Laura Aprati

Una vita in viaggio.

In scena

Il voto di scambio, non è una novità

Grandi titoli. Manifestazioni di incredulità e sdegno. Il voto di scambio . Con pochi euro si compra il voto. Ma è una cosa che viene alla luce solo ora?
Ma da quanto tempo questo sistema ha deciso, indirizzato e piegato la volontà di molti?Nel dopoguerra la DC,ma anche il PCI lo hanno fatto forse anche più palesemente e dichiaratamente. Anche allora sotto elezioni di denunciavano brogli perchè si arrivava nelle case con i pacchi pasta o con le lire sufficienti a pagare le bollette arretrate. La miseria, la povertà sono i mali da cui nasce tutto questo.
Oggi leggo titoloni sul voto di scambio a cui abbiamo assistito per anni senza dire nulla perché a molti di noi quel voto di scambio è servito.
Perché, come diceva Beppe Fava, anche noi abbiamo votato un amico in cambio di una licenza, di un possibile posto al sole.
Forse sarebbe maggiormente interessante un’analisi sulla situazione sociale, sulla mentalità radicata dello scambio che fare titoloni sul voto di scambio a due giorni dalle elezioni. Quello che si doveva scambiare è stato già fatto e forse non riguarda il semplice pacco di pasta o la bolletta. Né riguarda semplicemente il concetto di democrazia. Riguarda noi stessi che abbiamo accettato negli anni il concetto del mercanteggio della nostra libertà, politica – di voto -di idee.
A Partinico, Palermo, la scorsa settimana, un vigile urbano mi diceva che la disoccupazione è forte. Le aziende sono poche e le campagne sono abbandonate. Tornano a farsi sentire i piccoli boss che possono elargire qualche soldo per lo spaccio, per fare uno sgarro e i ragazzi li seguono perché quei 50 euro gli permetto di mettere la benzina o di uscire con la ragazza e andare in discoteca magari.
A Casal di Principe, non più di tre anni fa, si stimava che gli stipendi pagati dai casalesi agli adepti erano circa 900 mila euro mese. Una struttura operativa che funzionava da assistenza sanitaria, collocamento.
Ma quale è la differenza tra questo tipo di impostazione e quella dei politici che si vanno a comperare il voto pagando le bollette? Quale la differenza tra i riceventi?
Il problema è uno: uno stato sociale che non dà garanzie ed una mentalità feudataria. Perché noi siamo rimasti indietro mentalmente tutti, anche chi ne scrive. Ci facciamo abbagliare dall’evento di per sé e non andiamo a ragionare sulle problematiche. Siamo talmente avviluppati nei nostri meccanismi di scambio che non riusciamo a vedere le differenze e i confini: ci estorcono il voto perché ci danno qualcosa in cambio? E perché noi lo accettiamo? Ci costringono con una pistola alla tempia? O noi accettiamo perché ne abbiamo bisogno? O perché sappiamo che poi potremo andare a chiedere altro?
Cosa ci spinge? Solo lo stato di bisogno? O la necessità di sentirsi parte di una famiglia?
Einaudi diceva che non c’è libertà politica se non c’è libertà economica. Ed è sacrosanto. Ma è anche vero che il nostro Paese ( da Sud a Nord e lo dimostrano le inchieste in Lombardia dove è stato certificato il valore economico di un voto) ha assunto a regola di vita il concetto del “do ut des”.
Forse non molti ricordano, o almeno fanno finta di non ricordare, che si davano mille lire agli uscieri del Comune per avere un certificato che è un diritto, ma soprattutto lo si faceva per evitare di fare la fila e di perdere tempo.
In fondo farsi pagare per un voto è anche questo evitare di perdere tempo, avere subito qualcosa in cambio e poi vada come vada…..
A chi si fa portavoce oggi di questo fenomeno, come se fosse un novello Dostoevskij, e che guarda la realtà dall’alto sarebbe utile fare un giro,vero, in mezzo alla gente, sugli autobus adesso sotto elezioni: “ Senti quello si candida…ahò se stavolta non mi dà quello che mi ha promesso je vado sotto casa”!
Ecco caro Fedor l’italiano che vota è questo e non solo l’intellettuale radical chic che vive tra agi e sicurezze. Come dice il professor De Mauro anche l’analfabetismo di ritorno ha il suo peso in un voto che non guarda tanto ai programmi ma a quello che ad ognuno di noi può tornare indietro. Alla faccia di rivoluzioni civili, cambiamenti,innovazione e movimenti vari! Il voto di scambio non è un titolone da prima pagina da usare come vessillo ma una piaga sociale che merita attenzione e non i riflettori di un giorno solo.

Viaggio in Italia: un borgo utopico

A 3 km da Caserta e dalla mitica Reggia c’è un borgo costruito alla fine del 1700 da Ferdinando IV di Borbone. Cosa avrai mai di straordinario questo borgo?Sicuramente ha rappresentato un’utopia che oggi vediamo magari perfezionata e adottata come stile di vita da alcuni imprenditori illuminati. Ma a San Leucio, così si chiama il borgo,alla fine del XVIII secolo si è sperimentato un modello di comunità che si potrebbe invidiare.
Il re e la regina Carolina,austriaca intrisa della cultura illuminista, decidono di fondare una cittadella dedicata alla seta, lavorazione che ha resistito nei secoli e che ancora oggi è a base di una fetta dell’economia casertana (non necessariamente legata alla camorra e ai casalesi).

La cosa che sconvolge è che Ferdinando IV aveva creato un borgo dove donne e uomini erano uguali,avevano stessi diritti e stessi doveri. Dove le donne potevano rifiutare il pretendente. Dove l’istruzione era per tutti. Dove gli operai avevano case,tutti uguali, e fornite,alla fine del ‘700 di un bagno in casa.

La seta era il centro di un’attività commerciale e artigianale che produceva reddito per tutti. Certo c’è lo sfarzo dell’appartamento reale ma ci sono le macchine tessili ancora funzionanti e i due grandi torcitoi ancora attivi e che erano alimentati dal fiume che scorre sotto il palazzo.
Nelle case,come quella del tessitore a due piani, c’erano il camino, la sala per lavorare, la cucina, il bagno e la camera da letto. Ogni abitazione aveva un piccolo giardino.
Insomma un villaggio utopico con delle conquiste per gli operai e le donne che sembrano lontani anni luce.Eppure il borgo è lì a ricordarci che le cose si possono fare ma poi è importante anche saperle mantenerle.

Lucignolo è tornato

Il paese dei balocchi non poteva perdere il suo Lucignolo che oggi è tornato in grande spolvero bussando alla pancia degli italiani. Di quegli italiani che non navigano tanto, che leggono poco i giornali e se li leggono guardano i titoli. E comunque non tutti quanti i cittadini italiani ricordano che l’IMU è un’imposta voluta dal governo Berlusconi, che le tasse sono aumentate negli ultimi dieci anni in cui lui è stato al potere per una gran parte di questo periodo.
Ha giocato la carta ad effetto ma soprattutto i suoi consiglieri, non Verdini o Cicchitto, ma quelli che lavorano sul territorio, sanno che una larga fetta degli italiani è allo stremo (adesso lo scrivono a chiare lettere anche i grandi giornali, di fronte all’evidenza non si può tacere). In fondo ci sta trattando tutti come dei pezzenti e forse lo siamo. Ci vuole comprare. Ci sta ingannando con il fumo dell’IMU, dei soldi che tornano dalla Svizzera (ma quando mai abbiamo già visto come è andato a finire lo scudo fiscale). Insomma ci ha preso come le sue ragazzine mandate ad abitare tutte insieme.
L’Italia è un po’ come il suo condominio preferito. Siamo come tutti tifosi del Milan e ci regala Balotelli.E così tutti dimenticano che il candidato premier per il PDL è Alfano. Ci ha fatto fessi tutti dicendo che lui non era il candidato ma da candidato premier si comporta.E’ lui che fa le conferenze, che detta la linea di comunicazione. E’ lui che ha imposto alla RAI le sue regole per il confronto con gli altri partiti e non sarà Alfano a scontrarsi con Bersani,Monti,Vendola,Ingroia.
Insomma il puparo ha usato il suo burattino, l’ha mandato avanti e poi adesso fa quello che vuole e il buon segretario è oscurato dalla “voracità” mediatica del suo padrone (perché così è).
Ora la proposta shock ci pone di fronte ad un dilemma: dobbiamo accettare i 30 denari che ci vengono gettati in faccia come a chi non ha altra soluzione? La nostra dignità vale questo? Vale un Balotelli acquistato a fior di milioni? E se accettiamo questo non giustifichiamo anche i voti che le mafie acquistano pagando bollette o regalando pacchi della spesa? E se lo facciamo avremo poi più diritto a protestare per quello che succede nel nostro Paese? E quale è la differenza tra Berlusconi e un capo cosca che “mantiene” la sua famiglia e gli impone silenzio e fedeltà assoluta? Quanto saremo differenti, se accettiamo, da chi si piega al crimine,magari perché non ha un lavoro?E questo non si chiama voto di scambio,punito dalla legge?Se lo accettiamo avremo deciso che la legge può essere trasgredita con impunità e nulla sarà più impossibile.
Forse dobbiamo riflettere su questo. Non tutti abboccheranno ma la certezza che la “bufala” venga riconosciuta come tale non c’è e viene in mente una strofa di Bennato dedicata al gatto e alla volpe di collo diana memoria: “Puoi parlarci dei tuoi problemi, dei tuoi guai i migliori in questo campo, siamo noi è una ditta specializzata, fa un contratto e vedrai che non ti pentirai… “.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.malitalia.globalist.it)

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    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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