Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Vento d’estate

 

Elena aveva deciso. Voleva andare al mare per qualche giorno. Allontanarsi da quell’amore che l’aveva tanto ferita. Un amore totalizzante e distruttivo. Un uomo magnifico ma fragilissimo  alla ricerca di conferme.

Elena si era sentita usata, come se fosse servita a traghettare il suo uomo da una riva all’altra della sua vita ed ora lui voleva semplicemente essere libro. Provare le emozioni che la vita gli aveva tolto.

E così lei raggruppa le sue cose, fa una valigia con pochi abiti, qualche libro e il computer  e parte. Parte per la sua isola adorata lì dove la luce ti toglie il respiro. Lì nella sua amata campagna tra i ficus e le bouganville fucsia alla ricerca della sua pace.

Che luogo magnifico questo piccolo quadrato di terra tra il mare e la vigna. La piscina, con l’acqua baciata dal sole, aspetta solo il suo corpo.

“Finalmente” pensa Elena inspirando profondamente per far si che l’aria di salmastro le arrivi dentro e la pervada. Una sensazione di serenità l’assale. Si stende lungo il bordo della piscina, il suo preferito. La mano nell’acqua a sentirne il fresco…il costume preferito, un due pezzi lilla con i fiori ricamati, un libro di Zafon e un bel bicchiere di limonata. Si sente rassicurata. Questo è il suo rifugio e nessuno la può trovare.

La giornata trascorre nel silenzio più profondo solo qualche uccellino e qualche cane che cerca compagnia. “Che pace!”. Arriva la sera e poi la cena bordo piscina. La giornata arriva al termine e quindi Elena decide di ritirarsi in camera. Non prende il suo solito ansiolitico ma beve solo una camomilla.

Il sonno la ghermisce subito. Il corpo si distende. E’ serena. Ma poi d’un tratto la sua mente viene sconvolta da un sogno terribile.

E’ nella sua casa materna, in campagna, suo padre e sua madre stanno discutendo animatamente. Li vede seduti sui due divani della sala, uno di fronte all’altro. Parlano animatamente e suo padre con voce pacata dice  che  va via ha  un’altra donna e aspetta un figlio!!!Vuole alzarsi,ma che fatica. Le sue gambe sono cemento, non riesce a muoversi. Vuole  andare da suo padre e gridargli “Papà non andare via, non lasciarmi!”. E mentre cerca di urlare il sonno profondo la riprende  e la riporta nella quiete totale . Ma ad un certo punto nelle nebbie della sua mente appare il suo uomo, Josè, con i suoi bambini le viene incontro quasi volesse abbracciarla e lei corre verso di lui ma ad un certo punto un colpo di tosse la squassa e dalla sua bocca esce un fiotto di sangue. A questo punto Elena si sveglia di colpo, si alza sul letto. E’ tutta sudata, trema, è livida e spaurita. Il suo mondo le ha fatto visita mettendo in luce tutte le sue paure. La perdita del padre, il suo uomo legato al sangue. Tutto le sembrava orribile ma anche ingiusto. Cosa ha fatto lei di così grave da non trovare pace?

Perché il destino non le dà un po’ di serenità? Il lavoro procede a singhiozzi dopo due anni di quasi di fermo. La sua vita è cambiata. Deve stare attenta a fare la spesa,ha anche trovato un mitico supermercato dove comperare bene e poco prezzo. Ha imparato a far ruotare il suo guardaroba e ogni giorno riesce a trovare qualcosa di interessante da mettere. E’ diventata un’esperta dell’abbinamento! Per tutti lei è sempre la stessa forte e indistruttibile Elena, sempre con il sorriso sulle labbra. E invece lei si sente distrutta. Le tante battaglie della sua vita le pesano tutte sulle spalle. La scelta di una professione controcorrente per una donna,una serie di lavori non andati proprio benissimo, debiti da pagare eppure sempre sulla cresta dell’onda. Nessuno pensa o crede che lei abbia dei problemi.

Il sogno l’ha disturbata c’erano le due figure più importanti della sua vita: suo padre e Josè. Il padre le manca tanto e nonostante sia morto da tanti anni lei lo sente ancora vicino , ne sente lo spirito. Le sembra sempre che la guidi in una direzione o nell’altra. Nel momento in cui si sente perduta, finita, ecco che esce la soluzione ai suoi problemi. Un legame ombelicale molto più che con sua madre che l’ha rifiutata il giorno in cui lei è nata:”come è arrivata lei tutti l’hanno guardata e mi hanno lasciata sola!” è il suo refrain quando parla di quel parto. Un rifiuto che è durato tutta la vita. Suo padre invece l’unico che aveva capito lo spirito ribelle di quella ragazzina a capo di una banda di maschi, di quella ragazzina campionessa di tennis e secchiona a scuola e oggi avrebbe gioito per i traguardi raggiunti. E nel sogno voleva andare via.Oddio che dolore! Una fitta al cuore per Elena.

E poi Josè.Ma perchè quel colpo di tosse ? e perché quel sangue? Soffre ancora molto per quella storia finita così forse senza nemmeno un chiarimento vero, con parole dette e non dette dopo che per anni forse si era giocato al gatto e al topo. Lui preso dalla sua vita, lei lontana forse troppo lontana. Lei un appoggio per le sue insicurezze e incertezze (mentre scoprirà , dopo, che aveva altre storie). Un uomo bello e dannato che non ha ancora capito cosa vuole. Lei vorrebbe salvarlo ma vuol dire perdere se stessa e allora meglio un passo indietro. Rimane però l’amaro in bocca per qualcosa che aveva tutte le caratteristiche per  essere eccezionale  anche e non solo per le affinità elettive dell’anima. Il sesso non è stato sperimentato a fondo anche per le paure di lui (si è ritratto ,una volta ,alla vista di un po’ di sangue) o forse non era pronto a capire che anche quello era un terreno comune e forse aveva paura di trovarsi ingabbiato in una storia seria, stabile lui che voleva recuperare il tempo passato.

Elena continua a pensare e intanto dalle persiane filtra la luce del sole, si alza ,spalanca la finestra,il mare davanti a lei. Il suo mare la guarda. Le arriva il suo profumo e allora, finalmente, si quieta e iniziano a scendere le lacrime sul suo viso. Un pianto liberatorio  scioglie le tensioni della notte .

Un altro giorno ha inizio.

  • Chi sono


    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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