Coronavirus, gli italiani che tornano e quelli che rimangono all’estero

I connazionali che si trovano in altre nazioni preoccupati di non poter rientrare dopo il blocco delle frontiere europee. E c’è chi rimane nel Paese dove lavora.

I dati fanno degli Stati Uniti il terzo Paese al mondo per contagi (31.057), la Spagna è subito dopo (28.603) mentre nel Regno Unito si parla, ufficialmente, di oltre 5000 casi di contagioMa a sentire Miriam Delogu, italiana, con il permesso “Remain” post Brexit, ricevuto solo qualche mese fa, che vive a Bristol da 10 anni, le cifre che girano nella comunità medica sono di oltre 30.000 contagiati.

Intanto dopo una prima posizione del genere “non ci riguarda” o come racconta Miriam gli inglesi non hanno accettato nessuna regola perché “noi non possiamo essere vittime del virus e cambiare la nostra vita”, adesso siamo alle 12 settimane di quarantena obbligatoria per circa 1,5 milioni di persone vulnerabili, anziani e malati cronici, contattati nelle ultime ore da un avviso del sistema sanitario nazionale (Nhs). È stata promessa assistenza a tutti e il premier ha parlato della necessità delle restrizioni “senza precedenti” adottate, come le chiusure dei locali, per “rallentare” i contagi e “salvare migliaia di vite umane”. Un bel passo indietro rispetto all’immunità di gregge di una settimana fa!

Miriam racconta di pub affollati soprattutto nell’ultimo venerdì prima delle restrizioni emanate dal governo. Scene preoccupanti davanti ai supermercati. E soprattutto preoccupazione per la sanità che, se non si programmano i test, non saprà esattamente come accogliere e gestire i malati. Miriam poi pone anche il problema occupazione: già a Bristol ci sono mille giovani senza lavoro. Perché questa pandemia ha un risvolto economico forte a cui a breve bisognerà dare risposte. E mentre il Regno Unito si incammina a seguire l’esempio dei paesi europei, da cui forse voleva distinguersi in considerazione della Brexit, in Spagna si contano oltre 28mila contagi e 1.700 decessi. Giulia Tomassiello è rientrata giovedì sera dalla Spagna, da Leon dove stava studiando per il doppio titolo della Laurea Magistrale interatenei (Italia, Germania, Francia e Spagna) in Management. La situazione in Spagna è stata molto contoversa fino a che nel giro di 24 ore è stato chiuso tutto. E lì sono nate le apprensioni, le ansie.

Rimanere a Leon, come Giulia aveva pensato all’inizio, non era più possibile: chi studia fuori per 4 o 6 mesi non ha nessuna copertura sanitaria. “Questa pandemia è stato uno shock e poi all’inizio pensavamo che toccasse solo persone sopra i 60 anni”. La Spagna ha sottovalutato il problema e ha preso, con ritardo, le misure restrittive. Anche Giulia parla di problemi nella sanità spagnola, poche terapie intensive. Per quanto riguarda il suo rientro parla di una settimana di battaglie, gli arei pronti che non potevano atterrare e poi tutto si sblocca e si torna a casa. “Mi raccomando voglio ringraziare la Farnesina, Alitalia, l’unità di crisi e tutti coloro che ci hanno ascoltato e supportato. Grazie!”. Arrivata in Italia è stata sottoposta ai controlli e poi finalmente verso casa! E adesso la quarantena obbligatoria dopo aver denunciato alle Istituzioni locali il suo arrivo.

(pubblicato su Tiscalinews il 23 marzo 2020)

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