Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Come si nasce oggi, in Italia

“Presentare i dati di un’inchiesta sui punti nascita in Italia proprio alla vigilia di Natale è un viatico, un augurio alla nostra sanità dove ci sia più salute e meno interessi e meno politica.”Queste le parole del Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e i le cause dei disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando,presentando nella Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati un’inchiesta sui punti nascita italiani.
La prima mappatura dettagliata delle forme di assistenza assicurate a partorienti, nascituri, madri e neonati nel nostro Paese. Dove si evidenzia anche gli aspetti legali per capire quanti sono i casi di negligenza personale del medico e quanti i casi dove il disservizio è dovuto alla struttura.
Il primo dato che balza agli occhi è fornito dalle rilevazioni dell’Ania. L’associazione delle assicurazioni registrano che dal 1995 al 2005 il numero dei sinistri denunciati è passato complessivamente da poco più di 17.000 a circa 28.500, con un incremento del 65%. In particolare, i sinistri denunciati legati alla copertura dei singoli medici hanno fatto registrare un aumento più sostenuto, passando da 5.798 del 1995 a 12.374 del 2005 (+134%), mentre i sinistri denunciati legati alla copertura delle strutture sanitarie, sono passati da 11.444 a 16.085, con una crescita del 41%.
L’elaborazione delle risposte fornite degli assessorati costituisce una vera e propria fotografia “realistica” della situazione dei punti nascita italiani, grandi e piccoli da cui emergono livelli assistenziali molto difformi. I database riportano i questionari relativi a 460 punti nascita diversi (sui 570 presenti in Italia) ma quelli effettivamente valutabili sono stati 344. Sono stati esclusi dall’analisi quelli “difettosi” ovvero che mancano di una più risposte. Per la realizzazione dello studio sono stati interessati gli assessorati regionali. Dai questionari,formulati per evidenziare gli aspetti tecnico-organizzativi, è emerso che nei punti nascita esaminati ( distribuiti sul territorio di 17 regioni, fatta eccezione per Umbria, Calabria, Sardegna e Liguria, delle quali si registra mancata o incompleta risposta), si effettuano in media circa 90 parti al mese: si va dai 28 parti al mese delle piccole strutture ai quasi 290 di quelle più grandi.
Il primo risultato originale riguarda l’elaborazione statistica che è stata effettuata: in genere si tende a classificare i punti nascita in funzione del numero dei parti mentre nella elaborazione a disposizione della Commissione è stata fornita una classificazione secondo raggruppamenti, “cluster”, che permettono di caratterizzare il punto nascita non solo secondo il numero dei parti/anno, ma comprendendo anche il numero di letti accreditati, medici e ostetriche/i in organico, numero di parti/mese. Tale classificazione permette quindi di suddividere gli ospedali in tre classi:

• Il cluster ‘A’ consiste di 249 unità relativamente più piccole per numeri assoluti (letti, medici, ostetrici e parti) e rappresenta da solo il 72.4% dei punti nascita valutati. La classe A appare quella più interessante per la Commissione per vari aspetti di criticità e caratterizzata da punti nascita “fragili” per numero di parti, di medici/ostetrici. All’interno della classe A convivono difformità di assistenza molto importanti. In media vi si hanno 56 parti/mese, 19 posto letto accreditati, 9 medici e 10 ostetrici in organico. In particolare si contano 86 presidi nei quali si compiono mediamente non più di 500 parti/anno, 122 presidi nei quali il numero di parti /anno si attesta tra 501 e 1000 e 41 punti nascita con più di 1000 parti / anno.

• Il cluster ‘B’ è formato da 74 unità medio-grandi (21.5% dei punti nascita valutati), con in media 136 parti/mese, 39 posti letto accreditati, 18 ginecologi e 23 ostetrici in organico.

• Nel cluster ‘C’ confluiscono i presidi maggiori (solo 18 nell’insieme dei punti nascita valutati, il 5.2%): in media i parti per mese sono 288, i posti letto accreditati 65, i medici in organico 23 e gli ostetrici in organico 52. Sono quelli che concentrano più casi di patologia materna preesistente o insorta durante la gravidanza, maggiori percentuali di gravidanze di pazienti immigrate, età materna più elevata, parto analgesia e terapia intensiva neonatale.

La fotografia presentata oggi mette anche in luce le problematiche legate alla professione medica e di come l’emersione di tanti casi di malasanità abbia portato ad un’acuirsi del sistema di “medicina difensiva” che molti medici utilizzano per prevenire le possibili cause penali. Oppure molti di loro ricorrono a polizze assicurative ma è emerso, per esempio, che esiste un’unica assicurazione in Italia che è disponibile a fornire i propri servizi ai ginecologi con costi superiori ai 12mila euro l’anno. E questo perché non esistono tabelle certe relative al rapporto cure decesso o lesioni gravi del paziente. E ancor di più in neonatologia.

Teresa Petrangolini, di Cittadinanzattiva, ha posto l’attenzione su tre fattori specifici: sicurezza, case di cura private e umanizzazione del servizio. Altro punto dolente e su cui intervenire è il parto indolore che è anche uno strumento per diminuire l’accesso al parto cesareo ( che in alcune strutture e in alcune aree è superiore al 44%).

Il Ministro Balduzzi parla della convinzione diffusa “che il fulcro del servizio sanitario sia l’appropriatezza e questo ancor di più se parliamo di punti nascita. Il Ministero deve avere il ruolo di propulsione, di indirizzo ma anche di monitoraggio poiché è importante passare dall’effettivamente praticato al continuamente valutato e rivalutato. Esiste una differenziazione territoriale spinta sulla quale lavorare”. Questo deve essere il compito della buona politica.

(pubblicato su www.malitalia.it e www.lindro.it)

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