Il dolore comune di un virus internazionale -Una testimonianza dall’Iran

di Maryam Chaharbaleshi

È esattamente da un anno che tutto il pianeta sta combattendo. Uno scontro presente da sempre, ma stavolta di una diversa natura. Un virus che ha infranto tutte le ragioni. Senza alcun consenso si è fatto trovare alla porta delle nostre case e ci ha portato via i nostri cari, soprattutto i nostri nonni le cui voci erano la felicità delle nostre case e la loro presenza rappresentava la nostra serenità.

Anche l’Iran, in questo ultimo anno, come molti altri paesi tra cui l’Italia, la Francia, l’India, gli Stati Uniti, ecc. ha trascorso giorni difficili. Fino a qualche settimana fa il numero di decessi era cresciuto a circa cinquecento persone al giorno. Sebbene nell’ultimo periodo il tasso di decessi sia diminuito e il numero delle vittime del COVID-19 sia sceso raggiungendo meno cento persone al giorno, ci sono stati dei giorni nei quali i dati statistici segnalavano centinaia di decessi esattamente come alcuni paesi europei, come l’Italia.

Questa tragedia ha dimostrato, ancora una volta, che forse le frontiere riescono a separare i popoli, ma i virus sono universali e capaci di attraversare ogni confine. Da giornalista e attivista non riesco a dimenticare la tragedia di marzo 2020 che ha messo in ginocchio la provincia di Bergamo. Ogni giorno alle ore 17 (ora italiana), quando veniva comunicato il bollettino del giorno, la tristezza mi avvolgeva e provavo dolore su tutto il corpo. Questo ci conferma che gli esseri umani possono provare le stesse sofferenze e che nessuna frontiera riesce a bloccarle. Una di queste si chiama COVID-19.

Nell’ultimo anno, l’Iran oltre a combattere il Coronavirus, si è trovato ad affrontare le sanzioni economiche più dure. Questa nota non persegue finalità di natura politica, e con queste parole non intendo mettere in discussione alcun governo, ma desidero solo evidenziare il fatto che il popolo iraniano sta lottando contro il Coronavirus nelle peggiori condizioni economiche dovute alle sanzioni. In piena crisi sanitaria, l’Iran ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale il prestito per procurarsi le attrezzature mediche.

Sfortunatamente però, il governo statunitense di quel periodo ha espresso il suo disaccordo alla richiesta. Il popolo iraniano è ancora una volta costretto a scontrarsi con le questioni politiche. Gli scontri politici danneggiano più i popoli che i governi coinvolti. L’Iran sta fronteggiando seri problemi per l’importazione dei vaccini e delle attrezzature mediche e, alla luce di ciò, le autorità iraniane responsabili degli organismi sanitari si vedono costrette ad adottare le strategie politiche per determinare il luogo di partenza dell’importazione dei vaccini.

In tutto questo putiferio i veri danneggiati saranno i popoli dei paesi sanzionati. Nell’ultimo anno il Coronavirus si è rappresentato come la fonte di rovine dell’umanità e il vaccino anti Covid che sembrava essere una luce in fondo al tunnel si è trasformato in una bufera per i conflitti politico-economici. E tutto ciò conferma che nel mondo post Covid i processi di politicizzazione vanno revisionati. Prendere in ostaggio ottanta milioni di persone che costituisco la popolazione iraniana e coinvolgerli in un gioco politico è chiaramente un atto vile.

La vita di ogni essere umano ha eguale inestimabile valore, a prescindere della sua provenienza geografica, il che è il principio di base di tutte le religioni e le scuole di pensiero. Pertanto, il loro colore della pelle, il passaporto e gli emblemi delle nazioni non possono variare il valore della vita degli uomini. Tuttavia, la politica trascura questo principio.

Magari il COVID-19 e la situazione drastica creata da esso potrebbe essere un buon punto di partenza per adottare una nuova prospettiva. Proprio in questo momento dove tutti ci troviamo nella stessa barca dobbiamo ricordare ai politici, politologi e politicanti che questo virus è stato capace di rinchiudere in casa gli uomini di ogni razza e provenienza, di togliere i soldi, il lavoro e di togliere la vita a milioni di persone perché’ il virus è disinteressato della loro nazionalità e provenienza. Per tanto, il Covid-19 può dare buone lezioni in campo politico. La politica post Covid dovrebbe adoperarsi per proteggere i diritti umani e non gli interessi di quei pochi “eletti”.

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