Laura Aprati

Una vita in viaggio.

In scena

Effetti personali

È partito il 24 febbraio su La7d “Effetti Personali” un mio programma, insieme a Daniela Lorenzi Francesco Pascarito Giovanni Scipioni e Giorgio Secchi, per conoscere e scoprire le città con occhi e parole diverse.

Un ritorno alla mia passione del viaggio…

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La7d. Effetti personali. Parigi

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Il Mediterraneo brucia

Algeria, Tunisia, Egitto e adesso la Libia. Un fiume in movimento e come dice Cherifa Boutta, psicologa da Algeri, “cerca la democrazia, la libertà da sola non c’è nessuno che è venuto ad esportare la democrazia”. E il pensiero corre inevitabilmente alla guerra in Iraq e alle ragioni addotte da Bush per quella guerra. Parole  e sensazioni di due donne, professioniste e cittadine attive, come Cherifa Boutta, dall’Algeria, e Souad Tikri, dalla Tunisia che a Roma, alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, hanno raccontato e spiegato cosa vuol dire vivere in questi paesi.

Donne uomini e bambini in piazza per chiedere ai tiranni di andare via. Tunisia e Egitto hanno cacciato i loro anche se la transizione sarà dura e non senza ripercussioni e colpi di coda. Per l’Algeria è ancora molto difficile la polizia è ancora molto forte.

Ma adesso si muove anche la Libia. Lì dove sembrava impossibile contestare Gheddafi, capo indiscusso despota e dittatore. Ma la gente sembra non avere più paura o meglio la disperazione, la fame, la frustrazione sono più forti della paura ed allora in strada anche se la polizia ti carica e ti spara addosso.

E la polizia è forte e determinata soprattutto in paesi come l’Algeria dove come ha detto la Boutta “il sistema politico è un sistema mafioso, di intrecci di interessi”. Le donne sono state il motore di queste battaglie e anche loro sono scese in piazza per la dignità, l’uguaglianza e la giustizia. L’altra grande arma è stata face book. Le riunioni, le piazze, le marce sono tutte state convocate via internet ( in fatti in Egitto per giorni lo Stato ha chiuso i canali internettiani)

E poi c’è lo Yemen e ancora non si sa bene cosa sta succedendo a Sanaa. Ma la fascia del Mediterraneo sino al Medio Oriente sono una bomba pronta ad esplodere con i siriani che saranno nel mezzo e con Israele che già si prepara a fronteggiare l’Iran che oggi ha spedito navi da guerra, attraverso il canale di Suez, verso il Mediterraneo. La guerra all’Iraq, e quindi il cambiamento di equilibri di allora, incomincia a dare i suoi frutti. L’area è stata martoriata da una guerra che dura da troppo tempo, che ha aperto nuove strade al terrorismo e a gruppi imprenditoriali e finanziari che hanno a cuore solo i loro interessi e non gli equilibri mondiali.

La stabilità di un’area da sempre in tempesta, è oramai fragilissima e noi siamo di fronte a tutti questi paesi. Da noi arriveranno i profughi e già si vedono i primi segnali. La caduta di dittature porta sempre con sé un’ondata di emigrazione forzata basti ricordare l’Albania e la fine della dittatura di Enver Hoxa che nel 1991 portò circa 30000 profughi sulle coste pugliesi. Dobbiamo essere pronti e capaci di assistere queste persone e non solo gridare all’allarme e dire che l’Europa ci ha lasciati soli. Il problema è politico e il Ministro dell’Interno, Maroni, lo sa benissimo e sa benissimo che l’Italia ha un “trattato di amicizia” con la Libia che pone ben altri problemi. Ci sono accordi economici importanti dietro quell’accordo ( dal gas, alle grandi opere) e questo ci stritola tra quella che sarà la volontà dell’Europa e le richieste “dell’amico Gheddafi”, quello che è venuto a piantare la sua tenda sfilare a Roma con i suoi cavalli berberi.

Anni bui e anni di speranza

Questo è il titolo dell’incontro che si è tenuto giovedì 10 febbraio alla London School of Economics, nella settimana dedicata all’Unità d’Italia.

Una settimana a capire cosa è l’Italia. Ne hanno discusso Bill Emmott ma anche Gianluca Vialli e per finire Marco Travaglio e Antonio Padellaro. Il 10 si è parlato di crimine organizzato: cosa è cambiato nelle mafie,il ruolo della finanza mondiale nella loro crescita. Con me Laura Garavini, deputata del PD e membro della Commissione Antimafia, l’imprenditore calabrese Antonino Di Masi, il prof.Federico Varese dell’Università di Oxford, il Procuratore Aggiunto della DNA Dott. Alberto Cisterna ( in collegamento dall’Italia). Il tutto moderato da Fabio Cavalera, corrispondente da Londra del Corriere della Sera.

Londra, la City, da sempre sono state la meta dei “mafiosi” più attenti ai mutamenti dei tempi. Vale la pena ricordare Sindona e Calvi con la sua misteriosa morte sotto il ponte dei Frati Neri, proprio a Londra. Questa città, internazionale e multietinica, è anche la patria della massoneria che molto ha a che fare con le mafie.

Una città dove il crimine organizzato italiano, ma anche quelli emergenti come  russo e la cinese, hanno trovato un terreno fertile per investimenti e soprattutto per il riciclaggio dei capitali ottenuti con il traffico di droga, finanziamenti illeciti, aste truccate, traffico d’armi.

Qui tutto si trasforma e prende la forma di un doppiopetto grigio e ben stirato, inappuntabile e “formalmente” non indagabile.

Ma è importante sottolineare che soprattutto mi hanno colpito alcune cose: la partecipazione alla vita italiana anche di chi ha deciso di lasciare la sua terra definitivamente ( una ragazza catanese ha detto “ ho rinunciato ai miei genitori e a mio fratello. Vivo qui da 15 anni a Catania andavo nella stessa scuola cattolica delle figlie di Santapaola e nel mio palazzo abitava Calderone”) e di chi, legandosi alle parole di Pippo Fava, chiede “ ma chi usa chi? E’ Dell’Utri ha usare la mafia o il contrario?”. Domanda attuale perché è oramai innegabile il legame, coeso, tra le due forze. Come è stato anche evidente nella discussione relativa alla Commissione Antimafia che ha cercato di fare luce sulle liste elettorali e che, come confermato dall’On.le Garavini, ha visto l’omertà di alcune Prefetture rispetto ai dati richiesti. Fra queste fa spicco quella di Milano e il Prefetto Lombardi che ha sempre detto “a Milano la mafia non esiste” e smentito dall’indagine “Crimine” che ha portato all’arresto di 302 ‘ndranghetisti (la maggior parte al Nord). A onor di verità bisogna ricordare che il Prefetto Lombardi è lo stesso che ha favorito la signorina Polanco ( conosciuta come Marysthell nell’indagine Ruby-gate e fidanzata con un narcotrafficante) nella richiesta di un passaporto italiano.

Un altro aspetto è il cambiamento delle mafie. Secondo il professor Varese esse non sono cambiate, non si sono evolute e su questo forse le posizioni non sono tutte univoche. Forse non è cambiata l’anima ma certamente hanno cambiato il vestito e il modo di presentarsi cercando di sovvertire il detto “che il vestito non fa il monaco”.

  • Chi sono


    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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