Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Lettura della settimana: Roma come Napoli

“A Roma la monnezza sempre stata un fatto privato.Ai tempi del fascismo a raccogliere per strada i sacchi di tela dei cittadini e gli scarti di lavorazione degli artigiani erano i “costruttori del regime”, imprese come la Federici, la Tudini. E specialmente la Vaselli, proprietà del conte Romolo, amico potente della Roma fascista e post Liberazione, i cui affari erano una miscela tra quelli gestiti oggi da Caltagirone e Cerroni:palazzi,speculazione fondiaria e spazzatura.”
Così Manuela Bonaccorsi, Ylenia Sina e Nello Trocchia descrivono il business monnezza nel loro libro “Roma come Napoli” edizioni RX Castelvecchi. Una istantena della questione rifiuti in quella città eterna che pensa ancora di essere immune dal disastro ambientale che ha visto sulle pagine di tutti i giornali nazionali e internazionali una città come Napoli. Una questione sulla quale sono vissute campagne elettorali, emergenze continue, sprechi,appalti e società criminali.
Un quadro che di pari passo si ripropone a Roma.Gli attori, i comprimari, nel tempo sono in parte cambiati e in parte no. L’emergenza viene comunque affrontata con la stessa disinvoltura dal 1999 ad oggi. L’attore principale no: Manlio Cerroni, avvocato, che ha garantito, negli ultimi tre decenni, una tranquilla ( e redditizia per pochi) convivenza con l’immondizia.
Nel libro si parla di Malagrotta, megadiscarica alle porte della città, da chiudere a giugno 2012.
Il libro inchiesta ricostruisce tutti passaggi, alcuni sconosciuti, che hanno portato Roma sull’orlo dell’emergenza. Un libro che apre uno squarcio su eventi che si stanno susseguendo sotto i nostri occhi.
La differenza tra Roma e Napoli è che in Campania i monopolisti locali si alleano o meglio subiscono i clan nel Lazio l’avvocato Cerroni è, con molta probabilità, lontano dagli ambienti del crimine organizzato.
Ma l’emergenza rifiuti è un pozzo senza fine fatto di clientele e partizioni utili trasversalmente e l’inchiesta con atti,interviste, documenti delinea un quadro che coinvolge molti protagonisti delle istituzioni e della cosa pubblica e quadro fa capire come le emergenze e le relative gestioni non siano altro che l’emblema dell’Italia che cola a picco.

“Per capire il disastro della spazzatura occorre tornare indietro di qualche anno. Nel 1999 la Regione Lazio entra in emergenza rifiuti.La logica è sempre la stessa. Si ripeterà esattamente dodici anni dopo. Cambiano i politici, cambiano le maggioranze- allora centrosinistra dopo un decennio centrodestra- ma la materia è la stessa.La stessa politica incapace di scelte e soluzioni, lo stesso monopolista privato.E’ il febbraio del 1999 quando il governo Massimo D’Alema dichiara lo stato di emergenza per lo smaltimento rifiuti a Roma e in provincia….”Nel 1999 Storace e Frattini chiedono al Ministro della Giustizia Diliberto “quali iniziative intenda prendere a tutela della magistratura romana che, alle prese con un’indagine sulla gestione dei rifiuti,appare soggetta a pressioni del governo”. Storace e Frattini si riferiscono ad un’indagine dalla quale risulta che la discarica di Malagrotta è sprovvista di autorizzazioni dal 1987. Ma chi firmerà l’autorizzazione a Cerroni nel 2001? Storace allora Presidente della regione Lazio.
Insomma l’emergenza rifiuti è un affare da cui nessuno vuole uscire, anzi.

La solidarietà della povertà

Ieri  ho fatto la spesa nel mio solito negozio di frutta e verdura. E’ gestito da bengalesi. E’ sempre aperto anche nei giorni festivi, anche a ferragosto.

Trovi sempre cibo buono e fresco a prezzi di supermercato. Sono gentili con tutti. Anche se abito da poco in questa zona di Roma già mi conoscono, sanno quello che prendo. Insomma entri e ti senti in famiglia.

Ieri fuori quella porta c’era una signora anziana che chiedeva  qualcosa e una ragazza di colore, penso nigeriana. Chiedeva l’elemosina vendendo calzini, fazzoletti di carta.

Entro e mentre scelgo mele e insalata vedo il ragazzo bengalese preparare una busta con pomodori, forse biscotti. Si avvicina alla ragazza e le porge il sacchetto. Poi torna indietro prendo una vaschetta con dei cachi e con premura  glieli dà “potrai mangiarli dopo”.

Un gesto umano tra due persone  che per noi sono extracomunitari, cioè diversi. Ma mi ha fatto pensare a come, in questo momento di crisi, nasce più spontanea la solidarietà tra chi ogni giorno deve combattere per mettere insieme il pranzo con la cena.

Un gesto come quello di chi fa credito al pensionato che acquista il pane.

Un paese alla miseria salvato, forse, da un po’ di umanità.

La mala capitale

Lunedì 17 ottobre  il Tribunale della Capitale ha messo i sigilli al Teatro Ghione ( in declino negli anni Settanta, riscattata nel 1980 da Ileana Ghione, una delle più grandi atrici del teatro italiano) di via delle Fornaci, a due passi dal Vaticano. L’operazione è scattata su richiesta della DIA di Reggio Calabria. Tutto nasce dall’operazione, di circa sei mesi fa, denominata “Overloading”, sul traffico di droga che ha visto 70 persone arrestate fra cui un colonnello dei Carabinieri in servizio a Bolzano.

L’operazione di lunedì ha portato al sequestro di trenta società di capitali, dieci dite individuali, nove fabbricati, 16 terreni, 28 automezzi e quote societarie, polizze vita ed altro. I riflettori degli investigatori sono stati puntati sull’imprenditore Federico Marcaccini, 34 anni, detto “il Pupone”, ritenuto proprietario dell’immobile e affiliato al clan degli Strangio di San Luca. Il patrimonio riconducibile a Marcaccini conterebbe anche due alberghi in Sicilia e nel Lazio, nonché numerose aziende in gran parte a Roma.

Ma cosa sta succedendo nella Capitale? 26 omicidi dall’inizio dell’anno. Alcuni in pieno giorno e in zone centrali. Quasi sembra di essere tornati ai tempi della Banda della Magliana.

Il Prefetto di Roma, dinanzi alla Commissione Parlamentare Antimafia traccia un quadro della situazione attuale definendo ruoli, spazi e interessi di Cosa Nostra, ‘Ndranghtea, Camirra e delle mafie straniere.

Il bar De Paris, il George’s, il Bar Chigi tutti inclusi nelle inchieste legate alla ‘ndrangheta. Famiglie come gli Alavro, i Gallico, i Palamara .attive sul centro città ma anche nell’hinterland e nell’area dell’aeroporto di Fiumicino (espressamente per il traffico di stupefacenti).

Cosa Nostra è attiva con la famiglia Stassi, legata agli Accardo della famiglia di Trapani, con interessenze nella ristorazione. Mentre sul litorale romano troviamo il gruppo Triassi legato alla famiglia Cuntrera-Caruana. A Civitavecchia ( come da procedimento della DDA di Roma) sono interessati le famiglie gelesi dei Rinzivillo ed Emanuello.

La Camorra a maggio ha subito un duro colpo con l’operazione condotta contro la famiglia Mallardo di Giugliano. IL GICO di Roma ha arrestato 6 soggetti facenti parte della cellula camorristica che curava il riciclaggio e “lavaggio” dei proventi liquidi del clan.

A Roma  a luglio è  stato poi arrestato Emilio Esposito, un esponente di spicco del clan dei casalasei.

E questi solo alcuni dei dati riportati dal Prefetto di Roma alla Commissione: “sembra emergere una imprenditorialità mafiosa costituita da gruppi di imprenditori, professionisti ed altre figure che, in cambio di favori o altre utilità,cura gli interessi delle cosche.Questi ultimi soggetti, spesso di basso profilo criminale per gli organi investigativi, risultano comunque essere personaggi di non trascurabile spessore per le rispettive organizzazioni, attese le loro specifiche competenze e capacità individuali nella gestione delle attività economico-finanziarie”.

Insomma una città presa d’assedio dove la crisi economica ha aperto varchi di penetrazione a strutture criminali con grande capacità di gestire ingenti liquidità e che oramai non si dedicano più solo alla ristorazione ma che sono entrare anche nel settore cultura, che tra i tanti  quello che in questo momento sta segnando il passo più di altri. D’altra parte secondo il Ministro Tremonti la cultura non dà da mangiare. Smentito clamorosamente dalle organizzazioni criminali, che di affari se ne intendono!

(pubblicato su www.malitalia.it e www.lindro.it)

Le mani sulla Capitale

Sabato 2 luglio mi sono ritrovata con Antonio Turri, di Libera Lazio, con l’Assessore Provinciale Serena Visentin e con Valentina Coppola, di Codici, e Andrea Di Palma, di Adiconsum a parlare di crimine organizzato e Roma. E questa mattina ecco la notizia di un sequestro di beni per il valore di 20 milioni di euro. L’operazione è stata effettuata dalla DIA e tra le attività nel mirino si evidenzia l’Antico Caffè Chigi, nell’omonima piazza romana, luogo di ritrovo di parlamentari, poliziotti . E poi l’Adonis, holding del gruppo con sedi nei quartieri Parioli e Coppedè. Inoltre sono stati sequestrati 90 rapporti bancari, una villa con 29 stanze e un mega yacht. Il dispositivo è stato disposto dal Tribunale di Roma su richiesta della Procura antimafia della Capitale.

A gestire questo grande patrimonio sarebbe la famiglia Gallico di Palmi (Reggio Calabria). I sigilli di questa mattina riportano alla memoria quelli del 2009 per il Caffè de Paris a Via Veneto, che era nella disponibilità degli famiglia Alvaro .

Come ha ricordato Antonio Turri ( e come scritto anche nel “Dossier Lazio” di Libera) “Roma e tutto il basso Lazio negli ultimi anni hanno visto consolidarsi la presenza delle organizzazioni criminali. Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra hanno di fatto penetrato il tessuto economico della regione. Lo dimostra il caso del Comune di Nettuno, in provincia di Roma, sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2007, e il mancato scioglimento del Comune di Fondi, Latina, per mafia. Proprio Fondi, lo scorso anno, è stata teatro di una vasta operazione, coordinata dalla Dda di Napoli sulla presenza, stabile, delle tre mafie italiane nel Mercato ortofrutticolo. A Roma, invece, la presenza delle cosche è concentrata nel settore della ristorazione e in quello commerciale in generale. “
La Dia scrive che le ‘ndrine hanno interessi: “Verso i contesti economici ed imprenditoriali della Capitale e del Sud Pontino, attraverso l’acquisizione di imprese commerciali talvolta sfociate in gestioni quasi monopolistiche di taluni settori.Gli interessi economici delle cosche si sono via via evoluti nella Capitale concentrandosi nel multiforme e diffuso settore commerciale della ristorazione”. E continua “Gli investimenti hanno consentito ai citati sodalizi di acquisire gli esercizi commerciali dissimulando l’origine dei capitali tramite sofisticate formule di pagamento diluite nel tempo e con alcune innovative tecniche finanziarie”. Una mafia imprenditrice, lontana dalla vecchia immagine (estortiva, del pizzo diretto), capace di vestire i panni della finanza e della economia. Con professionisti altamente qualificati che seguono le varie operazioni. Avvocati e bancari a disposizione. Una mafia che si muove con disinvoltura nella Capitale anche a pochi passi dai palazzi della politica. Ma questa mattina la Capitale è stata segnata anche da un omicidio in pieno giorno e in un quartiere centrale . Segno che la crisi, la restrizione dei mercati , la gestione del mercato della cocaina portino ad una tensione sempre più alta facendo esplodere una vera e propria guerra per il predominio sulla città.

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    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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