Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Snam: profitto versus salute e ambiente

In questi giorni la situazione di Taranto e dell’ILVA è sotto gli occhi di tutti.Il più grande impianto siderurgico d’Europa e tra i più importanti al mondo è al centro di una discussione che mette insieme gli aspetti legati alla salute e quelli legati al lavoro. L’industria ha per decenni inquinato, con i suoi fumi e suoi scarichi, l’ambiente della città Ha provocato morti, malattie. Un disastro. E adesso proprio perché ha prodotto tutto questo alcuni reparti sono sotto sequestro. E ciò ha provocato un altro disastro. Quello lavorativo. Lo sviluppo di un territorio, di un’area passa attraverso anche lo studio, in prospettiva, di quello che potrà succedere dopo 10, 20 anni. Certamente l’ILVA è stata costruita nel 1961 e allora l’aspetto essenziale era creare posti di lavoro al sud, rilanciare quell’area, ridurre il divario con il nord. E oggi a 40 anni cosa ci rimane di tutto questo e cosa ci ha insegnato? Cosa è cambiato nella progettazione dei grandi impianti o delle opere che dovrebbero unire e cambiare il Paese?
Vediamo cosa succede con il progetto SNAM per l’infrastruttura energetica denominata “Rete Adriatica”, concernente la realizzazione del mega gasdotto Brindisi-Minerbio di 687 Km. e centrale di compressione e spinta a Sulmona. Il gasdotto correrebbe lungo tutto il crinale dell’Appennino centrale interferendo con il Progetto A.P.E. (Appennino Parco d’Europa) uno dei più importanti progetti a livello europeo per la conservazione della biodiversità e per la promozione di politiche di sviluppo ecosostenibili.Il tracciato del metanodotto, che inizialmente era previsto lungo la fascia adriatica, è stato poi spostato nell’interno fino a sovrapporsi esattamente alle località già tragicamente colpite dal terremoto del 6 aprile 2009, le stesse del cratere sismico di l’Aquila e Provincia, nonché alle località del sisma che ha colpito l’Umbria e le Marche nel 1997.

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire quale è la situazione relativa al settore. Attualmente, il fabbisogno di gas in Italia è di circa 85 miliardi di metri cubi l’anno (nel 2010 il consumo è stato di 82,8), mentre le infrastrutture di trasporto esistenti hanno una capacità ben superiore: 107 miliardi annui. Si stima che nel 2020 il fabbisogno potrà essere di 110 miliardi, ma se alle infrastrutture esistenti sommiamo i gasdotti ed i rigassificatori in progetto, si arriverà, in tale data, ad una disponibilità di gas di almeno 230 miliardi di metri cubi l’anno e cioè più del doppio del consumo italiano previsto.
Ora il progetto dovrà servire a rafforzare il ruolo di hub (cioè di rivendita del gas a paesi terzi, in particolare del centro Europa). L’obiettivo è strettamente commerciale e i territori attraversati saranno gravati solo da una pesante ed enorme servitù. Ma per diventare una vera hub del gas in Europa, è necessario potenziare le capacità di trasporto lungo le dorsali: ecco a cosa serve il grande gasdotto Brindisi – Minerbio.

Quindi di grande importanza economica per la società.Ma per i territori e cittadini? Tutte le aree interessate sono in agitazione e si sono ribellate. Si sono rivolte anche al Parlamento, soprattutto dopo il terremoto dell’Emilia, e il Ministro Clini si è dimostrato disponibile ad una profonda riflessione sul problema delle infrastrutture energetiche in aree sismiche. I dubbi le perplessità sono ancora più forti a Sulmona dove si vuole costruire una centrale di compressione e spinta. I Comitati cittadini hanno inviato il 23 luglio scorso le proprie osservazioni al Ministero dello Sviluppo Economico -Dipartimento per l’Energia, a Ministro dello Sviluppo Economico e Direzione Generale per la Sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche. Nel documento si legge: “La realizzazione della centrale di compressione e delle quattro linee di collegamento comporterebbe un notevole danno all’ambiente e all’economia locale ed esporrebbe i cittadini a rischi molto elevati, sia per quanto riguarda la salute che la sicurezza pubblica.L’opera occuperebbe una superficie di ben 12 ettari di terreno agricolo in località Case Pente, nei pressi del cimitero di Sulmona e, sia la centrale che le infrastrutture ad essa collegate, andrebbero a deturpare in maniera irreversibile un’area che presenta un contesto paesaggistico di pregio ed è di grande interesse storico ed archeologico.Per di più tale opera sorgerebbe in una delle porte di accesso al Parco nazionale della Majella, interferendo con siti e zone speciali di conservazione facenti parte della rete europea Natura 2000……… La centrale di compressione, così come il tracciato del metanodotto, insistono infatti su una zona sismica di 1° grado. Il sito scelto per la centrale è nei pressi della faglia attiva del Monte Morrone ed i sismologi pongono l’attenzione, oltre che sulla particolare origine geologica della Conca Peligna (con depositi alluvionali come la piana dell’Aquila) che, in caso di terremoto, amplifica notevolmente gli effetti dell’onda sismica a causa del fenomeno dell’accelerazione, anche sulla faglia stessa, “dormiente” da oltre 1900 anni……… i medici, i veterinari, i biologi e altri operatori del comparto sanitario, con un documento sottoscritto da oltre 200 professionisti della Valle Peligna, hanno da tempo lanciato l’allarme circa i danni che impianti con emissioni nocive provocherebbero alla salute dei cittadini e all’ambiente. Ciò in relazione alla specifica conformazione orografica della Conca Peligna, che è circondata da rilievi alti anche 2000 metri ed è caratterizzata da particolari condizioni meteo-climatiche con scarsa ventilazione e scarsa piovosità, aggravate dal fenomeno dell’inversione termica. Queste specifiche condizioni, presenti da noi in modo molto evidente, fanno sì che, anche in presenza delle migliori tecnologie, le sostanze inquinanti emesse dalla centrale (ossidi di azoto, monossido di carbonio, nanoparticelle derivanti dai processi di combustione) ristagnino nell’aria, costituendo così un grave fattore di rischio sanitario, con ripercussioni pesanti sulla salute umana e degli altri esseri viventi e con ricadute molto negative sulla catena alimentare”

C’è di che pensare ed infatti il Consiglio regionale delle Marche in data 17 luglio ha votato una risoluzione che impegna la Giunta Regionale a battersi perché ci siano progetti alternativi. Insomma ancora ci si può ripensare o comunque rispondere alle richieste e le domande che vengono dal territorio. Il Ministro Barca ha spesso ripetuto, negli ultimi tempi, che un progetto deve essere valutato non solo per i soldi investiti ma soprattutto per il miglioramento della vita dei cittadini che abitano il territorio interessato, in rapporto alla quantità e qualità del lavoro, alla salute, agli anziani, ai giovani, ai bambini.

Il progetto SNAM risponde a questo risultato atteso? E nei 687 km di percorso cosa lascerà effettivamente? O servirà solo ad aumentare gli utili dell’azienda?

(pubblicato su www.malitalia.it e malitalia.globalist.it)

Quando gli investimenti sono “in vetrina”

Questo è il Paese degli sprechi, delle lentezze, della burocrazie delle ombre più che delle luci. E ancora di più se si parla di finanziamenti pubblici, di capire che fine fanno e come vengono spesi.
Centinaia di progetti, 467,257, quelli monitorati dalla struttura del Ministro Barca che ha messo in rete, per la prima volta,un report completo su 33,4 miliardi di euro di finanziamenti per 35019 soggetti attuatori ( che vanno dalle autoriparazioni alle grandi officine). Sono suddivisi per natura,temi e territori. Uno specchio della nostra Italia ma soprattutto la possibilità di conoscere cosa succede dei soldi che ci arrivano dalla Comunità Europea. Ci fa conoscere chi li utilizza di più e come ( opencoesione.gov.it).
“Ci sono 3 mondi da guardare :le cose fatte, dove e da chi” dice il Ministro Fabrizio Barca ed è per questo che ha voluto mettere in rete tutte le informazioni che prima al Dipartimento e oggi al Ministero ha raccolto con i suoi collaboratori.
“Sicuramente mancano ancora delle cose. Una certamente non c’è ed è quale è stata la ricaduta dei progetti sui territori. Quale è l’obiettivo che volevano raggiungere. Cioè se questi progetti e la loro realizzazione hanno migliorato,inciso nella vita dei cittadini. Perché se costruiamo un ponte, un ospedale, una scuola o facciamo corsi di formazione dobbiamo sapere come e quanto hanno o possono modificare la vita delle persone. E alcune informazioni che sembrano mancanti dipendono anche dal fattore che alcuni attori sono a forte esclusione sociale.”
Il concetto di risultato atteso è stato introdotto nella programmazione europea solo negli ultimi tempi e sarà applicato nei progetti del 2014-2020. Insomma una vittoria di Italia, Gran Bretagna e Polonia che si sono battute perché questo meccanismo, del risultato atteso, sia presente nelle progettazioni e rendicontazioni future . E il Ministro insiste sul concetto che i progetti devono essere valutati anche in funzione del miglioramento della vita degli abitanti dei territori. Su come incidono sull’infanzia, sulla terza età,sulle famiglie. Un’attenzione al sociale che più volte viene ribadita e sottolineata dal Ministro.
“I dati ci aiutano a leggere meglio il Paese e per esempio al Nord c’è una maggiore frammentazione dei progetti rispetto al Sud. Il risultato atteso di questa nostra iniziativa è alzare il livello delle critiche informate. Far si che si possa interagire. Il prossimo passo è allargare i progetti anche a quelli finanziati dal CIPE, i progetti per le scuole, le frane , e quindi la possibilità di vedere se le opere annunciate saranno poi veramente realizzate. Un a cosa in più da fare sarà fotografare e mettere in rete gli stati avanzamenti lavori e lo potranno fare anche i cittadini e inviare al Ministero i loro scatti. L’idea è che tu passi più volte su un cantiere della Salerno Reggio e scatti più foto che segnano il progresso o meno del lavoro. Bisogna abbattere la distanza tra l’Amministrazione e la gente. Questa operazione sembra eccezionale ma dobbiamo capire che negli altri paesi europei lo stato di conoscenza dei progetti realizzati è simile alla nostra. La differenza è che negli altri Stati la distanza che noi vogliamo colmare è molto ridotta. C’è maggiore chiarezza alla base. Dobbiamo spingere le amministrazione a fare una gara non per chi spende di più ma per chi migliora di più la vita dei propri cittadini. E a ottobre sperimenteremo questo controllo diretto con il restauro di Pompei”.
Ma mentre parliamo di chiarezza, trasparenza e di fondi europei la UE ha bloccato 600 milioni di fondi per la Sicilia. E allora? ” Vuol dire che c’è in atto una procedura di sospensione. Già la Sicilia aveva avuto una sospensione dei Fondi FSE sbloccata due mesi fa. Il problema è nelle rendicontazioni.”spiega il Ministro.
Indubbiamente ascoltandolo ma soprattutto “mettendo le mani “ in opencoesione.gov.it si ha l’idea di una svolta epocale rispetto alla trasparenza nella gestione dei finanziamenti e soprattutto sembra la prima mossa dello scardinamento “del potere di rendita”, costituito dall’accesso esclusivo, di molti amministratori o tecnici.
Barca è un “tecnico” che però ha fatto una scelta politica di lungo respiro. Difficile credere che tutto ciò sia possibile ma come dice il Ministro lui metterà le basi ma poi saranno altri a dover continuare e implementare questo lavoro. Ma “opencoesione” quando sarà in mano ai politici di professione sarà abbandonato? D’altra parte il precedente governo aveva ridotto drasticamente i fondi per gli “obiettivi di servizi” come quelli all’infanzia agli anziani.
Rimane però il dubbio che anche opencoesione non riesca a cambiare gli investimenti di aziende come Trenitalia per la quale ancora veramente esistono due Italie. Opencoesione non ridistribuirà ricchezza ma forse i cittadini si sentiranno più impegnati a conoscere ciò che accade nelle proprie realtà e forse servirà anche agli attori sociali (come sindacati,Confindustria,Caritas…..) ad essere più preparati e più attenti quando si presentano ai tavoli di concertazione.

(pubblicato si www.malitalia.ie e malitalia.globalist.it)

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