Braccianti agricoli stranieri vittime di caporalato, il mercato ortofrutticolo di Fondi al tempo del coronavirus

Il MOF è capace di movimentare oltre 1,1 miliardi di chili di ortaggi e frutta provenienti da oltre 4.000 imprese agricole. Il sociologo: “Indiani, bangladesi e richiedenti asilo vittime di estorsione da parte di padroni italiani”Fondi è la prima “zona rossa” del Lazio. Colpa una festa di Carnevale, il 25 febbraio scorso, a cui hanno partecipato alcuni anziani fondani con familiari provenienti dal Nord. Sono state infatti trovate 47 persone contagiate dal coronavirus mentre 600 sono già in isolamento. Ma a Fondi c’è anche il famoso MOF (Mercato ortofrutticolo), il più grande d’Italia e tra i più grandi d’Europa. Per la Coldiretti, il Mof “ha un ruolo centrale nel garantire gli approvvigionamenti alimentari della popolazione in questo difficile momento al quale contribuiscono oltre 4000 imprese agricole”.

Per ora il MOF lavora a ritmo ridotto, aperto solo la mattina per 5 giorni a settimana. All’ingresso controlli con il termoscanner, all’interno mascherine e guanti ma non sempre soprattutto nei locali non a vista dove si scaricano le merci e le cassette passano di mano in mano. La sanificazione viene fatta una volta a settimana. Non si può chiudere il mercato perché ci sarebbe un effetto domino su alimentari e supermercati romani e non. Il MOF esporta anche in Europa, soprattutto in Germania. C’è forte tensione intorno e dentro al grande mercato.

Le misure di contenimento ci sono ma difficilmente applicabili in quell’ambito e tutti vivono nella paura che possa scoppiare un focolaio. Intanto il MOF, già da anni attenzionato per il condizionamento da parte delle mafie (come ricostruisce il sesto rapporto annuale Agromafie di Eurispes 2019) e al centro di numerose indagini che conivolgono ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra, vive con forte tensione questo momento. Marco Omizzolo, sociologo, da tempo impegnato nella lotta al caporalato, dice “La distribuzione dei generi alimentari garantita a tempo parziale crea difficoltà gravi per migliaia di aziende agricole pontine e per i lavoratori che rischiano di pagare, più di altri, la crisi.

Alcuni braccianti stranieri, soprattutto indiani, bangladesi e richiedenti asilo vittime di caporalato e di estorsione da parte di padroni italiani locali, sono spesso reclutati mediante furgoncini e trasportati, in violazione delle ordinanze a tutela della salute pubblica, in alcune aziende agricole locali. Il 19 marzo scorso il commissariato di Terracina, nell’ambito dei servizi contro la diffusione del Covid-19, ha fermato tre furgoni con 25 braccianti bangladesi che viaggiavano senza guanti e mascherine.” 

E il pensiero corre a quello che sarà il post emergenza sanitaria: imprese che non avranno liquidità, impegni da rispettare, banche che bussano alle porte se l’iniezione di liquidità prevista non dovesse essere suffivìciente. Piccole e medie imprese che avranno davanti professionisti che “troveranno” una soluzione adeguata per i loro problemi. Soldi freschi da inserire nei loro conti. E questo potrà succedere in tutta Europa visto che gli interessi del crimine non sono solo l’ortofrutta, ma l’intera filiera (dai trasporti in poi: refrigerazione, trasformazione, grande distribuzione etc.).

E la l’azione giudiziaria sarà, come sempre, costretta ad inseguire con l’aggravante che con la tecnologia non si viaggia più con la valigetta piena di euro ma basta un computer per spostare denaro da un posto all’altro del mondo, magari con delle traingolazioni che non permettono più di “seguire l’odore dei soldi” come ci ha insegnato Giovanni Falcone.

(Pubblicato su Tiscalinews il 27 marzo 2020)

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