Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Tempo di pomodori

Quando arrivi in  Molise hai l’impressione di essere in una regione tranquilla, serena, immune dal malaffare. Per molti è ancora parte dell’Abruzzo, così come era prima del 1970. Ma appena ti addentri ti rendi conto che la realtà è un’altra: imprese casertane che hanno in mano il mercato delle costruzioni. Siciliani che cercano rifugio nelle aree interne sperando di sfuggire agli ergastoli. E’ una regione cuscinetto, una testa di ponte tra la “Capitanata” foggiana e la provincia di Caserta. Uno snodo per il traffico di rifiuti provenienti dalla Campania che arriva a Pozzilli, Termoli, Venafro e che vedrebbe coinvolta la ditta Caturano (di cui si trovano tracce anche nell’operazione “RE MIDA” della Procura di Napoli). Una Regione dove in un piccolo centro come Guglionesi ( circa tremila abitanti) si è dovuto bonificare un sito ( un ex azienda per l’allevamento di lombrichi) riempito di rifiuti tossici. L’operazione è costata alla comunità circa 2 milioni di euro!

Uno snodo per il traffico e la gestione degli immigrati, soprattutto in agricoltura. Uno snodo “fantasma” per braccia da vendere nei campi di pomodori. In quei campi dove due anni fa (il 29 luglio del 2008)  morì, in un canale stradale, Georghe Radu, clandestino ucciso da un malore e dalla paura dei suoi “colleghi” che  lo trascinarono fuori dal campo e lo lasciarono, solo, in una cunetta a finire la sua vita, come un cane, come un reietto.

Un recente rapporto dice che in Molise  gli immigrati sono circa 7.500 unità (di cui  5.358 compresi tra la città la capoluogo, Campobasso, e il resto della sua provincia). Provengono in gran parte da  Romania, Polonia, Albania, Marocco e Ucraina e il 75% è donna. E questo è il periodo della raccolta del pomodoro e così il Basso Molise e la Capitanata  ( dove si raccolgono oltre 2 milioni di pomodori) accolgono oltre quindicimila braccianti che in maggioranza lavorano in nero ( con una paga media di circa 2,5 euro l’ora e di cui un terzo va al “caporale”).

E con la stagione della raccolta dell’oro rosso ( come lo chiamano tutti) si presentano problemi vecchi e nuovi. Storie di uomini e donne che arrivano in Italia per trovare una nuova vita. Storie di piccoli agricoltori “strozzati” dalle grandi aziende e dai business della criminalità.

L’accoglienza agli immigrati è in Molise completamente assente perché non esiste alcuna politica verso di loro mentre in Puglia sono stati costruiti 4 alberghi diffusi e installati 20 cisterne per l’acqua oltre ai bagni chimici. Il punto è che il costo per notte, negli alberghi, è di 8 euro (circa la metà del guadagno di un giorno!)

La vendita del prodotto che per la maggior parte va ad aziende campane
E in questa stagione 2010 la crisi si fa sentire forte e chiara. «La colpa è degli industriali che lasciano marcire il prodotto nei campi». Secondo la Cia «dietro c’è un cartello di imprese di trasformazione, industriali e grossisti che impone le stesse condizioni capestro a tutto il Mezzogiorno. La colpa è degli industriali che lasciano marcire il prodotto nei campi». «I contratti non vengono onorati – aggiunge il vice sindaco di Guglionsesi, Lucarelli – le nostre aziende si appoggiano a industrie campane che stipulano degli accordi ma poi non li rispettano. Come? Ad esempio mandano meno TIR di quelli che ne dovrebbero giungere per trasportare il prodotto. Oppure arrivano con giorni di ritardo, e si sa che il pomodoro dopo la raccolta si deteriora in fretta. In questo modo valutano il prodotto meno di quanto vale. Per farla breve, se nel contratto c’è scritto che ti devono 5, ti danno due. E per gli agricoltori c’è anche il problema delle quote di pomodoro da raggiungere, minimo 750 quintali per ettaro, senza i quali non hanno diritto ai contributi europei».

E poi c’è il fenomeno dei falsi braccianti. Con 15 euro si può diventare braccianti e ottenere l’indennità di disoccupazione agricola. Un meccanismo sperimentato per esempio già a Rosarno ( e che in qualche modo è parte della famosa rivolta del gennaio scorso). Un imprenditore fa lavorare in nero degli extracomunitari e i contributi vengono “venduti” ai falsi braccianti, che potranno poi ricevere l’indennità. Una truffa bella e buona che permette anche di drogare il mercato del lavoro regolare, dove il lavoratore “vero” è costretto a pagarsi da solo i contributi per l’indennità di disoccupazione agricola. Cosa rispondere, infatti, ad un datore di lavoro che dice: ”tu vuoi lavorare da me? Dato che posso avere manodopera a 20 euro ti pago fino a 30 euro e i contributi te li versi tu”?

A tutto ciò si aggiunge che questa sarà l’ultima estate con i sussidi dell’Ue: 1000 euro a ettaro al produttore. E così il lavoro nero, la sopraffazione di chi ha bisogno di lavorare (regolare o irregolare che sia) sarà sempre più forte e “il piede dei giganti schiaccerà il cuore” degli ultimi, di chi è senza difesa, stretti tra la morsa della camorra e di imprenditori senza scrupoli.

(pubblicato il 28 agosto 2010 su www.malitalia.it e www.strozzatecitutti.info)

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