Notizie dall'Italia
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Ministro Gelmini e Youtube… esperimento fallito
Doveva essere un nuovo canale privilegiato per poter comunicare con i giovani: abbattere barriere, mettersi al “loro piano”, cioè comunicare con i loro mezzi e i loro sistemi.
Per chi è ministro dell’Istruzione come Maristella Gelmini, creare una serie di contributi video su You Tube per “divulgare” pensieri e raccogliere idee, è un’idea innovativa e apprezzabile. Ma, nel caso specifico, l’idea è rimasta fine a sè stessa: in poco più di sei mesi la Gelmini, o chi per lei, ha caricato sul web solamente sette video, la maggior parte all’inizio dell’anno scolastico. Pochissimi, o quasi nulli, i contenuti non “mutuati” da tg o comunicati stampa. L’impressione è che l’idea, originale, non sia stata supportata da un programma. Forse varrebbe la pena insistere oppure abbandonare, ammettendo di aver perso una partita in trasferta. Giocata sul campo dei giovani: quello più ostico, se si vuole, ma senza dubbio più utile.
Paganica 5, un nuovo campo in fase di costruzione
La generosità di un contadino di Paganica che ha messo a disposizione il proprio terreno dove avrebbe voluto costruire un agriturismo: la disponibilità dei volontari del nucleo protezione civile della multiutility A2A;
due componenti che, entro qualche giorno, porteranno alla conclusione del campo di Paganica 5 necessario per migliorare la qualità della vita degli sfollati. Una quarantina di tende nuove di zecca a disposizione delle famiglie che non hanno più una casa dove abitare rispettando tutte le dinamiche di una normale famiglia. “In un momento di emergenza come quello successivo al 6 aprile – ricorda Alessandro Caretti, responsabile del nucleo protezione civile di A2A – non potevamo pensare ad una tenda per ogni nucleo famigliare. Passato il momento in cui era necessario un materasso per ogni persona, ora stiamo cercando di ricavare nuove situazioni abitabili per assegnarne una ad ogni famiglia. Sarebbe un passo avanti verso una normalizzazione della loro condizione, del resto in piena emergenza abbiamo dovuto sistemare a far convivere persone che non si conoscevano e spesso provenienti da etnie diverse”.
Anche a Paganica 5, come del resto a Monticchio, un gruppo di psicologi sta contribuendo all’allestimento del campo. Un contributo importante per “condizionare” il futuro dei terremotati. Non casuali, in questo senso, i nomi dati alle viuzze che corrono tra le tende: da Via Futuro a via Ottimismo, ogni dettaglio può essere importante per cercare di dare un futuro meno “nero” di quello che sembra scorrere tra Onna e Paganica.
La tua identità dietro il profilo – Faceback
Lo sfondo è di un bianco abbagliante, cancellato, asettico, più neutro che si può. Così ciò che veramente viene fuori sei tu, o meglio l’identità che hai messo su Facebook.
Che foto hai scelto per il tuo profilo? Perché ha messo proprio quella immagine?
Un artista brindisino che lavora a Bologna, Giuseppe Rado, appassionato dei risvolti sociali legati al processo tecnologico della nostra civiltà, ha deciso di indagare la questione nell’era dell’esplosione dei social network e degli “io digitali”.
E così è andato letteralmente su “Faceback- Dietro al profilo” una mostra fotografica/work in progress, che è stata inaugurata il 14 maggio scorso alla galleria Ingresso Pericoloso di Roma.
Se su Facebook sono cadute le maschere dei nickname perchè si utilizzano i propri nominativi reali, Rado sostiene che un aspetto fondamentale del fenomeno di questo social network sia proprio riflettere sulle motivazioni che portano alla scelta della propria immagine sul profilo.
“L’obiettivo di Faceback è quello di interrogare ed interrogarsi sulla trasformazione della comunicazione, di rendere visibili le emozioni degli utenti, i significati che essi danno a questa comune interfaccia e soprattutto le risposte che molti di questi cercano dalla rete nella comune vita virtuale”, dice Rado.
L’io digitale del fruitore di Facebook verrà passato alla lente di ingrandimento, sarà osservato, scomposto e rielaborato con una grande attenzione chirurgica ed estetica da parte dell’artista.
“Questi utenti, spiega la curatrice Mariko Koala, accomunati dalla volontà di comunicare con altri esseri a loro simili ma mai uguali, dovranno mettersi in gioco durante il vernissage nella galleria Ingresso Pericoloso, difendendo la propria singolarità oppure lasciandosi mimetizzare con gli altri davanti all’obiettivo del fotografo”.

Sei gradi di separazione del sociologo Stanley Milgram. Se, come diceva Saramago, “sapere dov’è l’identità è una domanda senza risposta”, magari oggi potremmo giocarci un po’ su Facebook.
Il workshop vuole essere un lavoro di ricerca per indagare i motivi che hanno contribuito alla nascita, al successo e all’espansione di Facebook. “Se il numero di Dunbar, conosciuto anche come la regola dei 150, affermava che le dimensioni di una vera rete sociale erano limitate a circa 150 membri, l’arrivo di internet ha provocato la nascita periodica di social network che provano a distruggere o violare questo principio – dice Mariko Koala – In essi, la cerchia di contatti si potrebbe allargare idealmente fino a comprendere tutta la popolazione del mondo, come prospettato nella teoria dei

Photo Credit:
Giuseppe Rado, Courtesy Galleria Ingresso Pericoloso
Fonte: http://www.wired.it
Now playing: Peter Gabriel – Mercy Street
via FoxyTunes
L’Economist retrocede l’Italia nella classifica dell’innovazione
Il periodico Economist ha recentemente pubblicato una classifica che mette in ordine le nazioni del mondo in base alla loro capacità di “innovare”.
Stavolta i dati economici contano relativamente: i criteri seguiti per elaborare i dati sono basati esclusivamente sulla capacità di trasformare idee in progetti concreti e stimolare la crescita di un paese attraverso l’educazione, la ricerca scientifica e lo sviluppo delle nuove tecnologie.
In testa alla classifica c’è il Giappone che precede la Svizzera. Al terzo posto, con un balzo di due posizioni rispetto alla precedente edizione dello studio c’è la Finlandia che supera gli Stati Uniti: al quinto posto troviamo un altro paese nordico, la Svezia, che ha perso due posizioni.
Il fatto che nelle prime cinque posizioni si trovino tre paesi “piccoli”, la dice lunga su quanto in questi stati le condizioni politiche, sociali ed economiche, favoriscano la crescita e l’innovazione, specie in settori critici come quello delle telecomunicazioni, quello farmaceutico e quello dell’industria di precisione. L’America, pur confermandosi potenza mondiale anche nell’innovazione, comincia a vedere scalfita la sua posizione di assoluto predominio e lo studio, sponsorizzato peraltro da una notissima azienda americana operante nel settore dell’Information technology, indica che il trend negativo potrebbe continuare anche nei prossimi anni. Sul banco degli imputati sale ovviamente la crisi economica, che negli Stati Uniti ha sensibilmente ridotto gli investimenti nei settori più innovativi.
Poco prevedibilmente, l’Italia occupa il 22esimo posto della classifica e risulta aver perso due posizioni rispetto al precedente rilevamento, che prendeva in esame il periodo compreso tra il 2002 e il 2006. Ma all’Economist sono ottimisti, e prevedono che nei prossimi 4 anni l’Italia salirà di una posizione, perciò incrociamo le dita. Il dato più importante però, ulteriore segnale di un trend ormai inarrestabile, è la crescita della Cina, che guadagna nel giro di due anni ben cinque posizioni, passando dal 59esimo al 54esimo posto e confermandosi come nuovo “motore” del pianeta.
Fonte: www.wired.it – Andrea Chirichelli
Tollerare gli intolleranti? Il caso Durban 2
Era il 1685 quando John Locke scrisse la “Lettera sulla tolleranza”, una mirabile requisitoria che inaugura un’epoca sovvertitrice.
Illegittima è l’intolleranza civile; illecita, assurda e anticristiana è quella religiosa.
Il pensiero lockiano è univoco: l’intolleranza in quanto tale è condannabile perché inutile e controproducente.
Proviamo adesso a compiere un balzo in avanti di quasi tre secoli.
Nell’Italia del secondo dopoguerra si pose il problema se dichiarare fuori legge i partiti anti-sistema, in altri termini se l’ordinamento dovesse tollerarli o meno. A Montecitorio si levò l’autorevole voce di Luigi Einaudi il quale ricordò che “gli uomini amanti della tolleranza civile hanno il dovere di combattere fino all’ultimo, ma combattendo non possono rinunciare ad essere se stessi. Se i cittadini preferiscono i liberticidi a noi, segno è che essi non apprezzano il bene supreme … Noi destinati a morire formuliamo l’augurio che non occorra in avvenire troppo sangue per riconquistare la perduta libertà. Finché avremo fiato seguiteremo ad ammonire i concittadini sulla sorte che li attende … ma se gli uomini vorranno seguirle e tramutarsi in bestia, tale sia di loro”.
Ciò che mi preme evidenziare è l’accettazione del suicidio (dei tolleranti) così ben espresso nell’affermazione “noi destinati a morire”.
In altri termini, tollerare gli intolleranti potrebbe significare dare agli intolleranti la possibilità di far valere sui tolleranti la loro intolleranza. Ergo, un possibile suicidio.
Sul versante opposto, l’intolleranza nei confronti degli intolleranti potrebbe sottendere ad una non piena virtù (o ad un vero e proprio vizio: l’ipocrisia) poiché questa si esalta, cioè è veramente tale, solo al contatto con chi è altro rispetto a noi.
Facciamo ancora uno sforzo e arriviamo ai nostri giorni.
Non molto tempo fa si è tenuta a Ginevra la conferenza dell’Onu contro il razzismo, la “Durban 2”, che ha riproposto in termini affatto nuovi il nostro iniziale interrogativo. I governi sono apparsi nettamente divisi. I termini della questione sono i seguenti. Nel 2001 a Durban, città del Sud Africa, si tenne la prima conferenza Onu sul razzismo. La cosiddetta “Durban 1”, alla quale non prese parte l’amministrazione Bush, si svolse in un’atmosfera anti-israeliana e anti-americana e chiuse i lavori con la condanna di Israele per l’occupazione dei territori palestinesi, indicando nel sionismo di Israele il bastione del razzismo. Alla “Durban 1” ha fatto seguito un duro negoziato tra gli Stati dell’Organizzazione della Conferenza Islamica e gli Usa, l’Ue ed altri Paesi ma l’attacco frontale e pubblico ad Israele è rimasto.
Questa la causa dell’assenza alla “Durban 2” di molti leaders mondiali. Un boicottaggio più gravoso per alcuni, meno per altri. Non sarà stato facile per il presidente statunitense Barack Obama: “Io sono un presidente degli Usa che crede nel multilateralismo e nelle Nazioni Unite, ma non posso accettare un linguaggio controproducente come quello proposto. Ho detto al segretario Ban Ki Moon che siamo felici di aiutare l’Onu, ma questa non è l’opportunità giusta”. Quanto ufficialmente dichiarato può apparire coerente con la sua politica, un’amalgama di carisma, affermazioni tranchant e azioni concrete più ambigue. Ma di certo delude quanti hanno osato credere che proprio lui, il primo presidente nero, avrebbe dovuto e saputo far convogliare, avocandosene di fatto la paternità, le voci di coloro che si oppongono alle cruenti dichiarazioni del presidente iraniano Mohamoud Ahmadinejad, che ha potuto agevolmente occupare il palcoscenico della “Durban 2”. In quest’occasione Obama non ha potuto mostrare le sue migliori doti da equilibrista, stretto com’era tra le pressioni politiche delle lobbies ebraiche, e dalla presenza ingombrante del suo capo di gabinetto Rahm Emanuel (solo per citarne alcune) da una parte e la necessità etica ancorché etnica di presenziare ad un appuntamento di tale importanza.
Olanda, Germania e Italia (oltre all’Australia e, naturalmente, ad Israele) hanno seguito gli Stati Uniti, dividendo di fatto l’Unione Europea, e non solo quella, in due tronconi.
Eppure nel tempo intercorso dalla fine della “Durban 1”, si sarebbe potuta pianificare una strategia comune da adottare in occasione di quello che è stato chiamato, con ironica chiaroveggenza, “Durban 2 – Uniti contro il razzismo”.
Tollerare quindi gli intolleranti? Non credo che si possa fornire una risposta assoluta a questo interrogativo.
Quale che sia la posizione accolta, senza una forte coerenza ed integrità si rischia di disattendere al monito nietzschiano che potrebbe essere così riproposto: “chi lotta contro gli intolleranti deve fare attenzione a non diventare un intollerante lui stesso”.
di Mario Speranza
Rai
2002-2010
La collaborazione con la Rai inizia nel 2002 con la collaborazione a Linea Verde. Nel 2005 anche “Italia che vai” e poi da settembre 2005 a settembre 2009 autrice di “Sabato & domenica”, programma del fine settimana di Rai 1, con Franco Di Mare e Sonia Grey. Da novembre 2009 autrice di “Magica Italia”, un viaggio nell’Italia che non ti aspetti, sempre su Rai 1 e collabora con “Cinematografo” storica trasmissione di Gigi Marzullo.

