Euro, quale il problema?

“Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica con le caratteristiche che presenta nei Paesi capitalisticamente avanzati favorisca non già il vigore competitivo, ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio, che opera sistematicamente a danno dei risparmiatori”. Questa frase è di Federico Caffè, economista scomparso nel nulla il 15 aprile 1987.
Un presagio o una visione realistica di dove stava andando il mondo? E dall’allievo che gli fu più vicino arriva il ritratto, forse più vero, del grande economista italiano. Il 4 aprile esce “Federico Caffè” di Bruno Amoroso, per Castelvecchi, collana Le Navi.
Il colloquio di oggi con il professor Amoroso è un’anticipazione, un ricordo del suo maestro ma anche l’occasione per “leggere” la realtà economica di oggi con una lente diversa, completamente lontana dalla visione ottimista che circola in tutti gli ambienti culturali e politici d’Europa.
Bruno Amoroso, laureato proprio con Caffè, dal 1972 ha insegnato Economia internazionale in Danimarca, nelle università di Copenhagen e di Roskilde. Attualmente è docente alla facoltà di Economia di Hanoi, in Vietnam. È presidente del Centro Studi Federico Caffè dell’Università di Roskilde ed è condirettore della rivista italo-canadese «Interculture». È membro del consiglio di amministrazione del FEMISE (Forum Euroméditerranéen des Instituts de Sciences conomiques), e coordinatore del comitato scientifico della Fondazione per l’Internazionalizzazione dell’impresa sociale. Fa parte, inoltre, del comitato scientifico FLARE Network (Freedom, Legality and Rights in Europe), la rete internazionale per la lotta alla criminalità e alla corruzione.
– Professore chi era Federico Caffè?
Federico Caffè era un’economista con un rapporto profondo con l’etica della propria professione. Pensava che non bisognava mai diventare “il consigliere del Principe” ma bisogna rimanere “il consigliere dei cittadini”. Un uomo che alla fine della sua vita viveva della sua pensione, perché solo quella aveva, e contava, con attenzione, i propri soldi. E che, forse, con la sua decisione di sparire ha voluto comunicare una “non volontà” ad adeguarsi ad un mondo in cui non si riconosceva. Federico Caffè ricordava sempre che un’economista deve sempre difendere la sua autonomia senza prestarsi al sindacato o alla politica.

Passiamo all’euro è destinato a morire?
L’euro è già finito come moneta comune. L’euro è una camicia di forza per costringere alcuni paesi, soprattutto quelli dell’area mediterranea, a seguire una politica economica prestabilita che impedirà la crescita. L’Europa è costituita da 27 paesi che hanno forti diversità e all’inizio l’Europa doveva essere quella della cooperazione tra le diversità mentre oggi è l’Europa della competizione e della guerra.

-Cosa vuole dire con queste parole?
Che in Europa siamo in una situazione in cui c’è la contrapposizione tra i Paesi del sud Europa e quelli del Nord, soprattutto la Germania . Abbiamo assistito ad una germanizzazione dell’Europa un po’ come prima della seconda guerra mondiale e sembra che la storia non ci abbia insegnato nulla e siamo arrivati ad un paradosso ideologico per cui nella stessa comunità europea si parla di “paesi straccioni”, si insultano le nazioni del bacino del Mediterraneo. Ci sarebbe voluta una politica franco-italiana più forte ma la Francia ha pensato di appoggiare la Germania nella speranza di trarne qualche beneficio.

-E quindi professore torneremo alla lira?
La cosa più realistica che potrà avvenire è la creazione di due monete una per l’area sud e l’altra per Germania,Olanda. Queste. 2 aree valutarie ci riporterebbero al concetto del serpentone monetario dove anche l’inflazione aveva una sua dinamica.

– Siamo veramente in mano ai governi delle banche?
La finanza ha preso in mano la politica. I governi sono “infestati” dai poteri finanziari e il grande capitale domina il sistema delle borse. E per grande capitale intendiamo anche i soldi provenienti dal crimine organizzato ( mafie, prostituzione,droga,traffico di esseri umani e di organi). E sono tutti stipendiati dai maggiori centri della finanza. E non si parla più di conflitto di interessi chi ricorda che Mario Draghi (anche lui allievo di Federico Caffè ndr), quale responsabile Europa della Goldman Sachs ha patteggiato, presso il Tribunale di Pescara, una condanna per il reato di frode fiscale? Oggi il conflitto di interessi è assunto come garanzia

– Professore lei che ha di questa crisi?
Per spiegarle il mio pensiero ricorro ad un episodio che ho vissuto anni fa a Napoli, in viaggio con il professor Caffè. Una mattina esco e vado a comperare i giornali e attraverso una piazzetta, nelle vicinanze del nostro alloggio. Ai tavolini dei bar sono seduti degli avventori che tranquillamente parlano o leggono il giornale. Al ritorno mentre attraverso la piazza inizia una lite con spintoni, parole. Anche io vengo spintonato più volte. Dopo qualche minuto torna tutto tranquillo. Al rientro racconto l’accadauto al professore il quale serenamente mi dice “ ti hanno rubato il portafoglio”. Ecco negli ultimi 10 anni la nostra vita è stata fatta di grandi risse tra le parti contrapposte mentre ci toglievano il portafoglio. Tutto è stato preparato e la finanza ha espropriato la politica.

– Cosa si aspetta?
Non mi aspetto nulla di buono. Solo un inasprimento dei conflitti sociali perché non c’è una politica che li orienti. Siamo in una situazione di non ritorno. Per anni siamo vissuti nell’ottimismo ecologico e cioè inquiniamo tanto arriveranno nuove tecniche che ci permetteranno di ripulire ciò che abbiamo sporcato. E invece non è sempre così. E noi non possiamo più illuderci.

(pubblicato su www.lindro.it)