Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Notizie dall'Italia

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Ecco la Malitalia, alle prese con la mafia quotidiana

tratto da Il Corriere della Sera – di Nino Luca

Le storie degli eroi, dei mafiosi e dei loro cacciatori

MILANO – «In Sicilia, Calabria e Campania c’è un conflitto silenzioso e inarrestabile. In queste tre regioni si combatte una guerra nella quasi indifferenza del Paese. Ci sono i cecchini che sparano, bombe che esplodono, squadroni della morte in azione per eseguire sentenze decretate da tribunali segreti e al di sopra delle leggi dello Stato».
Una dimostrazione? Ad esempio, il famoso filmato che la questura di Napoli è stata costretta a pubblicizzare per dare un volto al killer del bar del quartiere Sanità. Solo in quel caso, per volere della Questura, la stampa ha dato risalto alla vicenda. Ma quanti, prima di vedere quel filmato, avevano saputo dell’efferatezza di quel gesto criminale? In generale quel che succede viene relegato, nei quotidiani nazionali, in poche righe di cronaca e le tv «ne parlano poco e sempre più stancamente». Così in Malitalia , libro e dvd edito da Rubbettino (15 euro), i giornalisti Laura Aprati ed Enrico Fierro raccontano tutto questo. Le storie e gli uomini, spesso dimenticati, di una guerra quotidiana. Malitalia è la raccolta, come racconta il sottotitolo, delle storie di mafiosi, di eroi e dei «cacciatori». Come dice don Luigi Ciotti «Malitalia è fatto con grande intelligenza e fa piazza pulita delle parole vuote, va a cercare la quotidianità della lotta contro le mafie».

IL LIBRO – Il libro, con il patrocinio di Libera, a più voci, narra di carnefici e vittime. Dall’ultimo capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, alla prima vittima dei casalesi Salvatore Nuvoletta. Dal paese più povero d’Italia ai boss globali con la prefazione di Franco Di Mare e le conclusioni del Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso. I mafiosi contro gli onesti, i collusi contro chi si oppone. Che la mafia non è più quella delle coppole e delle lupare, ormai è chiaro a tutti. Che, invece, si occupa di economia, banche e finanze, e, soprattutto, che condiziona la politica anche questo si sa ormai da un pezzo. La mafia spara sempre meno ma fa sempre più affari. Ma attenzione dal Sud, seguendo la linea della palma di cui parlava Sciascia nel Giorno della civetta, ha risalito la penisola e si è radicata al Nord.

IL DVD – Il dvd è un viaggio, un film dal vero che mostra le «facce», le trame criminali, la lotta quotidiana di chi è stato usurato e di chi ha deciso di collaborare con la Legge. Un percorso scandito dalle parole di don Luigi Ciotti e Dacia Maraini. Sono storie di viltà e di coraggio. Storie di uomini che fuggono dalla legge e di «cacciatori» sulle loro tracce. Latitanti che vivono come topi nei bunker della Calabria o nei paesini della Sicilia Occidentale, coperti dal silenzio delle loro famiglie che decidono di «morire» perché il congiunto «viva». E uomini dello Stato che per inseguirli vivono anch’essi da latitanti. Giovani poliziotti e carabinieri che hanno rinunciato ad una vita «normale». A Casal di Principe, San Luca, Trapani sono loro i corpi estranei, gli infiltrati. Le loro storie raccontate anche con i pezzi di altri colleghi che porta infine all’unica conclusione possibile: «Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, costi quel che costi, perché in ciò risiede l’essenza della dignità umana». La conclusione di Giovanni Falcone.

Malitalia, la mafia che non spara

Enrico Fierro e Laura Aprati firmano un libro e un documentario sulla criminalità dimenticata e l’Italia da non dimenticare.
tratto da Il Fatto Quotidiano – di Malcom Pagani

Davanti al piccolo ingresso, tra i fichi in lontananza e il profumo d’Africa, il cimitero sembra qualcosa d’altro. Il luogo di un riposo più lieve di un’eterna sosta, un filare di viti sotto il quale riprendere forza, riflettere scossi dal vento, attendere in quiete il succedersi delle stagioni.

Leonardo Sciascia se ne andò vent’anni fa. Il 20 novembre, dopo aver discusso con i nipoti di Stevenson e Allan Poe, lasciando spazio e vittoria alla malattia, osservando la pioggia obliqua scendere per l’ultima volta prima di chiudere gli occhi.

Sulla lapide, a Racalmuto, la frase di un aristocratico francese: “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”. A futura memoria, a patto che, come ricordava Sciascia stesso, la memoria (e non era scontato) possedesse davvero un orizzonte. Con Malitalia (Rubbettino, 15 euro, libro più dvd) Laura Aprati ed Enrico Fierro non si concedono il lusso di dubitare e scendono con occhi, voce e curiosità, alle radici evolutive di una mafia che Sciascia, nonostante intuito e lungimiranza gli fossero amici non meno della scrittura, non aveva fatto in tempo a prevedere. Una criminalità dove come spiega con tono lontano dall’enfasi, un potenziale eroe sciasciano, un letterato con pistola e distintivo, il capo della squadra mobile di Trapani Giuseppe Linares: “Ogni raro spargimento di sangue, negli ultimi anni, è stato mirato”. Sparare non serve più. La storia sembra più semplice, ma in realtà si complica, con l’abbandono della ormai rassicurante e ingannevole iconografia coppola e lupara.
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Malitalia, viaggio tra l’Italia criminale assieme a chi ogni giorno la combatte

di Rino Giacalone

Presentazione Trapani

“Tutti i reati che oggi permettono alla mafia di sopravvivere, tessere la sua tela, inquinare il territorio e le sue attività, sono fuori dai “pacchetti sicurezza” di cui sentiamo ogni giorno parlare. La mafia trapanese vive di imprese e appalti, ancora oggi chi trucca un appalto, chi affida o gestisce un sub appalto continua a non rischiare nulla, se non una ammenda come condanna”. Giuseppe Linares, vice questore, dirigente della Mobile di Trapani parlando in occasione della presentazione a Trapani del libro “Malitalia” di Laura Aprati ed Enrico Fierro (editore Rubbettino) non ha perso tempo ad andare al cuore del problema parlando di lotta a Cosa nostra. “La mafia oggi non è più quella di un tempo fatta di coppole e lupare, oggi vive grazie ai colletti bianchi, ai professionisti, agli imprenditori, che non usano le armi che sparano, ma altre, quelle della corruzione per esempio, delle turbative, le false fatture per ottenere finanziamenti pubblici, ecco contro tutto questo le misure di prevenzione e repressione opposte rappresentano spesso delle armi che sparano a salve”.

L’intervento di Linares è stato in linea con quello che contiene il libro “Malitalia”, volume e documentario allegato su dvd, per andare oltre le apparenze, che lasciano fuori retorica e stereotipi. Parla della mafia che spara sempre meno e fa sempre più affari. “Malitalia” è la storia di un paese in guerra, anche se è una guerra di cui pochi hanno il coraggio di parlare. Il libro racconta ciò che accade in Sicilia, Calabria e Campania, una battaglia senza prospettive di tregua, nè probabilità di risolversi in pace se i cittadini non scopriranno il coraggio di indignarsi. “La criminalita’ organizzata moderna – ha detto l’autrice Laura Aprati – regna sovrana nel mondo dell’economia, intrattiene relazioni intriganti e pericolose con banche e società finanzarie, controlla, condiziona e spesso conduce l’attività politica. Seguendo il percorso di cui già parlava Leonardo Sciascia nel “Giorno della Civetta”, il raggio d’azione della mafia è risalito fino al nord, dove ha insediato il proprio potere, mentre nelle terre del Sud il conflitto prosegue, inarrestabile e feroce, tra i mafiosi e coloro che, con la forza delle proprie idee, si oppongono ad essi”.

Enrico Fierro e Laura Aprati col loro libro hanno fatto un viaggio in quelle Regioni in cui vivere è una lotta, incontrandone i protagonisti: in Sicilia a Trapani hanno incontrato un imprenditore arrestato per mafia e oggi dichiarante, Nino Birrittella, ha ammesso di essere stato mafioso, rompendo ogni schema ha detto di non volere più essere un mafioso. “E paradossalmente – ha detto Linares – lui è diventato l’untore, una persona della quale diffidare, e invece ci ha consegnato a noi che indaghiamo e ad una società che dovrebbe cercare la strada della libertà dalle mafie quello spaccato dove resiste quella minoranza di trapanesi che vogliono stare dalla parte della mafia”, “quella minoranza che spesso riesce a governare” gli ha fatto eco anche Margherita Asta coordinatrice di Libera che ha anche aggiunto come non garantire servizi efficienti alla città “come accade”, significa ostacolare la legalità. Sono tanti – ha continuato Margherita Asta – i politici che spesso parlano come parlano i mafiosi, diffondono gli stessi concetti”. “La realtà di ogni giorno – ha ripreso Linares – ci consegna come l’imprenditore mafioso in carcere o libero dopo avere scontato la pena continua a vivere del rispetto altrui, nessuna banca si sogna mai di revocargli i fidi, cosa che invece è accaduta a quegli imprenditori che hanno collaborato e reso dichiarazioni, loro hanno conosciuto isolamento, al contrario di quanto succedeva prima”.

Trapani è una città che continua ad interrogarsi in modo inquietante e bugiardo su chi sta sul fronte dell’antimafia, descrivendo scenari inesistenti. Esempi? La relazione del difensore civico, ex giudice Pino Alcamo, anno 2007. ”Da qualche tempo, ormai, di MAFIA si parla ovunque, in ogni occasione e in qualsiasi contesto. Ogni ente pubblico, ogni istituto scolastico, ogni associazione culturale o di categoria, organizza MANIFESTAZIONI e CONVEGNI o DIBATTITI sul fenomeno mafioso. Costituisce una nuova MODA. Il fatto va considerato, indubbiamente, positivo e bisogna sperare che tale tendenza, come tutte le mode, non muti facilmente. Come in ogni settore o spaccato della vita, esistono gli SPECULATORI, ossia coloro che fanno professione di ANTIMAFIA per fini personalistici, magari per cancellare un passato familiare infamante, ovvero per coprire un presente insignificante e, a volte, abominevole. Potrebbe capitare, anche, il SEDICENTE-GIORNALISTA, privo di vocabolario, di grammatica e di sintassi, di strumenti culturali, che, aderendo ad associazioni che operano meritevolmente contro il FENOMENO MAFIOSO ovvero contro quello del RACKET (c.d. PIZZO), spera di acquisire meriti professionali, senza comprendere che il VUOTO CULTURALE e la mancanza di BASE DIDATTICA ed EDUCATIVA resteranno incolmabili. Acquisisce, invece, la presunzione e l’erronea convinzione, avvalendosi della pretesa forza e presunta copertura del vincolo associativo, di poter impunemente DIFFAMARE o SCHIZZARE di fango chi rifiuta il PRESENZIALISMO ad ogni costo, il PROTAGONISMO e la ricerca di VISIBILITA’, proseguendo nel proprio lavoro in silenzio e con dignità. Leonardo SCIASCIA, profondo conoscitore di usi, costumi e subcultura della terra di Sicilia, che ha insegnato con le sue pubblicazioni la realtà del fenomeno mafioso a tutti, intellettuali, politici, operatori culturali, polizia, magistratura, ha previsto, con intelligente lungimiranza, la DEVIANZA dei “professionisti dell’antimafia”(vedi: articolo sul Corriere della Sera del Gennaio 1986, poi riportato sul volume “A futura memoria”). Sciascia, come è noto, ha usato l’espressione con riferimento a circostanze particolari. Prima di morire, lo scrittore confidò ad un amico: “Vorrei essere ricordato non per i libri che ho scritto, ma per le POLEMICHE suscitate dal mio articolo sui professionisti dell’antimafia”.- (vedi “Giornale di Sicilia” del mese di Novembre 2007).”.

E’ palese dimostrazione come non resti dalle nostre parti cosa comoda parlare male dei mafiosi (basta pensare che il processo al capo mandamento “don” Ciccio Pace, condannato poi a 20 anni, si svolse in un’aula di Tribunale senza una sola parte civile costituita, e la cosa non è accaduta tanti anni addietro ma appena l’altro ieri), si preferisce generalizzare guardando da altra parte, eppure si potrebbero citare casi specifici e precisi di come la mafia, a Trapani, assieme a massoneria, poteri occulti e deviati, alla politica e alla burocrazia, ha condizionato il vivere civile di questa città. Qui dove non esistono professionisti dell’antimafia ma tanti bravi professionisti del malaffare o dell’arte del “mascariare”. “Un libro – ha detto il questore di Trapani Giuseppe Gualtieri (il poliziotto che guidando la pattuglia di agenti che nel 2006 arrestò il super latitante Bernardo Provenzano dimostrando che i ricercati possono essere presi senza fare trattative e papelli) tornando al testo di Malitalia – che mette a confronto le mafie del sud, Cosa nostra, la ‘ndrangheta calabrese e la Camorra dei casalesi. Io – ha proseguito Gualtieri – ho fatto lo stesso viaggio da investigatore, poliziotto, a Trapani debbo dire che ho conosciuto il volto pulito di giovani poliziotti come “Giuseppe e Fabrizio” e anche una società dove la mafia è diventata sistema, ho conosciuto agenti che ogni giorno cercano di combattere l’ingiustizia con la cultura”. E intellettuali magari che usano la cultura in senso opposto, combattendo la giustizia.

Presentazione del libro reportage Malitalia

Presentazione del libro "Malitalia" alla Stampa Estera - Roma

Presentazione del libro "Malitalia" alla Stampa Estera - Roma

DON LUIGI CIOTTI “Malitalia è fatto con grande intelligenza e fa piazza pulita delle parole vuote, va a cercare la quotidianità della lotta contro le mafie”

LEOLUCA ORLANDO “Questo lavoro è un album da sfogliare. C’è bisogno di una strategia culturale per liberarsi dalla mafia che è in noi”

ANNA CANEPA “ In questo lavoro traspare la quotidianità e l’ansia di conoscenza, di verità e di legalità. Ma è importante che ci sia una sintonia istituzionale negli obiettivi”.

“Perchè ha vinto la vocazione e ho scelto il mestiere di sbirro? Perchè in casa mia c’era un “prete”. Rino Germanà. Per me un mito, per la mia famiglia un caro amico. Rino era un poliziotto nato, un investigatore impareggiabile e in quegli anni aveva messo le mani in una polveriera. Indagava sulla mafia, non quella delle coppole. Aveva capito che la Cosa Nostra di Trapani, di Mazara, di Alcamo era a un livello più alto. Mafia, politica, massoneria: era questo il coperchio che Rino Germanà stava sollevando…”
www.malitalia.it

Malitalia in Sicilia

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    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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