Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

L’immigrazione è un affare

21 settembre 2011,lungo le coste della Calabria, a Bianco, su una bellissima spiaggia, sono arrivati  139  immigrati (di diverse nazionalità  irachena, siriana, turca e afghana) tra cui 19 donne e 40  bambini che hanno raccontato di arrivare dalla Turchia.

Un approdo un po’ fuori dalle rotte classiche dell’immigrazione clandestina che vede l’isola di Lampedusa come centro degli arrivi.

Ma già dallo scorso anno gli investigatori hanno notato che qualcosa sta cambiando nei flussi migratori. Da una parte quella classica che arriva dall’Africa e poi un’altra, gestita managerialmente, quella che arriva da oriente, dalla Turchia ma anche dall’Afghanistan, dal Pakistan.

Un’organizzazione complessa (quasi un multilevel) porta decina di migliaia di uomini da paesi lontani fino nel cuore del’Europa. L’Italia  è spesso solo una tappa di una traversata che magari arriva in Germania, Francia o Scandinavia.

Il costo di questo tour varia tra i 2000 ai 10000 euro (dipende dal luogo di partenza), gli skipper che traghettano questi uomini sono spesso ukraini e le basi di sono in Turchia , nella zona sud quella forse meno conosciuta, tra piccole calette e insenature nascoste.

Si viaggia  su barche a vela, ma anche sui traghetti con camion attrezzati  anche di bagni chimici come scoperto nell’estate del 2010 nel porto di Ravenna!

Le nuove rotte portano verso l’alto Lazio, verso la Romagna, sulla costa jonica della Calabria o verso il Salento. Infatti questa primavera la Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha stroncato una grande rete organizzativa ( che arrivava sino al Pakistan) che aveva le sue ramificazioni tra Lecce, Bologna e altre parti d’Italia. 

L’immigrazione  è diventato un business con regole ben precise che vanno dal costo del viaggio,  al suo pagamento quasi sempre con money transfer. I parenti di chi deve partire trasferiscono la somma. Il ricevente dà l’ok e quindi inizia il viaggio..Difficile seguire i soldi perché i punti di ricevimento sono sempre diversi. E con le persone viaggia anche la droga che arriva dalle lontane vallate del Panshir.

Un business di milioni di euro l’anno che vede coinvolti più Paesi,organizzazioni criminali che sono i punti di riferimento locali e  imprenditori che “acquistano” la manodopera .

Perché la manodopera, soprattutto in Italia, viene comperata in barba alla legge Bossi Fini. Come dimostrano le attività investigative, svolte soprattutto in Calabria, ci sono imprenditori che richiedono, ai caporali di zona, immigrati da poter utilizzare, in nero, nelle proprie attività o anche  imprenditori che si prestano a fare richieste ufficiali di lavoratori extra comunitari a fronte di un pagamento, per ogni nominativo, di un minimo di 4000 euro ad un massimo di 7000 per ogni domanda, introitando così somme in nero e soprattutto entrando a far parte del circuito illegale dell’immigrazione e del sommerso. La crisi logicamente acuisce la situazione e il guadagno facile fa valicare il confine della legalità.

La criminalità organizzata,che gestisce in modo totale e radicato il territori, è invece il terminale che aiuta a scegliere i punti di sbarco, conoscendo bene anche la sorveglianza che viene effettuata dalle forze dell’ordine.

In questo modo la criminalità mantiene il dominio della propria area ma riesce anche a rifornirsi di mano d’opera adeguata alle proprie esigenze (che sia traffico di droga,braccia per l’agricoltura o piccola criminalità).

In un’inchiesta della DDA di Reggio Calabria è risultato che alcuni extracomunitari sono stati “utilizzati” per acquistare delle schede telefoniche servite,poi, per le conversazioni con un paese sud americano dove c’era il referente per il traffico di droga. Utenze non rintracciabili e quindi impossibili da intercettare.

Ma il commercio di esseri umani non coinvolge solo l’Italia, logicamente, ed è un fenomeno così ampio che attraversa trasversalmente tutto il mondo e che sta assumendo un valore economicamente impressionante considerando che ci sono aree del mondo che vivono una grande povertà . Un giro d’affari, che secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, supera i 9 miliardi e mezzo di dollari l’anno.

 

(pubblicato su www.malitalia.it e www.lindro.it)

Filadelfia, il paese della lupara bianca

Filadelfia, Vibo Valentia A Filadelfia, in Calabria, abita la morte, quella che uccide e non si vede, che fa “sparire” nel nulla i morti…
A Filadelfia, 15 km dal mare e 15 km dagli splendidi boschi delle Serre Calabre, si muore ancora di “lupara bianca” e da 15 anni si vive tra violenze, omicidi, droga, estorsioni. A Filadelfia 7000 abitanti e 7 carabinieri, che rappresentano lo Stato. Uno ogni 1000 abitanti. Una goccia nel mare…

A Filadelfia nessuna traccia, nessuno che parli. Solo paura e omertà. Qui la pietà è una parola scomparsa, perduta e ne sanno qualcosa le mamme di almeno 6 ragazzi, tra i 21 e i 29 anni, spariti negli ultimi anni nel nulla. Qui al massimo resta solo un piede in una scarpa da tennis. Un piede a cui il DNA ha dato un nome e che una mamma rifiuta di riconoscere come quello del figlio. Qui si vive di morte ma anche di speranza. La speranza di un errore, di uno scambio… la speranza che quel figlio un giorno apra la porta di casa e saluti come se nulla fosse mai successo.

A Filadelfia una mamma si considera “fortunata” perché di suo figlio ha almeno “un osso”. Una fortuna in questa terra dura, aspra in mano a uomini senza cuore e senza scrupoli, per i quali la morte è solo un mezzo, uno strumento,“un messaggio” da inviare.

A Filadelfia c’è una mamma, da cinque anni, che chiede almeno giustizia. Anche questa, qui a Filadelfia, può diventare una fortuna.

Italia-Germania. La partita dei clan

Duisburg strage ndrangheta

La strage di Duisburg (Frank Augstein-AP)

Como. Veduta Lago. Una delle più belle ville del territorio, Villa Venegoni, sede di un incontro che ha quasi il sapore di una famosa partita di calcio: quell’Italia-Germania che tenne incollate due nazioni, per ore, nel lontano 1970. La partita che si gioca a Como però di sportivo ha solo lo stile e la classe con la quale investigatori, magistrati e giornalisti italo-tedeschi si sono incontrati ed hanno diviso esperienze, metodi, linguaggi. Si gioca tutti contro la ’ndrangheta, una delle più potenti mafie al mondo, forse la più potente equiparata ad Al Qaeda ed inserita dagli Stati uniti nella black list delle associazioni criminali più pericolose.

Ma da Duisburg in poi i due Paesi, Italia e Germania, si sono dovuti spesso confrontare su metodi, mezzi e strumenti. Che spesso non sono gli stessi, che hanno regole diverse. Due mentalità a confronto. Gli italiani forse più vocati ad un’analisi, anche filosofica del fenomeno, e che spesso parlano dello stesso come una mamma può parlare del proprio figlio. Ne conosce tutto il corpo, finanche le parti più interne, le viscere. Lo possiede. I tedeschi più schematici, pragmatici, cartesiani nelle loro vedute. E con in più l’occhio di chi le cose le vede dal di fuori senza implicazioni, diciamo “passionali”, di chi vive sulla propria pelle, ogni giorno, la devastazione di questo cancro su una regione come la Calabria ma non solo, come dimostra l’affare Di Girolamo.

Investe la Nazione, l’Europa in generale. Tanti sono stati gli incontri della due giorni sicuramente il più interessante è stato proprio quello su “la penetrazione della ’ndrangheta in Germania” dove investigatori e magistrati si sono confrontati su passato, presente e futuro. Francesco Forgione, riportando i dati della Commissione antimafia da lui presieduta sino al 2008, ha paragonato il «modo di espansione e di organizzazione delle famiglie ’ndranghetiste proprio alle cellule di Al Qaeda.

Sottolineando che le famiglie prima seguivano i flussi migratori ma che oggi seguono i flussi finanziari. La ’ndrangheta controlla pezzi dell’economia italiana ed europea con un alto livello di pervasività».

A questa affermazione i giornalisti, soprattutto tedeschi, hanno esclamato: «Noi per fortuna possediamo il mezzo delle intercettazioni telefoniche». Questa battuta probabilmente non sarà stata molto gradita dal nostro ministro dell’Interno che insieme a quello della Giustizia sta cercando, in tutti modi, di bloccarle e forse ci riusciranno (impedendo così di coprire truffe nella sanità, pedofili e magari qualche “pasticcio” come il G8). Ma una delle dichiarazioni più interessanti viene da Thomas Jungbluth, direttore dell’Autorità federale per la criminalità della Nord Reno-Vestfalia: «Duisburg ha portato per la prima volta ad una coscienza diffusa della criminalità organizzata. Ma le nostre autorità e gli organi di sicurezza nella nostra Regione lavorano già dagli anni 80. Abbiamo fatto veramente tante indagini».

Jungbluth insiste sul fatto delle «difficoltà di svolgere indagini senza casi e fatti concreti: a volte ci sono delle informazioni da parte delle autorità italiane, ma mancano dettagli e fatti concreti. Un ostacolo è il segreto istruttorio in Italia e ci vorrà un metodo per aggirarlo per una migliore cooperazione. Noi non possiamo accusare nessuno in maniera generica perché appartiene ad una famiglia calabrese». Ma la sua grande perplessità è una sola: «Non basta colpire il corpo del male, bisogna tagliargli la testa, altrimenti è tutto inutile!» La testa della ’ndrangheta è oramai però un coacervo di interessi finanziari-economici-politici con tante collusioni e contiguità che si è disposti a battersi per la parte armata ma nulla si fa “per la testa del pesce” e per l’acqua in cui nuota. Troppo pericoloso.

È questo forse il rimprovero che viene dalle parole di Jungbluth. Ma d’altra parte abbiamo magistrati italiani, come Nicola Gratteri (che non era presente a Como) che dicono che l’Europa è completamente impreparata a rapportarsi al fenomeno ’ndrangheta. Il procuratore generale di Francoforte, David Ryan Kirkpatrick, che si occupa di vari filoni di reati di mafia in Germania e quindi anche di mafie russe, polacche, rumene e albanesi, sottolinea, in modo chiaro che – nel contesto di reato di associazione mafiosa e sequestro di beni – è importante «trovare i nessi tra organizzazione criminale e affari, per esempio i caroselli di evasione fiscale per il riciclaggio di denaro sporco» e dice «In Germania, chi fa parte di una organizzazione criminale, è poi responsabile con tutto il suo patrimonio e la legislazione tedesca, anche senza un esplicito reato di associazione mafiosa, è sufficiente per perseguire i reati di stampo mafioso».

Insomma un duello fatto di norme e anche di un diverso approccio al fenomeno. Come dice la collega Constanze Reuscher, che è stata la moderatrice della partita, e che vive oramai in Italia da circa 20 anni, è stato proprio l’incontro di due mondi e anche due linguaggi investigativi. Ognuno con la sua importanza.

Certamente con qualche frizione, con qualche rimostranza o rimbrotto ma con chiarezza del nemico e dell’obiettivo da raggiungere. In conclusione però c’è una buona notizia. Il ministro Maroni ha confermato che in media, ogni giorno, in Italia, vengono arrestati 8 latitanti. A conti fatti entro 2 anni tutti gli appartenenti alle cosche saranno in carcere. Possiamo dormire sonni tranquilli e anche la ’ndrangheta, quella finanziaria, delle banche, della politica. Loro possono stare sereni, non sono latitanti, sono cittadini “normali”.

  • Chi sono


    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

  • In compagnia

    rovereto rimaandI Peshmerga IMG_3527 IMG_3516 IMG_3510 IMG_3508 DSCN8265 DSCN8262 DSCN8243
  • In viaggio

    06 (1) 09 3 6 7 11 12 18 KF2-2206 KF2-2206
  • A tavola

    bakhtiari-kebab Falafel-mahshi fichi IMG-20150413-WA0001 lipari1 pizzadello scarto 2 3 4 7
  • Ultime immagini inserite

    pizzadello scarto lipari1 IMG-20150413-WA0010 IMG-20150413-WA0001 fichi Falafel-mahshi bakhtiari-kebab rovereto rimaandI Peshmerga
  • -->