Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Ministro della Giustizia cercasi

Nella seconda giornata del XXX Congresso nazionale dell’Associazione Nazionale Magistrati si parla di riforme, di questione morale, di un regolamento etico. Si parla del plastico di Vespa e di come i processi  si siano, spesso, trasferiti in tv. Si parla della “cricca” e il prof. Grosso dice “ le mele marce sono poco ma quelle che si scoprono sono ad alto livello ed è questo il problema”. Ezia Maccora, del CSM, parte da Berlinguer e della questione morale e tutti riconoscono che si è perso tempo su questo argomento e che ora però è inderogabile affrontarlo. E la magistratura si mette in gioco e aspetta le parole del  Ministro della Giustizia Alfano che, per l’occasione, cerca di emulare il suo capo. Decide così che i suoi 40 minuti di intervento devono seguire lo schema berlusconiano di dire quello che si pensa alternato a battute comiche,  che servono ad alleggerire il momento e che danno una sensazione quasi  amicale della conversazione tanto che chi ascolta  non sa s è serio o ci fa.

Alfano inanella una serie di dichiarazioni che a ripensarci mettono spavento . Intanto dice che la colpa del disastro della giustizia non è sua ma viene da lontano. Quindi capiamoci subito lui non ha colpa di nulla ed anche se appartiene al “governo del fare” questo non vuol dire niente.

E poi:”Noi non vogliamo il PM sottoposto all’esecutivo perché non ci fidiamo del fatto che il prossimo governo possa abusare di questa posizione”. In una sola frase  la demonizzazione degli avversari ( non li ha definiti “comunisti” solo per una svista o perché sta facendo un forsennato training autogeno) e la glorificazione di se stesso che rinuncia a fare qualcosa che vorrebbe tanto solo per il bene del Paese!

Ancora: il problema sedi disagiate ed ecco una battuta berlusconiana pura “ma perché chiamarle sedi disagiate? Pensate a Sciacca, dove ci sono le terme più importanti di Europa e c’è anche l’autostrada che porta dritto dritto all’aeroporto di Palermo”… Infatti ai giovani magistrati si potrà dire questo quando saranno destinati in queste sedi.

In ultimo. “Mi chiama un procuratore e mi dice che non hanno soldi per la benzina. Ma i soldi non ci sono e noi siamo in una situazione come quella della Grecia, del Portogallo e dell’Irlanda. E solo quando ci sarà una situazione finanziaria diversa se ne potrà parlare”.

Bene siamo come i tre Paesi europei a rischio fallimento ma soprattutto lui non farà nulla per trovare i soldi per la giustizia. Una giustizia che ha bisogno di una riforma strutturale e non dei vari palliativi di cui tanto si parla ma che sarà difficile da attuale perché il Ministro dice anche  che è vero si potrebbero accorpare le circoscrizioni giudiziarie “ma pensate a me che presento il disegno di legge in parlamento, sapete bene che molti degli eletti provengono proprio da luoghi dove ci sono piccoli tribunali. Non passerebbe mai!”. E’ chiaro quindi, come ha detto  un magistrato nel pomeriggio, non si fa la riforma perché ha un peso elettorale enorme.

Insomma 40 minuti di vuoto pneumatico ed in più basterebbe chiedere al ministro cosa vuole fare dei soldi dei sequestri confluiti nel FUG (Fondo Unico di Giustizia) e forse potrebbe chiedere alla sua collega dell’Ambiente di risparmiare ed invece di affidare  all’esterno ad una società ( con 100 dipendenti molti a co.co.pro.) probabilmente legata a suo cognato. I 100 dipendenti della SOGESID costa al Ministero dell’Ambiente come 300 dipendenti pubblici. Potrebbe chiedere a Bondi non pagare la trasferta di 32 attori e vari personaggi dalla Bulgaria  Venezia,e dare un premio fantasma ad una probabile amica del premier. In fondo i soldi ci sono basta non sperperarli!

Il dibattito dei magistrati molto ha discusso invece della questione morale. L’ANM ha capito che questa è la partita su cui gioca la sua credibilità e il suo futuro. Durante l’incontro inoltre l’On.le Bongiorno ha precisato che però il problema dell’etica non è solo dei magistrati ma anche degli avvocati e della politica. Il Ministro però era già andato via.

(Pubblicato su www.malitalia.it)

Mara Carfagna: dimissioni strategiche?

Mara Carfagna, la fedelissima. Mara Carfagna l’icona del berlusconismo. Mara Carfagna  soubrette trasformata in Ministro delle Pari Opportunità.
Ed ora cosa fa abbandona il suo Pigmalione? Lo critica? Dice apertamente che in Campania si sta consumando  “ un accordo criminale”? Ricorda quello che Gianfranco Miccichè ha detto alla fine di settembre quando ha lasciato il PDL, ma non il posto al governo, e ha fondato un nuovo partito parlando di trasparenza, di taglio con la  vecchia politica. Ma Miccichè è anche quello che difende strenuamente Marcello Dell’Utri ( condannato in appello a 7 anni) che nelle motivazioni di condanna viene descritto come l’anello di congiunzione tra Cosa Nostra e l’imprenditore Berlusconi.

C’è qualcosa che non quadra. E’ possibile che Miccichè, che è stato tra i fondatori di Forza Italia in Sicilia, amico fraterno di Dell’Utri sia ora contro di loro? E’ vero che questo è un paese dove tutto è possibile ancora e di più di quanto non succedesse nella Prima Repubblica. Quello che vediamo oggi in Parlamento equivale ai giochi di correnti e piccoli partiti di 20 anni fa. Fini ritira i suoi dal Governo ( e già questo basterebbe ad una crisi) ma nello stesso tempo continua a chiedere a Berlusconi di governare. Casini dice che siamo alla frutta ma poi è disponibile a sedersi al tavolo con Berlusconi. E la Lega aspetta solo di staccare la spina per le proprie necessità parziali e porzionali ad un’area precisa del Nord (infiltrata completamente dalla ‘ndrangheta per buona pace di Maroni che non si può inalberare solo quando si parla del suo territorio).

E allora viene in mente un’idea balzana. E se la mossa della Carfagna fosse concordata con il premier? Un’operazione di restyling che vede in prima linea due come Miccichè e la Carfagna, due fedelissimi di Berlusconi che gli voltano le spalle e che vogliono lavorare in un partito più pulito e trasparente! Un po’ difficile da crederci se pensiamo che sono loro due gli artefici delle vittorie in Sicilia e Campania. E’ ipotizzabile che Berlusconi li lasci andare così? E se invece è vero quello che è trapelato già a fine settembre e cioè che Berlusconi abbia dato mandato a Miccichè di aprire un nuovo fronte, un nuovo partito, dal volto se non pulito almeno distaccato dal PDL di oggi intrappolato tra escort, ragazzine, Verdini, la cricca, Bertolaso e la “monnezza”. Un partito che riesca a cooptare quelli già pronti a fuggire in Futuro e Libertà, quelli che si sentono schiacciati nel PDL. Un’operazione che permetterebbe di : creare un bilanciamento in Sicilia dove Lombardo sta erodendo spazio, bilanciare una forza territoriale come la lega e in ultimo ritrovarsi con un partito tutto suo senza i vari La Russa e Gasparri.

Un’operazione che ci starebbe tutta e che gli permetterebbe di andare alle elezioni anche con più tranquillità , quella di sapere che sarà sempre lui a comandare.

(Pubblicato su www.malitalia.it)

Il documentario, l’arma più forte in un Paese dove c’è “troppa libertà di stampa”

(di Luisa Pronzato)

4 maggio 2010. Parola del premier Silvio Berlusconi davanti ad Angel Gurria, segretario generale dell’OCSE, nella sala dei galeoni a Palazzo Chigi. L’occasione è la presentazione del rapporto OCSE sulla capacità di risposta alle catastrofi naturali da cui l’Italia esce con un giudizio positivo. Il giorno prima, nel rapporto 2010,sulla libertà di stampa nel mondo redatto da Freedom House, l’Italia è retrocessa da paese “free” a “partly free”, in compagnia di Israele e Taiwan. Paese “parzialmente libero”:72° nel mondo, a pari merito con India e Benin, dietro a Cile e Corea del Sud,e ultimo nell’Eurozona.

Documentari che “prendono parte” o che sono parte. Tutti giù per aria, nata dall’idea di un cassaintegrato Alitalia. Sono fatti di immagini che si integrano con archivi personali. E’ il caso di Una montagna di balle. Lo stesso accade per Malitalia. “Reportage con la tecnica della narrazione diretta senza voci esterne, nato dalla voglia di far parlare persone e luoghi incontrati nel nostro lavoro e far conoscere l’ordinarietà della vita con le mafie” racconta Laura Aprati, giornalista che per realizzare il documentario si è fatta produttrice di sé stessa.

”Molto il materiale arrivato da collaboratori volontari. Integrato con pezzi-interviste esclusivi e inediti: come Giuseppe Linares, capo della squadra mobile di Trapani, sotto scorta dal 2004, Antonio Birrittella, ex mafioso della famiglia Denaro, diventato dichiarante di giustizia, Roberto Battaglia, imprenditore casertano che ha fatto arrestare il cugino di Sandokan”. Il documentario della Aprati racconta anche un’altra storia di distribuzione. Passano ai festival, in piccoli spezzoni su diverse reti tv, presente su You Tube, su corriere.it e soprattutto “continua” attraverso un sito e da una pagina di Facebook di oltre 2300 fan, “giovani e non solo del Sud, attenti al fenomeno mafia e alle ripercussioni in Italia”.

(tratto da “Almanacco Guanda 2010 Malaitalia, dalla mafia alla cricca e oltre)

Processo a Gatta Mammona

(di Alessandro Chetta)

Processo per la strage di piazza della Loggia: tutti assolti. Nessun colpevole, dottò il bambino ha scherzato. L’eccidio di Brescia è del ‘74. Saltiamo, et voilà, alle cronache dei giorni nostri. Anno 2008, Campania Über alles quanto a news che fanno il giro del mondo: inizia il processo ad Antonio Bassolino e alla Impregilo per il disastro rifiuti. Le accuse: truffa aggravata ai danni dello Stato, frode in pubbliche forniture, falso e abuso in atti d’ufficio. Ad oggi, siamo arenati al primo grado. La prescrizione incombe come i gabbiani a Terzigno. Forse non si arriverà ad una sentenza di merito.

Altro capitolo. Sempre monnezza. Inchiesta “Rompiballe”: per Bertolaso e l’ex prefetto Pansa, per cui fu chiesto il rinvio a giudizio, è giunta l’archiviazione, il 20 ottobre.

Ancora, fresca, fresca, sette giorni fa: il sindaco Iervolino indagata per “epidemia colposa”. Toccherà al gip decidere per il rinvio a giudizio. Nel frattempo entreremo nel 2011, l’emergenza rifiuti campana, gioia degli occhi di filmaker e documentaristi vari, avrà già 18 anni d’età. Come passa il tempo.

L’”effetto Brescia” è palpabile. Per la Catastrofe, alla Storia non consegneremo un nome, un solo colpevole; o se vogliamo apparire meno giustizialisti e sanguinari, a chi verrà dopo di noi non regaleremo neanche una Verità, solo opinioni, dòxas. C’era una volta la crisi della monnezza. Chi fu? Gattona mammona non fu, cantavano i 99 Posse. E allora chi fu?

(pubblicato su corrieremezzogiorno.it del 16.11.2010)

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    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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