Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

RAI: la guerra dei poveri

Un autunno caldo o forse molto di più queste le previsioni per i collaboratori, a vario titolo, della RAI. Il numero pare possa essere anche ben superiore al numero degli stessi interni (forse anche di tre volte). Sembra impossibile ma questo è quello che circola nei corridoi RAI. Circola con apprensione perché la riforma del lavoro del Ministro Fornero prevede che se una persona fornisce il 70% del proprio lavoro ad un unico committente questo “sarebbe” obbligato ad assumerlo. E questa è la situazione in cui si trovano moltissimi dei lavoratori a partita IVA della più grande azienda culturale italiana. Cosa farà la RAI? non certamente assumerà tutti. Ed infatti si è in cerca della soluzione e la direzione generale sta chiedendo a tutti i programmi di avere le e mail di coloro, che come consulenti o collaboratori, prestino la loro opera. Stanno insomma cercando di avere un contatto per comunicare cosa?
I collaboratori esterni sono la somma di professionalità, esperienze e storie diverse. Ci sono autori che arrivano a prendere 50 mila euro al mese e collaboratori a 80 euro a puntata. Ci sono persone che lavorano da oltre 10 anni nella stessa trasmissione e c’è chi invece è appena arrivato. Ci sono signore in pensione dalla scuola che sono consulenti /esperte di libri,cucina,medicina.Ci sono inviati/e spuntati dal nulla.
Nello stesso tempo sale lo scontro interno per esempio tra dirigenti e giornalisti.ai quali è stato concesso il rinnovo del contratto. Andrea Lorusso, Presidente ADRAI (Associazione dirigenti Rai) dice “siamo arrabbiati lo stesso, in nome e per conto dei nostri collaboratori. Infatti c’è chi, come i giornalisti, incasserà -e per intero- il premio produzione per il 2012. Noi dirigenti -prosegue la lettera- vorremmo analoga “corresponsione” per tutto il personale, sia pure accettando una rateizzazione.” (tratto da www.globalist.it ndr).
E gli interni (programmisti registi, assistenti etc.) scendono in campo contro gli esterni.Non li vogliono più.
Una lotta tra poveri in una azienda che meglio di tutte fotografa il fallimento di questa società dove basta avere l’amico giusto al posto giusto perché tutto scorra liscio. E tutto questo ha funzionato fino a che la crisi non ha eroso i risparmi e non ci siamo tutti trovati a fare i conti con il lavoro che manca. E ci siamo accorti che quel piatto di lenticchie da cui tutti attingevamo si è prosciugato.
Ora in RAI sta succedendo proprio questo. Fino a ieri c’era posto per programmisti e collaboratori esterni, per dirigenti e giornalisti, per operatori e tecnici. La fetta da dividere era sufficiente per tutti. Ora non più e quindi bisognerà tagliare, sforbiciare e si partirà dagli esterni, dalle famose partite IVA. Ma come si farà la selezione, quali saranno i criteri?Il curriculum, il merito, gli anni di collaborazione o le relazioni di consanguineità con politici, professori o ex dirigenti? Sarà importante anche qui “la spintarella” che ognuno potrà mettere sul piatto della bilancia? E insieme a questa selezione ci sarà anche una equa ridistribuzione dei compensi o ci sarà sempre chi guadagna 50 mila euro al mese e chi solo 80 a puntata? Intanto per aiutare a ridistribuire si potrebbero tagliare i compensi da milioni di euro di alcuni conduttori. In economia si parla tanto di decrescita felice perché non applicarla anche alla nostra televisione?E perché i grandi giornali si occupano solo di chi leggerà i curriculum dei possibili nuovi presidenti o direttori generali, da Santoro a Freccero o Minoli, ma nessuno parla della situazione dei precari?Forse perché il modello di comunicazione a cui siamo abituati non include gli esclusi,le persone comuni ma si occupa sempre e solo dei volti noti.
(pubblicato su www.malitalia.it)

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