SNA – conclude Giovanni Metti – intende perseguire azioni a salvaguardia dei diritti violati dei consumatori e degli agenti, con il sostegno delle maggiori sigle consumeriste e delle istituzioni del nostro Paese. La raccolta delle 500.000 firme ci conferma che non possiamo non agire. L’obiettivo primario rimane quello di ricondurre l’Ania ad un tavolo con tutte le parti per trovare insieme risoluzioni concrete in favore dei consumatori e degli agenti.”

Intanto l’emendamento all’articolo 32 del testo sulle liberalizzazioni prevederebbe una tariffa unica per gli automobilisti virtuosi Per le classi di massimo sconto, a parità di condizioni soggettive ed oggettive, ciascuna delle compagnie di assicurazione deve praticare identiche offerte”. E cioè si pagherà lo stesso prezzo da Nord a Sud. L’emendamento sarà legge ma intanto SuperMoney,un sito di comparazione di tariffe assicurative e non solo, ha provato a confrontare il prezzo dei premi assicurativi di quattro tra le maggiori compagnie in Italia per scoprire quali sono le differenze.
La riportiamo in breve . Basandosi su un assicurato tipo da oltre 5 anni in prima classe di merito si vede che le differenze sono notevoli. E’ stata fatta una comparazione tra 4 compagnie online (che dovrebbero essere quelle più concorrenziali). E così abbiamo dati che vanno da un minimo di 298 euro a Milano a un massimo di 1195 a Napoli. In media “il guidatore-tipo che risiede a Roma spende “ingiustificatamente” circa 109 in più di quello che vive a Milano. La situazione peggiora ulteriormente per l’automobilista napoletano, che si vede mediamente aumentare il premio di circa 629 euro rispetto a quello romano e di addirittura di 738 euro rispetto a quello milanese.”. Secondo le compagnie ciò è dovuto alla maggiore sinistrosità del meridione ed ad un’elevata incidenza delle truffe assicurative. La conclusione dell’indagine dice che “Il rischio è infatti che si tenda a un effetto al rialzo dei premi, che potrebbero andare ad allinearsi con quelli meridionali. Con un risultato peggiorativo per gli automobilisti del Nord e un sostanziale nulla di fatto per quelli del Sud.”
Concludiamo con l’appello di Pietro Giordano di Adiconsum che dice “Ribadiamo che la strada è quella della negoziazione e di un Avviso comune da presentare al Governo Monti per una ridefinizione del “sistema rc auto”. Non si può continuare a “foraggiare” centinaia di avvocati che continuano a lucrare sulle disgrazie dei cittadini; non si può continuare a pagare a piè di lista le colpe e le frodi altrui. All’Ania e alle compagnie di assicurazione diciamo che è necessario intraprendere con decisione anche la strada della conciliazione paritetica, che elimina ulteriori spese ai consumatori e solleva la giustizia pubblica inondata da migliaia di cause.
(pubblicato su www.lindro.it)

Lettura della settimana: Prepotenti e impuniti

Una signora di 81 anni esce di casa. Siamo in Lombardia. Finisce dentro una buca. Dolore ferite e la causa al comune di Milano. La decisione finale del giudice lascia stupiti perché il verdetto finale dà torto alla signora “la caduta si è verificata nelle vicinanza dell’abitazione dell’attrice in orario in cui l’imperfezione poteva essere agevolmente rilevata”. E quindi sostanzialmente è colpa della signora se è caduta nella buca!
Questo è uno degli esempi che Stefano Zurlo, giornalista de Il Giornale, riporta nel suo libro “Preponenti ed impuniti”. Un attacco alla giustizia o comunque ad una parte dei magistrati. Le storie citate nel libro provengono dall’archivio del Consiglio Superiore della Magistratura.
Stefano Zurlo è stato sempre sensibile ai temi della giustizia, della sua riforma,. della lentezza attuale . In Italia ci sono circa 5 milioni di cause pendenti.
E il cronista scrittore apre uno squarcio su questo mondo fatto di attese, rancori. Di lotte e di rese incondizionate. Di sopraffazioni. Ci spiega come è difficile aver ragione, anche quando la sia ha.
Ci troviamo dio fronte a giudici che ammettono armi in aula o a sentenze mai depositate. I 12 anni di attesa per recuperare un credito.
Il libro parla della “casta “ dei magistrati che tende a non riformarsi e che tiene prigionieri i cittadini. Un j’accuse molto forte fondato su dati e fatti.
Dati e fatti che, come ha detto il Vice Presidente del CSM in un incontro con l’autore,gli sono stati forniti proprio dal governo di autocontrollo della Magistratura.
Rimane il fatto che molti dei lettori possono ritrovarsi nei casi elencati : non c’è il reato ma c’è la colpa,la pazienza del giudice dura un quarto d’ora,undici anni e 30 mila euro per separasi,la legge è inapplicabile, scandalo alla fallimentare ( attualissimo vedendo cosa è successo tra la Basilicata e Roma nell’ultimo periodo).
Un libro che parla di potere e immunità e passa alla lente di ingrandimento gli errori, le imperfezioni del mondo della magistratura.
Un libro da leggere con occhio critico e con la capacità di vederlo come esempio di un mondo ma non come la sua esatta completezza.
Una provocazione per essere più trasparenti e più attenti. Una provocazione per spingere il sistema giudiziario a migliorasi. Una provocazione per fare uscire allo scoperto gli errori e a non auto tutelarsi semplicemente perché appartenenti alla famiglia “della magistratura”.

Banche: una commissione vitale

Taranto 9 marzo 2012: un commerciante di 60 anni, in gravi difficoltà economiche, si è ucciso impiccandosi a un albero nei pressi della sua abitazione, nel tarantino. I motivi del gesto, secondo i carabinieri intervenuti sul posto, sarebbero da ricondurre alla difficile situazione finanziaria del commerciante, titolare di un negozio di abbigliamento. Ieri, l’uomo avrebbe chiesto denaro alla banca per coprire il debito che aveva con un fornitore. La banca gli ha rifiutato i 1000 euro necessari vista l’esposizione debitoria pregressa del commerciante.

Una fiaccolata per ricordare i duemila imprenditori italiani morti suicidi a causa della crisi. L’iniziativa nasce dal Comitato Comitato piccoli imprenditori Invisibili (Co.p.i.i.), fondato da Giuseppina Virgili,imprenditrice che nel 2009 aveva messo in vendita i reni e il cuore per tentare di salvare la sua azienda dal fallimento. A Milano,Torino e Firenze i cittadini sono scesi in strada per ricordare le vittime della crisi nelle pmi italiane, molte fallite perché non sono riuscite a riscuotere crediti vantanti verso lo Stato e di conseguenza abbandonate anche dal sistema finanziario, cioè dalle banche.
Intanto ieri è stato reso pubblico il bollettino statistico di Bankitalia per quanto riguarda le principali voci dei bilanci bancari. A gennaio 2012 il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti al settore privato, corretto per tener conto delle cartolarizzazioni cancellate dai bilanci bancari, è diminuito all’1,6 per cento dal 2,3 di dicembre 2011.Le banche hanno iniziato il 2012 con il freno tirato concedendo meno prestiti, mentre calano i tassi di interesse sui nuovi prestiti alle imprese e risalgono quelli sui mutui.
Bankitalia nel suo bollettino evidenzia anche che la diminuzione dei tassi è più marcata sui prestiti di importo superiore a 1 milione di euro (3,47% dal 3,80% del mese precedente) mentre quelli al di sotto sono, viceversa, lievemente aumentati (5,01% contro il 4,98 di dicembre). I tassi d’interesse, comprensivi delle spese accessorie, sui mutui per l’acquisto di abitazioni erogati nel mese di gennaio alle famiglie sono aumentati al 4,55% dal 4,27% del mese precedente, mentre quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo sono aumentati al 9,91% dal 9,11% di dicembre. I tassi di interesse sui nuovi depositi con scadenza prestabilita sono aumentati al 2,94% dal 2,87% di dicembre. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono cresciuti all’1,16% dall’1,08% del mese precedente.

Questa fotografia ci dice che come sempre soffrono di me i grandi rispetto ai piccoli e alle famiglie. Ed è a questi che ha pensato il governo presentando il provvedimento per la cancellazione delle commissioni bancarie. Questo, però alle banche non è piaciuto, il presidente dell’ABI ,Mussari, si è dimesso in segno di protesta e alla fine le pressioni sono state più forti della volontà governativa. Martedì sera a Ballarò il comico Maurizio Crozza ha usato una metafora e dicendo “ cosa sono le banche senza commissioni? Un lupo senza denti” e non ha risparmiato un commento su usura e banche.
A queste accusa risponde Giovanni Sabatini,Direttore Generale di ABI, che dice che le banche italiane sono quelle che hanno reagito meglio, a livello europeo, rispetto la crisi e sono quello che più hanno tutelato le famiglie. E d’altra parte Mussari quando si è dimesso ha anche detto “ le banche non sono un’opera di beneficenza fanno affari”. Insomma siccome la banca è banca deve guadagnare e basta. Mussari è anche uomo del Monte dei Paschi di Siena, nata nel 1472 e che finanziò le opere dei grandi del Rinascimento con un metodo che allora ancora non si chiamava project financing!

Il professore Cesare San Mauro, docente di economia all’Università del Salento, ci dice che una riforma del sistema bancario è necessaria e secondo lui deve partire da una riforma delle Fondazioni bancarie. E pone l’accento sul fatto come questa crisi sia nata dal crack delle banche americane ma che oggi le banche sono le prime beneficiarie degli aiuti. Stessa veduta del professor Bruno Amoroso dell’Università di Hanoi.

E quindi cedere sulle commissioni sarebbe poi così grave per loro? “Le Banche come qualsiasi altra azienda ha come mission aziendale quella di massimizzare il profitto attraverso lo svolgimento dell’attività istituzionale legata a concedere prestiti re-investendo in parte le provviste provenienti dai risparmi della propria clientela. Ad ogni buon conto tra i ricavi propri della banche oltre agli interessi attivi sui prestiti vi sono alcuni voci che incidono sulla propria redditività, tra le quali le commissioni da queste applicate sui vari servizi offerti. Dunque una eliminazione di tali proventi assottiglierebbe i propri ricavi e conseguenzialmente i propri margini operativi e, dunque un piccolo danno in termini di minori introiti, situazione questa che non dovrebbe comunque comportare dei grossi sacrifici” ci dice Gianluca Timpone, tributarista e, continua “ Le banche così come è stato concepito il merito creditizio prima con Basilea2 e dopo con Basiliea3 hanno margini di manovrabilità più o meno ristretti soprattutto quanto dalla disamina della posizione del cliente l’affidabilità bancaria si presenta compromessa per effetto ad esempio di un titolo di credito protestato, un ritardo nel pagamento di una rata nell’ambito di un contratto di mutuo ecc., e dunque occorrerebbe mettere da parte l’antico brocardo che stabilisce che le Banche concedono fiducia a chi il danaro non serve, lasciando nell’oblio quelle imprese che per effetto dei ritardi legati agli incassi sono costretti a rivolgersi agli istituti di credito per sopperire a quella momentanea oggi patologica illiquidità. Dunque mettere da parte i freddi numeri di bilancio, analizzando singolarmente ed individualmente i soggetti bisognosi di aiuto finanziario soprattutto quando ad esempio parliamo di quegli stessi soggetti che vantano crediti nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni in quanto trattasi pur sempre di un Credito garantito dallo Stato.”

Forse perdere qualche commissione darebbe anche fiato ad un’economia in recessione e permetterebbe a molte famiglie di sopravvivere a questo tsunami che dal 2008 sta stravolgendo il mondo.

Il vestito “nuovo” di Palermo

Lo scontro a Palermo ufficialmente era tra il “nuovo” Ferrandelli, 31 anni, e l’onorevole Rita Borsellino, la sorella di quel Paolo morto ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992. Ed è importante sottolineare la parola “mafia” perché è anche una parte di questa battaglia.
E bisogna subito fare una premessa. L’attacco è a Bersani che ha sbagliato candidato come ha fatto a Genova Milano e Napoli. Ma questa volta hanno perso anche SEL e Di Pietro che nelle altre città non erano con Bersani! E allora?
Allora analizziamo la sfida e gli sfidanti.
Da una parte il PD, SEL e Italia dei Valori che sostengono Rita Borsellino che sarà sicuramente una signora non proprio giovanissima ma sulla cui correttezza e consequenzialità politica pochi possono dire qualcosa. Sicuramente il cognome che porta è un simbolo di quella lotta alla mafia che da tante parti si invoca a voce alta .
Dall’altra un giovane, iscritto all’IDV ma che con il suo partito ha litigato a causa di quello che è stato il suo mentore, Leoluca Orlando già sindaco della “primavera di Palermo”. Una faccia pulita, una buona oratoria, tanti kilometri a stringere mani nei quartieri più popolari, quelli che aveva frequentato con il suo “padrino”.
Cosa divide questi due personaggi e anche un po’ Faraone candidato del rottamatore Renzi?
Li divide sicuramente l’età. Qualcuno dice che Rita Borsellino è il vecchio e questo può anche essere anche se poi il candidato di SEL in tanti altri luogo è stato il nuovo!Che dire qualche incongruenza c’è. Sarà il vecchio perché dietro ci sono Leoluca Orlando, Bersani il vecchio modo di fare politica. C’è l’anagrafe e c’è che lei è una donna. Banale, direte. Mica tanto . Il “nuovo” Pisapia è nato nel 1949 la “vecchia” Borsellino è nata nel 1945. Due pesi e due misure.
Poi vediamo un po’ cosa succede in Sicilia nel PD che si è diviso tra chi vuole governare con Raffaele Lombardo,sul cui capo pende ancora una inchiesta per voto di scambio con alcuni boss mafiosi di Catania, e chi è nettamente contrario. Su questo campo il PD nazionale non è stato molto chiaro o comunque la sua voce non è arrivata decisa e chiara giù a Palermo.
E qui due grandi esponenti del PD Giuseppe Lumia, ex Presidente della Commissione Antimafia, e Antonello Cracolici, in cerca anche di ricandidature,hanno deciso di appoggiare Lombardo e alle primarie Ferrandelli e con loro lo hanno appoggiato due personaggi icone dall’antimafia e cioè gli europarlamentari Sonia Alfano, indipendente nell’IDV, e Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela.
Una compagine variegata quella che appoggia Ferrandelli che poi molto nuova non è. Lumia ha 5 legislature alle spalle e se non ricordiamo male alle ultime elezioni fu molto indeciso se candidarsi con il PD o con l’IDV. Insomma su questo volto nuovo incombe un vecchio, forse anche un po’ stantio. Ma la gente vuole sentire parole nuove forse meno barocche di quelle di Rita Borsellino e Leoluca Orlando. In fondo parlare di etica e di valori è in effetti, nel nostro mondo, un po’ retrò o vintage. Il mondo cambia tutto si può fare e d’altra parte il giovane Ferrandelli quando ha presentato la sua candidatura alle primarie alla domanda con chi sarebbe alleato ha risposto “Io sono aperto alle alleanze e chi vuole appoggiare il mio progetto io sono pronto”. Quindi nessun discrimine apertura totale.
L’impressione che si ha è che queste primarie siano state una resa dei conti tra le varie correnti interne di PD e IDV , perché certo Di Pietro non ha fatto una bella figura visto che la Alfano ha subito detto “Ho vinto io e non l’IDV”. Insomma probabilmente chi non ha trovato riscontri nei propri partiti ha pensato di dare una lezione ai propri referenti. Un messaggio, forse, mafioso come per dire “vedi senza di me qui non puoi fare nulla”.
E il “nuovo” Ferrandelli si è prestato a questa sceneggiata. E siccome il nuovo va di moda perché non approfittarne?
Fatte salve tutte le colpe del PD, IDV e anche SEL ( perché Crocetta viene da quell’area)è sufficiente essere “giovani” perché tutto cambi? O come diceva Tancredi allo zio, il Principe di Salina, “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
L’ultima volta che si siamo innamorati del nuovo è sceso in campo Silvio Berlusconi.Ma l’esperienza non ci ha insegnato nulla.
(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Lettura della settimana: Dentro la giustizia

“Era il 15 giugno del 1998,un sabato,tarda mattinata. Faceva già caldo,a Napoli,e la piscina del parco dove ancora abita mia madre mi sembrava il posto giusto per passare un paio d’ore. Non sapevo che da lì a poco una telefonata avrebbe cambiato in modo radicale i successivi anni della mia vita professionale”
Inizia così “Dentro la giustizia” il libro racconto di Raffaello Magi,il giudice del processo Spartacus il più grande atto di accusa alla camorra.
Inizia in modo semplice, diretto, sensibile come è la persona che lo ha scritto. Un giudice attento che si è trovato a scrivere le motivazioni di quella sentenza. Un giudice che raccontandoci gli ultimi venti anni della sua storia ci racconta anche la sua vita personale, i suoi sentimenti. Tutto con serenità e tranquillità anche quando descrive fatti, personaggi che di tranquillo e sereno nulla hanno.
Chi volesse veramente conoscere i casalesi e cosa è il processo Spartacus deve leggere questo libro. 140 pagine che si bevono come un bicchiere d’acqua. Che ti dicono chi è Sandokan e cosa è successo nell’agro aversano negli anni 80. Quali le faide, quali gli sconfitti e quali i vincitori. Cosa è Casal di Principe e ci entriamo con il racconto della ricostruzione di un omicidio, quello di Vincenzo de falco, ucciso il 2 febbraio del 1991. Nel 2003 per necessità processuali viene ricostruita la scena del delitto e Magi scrive “…Quando senti parlare di quei paesi, le prime volte,immagini una periferia del mondo….Nulla di più sbagliato. Già il tratto di strada che ci portò sul posto aveva espresso le contraddizioni tipiche di quella zona.Dopo la stupenda- e dimenticata. Reggia di Carditello si attraversa,a poche centinaia di metri, il bordo di una enorme discarica e vedi l’affollamento irragionevole di rifiuti e di gabbiani. E già lì pensi che ipotizzare un futuro,per queste terre è davvero difficile”.
Una scrittura agile per un argomento spinoso e complesso come la camorra e quella camorra: quella dei Bardellino, degli Schiavone, dei Zagaria. Dei gruppi di potere e di fuoco che in quegli anni, e anche per molto tempo ancora, hanno gestito l’area aversana.
Ma in questo libro riesce ad entrare, con pudore, anche la vita privata del magistrato dall’incontro con la sua attuale compagna, alla delicatezza e sensibilità di alcuni suoi colleghi, alla gestione della sua vita da “scortato”. Ed è significativo leggere il nome della sua “tutela”, come viene definita tecnicamente. Riesci a sentire, leggendo quelle righe, che loro sono veramente parte della sua vita.
Questo libro è anche una lezione di stile e di etica “Raccontare può servire……è uno specchio, in fondo, perché può riflettere il proprio pensiero, incrociare una riflessione, stimolare una curiosità….Sono una ruota di un ingranaggio che spesso gira a vuoto e che con grande fatica arriva a dei risultati di verità”.
Raffaello Magi pensa e agisce secondo un’etica precisa, che potrebbe appartenere a tutti noi e migliorerebbe questo mondo e cioè “non accontentarci di poter coltivare il nostro piccolo orticello familiare voltando il capo dall’altra parte”.

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    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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