Laura Aprati

Una vita in viaggio.

3.32 del 6 aprile 2009: la data maledetta che cambiò l’Aquila per sempre. Dieci anni di storie e di dolore

Posted on | Notizie dall'Italia | aprile 6, 2019

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L’Aquila stanotte alle 3,32 si è fermata per ricordare le 309 vittime del terremoto di 10 anni fa. I rintocchi della campana in Piazza Duomo, il silenzio come quella notte hanno riportato tutti indietro a quelle ore terribili che chi è sopravvissuto non dimenticherà mai. Saranno sempre parte della loro vita.

Il dolore e la rabbia della zia dello studente
Quella notte, come dice Antonietta Centofanti del “Comitato vittime della casa delle studente” e zia di Davide giovane studente di ingegneria morto quella notte, “capimmo che quello che ci era stato detto era tutto falso”. Le rassicurazioni, le parole di scienziati e istituzioni si sbriciolarono alle 3,32 come le tante case del centro storico. Come si possono dimenticare i 55 giovani studenti universitari che hanno perso la vita in quelle ore? Per loro rimangono le pietre della casa dello studente a imperituro ricordo di quel sacrificio. Giovani “scintillanti di sogni” che aspettavano solo di realizzarli.
E poi Fabrizia, Claudia, Alessandra, Nurije, Stefano……sono tutti elencati nella piccola cappella delle Anime Sante, la chiesa che con la sua cupola crollata, è stata il simbolo di quella notte.

Lo strazio dei sopravvissuti
E per chi è sopravvissuto c’è il vuoto di una presenza, di una voce come dice Vincenzo Vittorini, medico chirurgo, che quella notte ha perso moglie e figlia. Lui e il figlio Federico sono sopravvissuti e oggi si battono perché la “memoria permetta che tragedie come L’Aquila, Viareggio, Genova non succedano più”. Perché non se ne parli dopo aver perso vite umane ma che si faccia prevenzione e si costruisca in sicurezza.

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Una città cantiere
La città è tutta un cantiere. Dopo anni di fermo la ricostruzione è partita. Molti i palazzi ricostruiti, ancora tanti quelli fermi a quella notte. La Chiesta sventrata di San Massimo o quella di Santa Maria Paganica, le case tra il Comune e il Convitto, la scuola De Amicis e tanto ancora.
Alcune attività sono tornate in centro, con molte difficoltà e come dice Roberto Grillo, fotografo, adesso “devono tornare gli abitanti in centro perché la città riviva veramente”.
Toccante il racconto di quei giorni di Francesca Manzi “quando abbiamo riaperto il negozio la gente entrava e non ci dava i soliti auguri ma ci diceva GRAZIE!”.
Ma a fianco di chi riapre, di chi vuole far ripartire la città farla tornare alla sua vita, culturale commerciale, farle ritrovare la sua identità di quinto centro storico d’Italia, c’è chi lascia dopo 10 anni di battaglie per rimanere. 10 anni sono tanti per tornare ad una vita, diciamo, normale. Sono pesanti da portare dentro.

Aria di speranza e stanchezza
E girando per la città, tra i palazzi tornati al loro splendore, e ponteggi metallici che parlano di ciò che non è ancora stato fatto, si respira un’aria di speranze ma anche di stanchezza che rischia di oscurare tutto ciò che si è fatto.
E a 10 anni dal sisma, si prova a far ripartire il cratere aquilano dallo sviluppo turistico dei comuni e dalle sue vocazioni antiche. Sono 56 i Comuni sono attualmente coinvolti nella realizzazione di 8 Progetti integrati che riguardano il turismo religioso, enogastronomico,storico, naturalistico. Ci sono circa 33 milioni di euro a disposizione gestiti dalla Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio con il supporto di Formez PA.
Ma prima ancora di questo va ricostruita la fiducia dei cittadini, quella persa alle 3,32 di dieci anni fa.
(pubblicato su Tiscalinews del 6 aprile 2019)

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