L’Europa a Rosarno

(Tratto da Calabria Ora)

La Calabria vista da Ida Gallo
Rosarno, da Calabrese a Calabrese, la vergogna di essere razzisti (Ida Gallo)

La Comunità europea è “scesa” a Rosarno per cercare di capire quello che da Bruxelles è sembrato solo un problema di immigrazione e razzismo.

Una delegazione mista (fatta di molti popolari tra cui Clemente Mastella) e con Mario Borghezio a ricordare che problema di immigrazione si tratta. Una delegazione che nell’arco di due giorni e mezzo ha dovuto capire quello che magistrati, investigatori, storici cercano di capire da anni, se non forse secoli. Ed allora chi gli parla solo di razzismo, chi gli dice che è solo la ‘ndrangheta a decidere tutto perché le arance non si vendono. Forse l’unico a dirgli le parole vere sarà stato don Pino de Masi. Ma certo a signore e signori parlamentari questo “mondo” deve essere sembrato strano, come è strano muoversi in questa terra.

Atterrati a Lamezia, poi una girandola di incontri istituzionali in una terra dove si viaggia sulla Salerno-Reggio (un’incompiuta da primato, difficile da trivare in nessuna altra parte d’Europa).

E poi una giornata intera a Rosarno tra sindacati, libera per cercare di vedere cosa? Cosa si può capire in mezza giornata tra domande, traduzioni, e magari un piccolo break per pranzo?
Ognuno ha la propria verità: i cittadini, i coltivatori, le associazioni e alla fine si riparte cercando di riportarsi, forse, solo il “buono” della situazione e poi via alla volta di Roma per incontrare altre istituzioni, il ministro Maroni che gli ha ricordato quanto questo governo fa contro la criminalità organizzata e contro l’immigrazione clandestina (peccato che i “neri” che sono dovuti andare via da Rosarno per il 90% erano con regolare permesso di soggiorno).

E poi dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e quello che doveva esse un breve scambio di imformazioni si trasforma in un incontro dove almeno gli stranieri (tralasciamo i nostri parlamentari che a rigor di logica queste cose le dovrebbero conoscere a menadito) incominciano a guardare al fenomeno con occhi diversi. A distinguere le necessità di dominio del territorio della ‘ndrangheta dal concetto di convivenza e razzismo.
Si spiegano perché ad un certo punto, negli scontri, che sarebbero finiti come per le altre volte, sono degenerati e la ‘ndrangheta, con la sua famiglia più forte sul territorio, è scesa in campo e ha preteso la “cacciata” dei neri.

Hanno anche capito che quella gente vive lì ma i loro affari li fanno anche in alcuni dei loro paesi di provenienza… e allora si apre un altro mondo… tanto da chiedere al procuratore nazionale un’audizione a Bruxelles. Perché l’Europa non conosce se stessa.

Nessuno di loro è andato a vedere cosa succede fuori dai propri confini. Perché l’Europa è un paese unito ma nessuno sa chi è il proprio vicino.
E questa delegazione è sembrata fino alla fine una piccola classe in gita scolastica senza guida e allo sbando dove ci si abbuffa di parole e persone e poi alla fine non ti rimane niente.
E da domani nei confortevoli uffici di Bruxelles si torna alla routine e Rosarno, forse, sarà più lontana di prima.
Magari potrebbero chiedere informazioni al loro collega Mario Pirillo, ex potentissimo assessore all’agricoltura della giunta Loiero.

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