Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Notizie dal mondo

Object id #3535

Iran: così riusciamo a eludere la censura con la posta sul web

da Fatemeh Karimi
gd_imgphpI collegamenti sono sempre più difficili, il telefono non funziona, non possiamo mandare sms, ma in rete circolano le istruzioni per non farsi intercettare.

Ogni tanto arrestano qualcuno e vanno in cerca del suo computer e del suo cellulare, hanno ripreso a sequestrare le parabole. Ma credo che lo facciano per spaventarci: non esistono prigioni in grado di contenerci tutti. Mousavi da Face Book ha attaccato duramente la stampa e la Tv del regime.

Mir Hossein Mousavi nella sua pagina di Face Book continua ad attaccare i giornali e la televisione del regime. Nel comunicato numero 7 affermava che «l’onda verde andrà avanti nelle possibilità sancite dalle leggi» e inoltre denunciava «i gravi attachi e le intimidazioni a Kalemeh», il giornale legato a lui, che il 22 giugno era stato invaso dalla polizia che aveva arrestato i giornalisti. Nel comunicato numero 8 invece parla dei ripetuti attacchi della radio-televisione e delle agenzie di Stato e di quelle legate al governo come il giornale Keyhan, ribadendo che deformano i fatti e hanno cambiato l’atmosfera al proprio vantaggio.
Rivolgendosi alla gente, Mousavi dice che «usando gli strumenti di comunicazione che sono vostri, loro hanno nascosto i brogli elettorali e gli incidenti lancinanti che sono avvenuti. Lo hanno fatto allo scopo di screditare in modo diretto o indiretto il sottoscritto che, come voi, vuole percorrere la strada per riprendersi i propri diritti».
I collegamenti intanto si fanno più difficili. Il telefono non funziona sempre. Connettersi a internet spesso è un problema: non è stato semplice far giungere questa lettera. Si sente in giro che i Guardiani della Rivoluzione hanno ripreso a fare irruzione nelle case per arrestare gli oppositori, e la prima cosa che cercano sono telefonini e computer. C’è paura, c’è tensione: ci hanno massacrati in questo periodo sia fisicamente in strada ma anche psicologicamente mentendo nei media e creando un clima paranoico dove tutti pensano di essere spiati. Forse non sono tutte paranoie ma sono convinta che a parte i capi riformisti, giornalisti e intellettuali che vengono arrestati per reati su internet li scelgano a caso solo per dare l’esempio. Altrimenti non basterebbero le prigioni per mettere dentro mezzo Iran.
Hanno ricominciato anche a sequestrare le parabole satellitari, vietate dalla legge, ma praticamente diffusissime. I sequestri non sono una novità: lo hanno sempre fatto. Il primo segnale è il rumore di un elicottero che volteggia sul quartiere: vedono così dove sono più fitte le antenne. Ma questo ci permette anche di smontarle e di nasconderle. Prima del 12 giugno, arrivavano, sequestravano, facevano una multa e poi. quando se ne andavano, bastava una telefonata all’antennista di fiducia per reinstallarla in un paio d’ore. Ogni iraniano ha il suo uomo di fiducia per quello che gli serve. C’è chi lo rifornisce di parabole e gli sintonizza i canali; chi di CD di musica occidentale e della diaspora persiana di Los Angeles e di film di tutti i tipi su DVD e di tutti i generi: nazionali, stranieri, quelli consentiti e soprattutto quelli vietati, dall’avventura al porno; e poi c’è chi lo rifornisce anche di alcool: birra, vino, superalcolici. Certo, è tutta roba per chi se la può permettere.
Le autorità io credo che sappiano tutto, ma non riescano a controllare.
Oggi non so come sono le cose, non so se sarà così semplice dopo un’irruzione ripristinare di nuovo le cose con una telefonata.
Tehran è cambiata per sempre, si porta delle ferite che non si dimenticheranno facilmente, ogni strada ci ricorderà i bei giorni della campagna elettorale e delle violenze e il sangue versato in queste due settimane.
Anche noi siamo cambiati: usiamo meno il cellulare, gli sms non si posso mandare dalla sera del 12 giugno e l’Agenzia delle telecomunicazioni dichiara di non sapere nulla. Ma comunque non vogliamo più usare gli sms.
Non ci servono, ci arrangiamo con le mail e i social network, ma solo avendo ovviamente un bel rompi filtro. Ho letto una mail con le indicazioni, dopo i fatti recenti, di eseguire semplici ma importanti comportamenti nell’uso della chat e della posta elettronica.
Diceva: «È molto importante che il programma Microsoft Yahoo Messanger per chattare non venga utilizzato, perché si serve di protocolli di sicurezza (ISP, ICP, ITC) che possono essere violati rendendo le comunicazioni intercettabili. Al suo posto utilizzate il sito (…) il quale essendo un “programma” è immune da violazioni nei protocolli di sicurezza.
Vi consiglio di scaricare (…) programma opensource multipiattaforma (Windows, Linux, OS-X) che permette di effettuare un’analisi dei dati internet per capire se qualcuno sta cercando di entrare nelle nostre comunicazioni (mail, web, messanger).
Prima che riescano a filtrare l’accesso anche ad altri siti per l’invio di mail, l’unico indirizzo di posta elettronica sicura è quello di (…), da cui si può accedere attraverso il sito (…). Per rendere la mail di (…) sicura bisogna andare nel pannello di settings e alla voce “browser connection” smarcarla; utilizzate sempre https e non http.
Salvate la vostra rubrica di mail onde evitare che venga cancellata. Nell’invio di mail a catena fate attenzione a cancellare i mittenti»
. Bisogna imparare tutto a memoria per non lasciare tracce.
Questo solo per dare l’idea del clima di cospirazione che stiamo vivendo adesso in Iran.
Si sono creati gruppi su Face Book che hanno il fine di boicottare i prodotti pubblicizzati dalla Tv di Stato, come ‘’Citoz’’ nota marca di patatine e merende, oppure che deformano il famosissimo slogan della Nokia “connecting people” in “jailing people” (imprigiona la gente – ndr), dopo il recente scandalo che ha visto due aziende europee (anche la Siemens) vendere al regime iraniano tecnologie avanzate per controllare meglio il sistema di telefonia e internet. Si parla molto di questo nei blog e a me viene spesso in mente che ci possano essere altri “tradimenti”. Ma la cosa che ci fa più paura è di rimanere isolati, che il resto del mondo non si occupi di noi.
Io intanto ho scoperto su internet che il modo migliore per far volare meglio i miei palloncini è usare il gas metano. Vado sul balcone di casa e faccio volare i miei, quelli degli altri che sono stati gonfiati con il fiato invece non volano.
Ma non importa, l’iniziativa ha avuto un discreto successo. Ora dobbiamo inventarci altre forme di protesta: sta girando la proposta di legare strisce verdi, il colore dell’Onda, ovunque. Ma c’è anche il timore che questa possa diventare un’altra scusa per scatenare nuova repressione.

Fatemeh Karimi è lo pseudonimo di una studentessa di Teheran che partecipa agli scontri di piazza contro il governo, e che, collegandosi con la redazione del nostro quotidiano attraverso vari e complicati espedienti, cercherà di tenerci informati su quanto sta succedendo in Iran, e soprattutto su come la libertà di stampa, soppressa dal regime, è tenuta in vita dagli studenti, a rischio della vita, attraverso telefonini, lentissimi collegamenti a internet, social network, e corrispondenze clandestine come questa a media occidentali.

Nella foto: La folla innalza un televisore su cui c’è scritto “Media bugiardi”

Per gentile concessione di Agenda Comunicazione.

Inaugurazione mostra “Alberto Burri. Equilibrio, struttura, ritmo, luce.”

Il cielo minacciava tempesta. Il caldo dei gironi passati era scomparso di colpo e le colline, intorno a Castelbasso, profumavano di erba bagnata. Alle 18,30, mentre in quasi tutto l’Abruzzo pioveva sopra il piccolo borgo si apriva uno squarcio e così tra gocce d’acqua portafortuna ed un lembo di azzuro cielo si è inaugurata la mostra “Alberto Burri,equilibrio, struttura, ritmo, luce”. Una serata voluta dal Presidente della Fondazione “Malvina Menegaz le Arti e le Culture”, Osvaldo Menegaz e a cui hanno partecipato Maria Grazia Cucinotta, Cinzia Th Torrini, il Sindaco di Castellalto, il Presidente della Provincia e il Prefetto di Teramo e tante personalità del mondo dell’economia e della cultura non solo regionali. Presente anche il curatore della mostra, il Professor Francesco Poli. La mostra rimarrà aperta sino al 30 agosto.
Per informazioni 0861 508000

Visita il sito della Fondazione Malvina Menegaz

Golem, Matteo Messina Denaro insegna come si deve stare in latitanza.

Matteo Messina DenaroSono i consigli del super latitante Matteo Messina Denaro al più giovane dei Lo Piccolo, a Sandro. Consigli di comportamento e di come trascorrere la latitanza. Scritti in uno dei pizzini trovati dalla Polizia il 5 novembre del 2007 nel covo di Giardinello dove i Lo Piccolo si nascondevano. Grande confidenza tra i due, Messina Denaro leggendo quello che scrive lo si può immaginare con atteggiamento paterno, mano sulla spalla, a raccontare al più giovane Sandro Lo Piccolo come affrontare la circostanza, senza abbattersi troppo, ma trovando spunti per esaltarsi.
“Per il giovane: carissimo ciao, scusami se mi permetto di darti del “tu”, credo di avere qualche anno in più di te ma sono ancora giovane anche io e preferisco che ci diamo del “tu”. Sai, mi dispiace le condizioni in cui ti trovi, so cosa vuole dire perché anche io ho cominciato da giovane ed ormai sono passati tanti anni; capisco che la gioventù vorrebbe essere passata in altri modi ma purtroppo un uomo non può cambiare il suo destino, un uomo fa quel che può fino a quando il suo destino non si compia, l’importante è vivere il tutto con serenità e con dignità, in fondo il mondo non è nostro e questa vita comunque passerà. Stai sempre vicino al tuo papà, ciò è importante per lui e per te stesso. Scusami se mi sono permesso di dirti queste poche parole, ti ho parlato come si parla ad un fratello ed in modo affettuoso, ti auguro un mondo di bene. Ciao a te mio caro”.
Consigli giunti a Sandro Lo Piccolo da chi è latitante dal 1993, 16 anni sono trascorsi dalla sua precipitosa fuga da Castelvetrano, andando a raggiungere il padre, il “patriarca” della mafia belicina Francesco Messina Denaro, che era già ricercato da un anno. Una latitanza che però non sarebbe tutta sacrifici per il boss del Belice, che nel frattempo non ha evitato frequentazioni femminili, è diventato genitore mentre era ricercato, la moglie e la figlia vivono oggi nella casa dei Messina Denaro a Castelvetrano, assieme alla nonna, Lorenza. In ogni stanza di questa casa ci sono due foto messe a fianco e in ogni dove, quella di Francesco e Matteo, padre e figlio, per segnare che loro da lì non se ne sono mai andati.

I Pirati sbarcano a Strasburgo

Il Partito del Pirata, un partito che ha fatto una campagna per i diritti civili del “mondo virtuale”, ha vinto almeno un seggio al Parlamento Europeo, dopo avere ottenuto il 7,1 per cento dei voti nelle elezioni in Svezia.
La chiave del successo è stato il voto dei giovani, avendo ricevuto il supporto del 24 per cento degli elettori sotto i 21 anni, secondo gli exit poll condotti dalla televisione svedese. Questo risultato trasmette un segnale forte ai capi politici ed agli strateghi del partito che oggi inizia realmente a muoversi per portare le aspettative degli utenti della Rete in Europa, secondo il capo del partito Rick Falkvinge. “La generazione più vecchia ha smantellato lo stile di vita di quelle più giovani” – ha detto Falkvinge in un’intervista al quotidiano svedese Aftonbladet.
Il Partito del Pirata fondamentalmente intende riformare la legge sui Diritti di Autore, liberarsi del sistema di brevetto e chiedere maggiori garanzie perché i diritti alla privacy dei cittadini siano rispettati, secondo quanto dichiarato sul sito del partito. ” Non solo pensiamo questi siano obiettivi utili, ma crediamo che siano realisticamente applicabili su una scala europea”. “I sentimenti che in Svezia hanno condotto alla formazione del Partito del Pirata sono presenti in tutta Europa” è stato aggiunto.
Alcuni punti chiave del programma del Partito del Pirata al Parlamento Europeo saranno le leggi sulle Telecomunicazioni nell’Unione e l’accordo commerciale sulla Contraffazione (ACTA), un nuovo trattato di applicazione della proprietà intellettuale negoziato fra l’UE, il Giappone, gli Stati Uniti ed altri paesi.
Il Partito del Pirata potrebbe addirittura ottenere un secondo seggio a Strasburgo se il progetto per riformare le istituzioni dell’UE andrà avanti. Il Trattato di Lisbona, già ratificato da 23 Paesi membri della Comunità Europea, potrebbe aumentare il numero dei seggi svedesi nel Parlamento da 18 a 20 ed il partito del pirata potrebbe quindi guadagnarne un altro. Inoltre, i Pirati ora sperano di approfittare di questa vittoria per entrare anche nel Parlamento svedese, il cui rinnovo sarà votato l’anno prossimo.

La Stradale al Giro: lezione per 1000 giovani

Il Giro d’Italia visto da un’altra prospettiva: tre settimane davanti ai ciclisti insieme agli studenti delle scuole elementari e medie. La Polizia Stradale, che ha mandato al Giro d’Italia il vicequestore Federica Deledda ha incontrato mille bambini lungo le strade della corsa rosa.

Prima del passaggio della corsa gli agenti hanno tenuto lezioni nelle scuole, poi, il giorno del passaggio vero e proprio, gli stessi ragazzi sono saliti sul pullman per essere “agenti per un giorno”. Un sistema simpatico e non banale per coinvolgere i giovanissimi sul tema della sicurezza e fornirgli, allo stesso tempo, i primi rudimenti in fatto di riconoscimento dei principali segnali stradali. “Fa parte di un progetto più ampio sulla sicurezza stradale rivolta ai giovanissimi – ricorda Federica Deledda – : i ragazzi sono stati molto coinvolti, oltre a nozioni tecniche, basilari, abbiamo cercato di instaurare un rapporto privilegiato tra gli agenti e i giovani. Devono avere fiducia nelle forze dell’ordine, insegnargli questo sin dalla giovane età può essere un passo avanti verso un futuro più sicuro”.

Delitto Rostagno e libertà di stampa. La politica sta in silenzio.

rostagnodi Rino Giacalone
In 21 anni, tanti sono quelli passati dal delitto di Mauro Rostagno, dibattiti e confronti su quest’omicidio, a Trapani, ce ne sono stati molti.
Tanti si sono ritrovati ad interrogarsi infine su di un dato, su come mai non si acciuffasse quella verità che si sosteneva fosse tanto vicina ad ognuno di noi, e cioè che era stata la mafia ad uccidere il sociologo e giornalista, l’ex leader sessantottino, da ultimo terapeuta nella comunità Saman da lui fondata a Lenzi, dove i killer la sera del 26 settembre 1988 lo aspettavano. Adesso che c’è un provvedimento giudiziario, frutto di un lavoro investigativo della Squadra Mobile di Trapani (che a distanza di 20 anni tornò ad occuparsi delle indagini dopo che era satta messa da parte dagli inquirenti) e del gabinetto di Polizia Scientifica di Palermo (anche questo in 20 anni mai interrogato su possibili nuovi confronti balistici), che sugella questa matrice, è come se alla fine il delitto Rostagno non interessi più a nessuno. O magari si sostiene che è solo «scontato» quello che si è accertato. E quindi carico di scrasa importanza. Il delitto ed i suoi risvolti restano oggi, a una decina di giorni dalla notizia dell’arresto, in carcere, di mandante, Vincenzo Virga, e di uno dei tre esecutori, Vito Mazzara, certamente il capo del commando, solo «materia» di interesse dei familiari, delle associazioni, poche, sono scomparsi d’un colpo amministratori e politici che erano soliti parlare del delitto, quelli che spesso lo facevano per mettere alla berlina chi indagava. Ad eccezione del sindaco di Erice Tranchida, nessun altro sindaco ha voluto far sentire la sua voce. Una spiegazione vien facile darla. Parlare di Rostagno oggi significa dovere anche discutere di libertà di informazione. La ricostruzione del movente fornita dagli investigatori della Squadra Mobile fa riferimento all’atmosfera del 1988, quando mafiosi e (certi) politici non erano certo felici per le cose che Rostagno diceva da Rtc, «dava fastidio» ci hanno spiegato, e il cocktail micidiale messo insieme, boss e politici, determinò quella condanna a morte. Rostagno rappresentava un modello di stampa libera e per quella stampa qui non poteva esserci spazio. Come oggi, solo che ora la mafia non spara più, ma la stampa mal si sopporta. E allora i politici oggi dinanzi al caso risolto, hanno preferito stare in silenzio. Forse è anche per questa ragione che gli investigatori che si sono occupati del «caso», non hanno poi trovato sul loro cammino tante congratulazioni. E’ mancata per esempio la voce autorevole del Viminale, il ministro Maroni avrebbe potuto esaltare il lavoro fatto dai suoi uomini della Squadra Mobile di Trapani, anche lo stesso capo della Polizia. Ci dicono che i loro complimenti li hanno fatti, ci crediamo, ma una voce in maniera pubblica poteva essere importante in un territorio, quello di Trapani, dove spesso Stato e antistato non sono risultati su opposte barriere, come ci hanno detto alcuni magistrati e sta scritto anche in sentenze di condanna. Forse quegli investigatori hanno toccato tasti delicati e la politica a stento ha ringraziato, ed ha presto dimenticato. Anche la stampa nazionale ha dimenticato presto il caso. Qualcuno facendo delle capriole si è trovato d’improvviso dalla parte della matrice mafiosa. L’ordinanza del gip maria Pino su Trapani ha acceso più di un riflettore, è tornato ad emergere il sistema di commistioni tra mafiosi e istituzioni, quello che Rostagno prendeva di mira denunciando il malaffare mafioso e la complicità dei politici. Erano gli anni in cui, quelli del 1988, quando un mafioso intercettato venne sentito dire, mentre parlava con un suo complice, “un fari e un fari fare”, non fare e non far fare: non doveva muoversi nulla e la città era preda dell’abbandono, della sporcizia, era tempo delle speculazioni, dell’abbandono del centro storico della città, del crollo dei prezzi dei palazzi. Poi arrivarono i finanziamenti e gli appalti pubblici, il recupero delle cose antiche della città, del porto, e la mafia fu pronta nel farsi trovare in prima linea con le sue imprese, quella logica del non fare e del non far fare l’aveva premiata. Rostagno forse aveva compreso questo disegno, e la sua voce era fastidiosa. Certo ci possono essere altre piste, la droga, le armi, i traffici di questo genere. Ma è tanto avere individuato autori del delitto coloro i quali sino quasi alla fine degli anni ‘90 hanno maneggiato fiumi di denaro pubblico, d’accordo con imprese e politici. Ma di tutto questo si continua a non parlare.
Il coordinamento per la Pace in questi giorni a Trapani ha pensato bene di mettere in campo anche le sue critiche, la scoperta del delitto ad opera della mafia non è sconvolgente, «perchè era un fatto scontato». Ma nella giustizia, quella vera, di scontato non può esserci niente, servono i provvedimenti giudiziari per arrivare alle sentenze. La posizione del coordinamento però è legata anche ad altro, e cioè si interrogai se fu solo mafia quel delitto e se nel buio che in parte lo circonda non si nascondano altre verità. Può anche essere ma queste verità possono venire a galla solo parlandone un po’ di più. Loro lo fanno, l’associazione «Ciao Mauro», fondata a Trapani dagli amici di Riostagno e da chi lo seguiva attarverso la Tv, Libera, lo fanno, ma altri no. Sennò sarebbe troppa grazia per l’informazione libera e gli investigatori intelligenti.

  • Chi sono


    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

  • In compagnia

    08 9 7 6 5 4 3 11-laura-dacia 10-laura-aprati_margherita-de-bac 1
  • In viaggio

    14 9 KF2-2206 15 18 5 6 10 13 17
  • A tavola

    KF2-2206 3 2 1 7 4 5 8
  • Ultime immagini inserite

    aprati_14 aprati_05 aprati_15 aprati_13 aprati_12 aprati_11 aprati_10 aprati_09 aprati_08 aprati_07