Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Una piccola raccolta dei miei contenuti: audio, interviste, letture, interventi.

SPECIALE IRAQ – Benvenuti in Kurdistan

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Arriviamo ad Erbil alle 4 di mattina , io e Marco Bova, il filmaker.Al controllo passaporti veniamo smistati velocemente e quando è il nostro turno, il documentoitaliano cambia l’umore dei poliziotti “Ah italiano!!!” e ci stampa il visto, “è per 30 giorni” dice, e ci saluta “Benvenuti in Kudistan!”.
Fuori ci aspetta Terry Dutto di Focsiv, che scopriremo essere una fonte inesauribile di notizie e storie.
Sono giorni intensi, fatti di incontri, di colori, di odori e di storie personali.
La cosa che ci colpisce da subito è la chiarezza con cui chi vive in Kurdistan ci descrive la situazione geopolitica dell’area, cosa è la guerra al Daesh e cosa si aspettano per il dopo.
La guerra a Mosul e Hawija non è lontana. Ogni giorno da quelle aree scappano circa 1500 persone che fanno ad ingrossare dei campi per i rifugiati, già stracolmi.
Qualcuno ci dice “vedrete cosa succede dopo la presa di Mosul…..”.
Ma le paure di molti riguardano le etnie presenti sul territorio, le “aree contese” tra Iraq e la regione del Kurdistan, che a sua volta internamente è divisa tra i seguaci di Barzani, Pdk, e di Talabani del Puk.

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Ago della bilancia forse sarà Kirkuk, città che ha una produzione di petrolio pari ad un decimo della produzione totale dell’Iraq, che, per inciso, è la regione che potrà estarre l’oro nero per altri 300 anni di al contrario di altri paesi le cui riserve stanno per esaurirsi.
Per ora la regione vende una parte del greggio alla Turchia, permettendole, cosa eccezionale e mai accaduta, di entrare nel suo territorio per bombardare le postazioni del Pkk, partito del i lavoratori del Kurdistan, che minaccia il governo di Ankara. In questo momento,inoltre, c’è battaglia tra le fazioni di Barzani e Talabani (che “comanda sull’area di Kirkuk) che accusa l’avversario di voler vendere il petrolio all’Iran.
Insomma un post Daesh con molte incognite per un’area che con Saddam prima, e nel dopo, ha vissuto momenti tragici.
D’altra parte esiste un proverbio islamico che recita “Nel mondo ci sono tre calamità: le locuste, i topi e i curdi”.
E questa sensazione di pericolo prossimo futuro lo si registra ovunque A Erbil come a Kirkuk con l’aggiunta delle aree cristiana come Qaraqosh dove incontriamo le milizie sciite, arrivate dalla vicina Mosul.
Il volto del nostro accompagnatore, curdo, sbianca. La sola idea che le milizie potessero capire di quale etnia fosse gli ha tolto il respiro. E una delle persone intervistate ci ha detto “ Cosa dobbiamo aspettarci per il dopo? Un altro ISIS contro di noi?”.
Ecco questa è la paura più profonda di tutti: adesso uniti contro il terrorismo islamico e dopo? Di nuovo genocidii, gas nervini, guerre etniche?
Chi teme di più il futuro sono le migliaia di rifugiati che gravitano intorno alla città di Erbil. Sono circa un milione di cui oltre 300mila provenienti dalla Siria, il resto sono in fuga dal Daesh. Arrivano da Sinjar, l’area delle comunità yazide, o dalle città limitrofe a Kirkuk come Hawija, o da Qaraqosh, Mosul.
I campi in città sono tanti realizzati alla bene e meglio, qualcuno con i container, qualcuno in case sfitte sopra il più grande bazar della città.
Ovunque ti giri li vedi. Il più grande è a metà strada tra Qaraqosh e Erbil. E’ gestito dal governo. Gli uomini e le donne che vi arrivano vengono separati. Per i maschi si passa al setaccio la loro vita. Si teme che tra di loro ci possano essere degli infiltrati dell’Isis pronti ad attentati in città o nello stesso campo, che ha accessi molti limitati anche per le organizzazioni internazionali.
Si parla di condizioni precarie anzi disumane per molti di loro come fonti di ONG internazionali ci confermano.
Poi ci sono i campi cittadini.

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Quello più organizzato, vale a dire con container al posto di tende,ha una gestione mista del governo e di ONG come Focsiv che ha scelto da subito di occuparsi di infanzia e di mamme. Il campo, nel quartiere cristiano di Ankawa, ha 1200 “case” per 5800 abitanti di cui il 30% circa è composto da piccoli tra gli o e i 5 anni. Come dice Terry Dutto,di Focsiv, molti sono nati qui in quella che, per ora, è la loro casa.
Qui c’è un asilo, una scuola, si fanno corsi per le donne. Tutto cerca di raccontare una normalità virtuale. Le strade sono pozzanghere anche in un giorno di sole. Il freddo penetra tra le lamiere come il caldo. Ma meglio questo dei campi yazidi fatti di baracche di pezzi di legno o di vecchi pollai in disuso, dove i bambini giocano nelle stesse pozzanghere con le anatre a cui danno da mangiare. Gli yazidi sono la nicchia nella nicchia. Se i cristiani sono una minoranza loro lo sono ancora di più. E dovunque andiamo la prima richiesta è il cibo. In uno dei campi una giovane donna esce dalla sua stanzetta, forse per capire chi siamo, e ci sviene davanti agli occhi. D’altra parte il loro pranzo è spesso una cipolla ed una mela.
Tra questi disperati Terry arriva e porta cibo e aiuto per i bambini.

Come spesso ci ripete Focsiv è “il pezzo mancante” nel sistema internazionale di aiuti che lavorano sulle quantità ma non riescono a sopperire alle piccole necessità. Terry fa un altro esempio per farci capire :”è come se dessi pacchi di riso ma niente sale per condirlo”. Ecco loro lavorano su questo e sulle necessità dei bambini.
Ma le necessità sono svariate come quelle del ragazzo yazida di 18 anni che ne dimostra 10 ed ha una malattie di ritardo di sviluppo ed ha bisogno di un medicinale specifico ogni 15 giorni ma che nessuna organizzazione internazionale gli procura.Per gli yazidi meglio questo strazio che tornare a Sinjar, liberata oltre un anno fa “L’Isis è pericoloso guarda cosa stanno facendo in Europa noi non ci fidiamo a tornare nella nostra città. E’ troppo pericoloso”.
E lo è ancor di più per le donne di questa etnia, legata a Zorosatro e alla natura.

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Le donne hanno combattuto l’Isis e per un musulmano dello Stato islamico è un disonore essere ucciso, o solo colpito, da una di loro. Una maledizione che gli impedirà di incontrare il profeta.
Eppure quei bambini, scalzi, denutriti, non hanno mai perso il sorriso.
La guerra ha tanti volti anche quella di una bimba, vestita di rosso, che ti chiede di poter fare una foto con il tuo telefonino e ti sorride con gli occhi in cui annega la nostra tristezza.

(continua)

(pubblicato su www.malitali.it e www.malitalia.globalist.it)

Terra dei fuochi ma non solo

Ha il viso che sembra tagliato nella pietra. Capelli scuri, viso olivastro. Potrebbe essere greco, spagnolo, arabo. Certamente un uomo del Mediterraneo. E come lo senti parlare pensi a Masaniello o ai rivoluzionari francesi di “libertè, fraternitè, egalitè”.
E con la stessa forza ti parla di melanzane, zucchine o del grano “Senatore Cappelli”. Siamo a Palma Campania, in piena “terra dei fuochi”, dove tutto ti ricorda i bambini malati di tumore, le battaglie, gli sversamenti, i rifiuti che quella terra l’hanno ammazzata perché qualcuno facesse “ ‘o business”.
E’ un giovane che in questa terra è voluto tornare “ perché stanco di sentire che chi voleva avere fortuna doveva andarsene”. E’ voluto tornare perché sua nonna Nannina gli aveva raccontato che per quella terra che coltivava i suoi avevano dovuto “attraversare l’acqua salata”.

“Attraversare l’acqua salata”. La frase di per sé è un viaggio. Il bastimento che i suoi antenati hanno preso da Napoli per andare negli Stati Uniti a fare i migranti, a spaccarsi la schiena per raccogliere i soldi e tornare a casa ed acquistare un pezzetto di terra da zappare,curare…..

E nella cultura della terra Pietro Parisi, cuoco per scelta e per passione, è stato cresciuto dalla nonna. Lui dice “ io non sono uno chef, non faccio spettacolo. Per me fare il cuoco è una ragione di vita”.

Pietro, 33 anni, un ristorante a Palma Campania che dà lavoro a 20 dipendenti, circa 1 milione di euro di fatturato e 38 famiglie contadine che sono i fornitori ufficiali. Ma la ristorazione per Pietro è anche un impegno sociale “con i prodotti delle serre e con la grande distribuzione abbiamo perso i sapori veri”. Menù sociale tra 8 e 15 euro, perché “tutti devono poter entrare nel mio locale, il muratore e l’imprenditore”.Prodotti di stagione a km zero provenienti dall’agro sarno-nocerino. Ti racconta come si specula sui piccoli produttori e come i grandi marchi e la grande distribuzione hanno “strangolato” i contadini dopo il dramma della “terra dei fuochi”. Insalata pagata sotto il minimo, trasportata al Nord impacchettata e rivenduta a 10 volte di più come prodotto non campano.
Ti parla dei disagi dell’agricoltura, di chi si alza tutte le mattine all’alba perché sulle tavole arrivino ortaggi freschi e sani. Di quanto sia difficile, in una terra some questa, cadere e rialzarsi senza finire in mano del crimine.
Ma lo fa con la leggerezza di chi sa che la sua scelta è irreversibile,lo fa perché sua figlia viva in quella terra e non sia costretta ad andare via. Lo fa per sua nonna, che quella terra ha amato.
E ha deciso che una parte del suo impegno deve essere dedicato alla legalità, a raccontare la sua storia e quella dei suoi fornitori dalle facce scavate dalle fatiche. Signore dalle facce piene, i sorrisi materni, le mani callose per il lavoro. Ha dato voce e volto anche a loro, e lo ha fatto con dei giovani impegnati in un’avventura editoriale a Scampia, altro luogo simbolo della Campania.
(pubblicato su Malitalia)

La scuola è un diritto per tutti?

Essere autistici e non poter andare a scuola. Avere la leucemia e non potere avere assistenza a casa. Avere la sindrome di Angelmann e non trovare un asilo nido. Avere una malattia degenerativa di natura sconosciuta e non avere un sostegno
Quattro storie emblematiche della nostra scuola e del rapporto che ha non tanto con l’handicap, diciamo conclamato, come può essere la sindrome di Down, ma con chi ha altri tipi di ritardi o malattie di cui si conosce poco o nulla. Storie che percorrono l’Italia da Nord a Sud. Non c’è linea di confine per queste cose.I problemi sono uguali ovunque.
L’autismo è una malattia che fa ancora paura. Non la capiamo. Tanti genitori si privano della loro vita e vivono a fianco dei figli, in qualche caso si murano dentro casa con loro.
E spesso sono le mamme. Non così ha fatto Maria Rosaria , di origini napoletane, trapiantata a Poggio Rusco,nel mantovano,Lei si batte per la sua sara, quindici anni affetta da autismo che potrebbe andare alle scuole superiori, un Istituto Alberghiero a 100 metri da casa, ma no. Il preside dice no e allora Maria Rosaria, caparbiamente, fa ricorso al TAR e adesso Sara, piano piano,entrerà alle superiori. E Mariarosaria si batte per altri dodici ragazzi autistici “Io sono anche consigliere comunale se non l’avessi fatto avrei mancato anche la mio mandato” e cerca di aiutare quei genitori che ancora si vergognano della malattia dei propri figli.
E c’è Arianna, mamma di Tommaso di 5 anni, affetto da morbo di Angelmann.Chi lo sa di cosa parliamo? Forse qualcuno ne ha sentito parlare in questi giorni perché un nonno è affogato (si parla di suicidio-omicidio) con il nipotino affetto proprio da questo morbo. Arianna si è battuta perché Tommaso potesse andare a scuola. Ha lasciato il suo lavoro due anni fa, si è dedicata a lui completamente. Lo porta 4 volte a settimana a fare fisioterapia. Quando,a scuola, non c’era l’insegnante di sostegno rimaneva lei.
E poi c’è Angela,strong>la mamma di Napoli ,che scrive a Renzi perché a sua figlia sia possibile studiare. E in paese in cui l’abbandono scolastico è quasi da primato, questa richiesta sembra un paradosso.
E poi c’è Giuseppe, meccanico che lascia l’officina di mattina e accompagna la figlia a scuola. Una figlia che da un anno è su una sedia a rotelle, ha subito una tracheotomia per una malattia degenerativa di cui non si conosce la natura. Lui la porta e poi aspetta nella sua macchina la fine delle lezioni. Qualche volta entra quando la sua piccola ha bisogno, magari per andare alla lavagna o per essere interrogata. O quando le si forma il muco in gola e deve essere pulita.
Mamme e padri che lottano, che non hanno mai mollato ma che soprattutto non hanno fatto sentire i figli dei “diversi”, fuori dalla società “normale”.Ma cosa è la normalità? L’esclusione dalle scuole, la diversità fatta pesare più di un handicap? E perché continuare ad avere così paura delle malattie come se fossero la peste e a tenere lontano chi le ha come se fossero untori?
Una domanda,in ultimo, a questa nostra società : cosa ne sarà di loro quando non ci saranno più i genitori a difenderli? Verranno gettati via come gli scarti e i rifiuti?
(pubblicato su www.malitalia.it)

La dignità, contro il pizzo

Tiberio Bentivoglio arriva con la sua scorta. E’ un signore distinto con un bel vestito grigio. L’aria serena. Ma appena iniziamo a parlare della sua storia senti la passione e l’amarezza fondersi insieme.
E’ un testimone di giustizia da 22 anni. Ha subito incendi,attentati e un tentato omicidio che gli è valso la “tutela” di due carabinieri, “ h24”, come dice lui.
La sua attività sta fallendo,ha licenziato i suoi dipendenti, il suo fatturato è diminuito del 75%.Nessuno acquista più nella sua sanitaria anche perché lui non può più comprare. Nel suo quartiere la gente si chiude dietro le finestre quando vedono passare la macchina dei carabinieri che va da lui. E alcuni sputano per terra, al suo passaggio. Un gesto di disprezzo. Ma lui dice “ Io ho tanta voglia di cambiamento perché quello che è successo a me non deve succedere ad altri. Occorrono leggi che sostengano i testimoni di giustizia,chi è in trincea. In ogni guerra che si rispetti c’è un ospedale da campo per i feriti. E anche noi, feriti dalle mafie, abbiamo bisogno di un ospedale da campo dove venire ricoverati quando subiamo incendi,attentati, quando veniamo distrutti psicologicamente. Dobbiamo essere curati per tornare in trincea. Ma noi non abbiamo nessun ospedale da campo. Bisogna smettere di pagare il “pizzo” ma quando vado dai miei colleghi loro mi dicono “non voglio fare la tua fine, continuo a pagare”. Abbiamo bisogno di aiuto per sconfiggere le mafie. Le leggi vanno cambiate in fretta, ne vanno fatte di nuove. Non si può aspettare un solo minuto. La velocità delle mafie è supersonica, lo Stato è lento. Le mafie non hanno bisogno di camminare armate o di usare il tritolo. Alle mafie basta una penna in tasca o una scrivania del potere e dettano le leggi. Io ho fatto questa scelta per dignità. Se avessi pagato il pizzo come avrei potuto guardare in faccia i miei figli?

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Ma la sua famiglia, i suoi figli cosa dicono?
“ I miei stanno in silenzio. Soffrono e piangono. Spesso non servono le parole. Il più grande dolore è che devo spiegargli che questa è la strada giusta. Non bisogna pagare ma costa tanto. Psicologicamente, finanziariamente. Io ho perso tutto ma rifarei questa scelta anche se dolorosa e sofferta. Ma il governo ci deve aiutare. Vi chiedete mai perché le vittime di mafie sono tutte combinate male? Bisogna cambiare….”

E intanto, a 5 giorni dalla scadenza della sospensiva firmata dalla procura di Reggio Calabria, Equitalia ha inviato l’avviso di vendita all’asta della sua casa. Lui che si è autodenunciato per non poter pagare i contributi, con amarezza, dice “La casa di un testimone di giustizia, di chi sta dalla parte dello Stato andrà ad un mafioso, ad un pezzo di malacarne”.
E lancia una proposta, lui che si è visto chiedere ben 3000 euro mese per l’affitto di un bene confiscato alla ‘ndrangheta e chiuso da dieci anni, “perché lo Stato non concede i beni confiscai a chi è vittima della mafia, effettivamente riconosciuto come tale, e non solo ad Associazioni,Enti,Istituzioni? Sarebbe uno scacco ai mafiosi…Vedete i vostri beni finiscono nelle mani di chi sta dalla parte dello Stato. Di chi non paga il pizzo, di chi vi ha detto di no. Sarebbe un segnale forte”
(pubblicato su www.malitalia.it)

Terra dei fuochi:polemiche velenose

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La “Terra dei fuochi” è sempre fonte di polemiche,anche quando si parla di morti e di tumori. La situazione dell’area era stata resa nota oltre 20 anni fa con le denunce dell’attuale Sindaco di Casal di Principe,Renato Natale, da Lorenzo Diana, dalle carte del processo Spartacus.Da chi in quella zona ci viveva e ci vive. Nel 2008 uno studio del professor Antonio Giordano, presidente dello Sbarro Institute for Cancer Research, ha messo in relazione le morti con la situazione ambientale.
Ora di fronte ai dati dell’Istituto Superiore ( il progetto “Sentieri”) che parlano di aumento della mortalità infantile del 13% nell’area della “Terra dei fuochi” e di ben il 21% nell’area di Taranto, sembra che l’interesse sia, più che altro, la polemica sui dati. Veri o no? Allarmistici o no? Chi ne ha parlato prima ? Ci sono persone che possono arrogarsi il diritto di essere gli unici detentori della verità?
In tutto questo sembra che si dimentichino le persone: Marzia, Tina, Dalia, Antonio, Stefano…….Sono persone, non numeri sui quali far nascere una polemica. Bisogna trovare una soluzione per loro. Una soluzione definitiva e chiara.
La vita delle persone non può sottostare ai ritardi con cui vengono comunicati i dati ( è forse un caso che il Ministro proprio negli ultimi mesi abbia deciso per un commissariamento dell’Istituto Superiore di Sanità?), alla polemica tra un’alta istituzione dello Stato e magari chi ha bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione. Ci vogliono fatti oramai e non parole. Non vale più la citazione di Arthur Bloch “Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti”!
Il professore Giordano,questa mattina ha dichiarato :”I risultati dell’integrazione dello studio Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità sono stati comunicati dalla stampa, nella giornata di ieri. Sostanzialmente essi denunciano un aumento delle patologie tumorali nella provincia di Napoli e di Caserta, ma anche nella città di Taranto . Questa mattina, tuttavia, sono stati parzialmente smentiti dal ministro della salute Beatrice Lorenzin che ha sottolineato l’inesistenza di un nesso di causalità tra ambiente insalubre aumento delle patologie tumorali. Mi chiedo cosa si cerchi di dissimulare con questo passo in avanti compiuto dallo studio Sentieri e con i due passi indietro posti in essere del ministro che denuncia allarmismi. Cloruro di vinile, amianto. benzopirene, diossina, metalli pesanti sono solo alcune delle sostanze cancerogene ritrovate nei rifiuti tossici in Campania. Mi chiedo se il ministro accetterebbe di convivere con questo tipo di sostanze insieme alla sua famiglia e, soprattutto, mi chiedo se i comportamenti dell ‘ ISS e del ministero pongano realmente al centro dell’attenzione la tutela della salute dei cittadini o piuttosto dissimulino strategie politiche tese a mantenere lo status quo. Per quanto mi riguarda rifletto sul fatto che i dati dello studio Sentieri confermino una situazione denunciata dal sottoscritto e da altri ricercatori anni fa. Anche allora venivamo definiti da più parti come allarmisti.”
Dalle prime ricerche di Giordano, nel 2008, ad oggi sono passati 6 anni. Denunce,morti,nascita di movimenti, le dichiarazione di un pentito (ahimè note dal 1993), pagine di giornali che ci raccontano sempre del veleno sversato in quelle terre o di come l’amianto abbiamo distrutto la vita di migliaia e migliaia di persone o ancora di come l’ILVA di Taranto abbia prima ucciso il bestiame e poi le persone.
E ancora in questi giorni le icone,depositarie del verbo, parlano e scrivono come se fossero le uniche a cui dare una risposta. Le uniche che abbiano a cuore quel territorio. Le uniche che se ne siano mai interessate. O così traspare dagli articoli che appaio on line o su carte, del genere “già a marzo……”. E pensare che c’era chi lo aveva detto venti anni fa ma non ha avuto le stesse luci della ribalta! Certo la società è cambiata e forse anche la coscienza dei singoli ma…….
Ma forse ha ragione il professor Giordano c’è una strategia perché lo status quo non cambi.
(pubblicato su www.malitalia.it)

Una bandiera,una storia

Gli alleati arrivano da Cassino a Collelongo,paesino dell’Abruzzo interno, il 13 giugno del 1944. Sono neozelandesi,polacchi e inglesi. Dall’8 settembre del 1943 il paese era occupato dai tedeschi.Una liberazione! E come fare a ringraziare chi li aveva liberati? Gli abitanti di Collelongo decidono di regalare al capitano Ian Mc Lennan qualcosa di molto caro, che rappresenta la realtà contadina agricola del territorio ma che parla anche di fratellanza, di condivisione, di assistenza. Una bandiera ricamata da una ragazza di 10 anni.La bandiera della Fratellanza Agricola, nata per dare sostegno agli agricoltori che perdevano una bestia da lavoro, che subivano un danno. Una società di mutuo soccorso.
Il capitano Mc Lennan ha esposto la bandiera per 52 anni nel suo giardino in Nuova Zelanda avendone estrema cura e poi l’ha fatta tornare a Collelongo avendo in cambio un’altra bandiera italiana da poter tenere davanti casa. Un gesto d’amore e di rispetto verso quelle persone che lo avevano accolto in un lontano giugno del 1944.
Dal 25 aprile 2014 la bandiera della Fratellanza Agricola è esposta,in una bacheca, nell’atrio del Municipio del paese abruzzese.

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  • Chi sono


    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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