Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

La scuola sarà sempre meglio della merda

Il titolo di questo articolo può sembrare irrispettoso o forse volgare. E’ invece tratto da “Lettere ad una professoressa “ di Don Lorenzo Milani, anno 1967.
La nostra scuola ha attraversato momenti migliori. Oggi la crisi, le riforme che si sono succedute soprattutto negli ultimi anni, l’hanno mortificata. Forse si vede un po’ di luce con le dichiarazioni del Ministro Profumo che apre a nuovi concorsi ( i primi ad essere banditi dopo oltre 13 anni).
Ma la nostra scuola è sopravvissuta e sopravvive grazie alla tenacia di maestre ed insegnanti che amano il loro lavoro che per loro è una passione.
Lo amano anche quando la sede scolastica è disagiata, quando il tessuto sociale è sfaldato o oppresso da leggi criminali. Lo amano anche quando hanno in classe figli di capi clan. Lo amano anche quando la fatica degli spostamenti è insopportabile. Quando gli anni si fanno sentire. Quando per andare ad insegnare devi attraversare il mare e stai delle ore sul pontile ad aspettare le barca che ti porterà a destinazione.
Sono storie di ieri ad ascoltarle ma invece sono le storie di oggi.
Alicudi, la più occidentale delle Eolie, è un isolotto di poco più di cinque chilometri quadrati. A tre ore dal porto di Milazzo ti appare bellissima quando la frequenti durante le vacanze. Cosa ben diversa è abitarci durante l’inverno in cui il vento freddo porta verso l’alto l’odore salmastro del mare. Un’isola in cui si trasporta tutto a dorso di mulo. Dove se hai bisogno dei Carabinieri devi andare a Filicudi e dove l’ufficio postale apre ogni due giorni. Qui lo Stato è un’entita astratta e l’unica presenza che dà l’idea di appartenere ad uno Stato è la scuola. Ma molto è cambiato da quando, quattordici anni fa, è arrivata la maestra Teresa.
Teresa Perre, nasce in Calabria e nel 1969 si trasferisce a Milano. Qui inizia il suo percorso da insegnante. Ad un certo punto decide di tornare nel suo Sud e fa domanda di trasferimento a Messina, così vicina alla sua regione. Ma non considera che la provincia comprende anche le isole. Ed è così che considerato il suo punteggio viene mandata ad Alicudi. E per lei questo trasferimento diventa una missione.Il primo giorno a scuola si rende subito conto di essere arrivata in un avamposto della scuola italiana. Insomma un po’ come nel famoso far west i primi esploratori ( ricordate Balla con i lupi e Kevin Costner?). Una stanza con il soppalco. 14 bambini assiepati tutti insieme in una pluriclasse. Alcuni di loro non sanno ancora né leggere né scrivere. Chi di noi sarebbe rimasto pur potendosene andare dopo un anno? Forse nessuno. Teresa rimane. Capisce che deve provare a trasformare la mentalità di quei bambini ( e dei loro genitori) che pensano sia meglio lavorare che andare a scuola. Piano piano realizza il suo sogno e ,in una piccola casa eoliana pulita e ordinata, ricava lo spazio per poter insegnare.
Teresa dice sempre “che in queste aree così distanti da tutto la scuola è un bene essenziale. La scuola preserva dalle violenze, dai soprusi. Insegna a vedere la vita non chiusa nell’ambito dello spazio dell’isola”.Pensate all’isolamento che si vive in tale luogo. Pensate a quanto è ristretto anche lo spazio in cui si muovono i ragazzi. La scuola è la loro aria per respirare e crescere.
E Teresa si è fatta in quattro perché questa scuola sopravvivesse, tenuto conto che finite la scuola dell’obbligo chi vuole proseguire deve spostarsi a Lipari. La maestra Teresa porta anche l’innovazione e la tecnologia sullo scoglio di Alicudi. Le video conferenze, i documentari. Insomma lo Stato,anche a sua insaputa, grazie alla maestra Teresa garantisce la cultura ( e forse anche la legalità visto che viene anche minacciata). Riesce a motivare i suoi giovani alunni a guardare oltre l’orizzonte a cercare nuove possibilità. Teresa Perre dice “la scuola si pone come edificio pubblico, come luogo in cui confluiscono i bisogni dell’isola, diventa un punto di riferimento per i ragazzi e per le famiglie”. E la maestra festeggia anche il primo laureato proveniente da Alicudi. In questo ultimo anno Teresa va solo due volte a settimana nell’isola (non l’ha mai voluta lasciare quell’isola maledetta e fantastica) ma che fine farà la scuola, quel faro quel punto di riferimento cha ha permesso a tanti ragazzi di non perdersi, di non essere sopraffatti, di avere una vita vera davanti a sé? Cosa vuole fare lo Stato di questo piccolo lembo di Italia anche se sono rimasti solo tre alunni? Solo la scuola, e quindi l’istruzione e la cultura,possono dare gli strumenti per poter scegliere cosa fare del proprio futuro. Solo la scuola è un baluardo contro i criminali e le violenze. Solo la scuola ti insegna ad aprire le porte che la vita ti pone davanti. Solo la scuola ti fa capire che c’è qualcosa di diverso dall’abbrutimento di trasportare merce con i somari o i muli. Don Milani criticava il sistema scolastico già negli anni sessanta ma molto di quello che lui diceva è ancora valido e realistico. Perché, come si legge in Lettera a una professoressa, e come disse Lucio che aveva 36 mucche nella stalla, “la scuola sarà sempre meglio della merda”.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Forze dell’ordine a secco

Questa mattina, davanti a Palazzo Chigi e nel pomeriggio davanti al Senato, un gruppo di sigle, dal SIULP, UGL, SAP CISL, che rappresentano le Forze dell’Ordine, hanno manifestato contro i tagli al settore, circa 60 milioni di euro, esprimendo il loro disagio e la loro preoccupazione.

La manifestazione di sabato è ancora viva. Le polemiche e i problemi che ha posto. Nel pomeriggio il Ministro Roberto Maroni ne riferisce in Senato. “Non bastano i ringraziamenti di questo Governo per il lavoro svolto”, afferma il Co.ce.r. E ancora più strano suona il fatto che se da una parte si taglia dall’altro si stanziano i fondi per la festa delle Forze Armate del 4 novembre.

Si ha quasi l’impressone di figli e figliastri. C’è chi scende in piazza a chiedere un aiuto per acquistare la benzina per quelle macchine che dovrebbero girare e sorvegliare le nostre città mentre lo Stato li lascia a piedi -i sindacati di polizia hanno organizzato una simbolica raccolta fondi, “stiamo chiedendo l’elemosina ai cittadini per poter rifornire le nostre macchine” spiega Gianluca Guerrisi, Segretario Provinciale di Consap Roma- dall’altra parte ci sono le foto ricordo da mostrare quasi come un trofeo. Il Governo della forma più che della sostanza. D’altra parte il Capo della Polizia, Prefetto Antonio Manganelli, ha detto che “la politica è stata sostituita dalla polizia”.
Non ci sono neanche i soldi per cambiare gli scudi e comprare la benzina per le volanti” denunciano i poliziotti. “I nostri stipendi sono esigui e poi ci sono persone troppo anziane che non hanno la forza del ventenne che veniva reclutato fino a qualche tempo fa”. L’insicurezza percepita si trasformerà presto nella certezza dell’insicurezza.

Altresì sorge spontanea la domanda se anche quanto accaduto sabato non sia figlio di una difficoltà delle forze dell’ordine. Un funzionario di polizia, presente sabato, parla di errori di gestione: troppe forze dinanzi ai palazzi. Ma forse, e comunque, servivano più uomini comunque e non solo, per esempio, una cinquantina alla fine di Via Labicana. Ma perché non averne di più? Forse perché gli organici già nel 2010 erano sotto di 17 mila unità. Forse perché c’è gente che va in pensione e non c’è un rinnovamento delle forze. Sempre perché non ci sono i soldi. E poi come chiedere gli straordinari se quelli di un anno fa non sono stati pagati?

Quattro miliardi di tagli in tre anni e mezzo al comparto sicurezza: sono queste le cifre che la dicono lunga sulle reali priorità di questo Governo, nonostante i proclami e la propaganda. Il Governo che più di ogni altro ha fatto della sicurezza la sua bandiera ideologica, che ha promesso di sconfiggere le mafie e che oggi fa la voce grossa contro gli autori delle violenze di Roma, in realtà ha assestato un colpo mortale alla capacità delle forze di polizia di contrastare efficacemente la criminalità con l’azione preventiva e repressiva. La mancanza di mezzi e strumenti a disposizione degli agenti e dei commissariati sta neutralizzando l’efficacia delle norme esistenti. Per queste ragioni siamo al fianco della protesta delle forze di polizia: più risposte e meno propaganda per chi compie il proprio dovere con grande dedizione e grandi rischi. Altrimenti, le lacrime di coccodrillo e le leggi speciali non servono a niente e a nessuno”. Questo dice Pina Picierno, parlamentare del PD.

Intanto Maroni al Senato riferisce sugli scontri, parla di un popolo manifestante pacifico, promette nuove leggi. E Antonio Di Pietro ci riporta indietro con la legge Reale, quella degli anni di piombo, della morte di Giorgiana Masi e di tanti altri ragazzi di quella che fu la primavera del 77! Un ritorno indietro che va ben oltre Genova e il G8. Mentre Rosa Villecco Calipari, vicepresidente dei deputati del PD afferma che “non è di leggi speciali abbiamo bisogno, ma di risorse e intelligence perché le Forze dell’Ordine non siano lasciate disarmate di fronte alla richiesta e alle esigenze di sicurezza del Paese

Il Co.ce.r dei Carabinieri esprime la propria rabbia e la propria amarezza : “I Carabinieri sono stanchi di sottacere e di subire le imposizioni di un Governo che continua imperterrito a penalizzarli economicamente per giustificare i propri sprechi (auto blu con scorta, autisti/maggiordomi, segretari, vigilanze, etc) e che continua a chieder loro sacrifici economici senza la minima idea di una riforma sostanziale e strutturale che possa garantire certi margini di miglioramento nel breve, medio o lungo periodo. Senza veli di retorica e senza polemiche, oggi abbiamo un dato di fatto oggettivo: la sicurezza per l’italiano è gravemente compromessa . Garantire sicurezza, per i Carabinieri vuol dire lavorare gratis, per i nostri amabili parlamentari vuol dire aumento di servizi di esclusiva utilità gratuiti perché pagati con i sacrifici dei cittadini tutti e con i tagli ai servitori dello Stato garanti dell’ordine e della sicurezza pubblica . La Giustizia Sociale è l’imperativo categorico di un Paese civile. Ma qui di civile non è rimasto proprio nulla. Siamo nel pieno ciclone alimentato da una classe politica che pensa più che a salvaguardare, ad aumentare i propri privilegi. Qualcuno spieghi al Presidente del Consiglio il significato dei sacrifici che il Carabiniere pone in essere per garantire la giustizia sociale ed i diritti del cittadino. I Carabinieri rimandano al Governo le belle parole ed i ringraziamenti ipocriti”.

Lo Stato sta perdendo i suoi pezzi, quelli a cui i cittadini affidano la propria sicurezza. A qualcuno, in mezzo alle manifestazioni delle Forze dell’Ordine viene in mente Indro Montanelli: “Esiste una borghesia codarda che pretende di appaltare alle Forze dell’Ordine il compito di farsi sputacchiare, pestare e ammazzare per tenere a riparo se stessa. E non vuole nemmeno pagargli uno stipendio decente”.

 (pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

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