Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Lettura della settimana: Circuit, il potere decisionale è dentro di noi

Realizzare i nostri sogni è possibile, ma lo dobbiamo volere. E’ questo il punto di partenza del libro “Circuit” dal sottotitolo “ il potere decisionale è dentro di noi”.Come leggiamo sulla quarta di copertina “tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto: desideriamo un rapporto meno conflittuale con delle persone che ci sono care , un’attività lavorativa più appagante, un hobby che avevamo anni fa e che vorremmo ripristinare. Può capitare tuttavia che non osiamo aprire quel cassetto perché pensiamo che oramai è troppo tardi……..E poi riusciremmo a realizzare i nostri sogni senza dover rinunciare a ciò che ci rende felice oggi?…La buona notizia è che il potere decisionale è dentro di noi”
Così un giovane e affermato direttore marketing di una casa farmaceutica , Guillame Pichon,si trasforma non in un semplice formatore ma in un attento analizzatore dei nostri circuiti cerebrali.
Bellissima l’identificazione di una cellula in un castello medievale con guglie e ponti e dentro il quale il potere decisionale è affidato al Re. Mentre nelle nostre cellule è affidato al DNA e per tutti e due possiamo parlare di una stessa dinamica che va dallo stimolo, passa per la decisione e finisce nell’azione.
Quello che spinge a leggere questo libro, e quindi a farci guardare dentro,è la capacità di rendere semplice tutto ciò che riguarda il nostro cervello.
Tutto ciò che ci è sempre apparso troppo scientifico o troppo lontano da noi diventa, d’amblè, intellegibile e vicino.
Conoscete , per esempio, “i carabinieri della mente”? E sapete che noi esseri umani non vediamo la realtà ma la rappresentazione mentale che ci facciamo di essa?
Tra lo stimolo e il comportamento ci sono tante tappe che il nostro cervello , spesso, percorre in poco tempo. Si passa per l’emozione decisionale, per la decisione preliminare e poi la decisone finale, il coordinamento e quindi il comportamento. Tutti questi passaggi o tappe sono come un vaso con due bracci: uno è lo stimolo l’altro il comportamento finale.
Pensare a tutte le nostre azioni così ci permette di analizzarle, forse meglio di qualsiasi terapia, e di aiutarci a credere che veramente i sogni si possono avverare. Dipende dalla nostra volontà e soprattutto dalla voglia di capire come e perché agiamo. Ma non freddamente. Ricordiamoci sempre che il nostro cervello ci vuole bene e prende sempre le decisioni che considera migliori per noi. Qualche volta sbaglia ma, con le parole dello scrittore, “abbiamo la fortuna di avere un cervello democratico e non monocratico.”
E ricordiamoci sempre che il potere decisionale dentro di noi.

Chiesa ora et futura

“Arrivo in curia e mi sembra un aereo che gira sull’aeroporto, in procedura di attesa in quota”. Sono le parole di un prelato nordamericano riportate da Marco Politi nel suo ultimo libro “Joseph Ratzinger. Crisi d un papato” (ed.Laterza).
Si legge ancora “ il governo centrale della Chiesa è come avviluppato in un’atmosfera di routine,incertezza,mancanza di un affaccio al futuro”.
Ma cosa sta succedendo a Santa madre Chiesa? Cosa succede al Papa e che anno sarà il 2012?
Lo abbiamo chiesto a Marco Politi,internazionalmente riconosciuto come uno dei massimi esperti di questioni vaticane.

-Politi,cosa è successo alla Chiesa e al papa in questo 2011?
Il 2011 è stato contraddistinto dalle primavere arabe che hanno aperto nuovi scenari, portano dei cambiamenti, delle speranze e anche dei rischi. Eppure Papa Ratzinger non ha mai fatto interventi importanti sulla questione. Ciò dimostra, in maniera plastica,che a questo pontificato manca una visione geopolitica definita. Benedetto XVI è un grande intellettuale, un grande predicatore ma non ha il temperamento del “governante”. Si nota l’assenza della Santa Sede soprattutto a livello internazionale dove è quasi sparita dai media. In 6 anni questo papato ha attraversato tante crisi come non era accaduto a nessun altro pontefice negli ultimi 100 anni. Con una citazione sprezzante su Maometto ha provocato uno scontro violento con l’Islam; elogiando Pio XII e togliendo la scomunica al vescovo negatore della Shoah ha causato una serie di cause con l’ebraismo; le sue frasi sull’Aids hanno suscito reazioni di protesta in tutto il pianeta.

-Lei parla anche di un papato di contraddizione
Certo abbiamo molte situazioni in cui si dimostra una sorta di doppio livello. Prendiamo ad esempio la questione pedofilia. Da una parte abbiamo una lettera dura del papa che condanna i vescovi che non hanno “sorvegliato”. Chiede norme più severe e che i preti colpevoli si sottomettano alla giustizia civile, esigendo che sia data assoluta priorità alle vittime. D’altra parte il Papa non ha dato l’indicazione di aprire inchieste sugli abusi del passato in ogni parte del mondo. Ha esposto bene la teoria ma non ha fornito immediate indicazioni pratiche. Gli archivi vaticani sono chiusi e in Italia non esiste nemmeno un numero verde a cui rivolgersi. In Belgio, Olanda, Germania gli episcopati hanno aperto indagini. In Italia no. La conduzione del governo papale è frammentaria. Non ci si occupa dei gravi problemi interni, uno dei quali è, per esempio, la carenza di preti. E’ vero che tra il 2004 e il 2009 sono aumentati di circa 5000 unità ma, nello stesso periodo, i cattolici sono aumentati di 15 milioni. Quindi nel nord dell’emisfero si ha un prete, che deve seguire 4/5 parrocchie e si consuma nello stress. Sta crollando il sistema capillare di presenza del sacerdote nei quartieri, nelle piccole e grandi città, un sistema di influenza della Chiesa costruito in millenni. Inoltre Benedetto XVI non affronta il problema delle donne. Sull’Osservatore Romano anche la storica Lucetta Scaraffia sottolinea l’insufficiente partecipazione delle donne alle decisioni nella Chiesa. E’ un nodo che questo papato non affronta né risolve. Eppure le religiose nel mondo sono la fanteria della Chiesa, attivissime nelle scuole, negli ospedali, nei centri di assistenza, nel servizio nelle diocesi. Tra il 2004 e il 2009 c’è stato un calo di 40.000 presenze negli ordini religiosi femminili. La forte diminuzione significa che molte donne non trovano più, nell’istituzione cattolica, un lavoro gratificante e soprattutto la realizzazione della loro vita. Durante il suo viaggio in Germania Benedetto XVI ha tenutyo uno splendido discorso al parlamento federale sul apporto tra Diritto e Potere. Ad Erfurt ha affrontato il problema degli agnostici, dicendo che cercano di più dio di quanto non lo facciano i credenti. Ma non ha risposto a nessuno degli interrogativi posti dalla base ma anche dal presidente tedesco Wulff come, per esempio, la questione della comunione per i divorziati risposati o un progresso dei rapporti ecumenici. E quando il papa è ripartito i giornali tedeschi hanno titolato “Meno di meno”. I sondaggi hanno rivelato che per 4 tedeschi su 5 il suo viaggio non era importante.

“Joseph Ratzinger non doveva diventare papa. Non poteva. Secondo le regole non scritte dei conclavi una personalità così “polarizzante” non sarebbe mai riuscita ad ottenere i due terzi dei voti per essere eletto. Invece il 19 aprile del 2005, dopo una elezione tra le più rapide dell’ultimo secolo, il tedesco Ratzinger si affacciò sorridente alla Loggia delle Benedizioni”

-Politi ma chi è Papa Ratzinger?
Non è come lo disegna lo stereotipo. E’ una persona sensibile, colta, attenta ad ascoltare, anche piena di ironia ed umorismo. Nei suoi scritti sottolinea che “Il cristianesimo non è un pacchetto di divieti” e nella sua ultima enciclica parla di economia improntata all’etica. E al suo biografico ufficiale, il giornalista Peter Seewald, ha confidato se un prete è veramente innamorato di una donna e vuole formare una famiglia, è giusto che questa strada…. Inoltre è l’unico Papa che ha messo nero su bianco la sua volontà di dimettersi qualora le sue condizioni “fisiche, psichiche e mentali” non gli consentissero di continuare la sua opera. Una scelta lucida, razionale. Ma poi manca della presenza quotidiana nella strategia religioso-politica della Santa Sede . E’ uno studioso che si è contornato di personaggi eminentemente teorici come lui, come il Segretario di Stato. Il risultato è un papato bloccato.

-Cosa succederà nel 2012?
Sicuramente il Papa riprenderà i suoi viaggi internazionali. Si era sparsa la voce nel 2009 che si sarebbe mosso solo in Europa vista anche la fragilità della sua salute. Ma dopo il viaggio nel Benin e quelli programmati in primavera a Cuba e nel Messico c’è la volontà di essere più presente nel vasto impero cattolico, considerando che il consenso intorno a lui è molto calato. Persino in Italia dove si attesta al 49%. Sicuramente è un Papa che ha spaccato e diviso il mondo cattolico. E’ poi esploso un altro problema: larghi strati di credenti vivono secondo punti di riferimento diversi da quelli dettati dal Vaticano ( divorzio,aborto, rapporti prematrimoniali, fecondazione). I fedeli procedono oramai in coscienza e autonomia. Wojtyla, con la sua personalità e la sua capacità mediatica riusciva a comunicare un orizzonte di valori. Con Benedetto XVI si assiste ad uno scisma silenzioso che porta una grande massa di cattolici lontana dai vertici ella Chiesa. C’è poca partecipazione in questo papato. Il collegio cardinalizio si è riunito solo 3 volte in 6 anni, manca il dibattito e sistematicamente le scelte del Papa sono solitarie. Se questo doveva essere un papato di transizione, cioè movimento verso una fase nuova di assestamento, non se ne vede l’approdo.

Forse la sua elezione nasce dalla volontà, come racconta un cardinale, “di garanzie dottrinali”: frutto di un riflesso di paura davanti al mondo moderno, che ci riporta indietro a prima del Concilio Vaticano II, quando si chiedeva la condanna dei mali moderni. Ma Papa Giovanni XXIII guardava alla realtà con occhio diverso, aperto, e così aprì la Chiesa ad un nuovo cammino.
Oggi lo scisma sommerso, la mancanza di leadership, la lontananza dalla vita quotidiana di cui parla Marco Politi pone la domanda se il modello di Chiesa verticistica, nato dal Concilio di Trento di oltre 500 anni fa, sia ancora in grado di reggere al trasformarsi del mondo e dei cattolici stessi.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Tiziano Terzani: giornalismo e potere

(Tratto da Malitalia – di Nicola Lillo)

È bello poterlo immaginare seduto con le gambe incrociate, la schiena dritta. La barba lunga e bianca, i capelli legati. I vestiti candidi, che fanno un tutt’uno con l’uomo. Un mantello rosso gli copre le spalle, mentre sorseggia il tè, appena preparato nella sua piccola “gompa” costruita sull’Appennino Tosco-Emiliano. A Orsigna, piccolo paesino in provincia di Pistoia; il suo Himalaya.

Una terra ricca di colori, odori e spiritualità.

Sono sei anni che Tiziano Terzani ha lasciato il suo corpo, come amava dire. Ed è in periodi di crisi come quelli che stiamo vivendo che si sente di più la sua mancanza.

Un giornalista “sui generis”, viaggiatore instancabile. Reporter, fotografo e, alla scoperta del cancro, un uomo diverso, nuovo, capace di far riflettere con poche e semplici parole.

Era questo e tanto altro Tiziano. Impossibile da definire, impossibile da inquadrare. Sempre sorprendete, coinvolgente, emozionante.

Ma, nonostante oggi non ci sia più, a noi giovani, che non abbiamo ancora superato la soglia degli “anta”, aspiranti giornalisti e non, ha lasciato un bagaglio di insegnamenti sconfinato.

Il giornalismo per Terzani era una missione. “Una missione religiosa, se vuoi, non cedendo a trappole facili. La più facile è il Potere. Perché il potere corrompe, il potere ti fagocita, il potere ti tira dentro di sé! Capisci? Se ti metti accanto a un candidato alla presidenza in una campagna elettorale, se vai a cena con lui e parli con lui diventi un suo scagnozzo, no? Un suo operatore. Non mi è mai piaciuto. Il mio istinto è sempre stato di starne lontano. Proprio starne lontano, mentre oggi vedo tanti giovani che godono, che fioriscono all’idea di essere vicini al Potere, di dare del “tu” al Potere, di andarci a letto col Potere, di andarci a cena col Potere, per trarne lustro, gloria, informazioni magari. Io questo non lo ho mai fatto. Lo puoi chiamare anche una forma di moralità. Ho sempre avuto questo senso di orgoglio che io al potere gli stavo di faccia, lo guardavo, e lo mandavo a fanculo. Aprivo la porta, ci mettevo il piede, entravo dentro, ma quando ero nella sua stanza, invece di compiacerlo controllavo che cosa non andava, facevo le domande. Questo è il giornalismo”. Un concetto che, oggi più che mai, deve essere fatto proprio dai giornalisti o da aspiranti tali.

Ma Tiziano non solo di informazione si è occupato. La scoperta del cancro lo ha portato a compiere un percorso inconsueto, inaspettato. Forse considerato un po’ “folle” per noi occidentali, legati ai nostri guadagni, alla nostra casa, a tutto quello che ci circonda: alla materialità. Trascorse mesi sull’Himalaya. Senza alcuno al suo fianco. Alla ricerca di se stesso.

E da questa esperienza è nato un Terzani differente, nuovo, “spirituale”. E tanti sono gli insegnamenti che noi giovani possiamo trarre dalle sue parole.

Dalla forza e dalle difficoltà della vita: “quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta”. Alla serenità e alla pace interiore: “Guarda un filo d’erba al vento e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia”.

Un pacifista lontano dall’utopia, ma comunque sognatore e fiducioso: “mi piaceva pensare che i problemi dell’umanità potessero essere risolti un giorno da una congiura di poeti: un piccolo gruppo si prepara a prendere le sorti del mondo perché solo dei poeti ormai, solo della gente che lascia il cuore volare, che lascia libera la propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano, è capace di pensare diversamente. Ed è questo di cui avremmo bisogno oggi: pensare diversamente”.

È l’insegnamento più grande che ci ha lasciato. “Pensare diversamente”, non conformarsi al consumismo sfrenato di un’economia che tenta di appiattire tutto e tutti. Ed è forse proprio questo il motivo per cui questo grande giornalista è tanto apprezzato dai giovani. Perchè in lui vedono, vediamo, un qualcosa di diverso, lo spronarci a cambiare, noi stessi e gli altri, a cercare un mondo, una vita, migliore.

Hare Tiziano.

  • Chi sono


    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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