Chiesa ora et futura

“Arrivo in curia e mi sembra un aereo che gira sull’aeroporto, in procedura di attesa in quota”. Sono le parole di un prelato nordamericano riportate da Marco Politi nel suo ultimo libro “Joseph Ratzinger. Crisi d un papato” (ed.Laterza).
Si legge ancora “ il governo centrale della Chiesa è come avviluppato in un’atmosfera di routine,incertezza,mancanza di un affaccio al futuro”.
Ma cosa sta succedendo a Santa madre Chiesa? Cosa succede al Papa e che anno sarà il 2012?
Lo abbiamo chiesto a Marco Politi,internazionalmente riconosciuto come uno dei massimi esperti di questioni vaticane.

-Politi,cosa è successo alla Chiesa e al papa in questo 2011?
Il 2011 è stato contraddistinto dalle primavere arabe che hanno aperto nuovi scenari, portano dei cambiamenti, delle speranze e anche dei rischi. Eppure Papa Ratzinger non ha mai fatto interventi importanti sulla questione. Ciò dimostra, in maniera plastica,che a questo pontificato manca una visione geopolitica definita. Benedetto XVI è un grande intellettuale, un grande predicatore ma non ha il temperamento del “governante”. Si nota l’assenza della Santa Sede soprattutto a livello internazionale dove è quasi sparita dai media. In 6 anni questo papato ha attraversato tante crisi come non era accaduto a nessun altro pontefice negli ultimi 100 anni. Con una citazione sprezzante su Maometto ha provocato uno scontro violento con l’Islam; elogiando Pio XII e togliendo la scomunica al vescovo negatore della Shoah ha causato una serie di cause con l’ebraismo; le sue frasi sull’Aids hanno suscito reazioni di protesta in tutto il pianeta.

-Lei parla anche di un papato di contraddizione
Certo abbiamo molte situazioni in cui si dimostra una sorta di doppio livello. Prendiamo ad esempio la questione pedofilia. Da una parte abbiamo una lettera dura del papa che condanna i vescovi che non hanno “sorvegliato”. Chiede norme più severe e che i preti colpevoli si sottomettano alla giustizia civile, esigendo che sia data assoluta priorità alle vittime. D’altra parte il Papa non ha dato l’indicazione di aprire inchieste sugli abusi del passato in ogni parte del mondo. Ha esposto bene la teoria ma non ha fornito immediate indicazioni pratiche. Gli archivi vaticani sono chiusi e in Italia non esiste nemmeno un numero verde a cui rivolgersi. In Belgio, Olanda, Germania gli episcopati hanno aperto indagini. In Italia no. La conduzione del governo papale è frammentaria. Non ci si occupa dei gravi problemi interni, uno dei quali è, per esempio, la carenza di preti. E’ vero che tra il 2004 e il 2009 sono aumentati di circa 5000 unità ma, nello stesso periodo, i cattolici sono aumentati di 15 milioni. Quindi nel nord dell’emisfero si ha un prete, che deve seguire 4/5 parrocchie e si consuma nello stress. Sta crollando il sistema capillare di presenza del sacerdote nei quartieri, nelle piccole e grandi città, un sistema di influenza della Chiesa costruito in millenni. Inoltre Benedetto XVI non affronta il problema delle donne. Sull’Osservatore Romano anche la storica Lucetta Scaraffia sottolinea l’insufficiente partecipazione delle donne alle decisioni nella Chiesa. E’ un nodo che questo papato non affronta né risolve. Eppure le religiose nel mondo sono la fanteria della Chiesa, attivissime nelle scuole, negli ospedali, nei centri di assistenza, nel servizio nelle diocesi. Tra il 2004 e il 2009 c’è stato un calo di 40.000 presenze negli ordini religiosi femminili. La forte diminuzione significa che molte donne non trovano più, nell’istituzione cattolica, un lavoro gratificante e soprattutto la realizzazione della loro vita. Durante il suo viaggio in Germania Benedetto XVI ha tenutyo uno splendido discorso al parlamento federale sul apporto tra Diritto e Potere. Ad Erfurt ha affrontato il problema degli agnostici, dicendo che cercano di più dio di quanto non lo facciano i credenti. Ma non ha risposto a nessuno degli interrogativi posti dalla base ma anche dal presidente tedesco Wulff come, per esempio, la questione della comunione per i divorziati risposati o un progresso dei rapporti ecumenici. E quando il papa è ripartito i giornali tedeschi hanno titolato “Meno di meno”. I sondaggi hanno rivelato che per 4 tedeschi su 5 il suo viaggio non era importante.

“Joseph Ratzinger non doveva diventare papa. Non poteva. Secondo le regole non scritte dei conclavi una personalità così “polarizzante” non sarebbe mai riuscita ad ottenere i due terzi dei voti per essere eletto. Invece il 19 aprile del 2005, dopo una elezione tra le più rapide dell’ultimo secolo, il tedesco Ratzinger si affacciò sorridente alla Loggia delle Benedizioni”

-Politi ma chi è Papa Ratzinger?
Non è come lo disegna lo stereotipo. E’ una persona sensibile, colta, attenta ad ascoltare, anche piena di ironia ed umorismo. Nei suoi scritti sottolinea che “Il cristianesimo non è un pacchetto di divieti” e nella sua ultima enciclica parla di economia improntata all’etica. E al suo biografico ufficiale, il giornalista Peter Seewald, ha confidato se un prete è veramente innamorato di una donna e vuole formare una famiglia, è giusto che questa strada…. Inoltre è l’unico Papa che ha messo nero su bianco la sua volontà di dimettersi qualora le sue condizioni “fisiche, psichiche e mentali” non gli consentissero di continuare la sua opera. Una scelta lucida, razionale. Ma poi manca della presenza quotidiana nella strategia religioso-politica della Santa Sede . E’ uno studioso che si è contornato di personaggi eminentemente teorici come lui, come il Segretario di Stato. Il risultato è un papato bloccato.

-Cosa succederà nel 2012?
Sicuramente il Papa riprenderà i suoi viaggi internazionali. Si era sparsa la voce nel 2009 che si sarebbe mosso solo in Europa vista anche la fragilità della sua salute. Ma dopo il viaggio nel Benin e quelli programmati in primavera a Cuba e nel Messico c’è la volontà di essere più presente nel vasto impero cattolico, considerando che il consenso intorno a lui è molto calato. Persino in Italia dove si attesta al 49%. Sicuramente è un Papa che ha spaccato e diviso il mondo cattolico. E’ poi esploso un altro problema: larghi strati di credenti vivono secondo punti di riferimento diversi da quelli dettati dal Vaticano ( divorzio,aborto, rapporti prematrimoniali, fecondazione). I fedeli procedono oramai in coscienza e autonomia. Wojtyla, con la sua personalità e la sua capacità mediatica riusciva a comunicare un orizzonte di valori. Con Benedetto XVI si assiste ad uno scisma silenzioso che porta una grande massa di cattolici lontana dai vertici ella Chiesa. C’è poca partecipazione in questo papato. Il collegio cardinalizio si è riunito solo 3 volte in 6 anni, manca il dibattito e sistematicamente le scelte del Papa sono solitarie. Se questo doveva essere un papato di transizione, cioè movimento verso una fase nuova di assestamento, non se ne vede l’approdo.

Forse la sua elezione nasce dalla volontà, come racconta un cardinale, “di garanzie dottrinali”: frutto di un riflesso di paura davanti al mondo moderno, che ci riporta indietro a prima del Concilio Vaticano II, quando si chiedeva la condanna dei mali moderni. Ma Papa Giovanni XXIII guardava alla realtà con occhio diverso, aperto, e così aprì la Chiesa ad un nuovo cammino.
Oggi lo scisma sommerso, la mancanza di leadership, la lontananza dalla vita quotidiana di cui parla Marco Politi pone la domanda se il modello di Chiesa verticistica, nato dal Concilio di Trento di oltre 500 anni fa, sia ancora in grado di reggere al trasformarsi del mondo e dei cattolici stessi.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)