Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Liberi tutti

“Man mano che la si conosce,si capisce che la mafia non è solo un’organizzazione criminale,ma un fenomeno che ha radici sociali e culturali profonde. Non possiede solo un assetto, una gerarchia, dei metodi, delle regole e delle sanzioni, ma ha il suo linguaggio, i suoi “valori” e uno statuto non scritto che vive nel comportamento e nei sentimenti degli affiliati. Alcuni dei principi che sostiene si potrebbe confondere con quelli di una società democratica e giusta, ma bisogna stare attenti a non farsi abbagliare dallo stravolgimento che la mafia fa di certe parole, di certi concetti, come quando accosta il rapporto fra organizzazione e “picciotti” a quello della mamma con i figli…”
Queste le parole con cui Pietro Grasso, procuratore Nazionale Antimafia, descrive, in un passaggio del suo libro “Liberi tutti” (ed. Sperling & Kupfer).
In questo libro sono raccolti i suoi desideri, il gioco preferito da bambino che come dice lui “già mi faceva capire che volevo essere di aiuto agli altri”. La carriere e gli incontri e gli amici che non ci sono più. Quegli amici con cui ha diviso gli anni del maxi processo. L’accendino che Giovanni Falcone gli aveva dato in prestito “perché so che me lo custodirai se riprendo a fumare me lo ridarai indiestro”. Un oggetto che porta sempre in tasca.
Il Procuratore vive sotto scorta dal 1985 e ultimamente ha detto “non voglio assolutamente sembrare una vittima, sono una persona normale che fa solamente il suo lavoro”.
Lui dice sempre, negli incontri istituzionali e con i giovani che “la legalità è la forza dei deboli, è il baluardo che possiamo opporre ai soprusi,alla sopraffazione,alla corruzione”.
Questo libro non è solo il racconto della vita di un uomo completamente dedicata alla giustizia ma è anche il racconto di quasi 40 anni della nostra vita. E’ il racconto di omicidi eccellenti e di uomini che hanno per sempre segnato la nostra mente.E’ il racconto del primo grande processo di mafia, 475 imputati! E’ il racconto dell’ironia e dello spirito di Giovanni Falcone che lo accolse così “Vieni che ti presnto il maxi processo”.
C’ è il racconto della cattura di Bernardo Provenzano, Zi Binnu, latitante da 43 anni. Un libro per capire.Un libro per le scuole e le nuove generazioni. Un libro per non dimenticare.
E per non dimenticare nell’ultima pagina del libro ricorda i suoi amici e gli uomini delle scorte, spesso dimenticati ma che per lui sono parte della sua vita e dice “Che forza sarebbe Palermo se tutti fossero vivi! Che sorrisi,che facce,che fronti oneste, che mani pulite, che passi sicuri,che schiene dritte!”.
Dovremmo tutti raccogliere il suo invito “non si può più dire di non sapere, non si può più non gridare . Il nostro no alla mafia e a tutto ciò che rappresenta”. Dobbiamo impegnarci tutti a fare, nel nostro piccolo, il proprio dovere solo così c’è speranza di cambiamento.

Riciclaggio, quanto ci costa

Il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, e’ sempre stato un servitore dello Stato ma in questo momento ,se mai fosse possibile,lo e’ ancora di piu’.E’stato appena pubblicato il suo ultimo libro “Soldi sporchi” che mette a nudo meccanismi,luoghi,persone che fanno del riciclaggio oggi la piu’ grande azienda italiana. Piu’ di Eni,Unicredit e Intesa San Paolo. Questa industria , in Italia, ogni giorno produce 440 milioni di euro che significano 17 milioni l’ora, 285 mila al minuto e 4750 al secondo.
In Italia ci sono circa 270 miliardi di imponibile evaso pari a circa 120 miliardi di tasse non pagate. La corruzione si attesta tra i 50 e 60 miliardi. Il giro d’affari delle mafie e’ di circa 180 miliardi. Pensando a queste somme ci si rende conto di come esista un mondo economico parallelo che puo’ comandare e dirigere intere nazioni.
1/3 della nostra economia e’ dal sommerso e non produce nulla per il PaeseQuello che emerge dalla parole di Pietro Grasso e’ infatti che nel mondo globale tale e’ anche l’economia e la finanza legata al crimine organizzato ha trovato il suo posizionamento dal Delaware allo “spallone” polacco. Dalla funzionaria di banca di Napoli (legata alla famiglia Iorio) al consulente finanziario. Oramai, dice Grasso,citando la Comunita’ Europea “non c’e’ traffico criminale senza corruzione o abuso”.
“Oggi-dice il Procuratore-dobbiamo impegnarci per rendere giustizia a tutti quei cittadini che pagano e contribuiscono a far andare avanti il Paese“.
Pietro Grasso ricorda la legge Rognoni-La Torre (approvata non tanto per l’omicidio La Torre quanto per quello del Prefetto Dalla Chiesa) e di come il boss Bagarella avesse detto “Cominciate a mandare i soldi in Germania perche’ fra poco non ne sentirete neanche l’odore”. Questo serve a capire come i mafiosi abbiamo intuito, prima di tutti, l’importanza di trovare vie alternative per investire i propri bene. Il crimine organizzato e’ oramai collegato a professionisti (commercialisti, funzionari di banca,avvocati, intermediatori finanziari) che sanno esattamente dove portare i soldi, come farli sparire. In una delle ultime operazioni della Procura di Reggio di Calabria c’e’ l’intercettazione di un avvocato che consiglia di non fare societa’ in Svizzera ma negli USA poiche’ in Svizzera non esiste piu’ il segreto bancario ( e Grasso fa notare che l’avvocato era a conoscenza di un accordo bilaterale appena stipulato).
Un’altra chicca, se cosi’ si puo’ dire, citata dal Procuratore Grasso, e’ l’atollo di Nuru, nel Pacifico, dove ci sono, praticamente solo banche dove si possono versare soldi senza alcun problema. Tanto piccolo l’atollo che il Presidente ha la sede in un grattacielo a Melbourne ma possiede una flotta di Boeing pur non avendo un aeroporto!Un altro dato del riciclaggio riguarda per esempio i soldi del narcotraffico che secondo Antonio Maria Costa, della Direzione della Nazioni Unite sul Crimine e la Droga, hanno salvato numerose banche. Si parla di circa 400 milioni di dolalri.
D’altra parte alla fine degli anni 70 il Capo dei cartelli colombiani provo’ a negoziare la sua liberta’ offrendosi di ripianare il debito pubblico della sua nazione. E Pietro Grasso dice “Non vorrei che succedesse anche qui”.
I colombiani oggi, per esempio, usano il know how italiano per riciclare e lavare i loro soldi. Non esportiamo solo il made in Italy, quindi!
Un’altro esempio della capacita’ di organizzazione del crimine organizzato e’ dato anche dal “fenomeno” delle banconote da 500 euro (cioe’ la loro mancanza sul mercato). Infatti se devi trasportare soldi e’ piu'; facile, meno ingombrante e meno pesante farlo con quel taglio. Un esempio 10 milioni di euro in banconote da 500 pesano solo 1 kg. e 800!
L’allarme arriva anche da Banca di Italia e la Dott.ssa Anna Maria Tarantola evidenzia come nelle aree con più alta densità criminale l’impresa paga più caro il credito. “La presenza del crimine organizzato scoraggia gli sforzi fisici ed umani delle imprese. E’ un fardello pesante per la crescita e lo sviluppo. C’è in queste aree la distruzione del capitale sociale. In uno studio, voluto proprio da Bankitlia, si evince , per esempio, come in Calabria il fenomeno ‘ndranghetistico abbia rallentato la formazione delle nuove generazioni ed abbia influito su una massiccia emigrazione da quella terra”
Paghiamo dazio a questa situazione perche’, dice il Procuratore, ” non ci e’ stato imposto il rigore. La ricerca del consenso elettorale si e’ basata su sgravi e agevolazioni. E’ stato smantellato il falso in bilancio. Oggi tutto e’ in vendita. Si pensa di poter usare il denaro per acquistare la propria liberta’. D’altra parte si e’ appena scoperto che 188 mila italiani con una denuncia di redditi di circa 20mila euro l’anno hanno macchine di grande cilindrata”.
Insomma è vero quello che si legge nel libro “viviamo in mezzo ai soldi sporchi, quelli del crimine e spesso li alimentiamo senza saperlo”.
Regole certe, adeguate risorse, armonizzazione delle prevenzione e repressione. Queste le armi di cui dotarsi per combattere un fenomeno che inquina il mercato e condiziona la vita economica e sociale di intere nazioni.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Fino in fondo

(di Pietro Grasso da Malitalia storie di mafiosi, eroi e cacciatori)
Nella vita sembra che uno faccia delle scelte ma è lei stessa che ti porta a farle. Un giorno mi chiamò il Presidente del Tribunale di Palermo per nominarmi giudice a latere del maxiprocesso. Ne parlai a casa con mia moglie e le dissi di scegliere democraticamente “ma se non vado a fare il maxiprocesso abbandono la magistratura, non avrei il coraggio di tornare tra i miei colleghi”. E così nell’autunno dell’85 iniziai ad avere la scorta e da allora la mia vita è cambiata ma bisogna accettare con serenità quanto il destino ti offre. Pensi di essere tu a scegliere ma non è mai così.

“Noi siamo come una casa allagata e togliamo l’acqua con lo straccio, ma mentre noi facciamo tutto questo, c’è qualcuno che ha pensato di chiudere i rubinetti?”. Questo mi ha detto,sconfortato,  un mio sostituto qualche tempo fa. Ma noi dobbiamo continuare perché sono  tante le persone uccise dalla mafia e le riflessioni sul passato devono indurre a migliorare il presente e, poi, per non morire di mafia è  necessario analizzare il fenomeno, parlarne, discuterne. Il silenzio, di oggi, è il  migliore alleato, di domani, della criminalità organizzata e rende i cittadini meno liberi.

E la  lotta alla mafia non può essere fatta solo di repressione  occorrono misure sociali e civili, prima di tutto per il sud.  E soprattutto bisogna incidere, fortemente, nei rapporti tra crimine organizzato e pubbliche amministrazioni. Purtroppo la politica locale, lo testimoniano i consigli comunali sciolti per mafia (182 e alcuni più di una volta), è soggetta a questa infiltrazioni. E quindi bisogna tagliare, spezzare per sempre questi legami.

Tutto questo è difficile, in un momento di crisi di risorse cui sopperiamo con la qualità degli uomini. Ma dobbiamo continuare fino in fondo.

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    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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