Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Notizie dall'Italia

La sanità è una montagna di soldi e potere. Otto scandali dove il malato non conta nulla

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“Mia figlia senza voler essere…mia figlia…è dieci volte più brava, e poi dico io i nostri figli, tu immagina quando aggiusto le cose nei concorsi e se capita a mia figlia? Che pur essendo più brava di…non può andare avanti … e allora mi sento un verme … dico mi sa che faccio parte anche io di questo sistema! però veramente, se il figlio veramente … ma io provo ammirazione per le persone brave. Siccome lo so i mezzucci, mi … cioè una cosa alluci… cioè il mio cruccio… ma così, ma questo come farà… andrà sempre avanti così”. Così la dirigente Maria Benedetto, da ieri agli arresti, raccontava ad una collega il “sistema” di malaffare della sanità lucana. Concorsi truccati. Pizzini in puro stile mafioso. Turbativa d’asta. Falso ideologico. Distruzione di atti pubblici. Una lista “dei verdi”. Frode. Tutto in un unico atto, l’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale di Matera nei confronti di oltre 30 soggetti tra cui il Presidente della Giunta Regionale lucana, Marcello Pittella, medico egli stesso, appartenente ad una delle famiglie più in vista sulla scena politica del territorio.

La “legge” che risale agli anni Settanta
Ma questa modalità di gestione del settore viene da lontano e non riguarda solo una regione. Ha inizio alla fine degli anni 70 con la nascita delle Regioni e il decentramento e l’attribuzione del sistema sanitario nazionale, nato con la Legge Anselmi, la n.833 del 1978, e che permette, ancor oggi, con tutti i limiti del caso, l’assistenza gratuita a tutti i cittadini.
Il decentramento però ha spalancato le porte ad un business quasi più lucroso delle opere pubbliche, basti pensare che, secondo il Report Istat, pubblicato il 4 luglio 2017, nel 2016 la spesa sanitaria corrente è stata di 149 miliardi e mezzo di euro e ha inciso sul Pil nella misura dell’8,9%, ed è sostenuta per il 75% dal settore pubblico e per la restante parte dal settore privato. La spesa sanitaria pesa su un bilancio regionale oltre il 60%. Una montagna di soldi, gestiti non nell’ottica dell’ottimizzazione del sistema sanitario quanto in quella del “sistema” personale, per ottenere maggiori consensi elettorali, per una migliore posizione, in cambio di soldi o benefit di diversa natura. Una montagna di soldi che si è riversata nelle regioni a partire da oltre 30 anni fa e che piano piano ha corroso persone, partiti e dove i sistemi criminali, soprattutto in alcune aree, hanno trovato terreno fertile.

La lezione di Provenzano
Lo stesso “Zi Binnu”, cioè Bernardo Provenzano, fui i primi ad intuire che il business era nella sanità pubblica. Nel 2006 la commissione d’accesso insediatasi nell’Asp di Locri a seguito dell’omicidio Fortugno, vice Presidente della Regione Calabria, aveva scritto: «Il quadro che emerge fa ragionevolmente presumere che forze mafiose locali si siano infiltrate nell’area dell’istituzione sanitaria. Il numero dei dipendenti non è quantificabile, in quanto in troppi sono stati arrestati o sospesi ma continuano a percepire lo stipendio». Ma non parliamo solo di Sud, o di un solo partito. E questo sistema è figlio di quel federalismo invocato, spinto e praticato come la panacea di tutti i problemi e come l’emblema di una parte che funziona,il Nord, contro il resto del Paese. E che ha portato alla bancarotta tanti territori, sulla pelle dei cittadini, favorendo spesso, e solo, gli interessi personali e privatistici. Se torniamo indietro con la memoria, dagli anni 90 ad oggi, da Roma a Torino a Milano, da L’Aquila a Bari e ora Matera molti sono i casi. Proviamo a fare un piccolo elenco, non esaustivo, che serve però per fotografare un fenomeno che non ha colore politico, appartenenza, ideologia e che ha come unico comune denominatore i soldi. La salute dei cittadini come strumento per fare affari, per acquisire potere personale, per la “famiglia”.

Tappa per tappa
1- 1994, il caso dell’ex Ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, liberale, che viene arrestato in relazione a tangenti per circa nove miliardi di lire ottenute da industriali farmaceutici dal 1989 al 1992, durante il suo ministero. Per questo condannato in via definitiva a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Nel 1991, insieme a Duilio Poggiolini, direttore generale del servizio farmaceutico nazionale e membro della P2, decise l’obbligatorietà del vaccino contro l’epatite B. La sua decisione era stata “spinta” da una tangente da 600 milioni di lire pagata dalla Glaxo SmithKline, unica azienda produttrice del vaccino. Duilio Poggiolini era già stato accusato, nel 1993, di prendere tangenti dalle case farmaceutiche e fu soprannominato “Il Re Mida della sanità”.

2- 1997, a Milano parte l’inchiesta “lastre pulite” , che porta alla luce un caso di corruzione ai danni delle Asl. Protagonista della vicenda Giuseppe Poggi Longostrevi, titolare di un Centro di medicina nucleare, il quale – secondo l’accusa – aveva corrotto centinaia di medici di famiglia affinché inviassero i propri pazienti nel suo centro, in cambio di tangenti. Poggi Longostrevi collaborò alle indagini ma alla vigilia del processo si suicidò.

3- Tra il 2001 e il 2003 tocca al Piemonte: una tangente versata da un’imprenditrice cuneese, Renata Prati, nelle mani di Luigi Odasso, direttore generale dell’ospedale Molinette di Torino, viene ripresa dalle telecamere nascoste dalla Guardia di Finanza del capoluogo piemontese. Oltre a Odasso ci sono una decina di altri indagati per un giro di tangenti pagate per favorire appalti di varia natura, sia edile sia di fornitura di materiale sanitario. Nel 2003, ancora in Piemonte, l’allora direttore generale dell’assessorato alla sanità, Ciriaco Ferro, finisce nell’occhio del ciclone per un giro di mazzette legate all’accreditamento di alcune cliniche private. Nell’autunno del 2002 alle Molinette di Torino scoppia il cosiddetto scandalo delle ‘valvole killer’. Dopo la confessione di un imprenditore, le indagini rivelano che negli anni precedenti erano state impiantate in 134 pazienti valvole cardiache difettose. Sette i morti. Indagati i due cardiochirurghi che dirigono il reparto, il direttore Michele Di Summa e il suo vice Giuseppe Poletti: l’ipotesi è che abbiano intascato tangenti per assegnare l’appalto per la fornitura di valvole e ossigenatori a due aziende, For.Med di Padova (che le importava dal Brasile) e Ingegneria Biomedica che, invece, forniva valvole della Sorin di Saluggia (Torino) e ossigenatori. Nel 2007 Di Summa viene assolto dall’accusa di omicidio colposo e lesioni, ma condannato a due anni, 10 mesi e 20 giorni per le tangenti. Anche Poletti viene assolto dall’accusa di omicidio e lesioni. Nel 2003 l’inchiesta di Torino si allarga a Padova, dove viene indagato l’ex primario di cardiochirurgia dell’ospedale Gallucci, Dino Casarotto, per corruzione, omicidio colposo e lesioni. Anche lui avrebbe impiantato le valvole cardiache provenienti dal Brasile e risultate poi difettose in 34 pazienti. Nel 2008 viene condannato a sette anni e 8 mesi e nel 2011 viene definitivamente assolto dalla Cassazione.

4- 2007, Milano Clinica Santa Rita , la Guardia di Finanza porta alla luce quanto accadeva all’interno della struttura: decine gli interventi chirurgici effettuati senza necessità, solo per ottenere i rimborsi dalla Regione. Quarantacinque i casi di lesioni accertate, quattro i morti. Il primario di chirurgia toracica, Pier Paolo Brega Massone è stato condannatoall’ergastolo anche in appello ma la Cassazione, con motivazione depositate il 3 aprile 2018, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza impugnata limitatamente al dolo di omicidio e alla qualificazione giuridica dei reati, rinviando per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d’assise d’appello di Milano.

5- 2011, Lombardia e la bancarotta della Fondazione San Raffaele. L’ipotesi è che Pierangelo Daccò, abbia sottratto milioni di euro all’ospedale attraverso fatture gonfiate e che li abbia ricevuti da Mario Cal, braccio destro di Don Verzé, morto suicida il 18 luglio dello stesso anno. Per questa vicenda non ha ancora ricevuto un verdetto definitivo dalla Cassazione. Nel 2012 il nome di Daccò finisce anche nel caso Maugeri, che coinvolge – tra gli altri – pure l’ex governatore lombardo Roberto Formigoni, l’ex assessore alla Sanità della Lombardia, Antonio Simone e il presidente della Fondazione, Umberto Maugeri. Numerose le accuse: a vario titolo si va dal riciclaggio di denaro all’appropriazione indebita, dall’associazione per delinquere alla frode fiscale.Nel maggio 2018 ha rinunciato parzialmente ai motivi d’appello in seguito a un accordo sulla pena raggiunto con la procura generale.

6- 2015, Milano, caso Mantovani, ex assessore alla Sanità della giunta di Roberto Maroni, viene arrestato con l’accusa di corruzione e corruzione per appalti nel settore sanitario. A fine gennaio 2106 il pm di Milano Giovanni Polizzi chiede il rinvio a giudizio per lo stesso Mantovani e per altre 14 persone, tra cui l’assessore regionale all’Economia Massimo Garavaglia.

7- 2008, Abruzzo viene arrestato Ottaviano Del Turco, governatore dell’Abruzzo, assieme ad altre persone, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Pescara sulla sanità regionale. L’accusa è di associazione per delinquere, corruzione e concussione per gestione privata nella sanità. Si parla di circa 14 milioni di euro passati da mano in mano. A scatenare la bufera le dichiarazioni di Vincenzo Angelini, patron della clinica Villa Pini di Chieti (poi assolto in Appello). A novembre 2015 De Turco viene condannato in Appello a 4 anni e due mesi. Il 27 settembre 2017 La Corte d’Appello ha ridotto la pena di Del Turco, confermando solo quella a 3 anni e 11 mesi per induzione indebita, dopo che la Cassazione aveva annullato la condanna per associazione a delinquere.

8- 2010, la sanità pugliese è finita più volte nell’occhio del ciclone, ma tra i casi più eclatanti c’è quello del 2010 che riguarda Lea Cosentino, ex direttrice generale dell’Asl Bari insieme all’ex senatore del Pd ed ex assessore regionale Alberto Tedesco, a Giampaolo Tarantini e decine di medici e dirigenti sanitari. Sono tutti coinvolti in vicende legate ad appalti truccati e alla presunta cattiva gestione della sanità pugliese.

(Pubblicato su TRiscalinews 11 luglio 2018)

Come si nasce oggi, in Italia

“Presentare i dati di un’inchiesta sui punti nascita in Italia proprio alla vigilia di Natale è un viatico, un augurio alla nostra sanità dove ci sia più salute e meno interessi e meno politica.”Queste le parole del Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e i le cause dei disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando,presentando nella Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati un’inchiesta sui punti nascita italiani.
La prima mappatura dettagliata delle forme di assistenza assicurate a partorienti, nascituri, madri e neonati nel nostro Paese. Dove si evidenzia anche gli aspetti legali per capire quanti sono i casi di negligenza personale del medico e quanti i casi dove il disservizio è dovuto alla struttura.
Il primo dato che balza agli occhi è fornito dalle rilevazioni dell’Ania. L’associazione delle assicurazioni registrano che dal 1995 al 2005 il numero dei sinistri denunciati è passato complessivamente da poco più di 17.000 a circa 28.500, con un incremento del 65%. In particolare, i sinistri denunciati legati alla copertura dei singoli medici hanno fatto registrare un aumento più sostenuto, passando da 5.798 del 1995 a 12.374 del 2005 (+134%), mentre i sinistri denunciati legati alla copertura delle strutture sanitarie, sono passati da 11.444 a 16.085, con una crescita del 41%.
L’elaborazione delle risposte fornite degli assessorati costituisce una vera e propria fotografia “realistica” della situazione dei punti nascita italiani, grandi e piccoli da cui emergono livelli assistenziali molto difformi. I database riportano i questionari relativi a 460 punti nascita diversi (sui 570 presenti in Italia) ma quelli effettivamente valutabili sono stati 344. Sono stati esclusi dall’analisi quelli “difettosi” ovvero che mancano di una più risposte. Per la realizzazione dello studio sono stati interessati gli assessorati regionali. Dai questionari,formulati per evidenziare gli aspetti tecnico-organizzativi, è emerso che nei punti nascita esaminati ( distribuiti sul territorio di 17 regioni, fatta eccezione per Umbria, Calabria, Sardegna e Liguria, delle quali si registra mancata o incompleta risposta), si effettuano in media circa 90 parti al mese: si va dai 28 parti al mese delle piccole strutture ai quasi 290 di quelle più grandi.
Il primo risultato originale riguarda l’elaborazione statistica che è stata effettuata: in genere si tende a classificare i punti nascita in funzione del numero dei parti mentre nella elaborazione a disposizione della Commissione è stata fornita una classificazione secondo raggruppamenti, “cluster”, che permettono di caratterizzare il punto nascita non solo secondo il numero dei parti/anno, ma comprendendo anche il numero di letti accreditati, medici e ostetriche/i in organico, numero di parti/mese. Tale classificazione permette quindi di suddividere gli ospedali in tre classi:

• Il cluster ‘A’ consiste di 249 unità relativamente più piccole per numeri assoluti (letti, medici, ostetrici e parti) e rappresenta da solo il 72.4% dei punti nascita valutati. La classe A appare quella più interessante per la Commissione per vari aspetti di criticità e caratterizzata da punti nascita “fragili” per numero di parti, di medici/ostetrici. All’interno della classe A convivono difformità di assistenza molto importanti. In media vi si hanno 56 parti/mese, 19 posto letto accreditati, 9 medici e 10 ostetrici in organico. In particolare si contano 86 presidi nei quali si compiono mediamente non più di 500 parti/anno, 122 presidi nei quali il numero di parti /anno si attesta tra 501 e 1000 e 41 punti nascita con più di 1000 parti / anno.

• Il cluster ‘B’ è formato da 74 unità medio-grandi (21.5% dei punti nascita valutati), con in media 136 parti/mese, 39 posti letto accreditati, 18 ginecologi e 23 ostetrici in organico.

• Nel cluster ‘C’ confluiscono i presidi maggiori (solo 18 nell’insieme dei punti nascita valutati, il 5.2%): in media i parti per mese sono 288, i posti letto accreditati 65, i medici in organico 23 e gli ostetrici in organico 52. Sono quelli che concentrano più casi di patologia materna preesistente o insorta durante la gravidanza, maggiori percentuali di gravidanze di pazienti immigrate, età materna più elevata, parto analgesia e terapia intensiva neonatale.

La fotografia presentata oggi mette anche in luce le problematiche legate alla professione medica e di come l’emersione di tanti casi di malasanità abbia portato ad un’acuirsi del sistema di “medicina difensiva” che molti medici utilizzano per prevenire le possibili cause penali. Oppure molti di loro ricorrono a polizze assicurative ma è emerso, per esempio, che esiste un’unica assicurazione in Italia che è disponibile a fornire i propri servizi ai ginecologi con costi superiori ai 12mila euro l’anno. E questo perché non esistono tabelle certe relative al rapporto cure decesso o lesioni gravi del paziente. E ancor di più in neonatologia.

Teresa Petrangolini, di Cittadinanzattiva, ha posto l’attenzione su tre fattori specifici: sicurezza, case di cura private e umanizzazione del servizio. Altro punto dolente e su cui intervenire è il parto indolore che è anche uno strumento per diminuire l’accesso al parto cesareo ( che in alcune strutture e in alcune aree è superiore al 44%).

Il Ministro Balduzzi parla della convinzione diffusa “che il fulcro del servizio sanitario sia l’appropriatezza e questo ancor di più se parliamo di punti nascita. Il Ministero deve avere il ruolo di propulsione, di indirizzo ma anche di monitoraggio poiché è importante passare dall’effettivamente praticato al continuamente valutato e rivalutato. Esiste una differenziazione territoriale spinta sulla quale lavorare”. Questo deve essere il compito della buona politica.

(pubblicato su www.malitalia.it e www.lindro.it)

Sanità, errori fatali

16 casi di malasanità al mese.

470 da fine aprile 2009 a fine settembre 2011.

329 pazienti morti  o per errore diretto del personale medico e sanitario (223) o per disfunzioni o carenze strutturali (106).

Questo il quadro che  emerge dai dati rilevati dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario (vedi tabella allegata,ndr)  e i disavanzi sanitari regionali. Errori, disservizi, carenze strutturali sono stati fatali per i pazienti  e i casi di malasanità, negli ultimi due anni e mezzo,sono cresciuti.

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Leoluca Orlando  il Presidente della Commissione  commenta questi dati con l’amarezza di chi sa che  rappresentano solo una parte del problema.

“Nel 2008 si è  approvata una legge per la  creazione di un osservatorio, in collaborazione con Cittadinanzattiva, ma non se ne  fatto nulla”dice il Presidente e, continua” i dati che abbiamo nascono dalle denunce dei danneggiati che si rivolgono a noi e ai quali chiediamo relazioni mediche e legali. Oppure andiamo a verificare le situazione che balzano agli onori della cronaca”.

-Presidente leggendo il rapporto ci si rende contro che in 5 regioni la situazione è gravissima

Se ci fa caso le regioni con la maglia nera sono Calabria, Puglia, Lazio, Campania e Sicilia cioè quelle con il disavanzo di bilancio maggiore. E questo vuol dire che chi ha speso di più non ha speso meglio. Anzi ha sprecato.

-Ma il problema del disavanzo e dei tagli quanto e come incide sulla sanità?

E’ proprio questo il problema si taglia indiscriminatamente senza capire quanto e come. E’ un po’ come tagliare i capelli: un po’ fa bene. Tagliare la testa no. Spesso quando si parla di errori medici si va alla ricerca di chi ha commesso l’errore e non del perché che è fondamentale. E ritornando ai tagli oggi il welfare è sottoposto al Ministero dell’Economia che ha un unico obiettivo:il rientro. E il Ministero oggi  stretto in una morsa tra il ministero economico e il federalismo, anche se poi il nostro sistema sanitario  è, mediamente, buono.

-Lei ha parlato che spesso si cerca il chi e si tralascia il perché

Ma certo perchè l’errore umano, fatto 100, può essere 1 il resto sono anomalie funzionali, di consolidamento, tecniche. E noi perdiamo anni a cercare il colpevole intanto le cause, vere, rimangono intatte. Bisogna rimuovere i perché  che sono anche politici. La responsabilità è anche far nominare un primario incompetente.

-Quanto i medici, il personale paramedico sono consapevoli degli errori?

Di fronte ad un errore c’è una difesa corporativistica. L’errore si tace. In Germania la rivista Focus  è uscita con il titolo “I medici fanno errori” e all’interno dell’articolo ci sono nomi e cognomi. Da noi è impossibile anche perché c’ è un clima di paura nel sistema sanitario. Ho registrato molti timori, tra i sanitari, di perdere il lavoro in caso di denuncia. Il sistema politico ha inquinato la sanità e dovrebbe fare 40 passi indietro rispetto a quella che è la salute dei cittadini.

-Cosa può fare la Commissione?

Sicuramente far crescere la fiducia nel sistema sanitaria. E lo si fa non nascondendo la polvere sotto il tappeto anche perché nella nostra sanità ci sono tanti bravi medici, operatori che tutti i giorni si impegnano anche in mancanza di servizi, di ambulanze….Insomma parlare di errori e di malasanità serve anche per tutelare tutto il buono che c’è . Bisogna battersi per capire quali sono i perché e lavorare su quello, tutti insieme così come abbiamo fatto con la relazione sulla situazione della Regione Calabria approvata, all’unanimità il 15 luglio scorso e come abbiamo fatto per il  primo studio sui punti nascita in Italia che sarà reso noto a fine novembre.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

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