Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Notizie dall'Italia

Viaggio nella San Lorenzo di Desirèe. Il quartiere di Roma travolto dalla morte, dal degrado e dalle pulsioni dei cittadini

desir009.jpg_997313609

Il cielo è plumbeo, le nuvole nere, spazzate dal vento, attraversano il quartiere di San Lorenzo. L’aria è cupa nel quartiere che ha visto la morte di una ragazza di sedici anni, Desirèe. Una vicenda che ha gli stessi colori e sfumature del cielo di oggi. Il nero della morte che nelle parole della Gip Maria Paola Tomaselli che, dopo l’interrogatorio di convalidadei tre fermati, prendono la forma di un vero inferno: Desirée è “stata ridotta a un mero oggetto di soddisfazione sessuale con un avvicendamento che appare configurare un vero e proprio turno da parte dei suoi aguzzini”.
Il grigio di un quartiere come San Lorenzo dove convivono più anime. Quella dei “Giustizieri di San Lorenzo”che si potrebbero definire una ronda. “Volete chiamarle ronde? Fate pure, ma noi siamo soltanto dei cittadini del quartiere”. A dirlo è una donna sulla cinquantina, ai margini del presidio che ha radunato un centinaio di abitanti della zona in via dei Lucani, la sera di giovedì scorso, il luogo in cui è stata uccisa DesirèeMariottini. “Desirèe è viva e noi vogliamo Giustizia” e ancora “stanno ammazzando tutte le ragazzine…Non ne possiamo più di questa illegalità diffusa ed è vero – continua la donna – alcuni di noi hanno segnalato degli episodi di violenza alle forze dell’ordine. Quelli che hanno manifestato contro Salvini erano persone di altri quartieri, studenti fuori sede, gente che vive laSan Lorenzo notturna. Noi siamo gli abitanti e quando Salvini è arrivato lo abbiamo applaudito perchè sembra essere l’unico che dice le stesse cose che noi pensiamo. Vedrete molte interviste senza volto, non vogliamo fare i nostri nomi per non essere chiamati fascisti o razzisti”.

Quella della sezione ANPI Roma che, attraverso il suo Presidente Fabrizio De Sanctis, durante la manifestazione di sabato, dichiara : “Abbiamo preso questa piazza, assieme al movimento femminista e alle associazioni del quartiere di San Lorenzo, perché non tolleriamo più strumentalizzazioni di chi reagisce ai delitti, come quello della giovane Desirèe, solo quando l’aggressore è straniero. Esprimiamo solidarietà alla famiglia della giovane ma non accettiamo le strumentalizzazioni dei movimenti di destra, di cui auspichiamo lo scioglimento, e neanche della politica”.

Una dualità, quella di queste posizioni, che forse non riesce a descrivere appieno il quartiere di San Lorenzo. Un quartiere dove è nata la “Casa dei bambini” di Maria Montessori , modello per tutto il mondo, ed èconsiderata la roccaforte operaia, l’orgoglio “della lotta di classe”. Sede della “ Nuova Scuola romana”, protagonista dell’arte contemporanea italiana, che ha la sua sede nell’ex pastificio Cerere.

Insomma un coacervo di identità, lingue, culture e residenza di molti studenti della vicina Università La Sapienza. Un luogo dove quasi tutti mondi trovano un loro spazio. Ma questi spazi hanno preso a collidere tra di loro e come dice lo psicoterapeuta Tito Baldini, in una lettera aperta a Repubblica: “San Lorenzo muore, perché il diritto è subordinato alla violenza. Non avere più il diritto di dormire perché quello di fare rumore in strada deve vincere. I nostri figli, sono stati “violentati” nella mente da chi, come chi ci amministra da generazioni, non si oppone, con una politica che limiti per educare, e proponga valide alterative alla cultura dello sballo”.

La cultura dello sballo, gli edifici abbandonati, lo spaccio, una movida senza orari. Il quartiere si sente abbandonato e la morte di Desirèe ha acceso i riflettori su un mondo apparentemente perfetto, ma dove le anime degli abitanti sono agitate da sentimenti diversi: quelli della coesistenza di mondi diversi e la necessità di sentire rispettata la propria libertà di vivere nel rispetto delle regole civili. La trasgressione, oltre ogni limite, può essere accettata? Ma c’è anche un’altra domanda: per quando tempo, in molti-cittadini e istituzioni- hanno voltato la testa su quello che stava covando il quartiere, e oggi che esplosa la “bomba” sono in prima fila a chiedere “giustizia,verità” ben sapendo di essere colpevoli del “silenzio assenso” di questi ultimi anni, o forse decenni?

La Calabria fuori dai clichè

20180301_105439

A San Ferdinando dove è morta Becky Moses, 26 anni, giovane nigeriana morta il 27 gennaio 2018, bruciata viva nella sua tenda.
Qui vivono circa 1000 migranti. A fianco la nuova tendopoli con le tende del Ministero dell’Interno, docce, lavandini…sempre situazioni provvisorie comunque per un problema che è presente da decenni.
Khadim, uno degli abitanti di questo luogo, mi ha detto che una cassetta di arance vale 0,50 centesimi.
Nel campo ci sono la Chiesa e la Moschea, piccoli negozi e mercatini improvvisati. Fino a poco tempo fa non c’erano donne oggi sono circa una quarantina. Una decina le etnie ospitate. Chi è qui ha il permesso di soggiorno, molti di loro, finito il raccolto, si trasferiscono, molti decidono di rimanere perchè “meglio San Ferdinando che Saluzzo” (dove, pare le condizioni, siano peggiori).
A Riace, dove Becky Moses ha vissuto fino a dicembre 2017. Il ricordo di lei attraverso del sindaco Mimmo Lucano: “Era venuta a chiedermi la carta d’identità perché le era scaduta”. Il calvario di Becky dalla Nigeria all’Italia per una nuova vita. I due anni passati a Riace in questa piccola comunità diventa esempio di accoglienza, citata da Forbes e set del mini film di WimWenders “Il volo”. Il ritorno alla clandestinità e soprattutto il ritorno alla prostituzione fino alla morte tra la fiamme .

DSCN8256
Una vita fatta di soprusi come quelli della giuovane Ester, che adesso vive nella comunità di Drosi. Oggi ha 19 anni ma ha soli 15 è stata violentata e “messa sulla strada”. Adesso vuole solo studiare.
Il senso di questi luoghi sono nel volto della maestra di Riace accompagnata da uno dei suoi giovani alunni, un bimbo nigeriano di circa 9 anni. Seduti uno accanto all’altro.
Cosa può essere il futuro di questa terra è in questi volti che pur nelle difficoltà dell’uno e dell’altro hanno trovato il modo di stare insieme.

I cecchini di Mosul

IMG_20170614_001311_159

(di Laura Aprati e Marco Bova)
Occhi scuri, sorriso, la voglia di parlare, di avere un contatto con l’esterno. Un pezzo di pane, un po’ di riso in una ciotola. Come letto un giaciglio di gommapiuma e una coperta che con gli oltre 46 gradi all’ombra è decisamente superflua.
Uno stanzone al buio condiviso con i compagni. Uomini che da mesi vivono chiusi nei palazzi di Mosul Ovest e che diventano,ogni giorno, la trincea di una guerra combattuta porta a porta contro il Daesh. D’altra parte i palazzi con i terroristi jiadisti, i nemici. Si spara giorno e notte,a turno ci si mette in postazione. La radio trasmittente gracchia qualche informazione, anche qualche risata.
Pronti a terra, il fucile puntato attraverso il buco nella parete. Fino a qualche giorno fa attraverso il foro si vedeva il minareto della moschea di Al Nuri. Adesso il simbolo del Califfato è raso al suolo ma circa 100 miliziani dello stato islamico sono ancora dentro la medina, la parte più antica della città della piana di Ninive. Molti di loro sono ceceni, qualcuno proviene dalla guerra in Afghanistan. Non hanno nulla da perdere, sono pronti a tutto e questo gli sniper iracheni lo sanno.
Con i jiadisti ancora circa 100mila civili, usati come scudi umani.

http://notizie.tiscali.it/esteri/video/detail/le-strade-di-mosul/cf9d69e1d1728ad77872729515ccb8e1/

Le giornate scorrono lente al buio e al caldo dell’appartamento. Sotto la trincea. I sacchetti di sabbia. Le postazioni delle mitragliatrici. Il soldato osserva immobile uno specchio parabolico che riflette i palazzi vicini. Spia le mosse nel nemico. Quasi senza respirare.
Poco più in là c’è Hamin con la sua arma. Ha finito un turno al buio del quinto piano. È sceso alla luce. Una coperta lo occulta al nemico dall’altra parte il muro del palazzo. Schiacciata e nascosta contro di esso c’è la sua amica, Alia.
Hamin decide di rispondere a qualche domanda.
Perchè sei qui?QMa nouanti anni hai? “Ho 22 anni e quando l’Isis è arrivato noi giovani abbiamo capito che dovevamo combattere. Non c’era altra strada”

Ma non hai paura di morire? “La morte può arrivare in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Perché non morire da martire per una giusta causa?”

E chi è questa bambina che è qui con te? “ Lei è Alia mi fa compagnia. E non ha paura anzi mi dice

Una piccola bambina di 5 anni vestita di azzurro, occhi spenti che si illuminano solo quando parla con lui. Lo guarda con adorazione, ne scruta i movimenti, sa quando lui è pronto a sparare ed allora si sposta, si allontana. Per poi tornare puntuale a fianco a lui e al suo elmetto pieno di bossoli. Per lei gli spari, il suono della mitraglia,le bombe che esplodono sono parte della vita, una triste quotidianità. L’innocenza perduta è lei. Non ha paura di morire. Ha già visto tutto della vita. Fame,sete,sangue, dolori, grida passano nel suo sguardo. Impressi per sempre. Non potrà mai dimenticare. Le rimane il suo amico Hamin che spara. Quando Hamin non ha il dito fisso sul grilletto, ed è libero, sorride e le fa una carezza.
(pubblicato su Tiscalinews del 29 giugno 2017)

Amianto morte a rilascio lento

4000 morti l’anno.30 milioni di tonnellate di amianto da rimuovere.

 Eternit, fibra killer. Comunque lo si voglia chiamare questo minerale cancerogeno, utilizzato dall’industria italiana sin dai primi anni del ‘900, ha attaccato, e in troppi casi stroncato, la salute e la vita di migliaia di uomini e donne italiane.

 Nelle case, nelle fabbriche, negli ospedali, nelle scuole, in ambito domestico, nei mezzi di trasporto, sulle spiagge, in ogni dove l’amianto, per quasi un secolo, è stato il compagno di  vittime inconsapevoli.

Nel 1992 un provvedimento legislativo ha bandito la fibra killer dal territorio italiano eppure il numero delle vittime e dei processi per malattia professionale ed esposizione all’amianto continuano a crescere. Dall’entrata in vigore della legge sono state presentate piu’ di 600.000 domande di risarcimento tramite INAIL.

 L’Italia è stata, da sempre, il secondo paese produttore europeo e tra i principali consumatori di amianto, soprattutto negli anni ’60 e ’70 e secondo le stime del CNR e di Ispesl ce ne sono ancora 32 milioni di tonnellate sparse per il territorio nazionale e un miliardo circa di metri quadri di coperture in eternit sui tetti. La Germania ha scoperto i pericoli legati all’amianto nel 1943, mentre in Italia la legge, che vieta l’utilizzo di questo pericolosissimo materiale, risale solo al 1992

L’amianto e’ responsabile di malattie mortali come l’asbestosi, il cancro ai polmoni o il mesotelioma, e proprio per questo, con la legge n. 257, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 13 aprile 1992, era stato deciso di toglierlo completamente dalle scuole. Ebbene, dopo 18 anni dalla legge, ci sono oltre 2400 scuole con l’amianto nei tetti e nelle pareti, costituendo un pericolo mortale per i bambini e il personale che ogni giorno va a scuola, e queste scuole sono principalmente distribuite nel Nord: a Milano si sa di almeno 34 istituti, dove l’amianto è presente e bisognerebbe procedere a bonifica. A Torino si indaga sulla morte di 28 docenti che potrebbero essere imputabili alla presenza di amianto nelle scuole. A Roma in un plesso scolastico, che accoglie oltre 1000 bambini al giorno, ci si accorge, per caso, che le scossoline del tetto sono di amianto. I genitori si mobilitano ma ci sono voluti circa 4 anni per ottenere la bonifica. Quanti bambini sono passati in queste scuole in tutti questi anni? E soprattutto, considerato che il tempo di incubazione della malattia supera i 30 anni cosa ne sara’ di questi bambibni, se mai si ammaleranno chi potra’ dire da cosa dipende?

Il governo, nel gennaio 2009, ha stanziato 358 milioni per la bonifica delle scuole. Dopo 16 mesi sono stati reperiti i fondi e la delibera e’ diventata operativa. Ma non ci sono dati certi su quante scuole e a che punto sia la bonifica. Non un censimento reale e notizie certe.

Intanto proprio in questi giorni, a Mantova, e’ stato bloccato un appalto per la costruzione di scuole elementari su un’area contaminata da amianto. E il 30 ottobre a San Giorgio nel Sannio ci sara’ un banchetto informativo sul caso amianto alla ex poste di via De Gasperi.

E nel Parco Nazionale del Circeo, quindi zona protetta e controllata, e’ stata individuata una discarica con guaine per tetti, scarti di lavorazione edile.

E da Gela, a Pescara, a Casale Monferrato (il caso piu’ eclatante), alla Basilicata, alla Calabria non c’e’, area, scuola, industria che non sia toccata dal pericolo amianto. Eppure esiterebbe  anche un Piano Regionale Amianto per il censimento, la bonifica e lo smaltimenti dei materiali contaminati ma solo 13 Regioni, delle 20 che compongono il nostro paese, stanno provvedendo in questo senso, ed anche in questi casi la bonifica dei siti inquinati non è sempre attuata, se non nelle regioni Lombardia e Sardegna, che si sono poste come obiettivo la bonifica rispettivamente entro il 2016 ed il 2023.

L’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) dichiara che, nel mondo, ci sono circa 125 milioni di lavoratori esposti ad amianto  e, secondo alcune stime,  ci saranno ulteriori 500 mila vittime dell’amianto in Europa entro i prossimi 15 anni. Un calcolo, sempre di OMS, dice che,in base agli attuali livelli di esposizione, si verificheranno 5 morti per tumore polmonare e 2 per asbestosi per ogni 1.000 lavoratori esposti. La stima di decessi (ogni anno del prossimo decennio) tra i lavoratori esposti ad amianto è di 43.000 per mesotelioma e di gran lunga maggiore è quella per tumore polmonare. E alcune stime parlano di 10 milioni di vittime, in tutto il mondo, nei prossimi 20 anni! 

E non si smette di produrlo in testa la Russia seguita da Cina, Kazakhstan, Brasile, Canada, Zimbabwe e Colombia. Ogni varietà di amianto è oggi bandita in 52 paesi, in maggioranza in quelli di vecchia industrializzazione, cioè in meno di un terzo di tutti quelli che sono membri dell’OMS. Un numero maggiore di paesi aderenti all’OMS ancora impiega, importa ed esporta amianto e prodotti che lo contengono (http://www.ispesl.it/amianto/amianto/presenza/tab_2.htm).

La  maggioranza della popolazione mondiale ( nei paesi asiatici, dell’Europa orientale, dell’America Latina e dell’Africa) vive ancora in strutture ed aree dove si continua ad usare amianto senza misure di protezione ma soprattutto i maggiori produttori ( Cina,Russia, India, Brasile) sono anche i paesi piu’ popolati al mondo.

E non sono sufficienti gli ammonimenti delle Organizzazioni Internazionali per bloccare questa pandemia silenziosa che ha aggredito ed aggredisce milioni di persone.

 (pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

  • Chi sono


    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

  • In compagnia

    rovereto rimaandI Peshmerga IMG_3527 IMG_3516 IMG_3510 IMG_3508 DSCN8265 DSCN8262 DSCN8243
  • In viaggio

    06 (1) 06 IMG-20170406-WA0021 - Copia 4_0 5 7 12 14 17 19
  • A tavola

    Falafel-mahshi IMG-20150413-WA0010 lipari1 pizzadello scarto 3 4 5 7 8 KF2-2206
  • Ultime immagini inserite

    pizzadello scarto lipari1 IMG-20150413-WA0010 IMG-20150413-WA0001 fichi Falafel-mahshi bakhtiari-kebab rovereto rimaandI Peshmerga
  • -->