Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Le vite indignate

Posted on | Il mio diario | ottobre 15, 2011

Berlusconi ha incassato l’ennesima fiducia (grazie anche alla presenza in aula dei radicali!). La prossima settimana si discute il DDL sullo sviluppo e ci ritroveremo ancora a parlare di quando finirà questa agonia.

Perché di agonia si tratta. Agonia politica, sociale ed economica. Il Paese è allo stremo e domani la manifestazione degli indignados, la nascita del partito degli esclusi ci diranno a che limite è arrivata la pazienza degli italiani. Sperando che nessuno, per diverse motivazioni, voglia turbare la giornata.

Intanto l’indignazione  è qualcosa che sta crescendo sempre più. Mentre un anno fa chi era in difficoltà la nascondeva, se ne vergognava e forse pensava che era sua la colpa, oggi tutti parlano apertamente dei propri problemi, della propria rabbia e della frustrazione di vivere non vedendo la possibilità di un futuro. Di un Paese che si  adeguato a sopravvivere, giorno dopo giorno . Oggi tutti parlano delle bollette non pagate, della cartella esattoriale di Equitalia più che dei soldi per fare la spesa.

La forbice tra chi è  ricco ricco e chi è povero povero si è amplificata. Il ceto medio non esiste più. Oggi nei supermercati il banco delle carni è sempre pieno e si è tornati indietro nel tempo quando si comprava la fettina solo per la domenica. Una volta a settimana e poi basta. Le offerte ti rincorrono. Gli annunci affittasi e vendesi aumentano di giorno in giorno, come la chiusura di tanti negozi. Aumentano i “Compro Oro” potrebbero anche riaprire tutti i Monte dei Pegni d’Italia, ci sarebbe lavoro per loro.

Un tassista, di quelli anziani, mi ha detto “Io faccio questo lavoro da 43 anni, le mie figlie lavorano e io la pila sul fuoco ancora la posso mettere . Quello che dovevo fare l’ho fatto tanti anni fa. Ma uno che si  è comprato la casa 5 anni fa e ha un mutuo da 700 euro con il lavoro che è sceso del 30% adesso come fa a far  mangiare i figli?”

E a proposito di ceto medio, un professionista di circa 55 anni si è ritrovato ad oggi con un calo di oltre il 40% e mi racconta che quando ha visto la sua denuncia de redditi del 2010 di soli 23mila euro contro i 65mila del 2009 si è  sentito male e soprattutto si è chiesto come ha fatto a sopravvivere in una città come Roma dove tutto costa. E mi ha raccontato che ha imparato a trovare il supermercato dove spendere meno, dove l’acqua minerale (la bottiglia da 2 litri) costa solo 0,23 centesimi e si trovano tante occasioni. E pensare che quando aprirono gli hard discount ci sembrava una cosa per barboni!

E i barboni, oggi , siamo noi.

C’ poi il giovane precario che lavora a periodi alterni e che quando è  fortunato guadagna 800 euro al mese e che vive sempre come uno studente anche se ha 40 anni. Perciò è arrivata la moda del co-housing, che detta così sembra qualcosa di chic e rivoluzionario. No , semplicemente ci si divide affitto, spesa, bollette in tre o 4 persone. E quello che era lo stile di vita dell’università , e quindi d un segmento di vita, è diventato la normalità.

Poi c’ l’imprenditore che ha lavorato per un Ente pubblico che non l’ha pagato o comunque lo ha pagato in ritardo e quindi lui ha saltato la rata dell’IRPEF o dell’IVA e adesso arriva lo Stato (lo stesso che avrebbe dovuto pagarlo) che gli pignora la casa e non c’è ragione che tenga!

E poi ci sono i giovani ricercatori che devono fare i salti mortali per avere una borsa di studio. Che devono peregrinare in tutta Italia per un posto e che se non avessero la famiglia che li assiste sarebbero in mezzo ad una strada. Qualcuno ha scelto di andare via e, forse, anzi senza forse, ha fatto bene.

E ci sono le giovani coppie che vorrebbero un figlio ma che non possono permetterselo. E ci sono i cassaintegrati e quelli che lavorano al nero in agricoltura, nelle fabbriche tessili (dove si muore anche vedi il crollo di Barletta). E ci sono quelli che,per fame, finiscono nelle mani del crimine organizzato e le donne che per dare da mangiare ai figli si prostituiscono.

Questo  è il popolo degli indignados. Fatto di giovani che non vedono sbocco per il loro futuro e di gente che superati i 50 anni non vede più nessuna luce. Qualcuno di loro ha anche pensato di sparire per sempre.

Ma sono ancora qui e domani sarà forte la loro voce.

 (pubblicato su www.malitalia.ie e su www.lindro.it)

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