La vita a casa al tempo del Covid-19: in Italia spopola il mindfullness, cosa è e a cosa serve

Le nostre abitudini, i nostri tempi sono cambiati. Abbiamo modo di riflettere e fare introspezione. Cosa  c’è di meglio della meditazione per affrontare lo stress da isolamento sociale?

Il Ministero della Salute ci ricorda l’importanza dell’attività fisica proprio in questo momento di forzato isolamento, che durerà almeno fino al 4 maggio. Nella sezione del portale web dedicata a tutte le informazioni sul Covid-19, si trova una guida, per esempio, per l’attività fisica degli adolescenti, da svolgere in casa, da soli o con i genitori, oppure via chat con gli amici.

Ma cosa  c’è di meglio della meditazione per affrontare lo stress da isolamento sociale? In effetti il benessere di corpo e mente, in questo periodo di quarantena, che ci costringe a stare dentro le nostre case, può essere anche un’occasione per guardare “dentro” noi stessi e ritrovare equilibrio. Dalla Cina stessa, nel periodo del loro lockdown, arrivavano immagini di anziani che facevano yoga o meditazione e uno dei contagiati ebbe a dire “mi sono salvato facendo ogni giorno esercizi di medidazione”.

Ma la Cina, come tutti i Paesi orientali, ha una cultura molto vicina allo yoga o alla meditazione. E in Italia?

Cosa succede ce lo spiega Claudio Colaiacomo, vice presidente responsabile delle relazioni istituzionali di una grande gruppo editoriali internazionale, il maggior editore mondiale in ambito medico e scientifico. Con sede ad Amsterdam, l’azienda è presente in 24 paesi e impiega oltre 7.000 dipendenti.

Mi occupo di mindfullness soprattutto per migliorare l’attenzione su se stessi e sugli obiettivi dei nostri dipendenti. Sono sparsi nel mondo e vivono dinamiche di performance molto stringenti”.

Ma il virus, come dice Colaiacomo, ha funzionato da “equalizzatore”. In che senso e perché? “Perché adesso, due volte al giorno, quando parte la  in webinar mi ritrovo 600/700 persone che partecipano da tutte le parti del mondo e che, piano piano, sono più consapevoli delle loro paure, delle loro ansie e che si tolgono la corazza aziendale che prima li faceva parlare solo di obiettivi. Che li faceva essere sempre assertivi anche quando dentro erano rosi dall’ansia”.

La meditazione richiede tempo e questo periodo lo “concede” oramai a tante persone nel mondo. Tempo di rilassamento, tempo di comprensione. Ed essere insieme a fare mindfullness fa sentire tutti connessi, tutti nello stesso mare. Le paure di uno sono le paure dell’altro. “Condividere queste ansie e paure- dice Colaiacomo- riesce a ridurre l’ansia che de deriva dalla pandemia, dalla preoccupazione di perdere il lavoro, dal futuro che verrà”.

Colaiacomo ha portato l’esperienza aziendale sul web, aperta tutti, grazie alle nuove tecnologie  e ogni mattina alle 9 passa il suo know a persone che neanche si conoscono, con storie e vite diverse, ma che, grazie a ciò, condividono un momento di cambiamento globale. Per seguirlo basta collegarsi su Zoom.

In qualche modo dobbiamo prepararci ad affrontare il dopo emergenza che non sarà facile, molte restrizioni ci accompagneranno ancora per molto e il mondo ha bisogno di tempo per riprendersi da questo tsunami anche se, come diceva Lao Tse “ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.”

(pubblicato su Tiscalinews il 12 aprile 2020)

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