Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Lettura della settimana: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Ore 9,30 del 30 aprile 1982 . Vengono assassinati l’on.le Pio La Torre, segretario regionale del PCI, e il suo autista, e compagno di lotte, Rosario Di Salvo
Un anno, 1982, che ha molto da dire sulle mafia e sul contrasto al crimine organizzato e che oggi torna alla ribalta sia per la ricorrenza sia perchè in questi giorni è uscito un libro dal titolo “Chi ha ucciso Pio La Torre” ( di Mondani e Sorrentino ed. RX Castelvecchi) ma anche per l’inaugurazione, il 12 aprile scorso, dell’archivio digitale su Pio La Torre, un progetto promosso dalle Presidenze della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica, della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e della Fondazione della Camera dei deputati, su iniziativa del Centro di studi ed iniziative culturali “Pio La Torre” di Palermo (archiviopiolatorre.camera.it)
Un lavoro certosino che ci permette di leggere i suoi scritti, i suoi interventi e soprattutto ci permette di leggere gli atti del processo e trovare, accanto ai nomi dei mafiosi, anche quelli di personaggi come Fioravanti,Cavallini, Izzo.
E allora ci rimane più chiaro quello che Mondani e Sorrentino dicono nel loro libro.Un omicidio di mafia, semplicemente, o un delitto politico? Il libro ricostruisce quegli anni, dall’omicidio Moro a Piersanti Mattarella e Pio La Torre e la sua scelta di tornare in Sicilia dopo tanti anni. Le sue paure, i suoi appunti e quella frase detta a Emanuele Macaluso “Ora tocca a noi”. Gladio, la base aerea di Comiso, il Mediterraneo e i fermenti di quegli anni. Quante cose Pio La Torre ha visto, guardato sin nell’intimo, raccontato. Un uomo contro tempo che già nel 1980, in Parlamento, spiegava l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con il ritrovato interesse degli americani per la mafia siciliana. Nel 1976 la sua relazione di minoranza in commissione parlamentare antimafia sarà il primo, vero e grande,atto d’accusa contro la DC dei Lima, Gava,Andreotti.
Ma anche le indagini e il processo relativo. La richiesta di Falcone di un supplemento di istruttoria negato dal Procuratore Capo Giammanco che nel settembre 1991 annuncia al Corriere della Sera “clamorosi sviluppi” nelle indagini per i delitti politico-mafiosi a cominciare da quello di La Torre ed evidenzia “depistaggi compiuti da organi dello Stato”: A fronte di queste dichiarazioni nemmeno un’indagine fu aperta.
Il racconto del libro si snoda tra il Pio La Torre, uomo e politico, e le vicende che attraversano l’Italia in quel periodo.e racconta come il segretario del PCI siciliano facesse una netta distinzione tra “mafia e sistema di potere mafioso” che è quello composto “uomini politici e uomini che sono in posti chiave in Sicilia”. Una visione anticipatrice di quello che da allora si è sviluppato proprio nel rapporto tra la politica e le mafie.
Un uomo controtempo.
Nel libro di Mondani e Sorrentino la prefazione è fatta da Andrea Camilleri che racconta il “suo” Pio La Torre e la frase finale racchiude il senso di perdita che avvertiamo ancora dopo 30 anni da quell’aprile del 1982 “La Torre è stato per me una rivelazione, io non l’avevo capito quell’uomo.L’ho stimato, l’ho apprezzato ma non l’avevo capito. E’stata un’occasione persa. Da mangiarsi le dita”.

Napoleoni:”Siamo senza piano B”

L’economista Loretta Napoleoni  pessimista sul nostro futuro e sull’euro. Mentre le mafie decidono cosa fare dei propri soldi e chi appoggiare alle prossime elezioni.

 E’ depressa Loretta Napoleoni. Tornata dal suo viaggio tra Stati Uniti e Australia, non nasconde il suo pessimismo. E parla dell’Argentina e di come ci siano voluti ben 5 governi per risalire la china.

E per ripartire si era iniziato dal baratto, dice, nel centro di Buenos Aires in un grande capannone dove si andava per scambiare ciò che si aveva.

E noi siamo vicini.

Papandreou si dimette per un governo di coalizione. Cosa succede?

Vedremo come reagiranno le borse. Ci potrebbe anche essere un ulteriore calo. Certamente la situazione è veramente difficile. E  non è detto che fare un governo di coalizione nazionale . Questo vale anche per l’Italia e forse non servirà un governo tecnico. Il problema è un problema politico perché la destra   oramai allo sbando e la sinistra prende questa occasione per andare al potere. Ma poi a breve ci potremmo trovare come la Grecia. Certo all’inizio l’Europa sarà contenta perché  tutti odiano Berlusconi. Il problema è che nessuno ha un piano B e cioè se non si riesce a rispettare ciò che ci ha chiesto la Comunità Europea cosa facciamo? Nessuno lo sa e nessuno si  premurato di dare una risposta a questa domanda. Perchè non pensare di uscire dall’euro? Perché non stampare della carta moneta come garanzia?

Professoressa lei si occupa anche di mafia. Cosa sta facendo il crimine organizzato ora?

Le mafie capiscono prima degli altri cosa succede ma certamente anche loro sono preoccupate in questo momento. Hanno investito e comperato nelle grandi città, e non solo, della nostra Italia.Loro hanno costruito in base ad un parassitismo economico. Certo il default sarebbe rigenerante, sarebbero spazzate via ma il costo sociale è troppo alto. E certamente stanno mettendo al riparo tutti i beni liquidi, in Europa ma anche nelle Americhe e in Australia. E soprattutto stanno decidendo chi appoggiare alle prossime elezioni.Avremmo bisogno di un default pilotato, come in Islanda, che salvaguardi le fasce deboli.

Secondo Berlusconi non c’ la crisi, i ristoranti sono pieni

E’ allucinante quanto ha detto. Non ha il polso della situazione reale.

 Ed è allucinante si se come dice lo stesso Pisanu, per ora ancora nel PDL, bisognerebbe occuparsi non tanto di chi ancora riesce ad andare al ristorante ma di chi ogni giorno di più ricorre alla mensa della Caritas per sopravvivere.

 (pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Ventimiglia, la frontiera della ‘ndrangheta

Qualche giorno fa il Sindaco di Ventimiglia si è dimesso, qualche mese fa il comune di Bordighera è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Arresti, sequestri ed un quadro della Riviera dei Fiori che nulla o poco ha a che fare con l’idea di un luogo di pace e di relax, come in tanti depliant turistici.

Qui la ‘ndrangheta c’è e fa grandi affari. C’è da anni, confusa tra mercati dei fiori, alberghi, porti e porticcioli.C’è ed è vestita bene e ben introdotta e con amicizie politiche, forse, anche molto importanti.

Eccolo il Nord, quello che si ostina a dichiarare che il problema è al Sud. Ma le mafie seguono il denaro e sono lì dove si possono fare affari. D’altra parte  Falcone diceva che bisognava seguire il flusso dei soldi per “incastrare “i boss. Ed è anche vero che si fanno affari solo se hai una controparte disposta a farli con te.

Ecco una breve fotografia della Riviera: membri della famiglia Pellegrino di Seminara (RC), accusati – tra le altre cose – di aver esercitato larvate minacce nei confronti di 2 assessori del Comune di Bordighera per indurli a cambiare il loro atteggiamento contrario all’apertura di una sala giochi di loro proprietà. Sempre secondo la tesi di questa Procura – ovviamente ancorata ad acquisizioni probatorie -nell’esercitare queste pressioni i membri della famiglia Pellegrino avrebbero ricordato ai due assessori (e al sindaco) che se erano stati eletti lo dovevano ai voti che loro erano stati in grado di assicurare. E comunque, a prescindere, è  un dato acquisito che i fratelli Pellegrino, operanti con una loro ditta nel settore strategico del movimento terra, hanno già riportato plurime condanne per reati che nulla hanno a che fare con attività imprenditoriali. In particolare: associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, illegale detenzione di armi, favoreggiamento di latitanti condannati per associazione di tipo mafioso (‘Ndrangheta).

Un incremento ,negli ultimi 2 anni, degli incendi ai danni di attività commerciali, soprattutto nel settore dell’intrattenimento-ristorazione (bar, pub, ristoranti, stabilimenti balneari) che – per quello che è stato possibile acquisire – vanno ricondotti a fenomeni estorsivi.

E poi gli arresti di  Ettore Castellana e Annunziato Roldi, accusati di aver tentato di estorcere all’imprenditore Piergiorgio Parodi un “pizzo” di un euro e mezzo per ogni tonnellata di rocce trasportate dalla cava di Carpenosa al costruendo porto turistico di Ventimiglia (l’equivalente di circa 6 – 7000 euro a settimana). Parodi , uno dei più noti imprenditori del ponente ligure (legato per ragioni di affari e di famiglia al noto imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone), mentre si recava con la sua auto presso la cava di Carpenosa è stato vittima di un vero e proprio agguato da parte dei due indagati che hanno sparato contro la sua auto numerosi colpi di fucile per indurlo a fermarsi e ad accogliere le loro pretese. Annunziato Roldi è stato più volte fermato, per controlli, dalle forze dell’ordine mentre era in compagnia di personaggi come  Domenico Carlino e Antonio Palamara,  esponenti del crimine organizzato calabrese.

Il ritrovamento, alla fine dello scorso anno,  di una casa “pulita” di Bordighera (nel senso di abitazione presa in affitto tramite terza persona) e l’arresto di 3 giovani appena giunti da Taurianova (RC) e trovati in possesso di una pistola con matricola cancellata che chiaramente appariva destinata ad essere usata contro qualcuno.

L’ultima  relazione della Commissione parlamentare antimafia dedica alla Liguria circa  28 pagine e delinea le presenze mafiose nella regione soprattutto quelle legate alla ‘ndrangheta: dagli Oppedisano. Gangemi, Belcastro, Zangra. Fotografa la Liguria come lo snodo per il traffico internazionale di stupefacenti  (provenienti da America Latina e Spagna) tra Nord e Sud Italia. Attività legate al traffico illegale di immigrati come l’operazione “Migrantes” della Procura di Palmi (RC).

Una terra che è lo sbocco a mare per circa 15 milioni di persone. Una terra dura, aspra ma ricca. E la sua conformazione geografica ed economica ha attirato ed attira le numerose e variegate realtà criminali. Qui la criminalità di stampo mafioso ha interesse a rendersi “invisibile”, per dedicarsi meglio agli affari. E qui il turn over dei magistrati della DDA e quindi il venir meno di “memorie storiche” non ha certo favorito l’efficacia dell’azione di contrasto.

Si notano inoltre molte affinità con il sistema messo in luce dall’operazione  “Crimine” nel senso che gli stessi assetti malavitosi accertati da quell’indagine con riferimento alla Lombardia appaiono esistenti anche in Liguria, nel rispetto di una nuova strategia della ‘Ndrangheta che prevede l’esistenza di strutture a livello locale dirette a dirimere i contrasti e a dividere gli affari tra le varie famiglie (che per la criminalità calabrese devono intendersi quelle fondate su legami di sangue).

Insomma un Nord non più isola felice ma soprattutto con l’evidenza che il “cancro” delle mafie non alberga solo nelle terre e tra la gente del Sud (quasi a volerlo esorcizzare e relegare solo in una parte) e che non esiste un DNA (come dice anche Lorenzo Diana coordinatore della Rete della Legalità) in grado di rifiutare, a priori, il malaffare. Pecunia non olet e tacita la coscienza.

(pubblicato su www.malitalia.it)

Anni bui e anni di speranza

Questo è il titolo dell’incontro che si è tenuto giovedì 10 febbraio alla London School of Economics, nella settimana dedicata all’Unità d’Italia.

Una settimana a capire cosa è l’Italia. Ne hanno discusso Bill Emmott ma anche Gianluca Vialli e per finire Marco Travaglio e Antonio Padellaro. Il 10 si è parlato di crimine organizzato: cosa è cambiato nelle mafie,il ruolo della finanza mondiale nella loro crescita. Con me Laura Garavini, deputata del PD e membro della Commissione Antimafia, l’imprenditore calabrese Antonino Di Masi, il prof.Federico Varese dell’Università di Oxford, il Procuratore Aggiunto della DNA Dott. Alberto Cisterna ( in collegamento dall’Italia). Il tutto moderato da Fabio Cavalera, corrispondente da Londra del Corriere della Sera.

Londra, la City, da sempre sono state la meta dei “mafiosi” più attenti ai mutamenti dei tempi. Vale la pena ricordare Sindona e Calvi con la sua misteriosa morte sotto il ponte dei Frati Neri, proprio a Londra. Questa città, internazionale e multietinica, è anche la patria della massoneria che molto ha a che fare con le mafie.

Una città dove il crimine organizzato italiano, ma anche quelli emergenti come  russo e la cinese, hanno trovato un terreno fertile per investimenti e soprattutto per il riciclaggio dei capitali ottenuti con il traffico di droga, finanziamenti illeciti, aste truccate, traffico d’armi.

Qui tutto si trasforma e prende la forma di un doppiopetto grigio e ben stirato, inappuntabile e “formalmente” non indagabile.

Ma è importante sottolineare che soprattutto mi hanno colpito alcune cose: la partecipazione alla vita italiana anche di chi ha deciso di lasciare la sua terra definitivamente ( una ragazza catanese ha detto “ ho rinunciato ai miei genitori e a mio fratello. Vivo qui da 15 anni a Catania andavo nella stessa scuola cattolica delle figlie di Santapaola e nel mio palazzo abitava Calderone”) e di chi, legandosi alle parole di Pippo Fava, chiede “ ma chi usa chi? E’ Dell’Utri ha usare la mafia o il contrario?”. Domanda attuale perché è oramai innegabile il legame, coeso, tra le due forze. Come è stato anche evidente nella discussione relativa alla Commissione Antimafia che ha cercato di fare luce sulle liste elettorali e che, come confermato dall’On.le Garavini, ha visto l’omertà di alcune Prefetture rispetto ai dati richiesti. Fra queste fa spicco quella di Milano e il Prefetto Lombardi che ha sempre detto “a Milano la mafia non esiste” e smentito dall’indagine “Crimine” che ha portato all’arresto di 302 ‘ndranghetisti (la maggior parte al Nord). A onor di verità bisogna ricordare che il Prefetto Lombardi è lo stesso che ha favorito la signorina Polanco ( conosciuta come Marysthell nell’indagine Ruby-gate e fidanzata con un narcotrafficante) nella richiesta di un passaporto italiano.

Un altro aspetto è il cambiamento delle mafie. Secondo il professor Varese esse non sono cambiate, non si sono evolute e su questo forse le posizioni non sono tutte univoche. Forse non è cambiata l’anima ma certamente hanno cambiato il vestito e il modo di presentarsi cercando di sovvertire il detto “che il vestito non fa il monaco”.

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    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
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