Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Il Tg1, una poltrona per uno “straniero”?

E’ arrivata, a dicembre, al Presidente Garimberti una lettera di autocandidatura alla direzione del TG1.
Chi la scrive è un collega della Stampa Estera,Wolfgang Achtner, da tanti anni in Italia, autore di documentari e decente di giornalismo. Certo stupisce un po’ che qualcuno, che non sia italiano e che non sia legato alle varie cordate (interne ed esterne all’azienda) ambisca a dirigere quello che una volta era il TG di riferimento nazionale.

Perché?
Dice Achtner “Sono serissimo: io vorrei ottenere quell’incarico. Vi sembra una follia? E allora riflettiamo sullo stato dell’informazione televisiva in questo Paese, dove chi non è affiliato ai partiti viene messo da parte dal sistema e dove nessuno tutela gli interessi dei cittadini . Questo è la contraddizione principale del sistema, che io vorrei venisse affrontata in maniera trasparente e risolta, una volta per tutte. Non è un mistero che i giornalisti, nei tg della Rai, vengano assunti in base all’affiliazione politica e, quindi, sanno che per fare carriera devono curare gli interessi dei loro “sponsor” politici. La conseguenza di questo stato di cose è che i tg della Rai sono qualitativamente scadenti perché non c’è nessuno in grado di produrre un servizio conforme allo standard qualitativo giornalistico/tecnico dei principali telegiornali mondiali, vedi BBC, CNN, Al Jazeera, tanto per fare alcuni nomi.
In verità, l’aspetto più grave di questa situazione sta nel fatto che i tg Rai trasmettono propaganda invece di informazione. Dal punto di vista strettamente tecnico, invece di essere costruiti con immagini e interviste girate appositamente e un testo strettamente collegato, per poi essere montati con cura, i servizi sono costruiti con un testo copiato da un agenzia ANSA o del televideo che viene illustrato con una “spruzzatina di immagini” – questo è il gergo tecnico usato dai colleghi della Rai – cioè un montaggio approssimativo di immagini generiche e d’archivio.
Se chiedeste ai colleghi giornalisti delle grandi reti mondiali cosa pensano dei tg Rai, vi direbbero che nessuno delle persone che ci lavorano, direttori compresi, potrebbe durare più di mezz’ora in un vero telegiornale. E questa situazione è comune a tutti i tg italiani, incluso quello de La7. Perlomeno, quel tg non è fazioso ma, premesso che era cosi prima dell’arrivo di Mentana, questo non basta

Ed è per questo che Wolfgang si è deciso a scrivere a Garimberti. Solo una provocazione?
(pubblicato su www.malitalia.it)

Napoli, giornalismo in svendita e senza schiena dritta

(di Vincenzo Iurillo)

Della rabbia di Brunella, giornalista vessata e sottopagata del napoletano, abbiamo già riferito. Poi purtroppo il suo caso non è isolato. E bisognerebbe anche chiedersi il perché.

Qualche giorno fa ho incontrato un giornalista napoletano esperto in temi ambientali, Fabrizio Geremicca. Giovane, brillante, in gamba, documentato, dalla penna frizzante e dal pensiero intelligente. In un paese normale non avrebbe difficoltà a ottenere un buon contratto in una testata di livello e a vivere bene del proprio lavoro. A Napoli, mi ha confessato, accumulando diverse collaborazioni riesce a malapena a racimolare una cifra che non sarebbe sufficiente a pagare l’affitto di una casa dignitosa.

Il mercato dell’informazione a Napoli è un disastro. Secondo Fabrizio, una delle principali colpe è nei giornalisti napoletani, responsabili di una forsennata corsa al ribasso delle tariffe professionali. In parole povere, si svendono per ragioni con le quali è difficile dirsi d’accordo. E mi fa un esempio, da lui pubblicato su un blog: “Chiacchierando con un collega che collabora al sito internet del Corriere del Mezzogiorno, un giornalista che ha superato da un pezzo la trentina, ho appreso che scrive e non è pagato. Lavora, cerca notizie, va in giro, le verifica e non percepisce un centesimo. Gli ho chiesto perché lo facesse. Mi ha risposto che così rimane nel giro e poi è meglio scrivere gratis, sperando che qualcosa accada in futuro, che non scrivere affatto. Stiamo parlando del sito internet di uno dei tre principali quotidiani cittadini. Lo stesso giornale remunera gli articoli dei collaboratori con 15 euro a pezzo. Nessun rimborso spese, nessun compenso per le foto. Altrove, mi raccontano, nelle altre redazioni cittadine, la situazione non è migliore. Spesso è addirittura peggiore”. Conclusioni di Fabrizio, che condivido in pieno: “Se queste sono le condizioni di lavoro, se ci sono giornalisti che scrivono gratis, se le remunerazioni dei pezzi compensano appena le spese, la qualità dell’informazione è destinata inesorabilmente a calare a picco. Il precario senza diritti e senza prospettive, se non di subire per anni uno sfruttamento sistematico, nel miraggio di un contratto, difficilmente sarà un professionista dalla schiena dritta, capace di resistere a condizionamenti e pressioni”. In pratica, andrà verso l’autobavaglio. Per il quale non c’è bisogno di fare una legge.

(da Il Fatto Quotidiano 4 agosto 2010)

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