Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Liberi tutti

Posted on | Il mio diario | maggio 9, 2012

“Man mano che la si conosce,si capisce che la mafia non è solo un’organizzazione criminale,ma un fenomeno che ha radici sociali e culturali profonde. Non possiede solo un assetto, una gerarchia, dei metodi, delle regole e delle sanzioni, ma ha il suo linguaggio, i suoi “valori” e uno statuto non scritto che vive nel comportamento e nei sentimenti degli affiliati. Alcuni dei principi che sostiene si potrebbe confondere con quelli di una società democratica e giusta, ma bisogna stare attenti a non farsi abbagliare dallo stravolgimento che la mafia fa di certe parole, di certi concetti, come quando accosta il rapporto fra organizzazione e “picciotti” a quello della mamma con i figli…”
Queste le parole con cui Pietro Grasso, procuratore Nazionale Antimafia, descrive, in un passaggio del suo libro “Liberi tutti” (ed. Sperling & Kupfer).
In questo libro sono raccolti i suoi desideri, il gioco preferito da bambino che come dice lui “già mi faceva capire che volevo essere di aiuto agli altri”. La carriere e gli incontri e gli amici che non ci sono più. Quegli amici con cui ha diviso gli anni del maxi processo. L’accendino che Giovanni Falcone gli aveva dato in prestito “perché so che me lo custodirai se riprendo a fumare me lo ridarai indiestro”. Un oggetto che porta sempre in tasca.
Il Procuratore vive sotto scorta dal 1985 e ultimamente ha detto “non voglio assolutamente sembrare una vittima, sono una persona normale che fa solamente il suo lavoro”.
Lui dice sempre, negli incontri istituzionali e con i giovani che “la legalità è la forza dei deboli, è il baluardo che possiamo opporre ai soprusi,alla sopraffazione,alla corruzione”.
Questo libro non è solo il racconto della vita di un uomo completamente dedicata alla giustizia ma è anche il racconto di quasi 40 anni della nostra vita. E’ il racconto di omicidi eccellenti e di uomini che hanno per sempre segnato la nostra mente.E’ il racconto del primo grande processo di mafia, 475 imputati! E’ il racconto dell’ironia e dello spirito di Giovanni Falcone che lo accolse così “Vieni che ti presnto il maxi processo”.
C’ è il racconto della cattura di Bernardo Provenzano, Zi Binnu, latitante da 43 anni. Un libro per capire.Un libro per le scuole e le nuove generazioni. Un libro per non dimenticare.
E per non dimenticare nell’ultima pagina del libro ricorda i suoi amici e gli uomini delle scorte, spesso dimenticati ma che per lui sono parte della sua vita e dice “Che forza sarebbe Palermo se tutti fossero vivi! Che sorrisi,che facce,che fronti oneste, che mani pulite, che passi sicuri,che schiene dritte!”.
Dovremmo tutti raccogliere il suo invito “non si può più dire di non sapere, non si può più non gridare . Il nostro no alla mafia e a tutto ciò che rappresenta”. Dobbiamo impegnarci tutti a fare, nel nostro piccolo, il proprio dovere solo così c’è speranza di cambiamento.

RAI: la guerra dei poveri

Posted on | Il mio diario | maggio 9, 2012

Un autunno caldo o forse molto di più queste le previsioni per i collaboratori, a vario titolo, della RAI. Il numero pare possa essere anche ben superiore al numero degli stessi interni (forse anche di tre volte). Sembra impossibile ma questo è quello che circola nei corridoi RAI. Circola con apprensione perché la riforma del lavoro del Ministro Fornero prevede che se una persona fornisce il 70% del proprio lavoro ad un unico committente questo “sarebbe” obbligato ad assumerlo. E questa è la situazione in cui si trovano moltissimi dei lavoratori a partita IVA della più grande azienda culturale italiana. Cosa farà la RAI? non certamente assumerà tutti. Ed infatti si è in cerca della soluzione e la direzione generale sta chiedendo a tutti i programmi di avere le e mail di coloro, che come consulenti o collaboratori, prestino la loro opera. Stanno insomma cercando di avere un contatto per comunicare cosa?
I collaboratori esterni sono la somma di professionalità, esperienze e storie diverse. Ci sono autori che arrivano a prendere 50 mila euro al mese e collaboratori a 80 euro a puntata. Ci sono persone che lavorano da oltre 10 anni nella stessa trasmissione e c’è chi invece è appena arrivato. Ci sono signore in pensione dalla scuola che sono consulenti /esperte di libri,cucina,medicina.Ci sono inviati/e spuntati dal nulla.
Nello stesso tempo sale lo scontro interno per esempio tra dirigenti e giornalisti.ai quali è stato concesso il rinnovo del contratto. Andrea Lorusso, Presidente ADRAI (Associazione dirigenti Rai) dice “siamo arrabbiati lo stesso, in nome e per conto dei nostri collaboratori. Infatti c’è chi, come i giornalisti, incasserà -e per intero- il premio produzione per il 2012. Noi dirigenti -prosegue la lettera- vorremmo analoga “corresponsione” per tutto il personale, sia pure accettando una rateizzazione.” (tratto da www.globalist.it ndr).
E gli interni (programmisti registi, assistenti etc.) scendono in campo contro gli esterni.Non li vogliono più.
Una lotta tra poveri in una azienda che meglio di tutte fotografa il fallimento di questa società dove basta avere l’amico giusto al posto giusto perché tutto scorra liscio. E tutto questo ha funzionato fino a che la crisi non ha eroso i risparmi e non ci siamo tutti trovati a fare i conti con il lavoro che manca. E ci siamo accorti che quel piatto di lenticchie da cui tutti attingevamo si è prosciugato.
Ora in RAI sta succedendo proprio questo. Fino a ieri c’era posto per programmisti e collaboratori esterni, per dirigenti e giornalisti, per operatori e tecnici. La fetta da dividere era sufficiente per tutti. Ora non più e quindi bisognerà tagliare, sforbiciare e si partirà dagli esterni, dalle famose partite IVA. Ma come si farà la selezione, quali saranno i criteri?Il curriculum, il merito, gli anni di collaborazione o le relazioni di consanguineità con politici, professori o ex dirigenti? Sarà importante anche qui “la spintarella” che ognuno potrà mettere sul piatto della bilancia? E insieme a questa selezione ci sarà anche una equa ridistribuzione dei compensi o ci sarà sempre chi guadagna 50 mila euro al mese e chi solo 80 a puntata? Intanto per aiutare a ridistribuire si potrebbero tagliare i compensi da milioni di euro di alcuni conduttori. In economia si parla tanto di decrescita felice perché non applicarla anche alla nostra televisione?E perché i grandi giornali si occupano solo di chi leggerà i curriculum dei possibili nuovi presidenti o direttori generali, da Santoro a Freccero o Minoli, ma nessuno parla della situazione dei precari?Forse perché il modello di comunicazione a cui siamo abituati non include gli esclusi,le persone comuni ma si occupa sempre e solo dei volti noti.
(pubblicato su www.malitalia.it)

Lettura della settimana:Chi ha ucciso Pio La Torre?

Posted on | Il mio diario | maggio 2, 2012

Ore 9,30 del 30 aprile 1982 . Vengono assassinati l’on.le Pio La Torre, segretario regionale del PCI, e il suo autista, e compagno di lotte, Rosario Di Salvo
Un anno, 1982, che ha molto da dire sulle mafia e sul contrasto al crimine organizzato e che oggi torna alla ribalta sia per la ricorrenza sia perchè in questi giorni è uscito un libro dal titolo “Chi ha ucciso Pio La Torre” ( di Mondani e Sorrentino ed. RX Castelvecchi) ma anche per l’inaugurazione, il 12 aprile scorso, dell’archivio digitale su Pio La Torre, un progetto promosso dalle Presidenze della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica, della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e della Fondazione della Camera dei deputati, su iniziativa del Centro di studi ed iniziative culturali “Pio La Torre” di Palermo (archiviopiolatorre.camera.it)
Un lavoro certosino che ci permette di leggere i suoi scritti, i suoi interventi e soprattutto ci permette di leggere gli atti del processo e trovare, accanto ai nomi dei mafiosi, anche quelli di personaggi come Fioravanti,Cavallini, Izzo.
E allora ci rimane più chiaro quello che Mondani e Sorrentino dicono nel loro libro.Un omicidio di mafia, semplicemente, o un delitto politico? Il libro ricostruisce quegli anni, dall’omicidio Moro a Piersanti Mattarella e Pio La Torre e la sua scelta di tornare in Sicilia dopo tanti anni. Le sue paure, i suoi appunti e quella frase detta a Emanuele Macaluso “Ora tocca a noi”. Gladio, la base aerea di Comiso, il Mediterraneo e i fermenti di quegli anni. Quante cose Pio La Torre ha visto, guardato sin nell’intimo, raccontato. Un uomo contro tempo che già nel 1980, in Parlamento, spiegava l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con il ritrovato interesse degli americani per la mafia siciliana. Nel 1976 la sua relazione di minoranza in commissione parlamentare antimafia sarà il primo, vero e grande,atto d’accusa contro la DC dei Lima, Gava,Andreotti.
Ma anche le indagini e il processo relativo. La richiesta di Falcone di un supplemento di istruttoria negato dal Procuratore Capo Giammanco che nel settembre 1991 annuncia al Corriere della Sera “clamorosi sviluppi” nelle indagini per i delitti politico-mafiosi a cominciare da quello di La Torre ed evidenzia “depistaggi compiuti da organi dello Stato”: A fronte di queste dichiarazioni nemmeno un’indagine fu aperta.
Il racconto del libro si snoda tra il Pio La Torre, uomo e politico, e le vicende che attraversano l’Italia in quel periodo.e racconta come il segretario del PCI siciliano facesse una netta distinzione tra “mafia e sistema di potere mafioso” che è quello composto “uomini politici e uomini che sono in posti chiave in Sicilia”. Una visione anticipatrice di quello che da allora si è sviluppato proprio nel rapporto tra la politica e le mafie.
Un uomo controtempo.
Nel libro di Mondani e Sorrentino la prefazione è fatta da Andrea Camilleri che racconta il “suo” Pio La Torre e la frase finale racchiude il senso di perdita che avvertiamo ancora dopo 30 anni da quell’aprile del 1982 “La Torre è stato per me una rivelazione, io non l’avevo capito quell’uomo.L’ho stimato, l’ho apprezzato ma non l’avevo capito. E’stata un’occasione persa. Da mangiarsi le dita”.

Laghat cavallo cieco

Posted on | Il mio diario | maggio 1, 2012

Questa è la storia di un cavallo che viene colpito alla nascita da una micosi agli occhi e, seppur curato tempestivamente, diventa cieco.
Laghat, questo è il suo nome, vive a San Rossore, vicino Pisa, e vince vince tanto. Ha nove anni e da sette vive lì. E’ bello. Di un colore corvino lucido. Le sue pupille hanno un velo azzurro ma lui vede comunque. Un cavallo “diversamente” abile che corre, che ascolta la voce del suo padrone. Che ne riconosce il passo quando arriva in scuderia. Un cavallo con una compagna con la quale divide lo spazio in scuderia. Un cavallo che ama farsi il bagno e rotolarsi nel fieno e quando lo fa sembra fare le fusa. Un cavallo che con la sua diversità aiuta tanti bambini, diversamente abili, a sentirsi normali. Lo seguono negli allenamenti e nelle gare anche a Livorno che è un ippodromo che lui non amam e dove perde spesso. E lui c’è sempre per loro. Il suo padrone, Federico, dice che da quando si sono incontrati, lui e Laghat, è scoppiato l’amore e soprattutto che gli ha insegnato ad “andare oltre le apparenze a non fermarsi di fronte ad un handicap.La disabilita’ e’ solo nella nostra testa e qualche volta gli animali dimostrano piu’ sensibilita’ di noi”.

Lettura della settimana: Operazione Penelope

Posted on | Il mio diario | aprile 15, 2012

“I modelli culturali cui cercavo con fatica di ispirarmi erano da sempre Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, giudici capaci di innovare le tecniche e le modalità di conduzione delle indagini sulla criminalità organizzata e di proporre, fra non poche polemiche, un nuovo modo di intendere il magistrato.”
Raffaele Cantone, prima sostituto procuratore a Napoli poi alla Direzione Distrettuale Antimafia e dal 2007 magistrato presso l’Ufficio del massimario della Corte di Cassazione, nella sua introduzione al suo ultimo libro, Operazione Penelope edizioni Mondadori, spiega cosa è per lui un magistrato.
Parte dai suoi punti di riferimento,Falcone e Borsellino, per parlare del ruolo “..non ho mai creduto che il comportamento di un magistrato sia parificabile a quello di un qualsiasi cittadino, tanto da poter rivendicare le stesse piene libertà di quest’ultimo; la delicatezza della funzione svolta e i valori che tratta nel suo lavoro (l’altrui libertà e proprietà) richiedono un necessario self restraint. Così come deve fare attenzione alle frequentazioni personali, il magistrato deve anche saper dosare il diritto di manifestare pubblicamente il suo pensiero”.
Queste parole sono la base per affrontare questo libro che ci fa viaggiare dentro il crimine organizzato. Che ci racconta come si possa morire a 18 anni per un paio di scarpe firmate “a che serve arrestare persone, sgominare clan,sequestrare beni ai boss, se i modelli culturali di questi ragazzi erano gli abiti e gli accessori firmati, e per ottenerli erano disposti ad ammazzare e farsi ammazzare?”.
Parole dense di malinconia.
Il viaggio attraversa il business dei rifiuti e la crisi economica che diventa una miniera d’oro per la criminalità organizzata. Un libro che è un dizionario della camorra con nomi,dati,fatti . I legami con la politica e i servizi. L’emergenza che scatta l’estate, i morti per strada ma anche la camorra e i nuovi network e le mani sull’amministrazione dello Stato e i legami del crimine con la Chiesa “certo, nel Mezzogiorno permangono zone d’ombra,aree di vischiosità cui gli uomini di Chiesa non sono mai stati estranei”.
Una fotografia del passato e dell’esistente. Una fotografia di un lavoro, quello del magistrato, fatto con rispetto delle regole e dell’altro, sempre pronto a tessere come Penelope una tela che raccoglie le informazioni di tanti anni passati a scontrasi, ogni giorno, con la realtà del crimine. Una tela tessuta incessantemente da tanti uomini dello Stato che nonostante qualche volta ci sia la voglia di mollare sono sempre pronti ad intervenire.
L’autore si sofferma anche sui nuovi media e soprattutto della “curiosità” che un fenomeno come la camorra desta in personaggi noti al grande pubblico “Un calciatore famoso e i protagonisti di Gomorra:un incontro che non poteva passare inosservato. E infatti il tour di Mario Balotelli nell’estate 2010 a Scampia, in compagnia di due soggetti ritenuti vicini alla camorra, ha suscitato non poche polemiche e, soprattutto, un considerevole interesse mediatico. Quello di Baltotelli può essere letto come un gesto avventato di un ragazzo inesperto, ma si carica di significati simbolici inquietanti se consideriamo le numerose inchieste giudiziarie nelle quali il calcio si riduce a mero strumento di attività criminali, a partire dalle scommesse clandestine legate alla compravendita delle partite”.
Un libro non solo per conoscere la camorra in sé ma soprattutto per conoscere cosa gli ruota intorno e che tocca anche tutti quanti noi.

L’Aquila 3 anni dopo:la situazione

Posted on | Il mio diario | aprile 5, 2012

Il 24 marzo scorso il Presidente del Consiglio Mario Monti ha firmato un’ordinanza, la 4013, del Ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca. 181 milioni per accelerare il processo di ricostruzione.
Il Presidente del Consiglio, il Ministro Barca e il Ministro Cancellieri erano stati proprio pochi giorni prima in visita alla città anche in occasione del forum dell’OCSE “Abruzzo verso il 2030 sulle ali dell’Aquila” e l’analisi degli studiosi dell’Osce sul post-terremoto in Abruzzo e’ spietata: ”l’attuale situazione dell’Aquila in materia di ricostruzione sembra riflettere un approccio frammentato, scoordinato e individualistico, con prospettive di breve termine”.
L’idea di una smart city proposta dall’Ocse e’ l’esatto opposto da quella linea direttrice caratterizzata ”dalla volonta’ di veder ricostruiti il piu’ gran numero possibile di edifici cosi’ come erano prima del terremoto del 2009, il piu’ rapidamente possibile”.
Ma come dice il Sindaco Cialente la proposta OCSE è molto bella ma difficile da attuare anche perché le persone vogliono ricostruire la propria casa esattamente lì dove era e non voglio neanche abbassare il tetto di 10 cm anche perchè spostarsi vorrebbe dire “non poter vedere dalla finestra la casa dove è morta mamma”. Una ricostruzione che si scontra quindi con sentimenti personali e questioni tecniche e anche, purtroppo, sulla scelta di come ricostruire le case. Non poche sono le segnalazioni per cui si ricostruisce con i vecchi metodi tenendo di poco conto il fatto che si è in una zona altamente sismica e qualche volta pare che quello che è accaduto quella notte a poco sia servito.
Ma cerchiamo di capire cosa vuole fare il Governo da questo momento.
Semplificazione, informazione e comunicazione, rigore e continuità degli interventi , queste le parole chiave documento proposto dal ministro Barca, di concerto con Monti e d’intesa con il commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi, sentiti i sindaci dell’Aquila e degli altri Comuni del cratere.Grandi novità come la cessazione degli incarichi di peronaggi come Antonio Cicchetti (amcio personale di Gianni Letta e Gentiluomo del Papa) e chiude anche quella struttura di emergenza che tanto ha fatto parlare di sé. Una grande attenzione, nella proposta di Giarda, è rivolta ai costi ai tempi di realizzazione delle opere e soprattutto ai problemi legati alla criminalità organizzata, la cui presenza è stata confermata da indagini e arresti.
SEMPLIFICAZIONE
Per semplificare e accelerare il processo di ricostruzione nei Comuni della Regione Abruzzo, è previsto lo snellimento delle strutture commissariali. Chiude il prossimo 31 marzo la Struttura Gestione Emergenza (SGE) e vengono trasferite le funzioni di attività di controllo dei cantieri e di gestione delle soluzioni alloggiative e di autonoma sistemazione. Le altre funzioni esercitate dalla SGE, nonché le risorse strumentali e finanziarie e le restanti risorse umane, sono temporaneamente trasferite alla Struttura Tecnica di Missione, che assume la denominazione di Ufficio Coordinamento Ricostruzione. Cessano dall’incarico il vice commissario alla tutela dei beni culturali, Luciano Marchetti, e il commissario vicario, Antonio Cicchetti. Soppressa anche la commissione tecnico scientifica, mentre il commissario delegato per la ricostruzione potrà avvalersi di una commissione consultiva composta da tre esperti. Razionalizzata la gestione commissariale. Entro 60 giorni dall’emanazione dell’ordinanza, il commissario dovrà adottare un piano di ridefinizione delle competenze dell’ufficio coordinamento ricostruzione e ridurre i costi annui di funzionamento in una misura non inferiore al 30% rispetto al 2011. Istituito un ufficio territoriale unico per la ricostruzione per l’intera area, con l’obiettivo di accelerare e snellire il processo di esame delle richieste di contributo per la ricostruzione degli immobili privati ricompresi nei piani di ricostruzione.
INFORMAZIONE, COMUNICAZIONE E PROGRAMMAZIONE
Il secondo asse portante è la produzione di informazioni di qualità che consentano adeguate previsioni e l’avvio di una comunicazione continuativa tra istituzioni e cittadini. Il commissario s’impegna a realizzare un database integrato, sulla cui base vengano aggiornati con frequenza mensile le tavole e i grafici sullo stato di attuazione della ricostruzione contenuti nella Relazione predisposta dal ministro per la Coesione territoriale, rendendo pubbliche le informazioni secondo i principi degli open data.Al commissario il compito di istituire una Struttura di Comunicazione all’interno dell’Ufficio Coordinamento Ricostruzione che possa garantire un’adeguata attività di comunicazione istituzionale, interistituzionale e di servizio al cittadino, con lo scopo di facilitare l’accesso degli interessati alle informazioni relative allo stato dei processi amministrativi che li riguardano. A tale scopo, verrà anche attivato un servizio di sportello con funzioni di relazione col pubblico dedicato alle istruttorie per le domande di concessione dei contributi.
RIGORE
Il rafforzamento del rigore e della trasparenza punta a prevenire le infiltrazioni criminali nei lavori di ricostruzione, a rafforzare le condizioni concorrenziali e a scoraggiare una concentrazione dei lavori a carico di uno stesso soggetto che non dimostri in seguito capacità attuativa. Penali e sanzioni per i ritardi nella conclusione dei lavori: il ritardo superiore a un mese dalla conclusione dei lavori di riparazione o ricostruzione degli edifici privati ammessi a contributo comporta una riduzione dell’importo concesso pari al 10% della rata per il pagamento dell’ultimo stato d’avanzamento dei lavori. Per ogni mese di ulteriore ritardo si applica un’ulteriore riduzione dell’1% fino ad un massimo del 50. Le domande di contributo per la riparazione o la ricostruzione di edifici danneggiati devono essere corredate anche da almeno cinque offerte acquisite da imprese, nonché da almeno tre offerte acquisite da progettisti, individuati tra quelli compresi nei “Pubblici Elenchi di Operatori Economici”, al fine di consentire valutazioni comparative e di effettuare le relative verifiche antimafia. Prevista per tutte le aziende che si occupano di attività connessa alla costruzione e riparazione degli edifici colpiti dal sisma l’iscrizione in appositi elenchi tenuti dalle Prefetture dell’Aquila, Pescara e Teramo, in maniera da escludere imprese e soggetti coinvolti in organizzazioni criminali di tipo mafioso, sottoposti a liquidazione fallimentare, procedure concorsuali, misure di prevenzione, o con condanne passate in giudicato. L’iscrizione è subordinata al possesso di requisiti di affidabilità tecnica definiti dal Commissario attraverso l’avviso pubblico con cui vengono raccolte le manifestazioni d’interesse per l’esercizio di queste attività.
CONTINUITA’ DEGLI INTERVENTI
Il quarto asse riguarda le misure per assicurare la continuità degli interventi: proroga dei contratti fino al 31 dicembre per i lavoratori della Struttura Missione Espropri, del personale co.co.co dei Comuni del cratere, della Provincia dell’Aquila e dell’amministrazione comunale dell’Aquila
Prolungato il diritto al contributo per l’autonoma sistemazione al 30 giugno 2012, se l’unità immobiliare abitata alla data del 6 aprile 2009 è classificata con esito B o C, e al 31 dicembre 2012 se l’unità immobiliare abitata alla data del 6 aprile 2009 è classificata con esito E, oppure è ricompresa in un aggregato edilizio o in area perimetrata dei centri storici. Gli affitti concordati con la Protezione civile possono essere prorogati, previo espresso assenso del proprietario, fino al 30 giugno 2012. Prorogata l’assistenza alloggiativa nei confronti degli aquilani che hanno perso la disponibilità di un’unità abitativa classificata con esito B o C, essendo venuto meno il rapporto di locazione, a causa dell’evento sismico del 6 aprile 2009, fino al 31 dicembre 2012. Il Comune dell’Aquila è autorizzato a utilizzare almeno cinque alloggi del Progetto C.A.S.E. e M.A.P. per destinarli all’ospitalità di case famiglia o strutture similari, di associazioni di assistenza per portatori di handicap dei comuni del cratere che abbiano avute distrutte le proprie sedi. Prorogate alcune attività volte a garantire il superamento dell’emergenza fino al 31 dicembre: le risorse del Provveditorato e il supporto operativo da parte del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e l’impiego di personale dell’Esercito per assicurare il presidio dell’ordine pubblico nei centri storici. Infine, verrà redatto un testo unico coordinato sul sisma al fine di coerenza, chiarezza e completezza.
(pubblicato su www.lindro.it)

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    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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