Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Euro, quale il problema?

“Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica con le caratteristiche che presenta nei Paesi capitalisticamente avanzati favorisca non già il vigore competitivo, ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio, che opera sistematicamente a danno dei risparmiatori”. Questa frase è di Federico Caffè, economista scomparso nel nulla il 15 aprile 1987.
Un presagio o una visione realistica di dove stava andando il mondo? E dall’allievo che gli fu più vicino arriva il ritratto, forse più vero, del grande economista italiano. Il 4 aprile esce “Federico Caffè” di Bruno Amoroso, per Castelvecchi, collana Le Navi.
Il colloquio di oggi con il professor Amoroso è un’anticipazione, un ricordo del suo maestro ma anche l’occasione per “leggere” la realtà economica di oggi con una lente diversa, completamente lontana dalla visione ottimista che circola in tutti gli ambienti culturali e politici d’Europa.
Bruno Amoroso, laureato proprio con Caffè, dal 1972 ha insegnato Economia internazionale in Danimarca, nelle università di Copenhagen e di Roskilde. Attualmente è docente alla facoltà di Economia di Hanoi, in Vietnam. È presidente del Centro Studi Federico Caffè dell’Università di Roskilde ed è condirettore della rivista italo-canadese «Interculture». È membro del consiglio di amministrazione del FEMISE (Forum Euroméditerranéen des Instituts de Sciences conomiques), e coordinatore del comitato scientifico della Fondazione per l’Internazionalizzazione dell’impresa sociale. Fa parte, inoltre, del comitato scientifico FLARE Network (Freedom, Legality and Rights in Europe), la rete internazionale per la lotta alla criminalità e alla corruzione.
– Professore chi era Federico Caffè?
Federico Caffè era un’economista con un rapporto profondo con l’etica della propria professione. Pensava che non bisognava mai diventare “il consigliere del Principe” ma bisogna rimanere “il consigliere dei cittadini”. Un uomo che alla fine della sua vita viveva della sua pensione, perché solo quella aveva, e contava, con attenzione, i propri soldi. E che, forse, con la sua decisione di sparire ha voluto comunicare una “non volontà” ad adeguarsi ad un mondo in cui non si riconosceva. Federico Caffè ricordava sempre che un’economista deve sempre difendere la sua autonomia senza prestarsi al sindacato o alla politica.

Passiamo all’euro è destinato a morire?
L’euro è già finito come moneta comune. L’euro è una camicia di forza per costringere alcuni paesi, soprattutto quelli dell’area mediterranea, a seguire una politica economica prestabilita che impedirà la crescita. L’Europa è costituita da 27 paesi che hanno forti diversità e all’inizio l’Europa doveva essere quella della cooperazione tra le diversità mentre oggi è l’Europa della competizione e della guerra.

-Cosa vuole dire con queste parole?
Che in Europa siamo in una situazione in cui c’è la contrapposizione tra i Paesi del sud Europa e quelli del Nord, soprattutto la Germania . Abbiamo assistito ad una germanizzazione dell’Europa un po’ come prima della seconda guerra mondiale e sembra che la storia non ci abbia insegnato nulla e siamo arrivati ad un paradosso ideologico per cui nella stessa comunità europea si parla di “paesi straccioni”, si insultano le nazioni del bacino del Mediterraneo. Ci sarebbe voluta una politica franco-italiana più forte ma la Francia ha pensato di appoggiare la Germania nella speranza di trarne qualche beneficio.

-E quindi professore torneremo alla lira?
La cosa più realistica che potrà avvenire è la creazione di due monete una per l’area sud e l’altra per Germania,Olanda. Queste. 2 aree valutarie ci riporterebbero al concetto del serpentone monetario dove anche l’inflazione aveva una sua dinamica.

– Siamo veramente in mano ai governi delle banche?
La finanza ha preso in mano la politica. I governi sono “infestati” dai poteri finanziari e il grande capitale domina il sistema delle borse. E per grande capitale intendiamo anche i soldi provenienti dal crimine organizzato ( mafie, prostituzione,droga,traffico di esseri umani e di organi). E sono tutti stipendiati dai maggiori centri della finanza. E non si parla più di conflitto di interessi chi ricorda che Mario Draghi (anche lui allievo di Federico Caffè ndr), quale responsabile Europa della Goldman Sachs ha patteggiato, presso il Tribunale di Pescara, una condanna per il reato di frode fiscale? Oggi il conflitto di interessi è assunto come garanzia

– Professore lei che ha di questa crisi?
Per spiegarle il mio pensiero ricorro ad un episodio che ho vissuto anni fa a Napoli, in viaggio con il professor Caffè. Una mattina esco e vado a comperare i giornali e attraverso una piazzetta, nelle vicinanze del nostro alloggio. Ai tavolini dei bar sono seduti degli avventori che tranquillamente parlano o leggono il giornale. Al ritorno mentre attraverso la piazza inizia una lite con spintoni, parole. Anche io vengo spintonato più volte. Dopo qualche minuto torna tutto tranquillo. Al rientro racconto l’accadauto al professore il quale serenamente mi dice “ ti hanno rubato il portafoglio”. Ecco negli ultimi 10 anni la nostra vita è stata fatta di grandi risse tra le parti contrapposte mentre ci toglievano il portafoglio. Tutto è stato preparato e la finanza ha espropriato la politica.

– Cosa si aspetta?
Non mi aspetto nulla di buono. Solo un inasprimento dei conflitti sociali perché non c’è una politica che li orienti. Siamo in una situazione di non ritorno. Per anni siamo vissuti nell’ottimismo ecologico e cioè inquiniamo tanto arriveranno nuove tecniche che ci permetteranno di ripulire ciò che abbiamo sporcato. E invece non è sempre così. E noi non possiamo più illuderci.

(pubblicato su www.lindro.it)

Lettura della settimana:Supermarket mafia

12,5 miliardi di euro: tanto vale il business dell’agroalimentare per la criminalità organizzata. Dopo il settore edile, i rifiuti e il traffico di droga, il controllo si è esteso anche a questo settore, che ogni anno in Italia produce circa il 10% del Pil. Questi dati sono tratti dal primo rapporto Eurispes-Coldiretti sui crimini agroalimentari in Italia
Don Luigi Ciotti, presidente di ’Libera -nomi e numeri contro le mafie’, dice “le mafie ce la danno a bere – e a mangiare – grazie a infiltrazioni profonde e consolidate in vari comparti del settore agroalimentare. E che a tutto questo come consumatori paghiamo un prezzo doppio: in termini di soldi – perché il prezzo delle merci sale per assicurare un margine di interesse a più persone – e soprattutto in termini di salute.”
Insomma le mafie hanno messo le mani, e da molto, sulla nostra ortofrutta e sui mercati correlati.Il libro di Marco Rizzo, per Castelvecchi RX,mette in luce tutti i rapporti tra la criminalità organizzata e il mercato.
“Una catena di supermercati senza il sostegno o l’interesse diretto di Cosa Nostra non può nascere. Quando una persona pulita, sia come gestore di supermercati e sia come imprenditore qualsiasi, si muove, deve avere almeno in Sicilia una copertura alle spalle”. Questa è una dichiarazione di Nino Giuffrè, collaboratore di giustizia. La mafia nasce dal latifondo e continua ad ampliare le sue ricchezze proprio con la terra.
Sono forse finiti i mezzadri e nascono i grandi supermercati gestiti dalla longa manus dei boss: come Giuseppe Grigoli, il cassiere di Matteo Messina Denaro, gestore di supermercato della catena Despar.
La presenza delle mafie nei trasporti,nella distribuzione e commercio dei generi alimentari (in maggior parte frutta e verdura) è un fenomeno preoccupante e forse ancora poco sotto controllo e sotto la lente di ingrandimento delle forze dell’ordine. Di pochi mesi fa un grande sequestro di 3 milioni di euro ad una cosca che gestiva il mercato di Fondi.
Un libro da leggere per aprire gli occhi su quello che ci arriva a tavola e per decidere per un consumo più responsabile e anche più legale.

Rai e le gravidanze

“Non pensiamo in termini di diritti, equità, solidarietà, soluzioni effettive. Pensiamo in termini di ‘buoni/cattivi’. Siamo in terza elementare e neanche lo sappiamo.” Così scrive oggi un collega sulla sua bacheca di face book e io sottoscrivo. Già ieri sera quando è uscito il primo lancio di agenzia, su Rai e licenziamenti per gravidanze, mi sono chiesta perché?
Perché tutta questa storia? Questo clamore? Io lavoro in RAI da 12 anni, con partita IVA quindi sono una libera professionista. Quella clausola ( che nel mio contratto è al punto 12) dice che se qualora tu fossi malata, avessi un grave impedimento ( che può essere un lutto,un incidente etc.), una gravidanza ( che si sa può essere a rischio) se non produci ciò che è richiesto dal contratto non vieni pagata. Non c’è scritto che vieni licenziata perché noi non siamo dipendenti a tempo indeterminato, prestiamo la nostra opera.
Ora se sei un libero professionista sai, a prescindere dalla RAI, che se non lavori non incassi e esci di casa anche se hai la febbre, lavori sino a due giorni dal parto.
Il punto secondo me è che ci sia focalizzati su qualcosa che colpisce ma non è sostanziale.
Sostanziale è che il contratto a partita iva nasconde un lavoro subordinato e continuativo. E i sindacati cosa hanno fatto fino ad oggi?
Sostanziale è che un collaboratore arriva a prendere 80 euro a puntata lorde e spesso ci rimette anche le spese del telefono perché, da contratto, non devi svolgere il tuo lavoro dalle sedi RAI. E perché nessuno si è mai preoccupato di questo?
Sostanziale è che molti collaboratori e consulenti svolgono attività giornalistica mascherata sotto altre formule e nomi e con la scusa che lavori con la “rete” e non con una testata il tuo lavoro non potrà essere mai utilizzato come praticantato e quindi nessuno ti chiamerà in una testata giornalistica perché ci sono altri precari prima di te.
Sostanziale è che chi ha un lavoro dipendente a tempo indeterminato è tutelato e spesso “abusa” della sua posizione ( come giornalisti che fanno fare interviste a società esterne in appalto e quindi non vanno a seguire il servizio e lo firmano pure).
Sostanziale è che di precariato si parli oggi dopo che da 20 anni in RAI sono cresciuti,in modo esponenziale, i lavoratori a partita IVA anche per far entrare amici e amiche degli amici o per assumere, come dirigenti, ex uffici stampa di partiti o giornalisti vicini all’una o all’altra parte.
Sostanziale è che parliamo oggi di precariato perché non c’è più lavoro, perché non si riesce, o no si ha voglia di ottimizzare le risorse attuali ( perché pagare compensi faraonici a conduttori,autori di lungo corso e non ridistribuirlo sui professionisti più penalizzati?).
Sostanziale è parlarne adesso perché il sindacato,anche dei giornalisti, si riprenda un ruolo che nel tempo ha buttato alle ortiche.
Sostanziale sarebbe chiedere alla RAI un diverso contratto che tuteli chi ha la partita IVA, che i compensi siano adeguati a contratti che possono durare anche tre mesi ( se non hai il santo in paradiso che ti aiuti a lavorare il più possibile).
Sostanziale è che ci batta perché i contratti rispettino il lavoro dei collaboratori e perché,per esempio, si venga pagati per ciò che si produce e non a puntate andate in onda ( per cui capita che se hai un contratto per x puntate ma poi non vanno in onda tutte tu perdi soldi e lavoro fatto…).
Quando ho iniziato a lavorare nel 1983 ( mio primo e unico contratto a tempo indeterminato) allora mi fecero firmare la lettera, con la data in bianco, di dimissioni in caso di gravidanza. Quella era un’imposizione ( e in alcuni casi lo è stata fino a poco tempo fa) e io scelsi dopo qualche anno di essere libera da quei lacci.
Forse dovremmo chiedere alla classe politica, quella che noi abbiamo votato, perché negli ultimi 10 anni non si è più occupata concretamente del mondo del lavoro e non ha voluto vedere come stava cambiando e non ha cercato di capire dove e come intervenire.
Se la RAI applica questi contratti e ha fatto selvaggiamente man bassa di mano d’opera intellettuale a basso costo è anche colpa di chi oggi si erge a nostro difensore.
(pubblicato su www.malitalia.it)

Lettura della settimana: NAP & NAT, il nuovo duo delle vignette

Chi si ricorda Pertini e Pazienza? Il Presidente partigiano e il grande Andrea Pazienza. Un duo perso nella notte dei tempi. Ci pensa Mario Natangelo a riprendere la tradizione e con uno humor tutto napoletano si mette in gioco con l’altro napoletano che nel 2011 ha guadagnato tutte le copertine del mondo e cioè Re Giorgio, il nostro presidente della Repubbliaca.
“…Quello che nessuno può immaginare è cosa può arrivare a fare un venticinquenne disperato, cresciuto politicamente con l’ex premier, e sentimentalmente con l’ex fidanzata, pur di salvare se stesso dall’esplosione di dieci anni di certezze politico sentimentali. Questa è la storia quasi vera di come Nat e Nap abbiano cercato di salvare, a modo loro, l’uno se stesso, l’altro il Paese”.
Questo è lo spirito di “Napolitano, sesso,moniti e rock’n’roll “ . Il giovane disegnatore si cimenta nel racconto dell’ultimo anno inventando le spericolate avventure di Nap e Nat dalla spiegazione della nascita del mondo e di Ikea sino al viaggio ad Arcore.
Come di dice Elle Kappa “Nat va invece avanti come un caterpillar e propone ora ai suoi lettori più che un racconto, un viaggio lungo un centinaio di sogni, illustrato con un disegno rapido, funzionale ad un testo scritto assolutamente folle.E quando arriva al termine del libro,che si legge d’un fiato,il lettore capisce che l’autore ha voluto con questa storia elaborare il lutto di un amore perduto……”
Natangelo sceglie come compagno di viaggio il Presidente Napolitano, l’undicesimo, della nostra Repubblica, e partono “in missione per conto di Dio” su una vespa per ristabilire giustizia e verità politica nel nostro paese.
Un viaggio surreale nel tempo e nei luoghi dalla Padania alla Libia.Insieme, Nap e Nat. Due amici, due complici che si travestono, che cercano, semmai ci fosse,il Berlusconi buono e incontrano Fini in crisi di identità.
Il libro si conclude con una lettera di Nat a Nap che nasconde alcune riflessioni sui personaggi e sul mondo “…Il confronto tra le avventure del duro e puro Pertini in compagnia del superbo Pazienza-trent’anni fa-e le avventure di questi poveri Nap e Nat nell’Italia di oggi dice più di mille parole .Forse l’obiettivo di rifarti l’immagine non è stato raggiunto, e magari il confronto era meglio non farlo. Rileggendo queste storielle ti diranno che non sei nemmeno paragonabile a Pertini, che Pert & Paz non ineguagliabili mentre noi resteremo solo dei NAP E Nat qualsiasi, una coppia anonima tra le tante in questo perenne San Valentino di innamorati del passato”.

E forse il perché, il senso più intimo del libro, è in queste parole. Spesso siamo così rivolti verso il passato che non vediamo ciò che abbiamo sotto il naso e a furia di compararlo ne perdiamo l’essenza. E’ il grido di chi vuole andare avanti e non semplicemente pensare che “era meglio prima”. Il disegno, l’ironia, lo humor che possono sembrare irriverenti verso il Presidente della Repubblica sono invece, almeno per chi scrive, un atto d’amore verso chi non sarà duro e puro come Pertini ma……Ed è su questo “ma” che si costruisce questo viaggio.
Come scrive Natangelo “ …la mia innata simpatia per i reietti del branco e per i presidenti della Repubblica in generale mi ha spinto, nel 2010, a disegnare i primi episodi di Nap e Nat…”.
Con un sorriso Natangelo ci fa riflettere e “ se la Storia non ci darà ragione chi se ne frega: io a scuola avevo ottimi voti in Intervallo.Lui ci darà ragione”.

Lettura della settimana: L’Eretico

“La voce di Girolamo Savonarola percorse la navata di San Marco come uno schiocco di frusta …Fuori dalla chiesa il soffio gelido della tramontana aveva continuato a spazzare le nuvole per tutto il mattino”
Così inizia L’Eretico, il nuovo libro di Carlo Martigli.
Ci riporta indietro al 1497. Inizia a Firenze ma ci porterà verso Oriente e ci farà tornare indietro.
Ma soprattutto, in questi giorni di intrighi in Vaticano, la ribalda Chiesa è quanto più di moda ci sia. Ma anche il titolo “l’Eretico” ci parla di oggi.
Un passo indietro la parola eretico, ci ricorda l’autore, in greco era eretico e viene dal verbo aireo (hairèō, “afferrare”, “prendere” ma anche “scegliere” o “eleggere”).
In origine dunque eretico, era colui che sceglieva, colui che era in grado di valutare più opzioni prima di posarsi su una di esse e in tale ambito indicava anche delle scuole come quella dei Pitagorici o quella degli Stoici.
In ambito cristiano, il termine, assente nei vangeli canonici, compare negli Atti degli apostoli (5:17, 24:5, 24:14, 26:5, 28:22) per indicare varie scuole (o sette) come quelle dei Sadducei, Cristiani e Farisei. E sia in greco antico che in ebraico ellenizzato questo termine non possedeva, originariamente, alcuna caratteristica denigrativa.
Ma con le Lettere del Nuovo Testamento tale neutralità del termine viene meno: in 1 Corinzi 11:19, Galati 5:20, 2 Pietro 2:1, haìresis inizia ad assumere dei connotati dispregiativi e ad indicare la “separazione”, la “divisione” e la rispettiva condanna. Secondo lo studioso Heinrich Schlier lo sviluppo in negativo di hairesis procede con l’analogo sviluppo del termine ekklesia: haìresis ed ekklesia divengono due opposti.
E da allora un eretico è colui che rifiuta la verità costituita. Come Giordano Bruno che per le sue “eresie” fu messo al rogo.
Un libro che parla di oltre 500 anni fa ma anche di oggi. Quanto è importante oggi essere eretici, cioè cercare di conoscere, scegliere? E quanti invece per non essere bollati come tali scelgono il silenzio,l’appiattimento sulle scelte di altri?
Come allora bisogna decidere se accettare quello che ci viene raccontato e, in alcuni casi, imposto o andare a cercare la verità per capire meglio questo che sta succedendo. Ed è attuale questo libro perché,come millenni fa, Occidente ed Oriente, oggi, possono essere alleati o nemici e cambiare le sorti del mondo.
Partiamo dalla copertina che mette insieme una croce cristiana e i segni dello ying e dello yang. Come a dire che tutto può convivere insieme.
Un noir, un romanzo storico, un puzzle, un giallo. Questo è l’Eretico con personaggi da brivido. Alcuni come Pico della Mirandola già protagonista di 999 L’ultimo custode, altri completamente nuovi come Ada Ta e Gua Li.
“Conosceva Ada Ta da sempre, era stato sua padre e sua madre, il suo compagno di giochi e il suo educatore. Il volto senza età del monaco era stato sempre uguale , fin dal primo ricordo della ragazza.”

Due personaggi importanti nello snodo della storia e legano l’Oriente all’Occidente nella ricerca di una verità, di un filo rosso che contnua da millenni. Cioè la presenza di un eretico:Issa o Gesù.
Che vita ha fatto Gesù tra i 12 e i 30 anni? Dove è stato?
L’Eretico ci racconta questo, e molto di più. “Il più grande mistero del mondo è oggi racchiuso in un piccolo monastero,nell’India settentrionale, una gompa al di fuori degli itinerari turistici, addossato alla parete di una montagna”. Questa storia così ben custodita venne a conoscenza, nel 1887, di Nicolai Notovic. Spia e addestrato dall’Ochrana, polizia segreta dello zar che scomparve misteriosamente proprio quando, dopo aver scritto e pubblicato “La vita sconosciuta di Gesù”, era sul punto di fare altre rivelazioni. E che non ci sia lo zampino anche di Santa Romana Chiesa? Chissà.
Da leggere con attenzione “Dramatis personae” e la “Postfazione”. Per leggere questo libro bisogna essere eretici, nel senso primordiale della parola.

La neve: questa sconosciuta

Nevicava come non forse non ricordavo più. Era l’inverno 1985/1986. Vivevo a L’Aquila. La mattina mi svegliai e trovai un metro di neve davanti alla porta. Non si poteva uscire. Non c’era la Protezione Civile come la vediamo oggi. Faceva freddo, quello vero. Chiami qualcuno che mi aiutasse a togliere la neve per poter aprire il cancello. E poi per un mese circa le temperature la notte andavano sotto i 20 gradi. Ma passati i primi due giorni poi tutto tornò alla quasi normalità. Certo si camminava a fatica, certo i mezzi erano pochi ma pensare che quasi a 30 anni di distanza ci si debba ritrovare nelle stesse condizioni o peggio, da fastidio.
In Abruzzo nevica e fa freddo. Mentre scrivo ci sono interi paesi nella zona di Avezzano isolati. Da giorni, nelle aree interne, gli animali come lupi e cerci scendono nei paesi in cerca di cibo. Cosa c’è là in alto tra la catena del Gran Sasso, dei Monti della Laga, nel versante del Morrone? Deve fare freddo in alto e ci deve essere tanta neve se i lupi sono scesi a Villetta Barrea e a Pescasseroli.
E i paesi sono isolati,manca la luce,manca il latte. Il paese sembra tornato indietro di oltre cinquant’anni. I più anziani parlano della nevicata del 56 come paragone per quello che sta succedendo.
Ho ascoltato, poco fa, la voce di Paolo Rumiz che raccontava la notte a Balsorano, nell’aquilano, durante la nevicata.
Sa di epopee passate e invece siamo nel 2012.
E il Ministro Cancellieri, rispondendo ieri al Senato, parla di un’inchiesta per capire perché l’autostrada che da Roma porta verso Teramo e Pescara (a/24 e A/25) sia rimasta chiusa per oltre 50 ore, isolando completamente la Regione.
Tante le polemiche di questi giorni sulla Protezione Civile ma pensare che l’autostrada dei Parchi, quella abruzzese quindi, rimanga chiusa ha del ridicolo. L’Abruzzo è per metà area montana alla neve siamo abituati alla neve e al ghiaccio. D’inverno c’è sempre pronto un parco mezzi adeguato tra spartineve e spargisale. Cosa non ha funzionato? E di chi è la colpa? Di autostrade o del Governatore Chiodi? Per ora è tutto un rimpallo di responsabilità come è sempre in un paese che i problemi li scarica sempre sul vicino. Qualcuno ha dato anche la colpa al governo Monti!
A L’Aquila, questa mattina le strade in centro erano pulite ma nel circondario non è lo stesso se il Comune di Sante Marie ha scritto una lettera aperta alla Regione Abruzzo, alla Provincia dell’Aquila, al Ministero dell’Interno per far presente la sua situazione di isolamento dopo giorni dalla prima ondata di freddo. E l’impreparazione è tale che anche oggi sull’autostrada A/14 (l’asse Bologna-Taranto) tra Giulianova e Roseto ci sono mezzi in difficoltà e l’aeroporto di Pescara è chiuso. Insomma non sono bastati gli annunci, i meterologi e gli allerta di questi giorni. La protezione Civile ha messo in campo oltre 3000 uomini per questa emergenza e poi Corpo Forestale, Vigili del Fuoco che portano medicine, cibo.
Veramente storie e scenari apocalittici come se mai fosse nevicato. Come se mai l’inverno avesse fatto freddo. Oltre il clima siamo mutati anche noi?
D’altra parte la mia padrona di casa di Roma alle lamentazioni sul fatto che la casa è fredda mi ha risposto “Ma non ha mai fatto freddo a Roma non si poteva prevedere”. Come i tassisti che si sono imbestialiti contro il tempo perché hanno dovuto comperare le catene, per poter lavorare!!!!!! Diciamo che una volta, e in questo caso mi sento veramente un elemento della protostoria, era un obbligo acquistare le catene e tenerle in macchina l’inverno. Ma ci siamo abituati a stagioni miti, tuttalpiù piovose e quindi abbiamo dimenticato l’obbligo.
Sarà sicuramente una perturbazione eccezionale ( anche il Ministro ha citato l’eccezionalità dell’evento) ma è possibile che un paese si possa trovare così impreparato? Che ci sia sempre un’emergenza per qualsiasi evento? E il terremoto non si può prevedere, le piogge è colpa del cambiamento del clima ( e non che si costruisce negli alvei dei fiumi), la neve del freddo che viene dalla Siberia ( che probabilmente fino a ieri si era spostata).
L’Italia è il Paese dell’emergenza continua.

(pubblicato su www.lindro.it)

  • Chi sono


    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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