Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

DIA,tagli strategici

Con un piccolo comma nascosto nel DDL stabilità il Governo toglie i soldi agli agenti della Direzione Investigativa Antimafia. Depotenziare e poi chiudere è questa la paura di chi ci lavora.

 “Sull’antimafia il Governo lascia cadere la maschera. La scelta di sopprimere dal 2012 il trattamento economico accessorio per il personale della Direzione investigativa antimafia è gravissima ed è destinata a segnare la fine di questo importante strumento antimafia pensato e voluto da Giovanni Falcone. I tagli alla DIA, aggiunti a quelli imposti a forze dell’ordine e magistratura, compromettono fortemente l’efficienza del contrasto alle mafie” dice Laura Garavini, capogruppo Pd in Commissione Antimafia.

La DIA (Direzione Investigativa Antimafia)nasce, su volontà di Giovanni Falcone, nell’ambito  del Dipartimento della Pubblica Sicurezza con la legge 30 dicembre 1991, n. 410. Sul sito del Ministero si legge :” è un organismo investigativo con competenza monofunzionale, composta da personale specializzato a provenienza interforze, con il compito esclusivo di assicurare lo svolgimento, in forma coordinata, delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata, nonché di effettuare indagini di polizia giudiziaria relative esclusivamente a delitti di associazione mafiosa o comunque ricollegabili all’associazione medesima. In particolare, le attività di investigazione preventiva sono finalizzate a definire le connotazioni strutturali, le articolazioni e i collegamenti interni ed internazionali, gli obiettivi e le modalità operative delle organizzazioni criminali. Sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, il Ministro dell’Interno riferisce, ogni sei mesi, al Parlamento. Al vertice della D.I.A. è preposto un Direttore, scelto a rotazione tra i Dirigenti della Polizia di Stato e gli Ufficiali Generali dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, che abbiano maturato specifica esperienza nel settore della lotta alla criminalità organizzata.”

Ma perchè tanto allarme e tanto rumore sulla DIA in questi giorni?

Il sindacato SILP CGIL nei giorni scorsi ha fatto sentire la sua voce con un presidio a Piazza delle Cinque Lune , a Roma, a qualche metro dal Senato perché, come ci racconta un agente della DIA, vista l’ordinanza di Alemanno dopo i fatti del 15 ottobre nel centro di Roma non è possibile manifestare né avere un presidio. E così loro hanno trovato spazio nella piazza vicina, guardati a vista da loro colleghi in tenuta antisommossa. E da martedì prossimo ci ritorneranno in attesa che venga discusso,l’articolo 4 comma 21 del DDL 2968.

Quell’articolo prevede la cancellazione del trattamento economico accessorio,stabilito per legge (che va dai 200 ai 500 euro a seconda della qualifica ) , che rappresenta un taglio di circa il 20% dello stipendio base di un agente (tra i 1400 e i 1800 euro). Il totale ammonta a circa 13 milioni di euro. La DIA nel 2001 aveva uno stanziamento di 28 milioni di euro, nel 2011  sceso a 19,5 di ci sono stati versati solo 15 milioni. Insomma il tentativo di depotenziare la struttura economicamente  evidente.

Fabio Falcone, segretario regionale della SILP CGIL, non ha dubbi sulla volontà di “chiudere” la DIA e parla con amarezza di un governo che ha fatto della sicurezza il suo cavallo di battaglia e dice dovrebbero “Promettere meno per essere più credibili” (frase di Alcide De Gasperi). Eppoi continua quasi come un fiume in piena “Noi siamo una struttura che rappresenta un risparmio, riuniamo tre forze di polizia. Una volta magari sullo stesso caso si incontravano anche 15 uomini e in qualche caso non si capiva se davanti avevi il mafioso che cercavi o magari un collega. Ma nel tempo tutto questo  è stato e viene dimenticato. E così pian piano si sono delegati a società esterne alcuni dei servizi che noi effettuavamo (es. posizionamento cimici, strumenti per intercettazioni). Abbiamo fatto un conto, quello semplice della casalinga con la spesa:  è risultato che l’affidamento all’esterno ha portato a lievitare i costi di 10 volte. Ogni volta che abbiamo fatto notare questa cosa veniamo tacitati perché quei soldi non escono dal Ministero dell’Interno ma da quello della Giustizia, Ma, scusate, non paga sempre il nostro Stato? In più può capitare, per esempio, che siano messe delle cimici  in casa di un criminale. Questa persona se ha dubbi chiede ad una struttura qualificata di bonificargli la casa e spesso la struttura a cui si rivolge è la stessa che gliele ha messe! Sicuramente sono tutte società serie ma perchè non possiamo fare noi quello che  è sempre stato il nostro lavoro? Perché lo Stato deve pagare noi e strutture private? Che poi si voglia, in qualche modo, depotenziare e chiudere la DIA lo vediamo anche dall’investimento nelle nuove tecnologie. Nel 94/95 si spendeva (facendo il raffronto con le lire) circa 1 milione di euro, Questo anno ne sono stati investiti solo 10 mila.”

La scorsa settimana hanno portato all’attenzione della stampa estera il problema e dice Falcone “i giornalisti stranieri hanno capito benissimo quali sono i nostri dubbi e le nostre perplessità”. Con loro anche Luigi de Ficchy, procuratore di Tivoli, Roberto Centaro, senatore di Grande Sud e Rosa Calipari, deputata del Pd.

Falcone continua” Da martedì saremo ancora dinanzi al Senato aspettando che si discuta il comma che riguarda il trattamento economico transitorio, ma noi vorremmo che alla DIA venissero dati gli uomini di cui ha bisogno (da 1500 a 3000) con provenienza da ROS,SCO e GICO e che fosse svincolata dal Dipartimento dell’Interno e posta direttamente sotto la DNA (Direzione Nazionale Antimafia).”

Richieste difficili in tempi di vacche magre ma soprattutto difficili perché darebbero un ruolo e un’indipendenza troppo “vistose” ad una struttura che nel tempo, con le sue operazioni, ha dato fastidio a molti.

Difficile anche perché al Dipartimento si aspetta la sentenza della Cassazione per i funzionari condannati per il G8 e perchè si è sentita molto la mancanza del Prefetto Manganelli, Capo della Polizia, assente per questioni private, tornato a pieno regime al suo posto ma che deve, sicuramente, riprendere le fila della situazione.

Gli uomini della DIA chiedono di essere ascoltati, non vogliono lasciare il loro lavoro. Ma si sentono abbandonati  proprio da quello Stato che hanno scelto di servire.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindo.it)

Forze dell’ordine a secco

Questa mattina, davanti a Palazzo Chigi e nel pomeriggio davanti al Senato, un gruppo di sigle, dal SIULP, UGL, SAP CISL, che rappresentano le Forze dell’Ordine, hanno manifestato contro i tagli al settore, circa 60 milioni di euro, esprimendo il loro disagio e la loro preoccupazione.

La manifestazione di sabato è ancora viva. Le polemiche e i problemi che ha posto. Nel pomeriggio il Ministro Roberto Maroni ne riferisce in Senato. “Non bastano i ringraziamenti di questo Governo per il lavoro svolto”, afferma il Co.ce.r. E ancora più strano suona il fatto che se da una parte si taglia dall’altro si stanziano i fondi per la festa delle Forze Armate del 4 novembre.

Si ha quasi l’impressone di figli e figliastri. C’è chi scende in piazza a chiedere un aiuto per acquistare la benzina per quelle macchine che dovrebbero girare e sorvegliare le nostre città mentre lo Stato li lascia a piedi -i sindacati di polizia hanno organizzato una simbolica raccolta fondi, “stiamo chiedendo l’elemosina ai cittadini per poter rifornire le nostre macchine” spiega Gianluca Guerrisi, Segretario Provinciale di Consap Roma- dall’altra parte ci sono le foto ricordo da mostrare quasi come un trofeo. Il Governo della forma più che della sostanza. D’altra parte il Capo della Polizia, Prefetto Antonio Manganelli, ha detto che “la politica è stata sostituita dalla polizia”.
Non ci sono neanche i soldi per cambiare gli scudi e comprare la benzina per le volanti” denunciano i poliziotti. “I nostri stipendi sono esigui e poi ci sono persone troppo anziane che non hanno la forza del ventenne che veniva reclutato fino a qualche tempo fa”. L’insicurezza percepita si trasformerà presto nella certezza dell’insicurezza.

Altresì sorge spontanea la domanda se anche quanto accaduto sabato non sia figlio di una difficoltà delle forze dell’ordine. Un funzionario di polizia, presente sabato, parla di errori di gestione: troppe forze dinanzi ai palazzi. Ma forse, e comunque, servivano più uomini comunque e non solo, per esempio, una cinquantina alla fine di Via Labicana. Ma perché non averne di più? Forse perché gli organici già nel 2010 erano sotto di 17 mila unità. Forse perché c’è gente che va in pensione e non c’è un rinnovamento delle forze. Sempre perché non ci sono i soldi. E poi come chiedere gli straordinari se quelli di un anno fa non sono stati pagati?

Quattro miliardi di tagli in tre anni e mezzo al comparto sicurezza: sono queste le cifre che la dicono lunga sulle reali priorità di questo Governo, nonostante i proclami e la propaganda. Il Governo che più di ogni altro ha fatto della sicurezza la sua bandiera ideologica, che ha promesso di sconfiggere le mafie e che oggi fa la voce grossa contro gli autori delle violenze di Roma, in realtà ha assestato un colpo mortale alla capacità delle forze di polizia di contrastare efficacemente la criminalità con l’azione preventiva e repressiva. La mancanza di mezzi e strumenti a disposizione degli agenti e dei commissariati sta neutralizzando l’efficacia delle norme esistenti. Per queste ragioni siamo al fianco della protesta delle forze di polizia: più risposte e meno propaganda per chi compie il proprio dovere con grande dedizione e grandi rischi. Altrimenti, le lacrime di coccodrillo e le leggi speciali non servono a niente e a nessuno”. Questo dice Pina Picierno, parlamentare del PD.

Intanto Maroni al Senato riferisce sugli scontri, parla di un popolo manifestante pacifico, promette nuove leggi. E Antonio Di Pietro ci riporta indietro con la legge Reale, quella degli anni di piombo, della morte di Giorgiana Masi e di tanti altri ragazzi di quella che fu la primavera del 77! Un ritorno indietro che va ben oltre Genova e il G8. Mentre Rosa Villecco Calipari, vicepresidente dei deputati del PD afferma che “non è di leggi speciali abbiamo bisogno, ma di risorse e intelligence perché le Forze dell’Ordine non siano lasciate disarmate di fronte alla richiesta e alle esigenze di sicurezza del Paese

Il Co.ce.r dei Carabinieri esprime la propria rabbia e la propria amarezza : “I Carabinieri sono stanchi di sottacere e di subire le imposizioni di un Governo che continua imperterrito a penalizzarli economicamente per giustificare i propri sprechi (auto blu con scorta, autisti/maggiordomi, segretari, vigilanze, etc) e che continua a chieder loro sacrifici economici senza la minima idea di una riforma sostanziale e strutturale che possa garantire certi margini di miglioramento nel breve, medio o lungo periodo. Senza veli di retorica e senza polemiche, oggi abbiamo un dato di fatto oggettivo: la sicurezza per l’italiano è gravemente compromessa . Garantire sicurezza, per i Carabinieri vuol dire lavorare gratis, per i nostri amabili parlamentari vuol dire aumento di servizi di esclusiva utilità gratuiti perché pagati con i sacrifici dei cittadini tutti e con i tagli ai servitori dello Stato garanti dell’ordine e della sicurezza pubblica . La Giustizia Sociale è l’imperativo categorico di un Paese civile. Ma qui di civile non è rimasto proprio nulla. Siamo nel pieno ciclone alimentato da una classe politica che pensa più che a salvaguardare, ad aumentare i propri privilegi. Qualcuno spieghi al Presidente del Consiglio il significato dei sacrifici che il Carabiniere pone in essere per garantire la giustizia sociale ed i diritti del cittadino. I Carabinieri rimandano al Governo le belle parole ed i ringraziamenti ipocriti”.

Lo Stato sta perdendo i suoi pezzi, quelli a cui i cittadini affidano la propria sicurezza. A qualcuno, in mezzo alle manifestazioni delle Forze dell’Ordine viene in mente Indro Montanelli: “Esiste una borghesia codarda che pretende di appaltare alle Forze dell’Ordine il compito di farsi sputacchiare, pestare e ammazzare per tenere a riparo se stessa. E non vuole nemmeno pagargli uno stipendio decente”.

 (pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Diario romano

Una giornata colorata trasformata in nero fumo. Quando la follia di pochi sconvolge la vita di tanti

Vi racconto il mio 15 ottobre come fosse un diario cercando di mettere in ordine quello che ho visto, ho sentito, ho vissuto, ho ascoltato.

Difficile perchè nella mia mente si affollano suoni, colori,parole, volti.

Proviamo.

Ore 11,00 arrivo a Piazza Montecitorio.Lo slargo è tutto bloccato. Ai varchi 4 uomini delle forze dell’ordine. Mostro il tesserino dell’Ordine dei giornalisti al primo e la donna poliziotto mi dice “lo tenga a vista oggi le servirà”. Passo anche il secondo e arrivo al Capranichetta, una sala a fianco a Palazzo Montecitorio, dove si sono dati appuntamento gli Outsider e cioè il partito degli esclusi. Giovani dai 30 ai 40 anni che hanno deciso di riunirsi al di là delle proprie idee per essere propositivi nei confronti di una politica che “è rimasta indietro”. Parlano di un’onda montante. Ma nella sala non ci sono solo i giovani ma anche un imprenditore di 50 anni dell’interland milanese ed un medico di 52 anni. Tutti sono lì anche e soprattutto per i loro figli. Marco Piana, 36 anni,  sposato due figli, lavora per un Fondo di Private Equity e mi dice “Ho deciso di impegnarmi perché voglio che in questo Paese i miei figli abbiano la possibilità di vivere”. Sono persone che vengono dalle professioni ma ci sono anche gli stranieri di seconda generazione, gli italiani all’estero. Si presentano come il partito della seconda tessera così mi spiega Luca Bolognini, 31 anni avvocato, sposato con una figlia. Uno degli obiettivi è, dice Bolognini, “contribuire a costruire i politici di domani. Abbiamo bisogno di riforme e presenteremo un’iniziativa di legge popolare sul contratto unico sulla scia della proposta di Ichino”. Marco Piana dice “Questa generazione è chiamata ad una missione: rendere moderno il Paese senza marginalizzazioni. Negli ultimi 15 anni si è voluto proteggere le piccole e grandi caste. Un atteggiamento suicida e poi molti di noi che erano impegnati con il berlusconismo hanno sempre più pensato solo alla loro carriera. Questi politici verranno smantellati perchè sono rimasti indietro”.

Loro non parteciperanno al corteo.

Ore 12,30 li lascio e decido di arrivare a piedi a Piazza della Repubblica da dove partirà il corteo. Voglio capire come la città si sta preparando all’evento. Salgo verso il Quirinale. Tutto tranquillo. Solo una macchina in più della polizia. L’aria  tranquilla. Scendo a Via Nazionale per poi risalirla fino alla pizza. Gente a passeggio, turisti, la scalinata del Palazzo delle Esposizioni con le scale piene di gente che mangia il panino. Poi nelle vicinanze della grande piazza inizio a sentire il vociare dei manifestanti, le trombe e incontro le prime camionette della polizia che si stanno posizionando e che poi si chiuderanno ad incastro e non permetteranno più il passaggio a nessuno. Entro nella piazza. E’ tutto pacifico. Voci, cartelli, colori, bandiere. Un signore israeliano mi chiede cosa succede e alla mia risposta mi dice “Ah come a Madrid, New York. Bene!” Mi fermo per scattare una foto, caccio il mio taccuino dallo zainetto e poi decido di andare verso Via Cavour da cui scenderà il corteo. Faccio una strada laterale e tanti come me hanno pensato di utilizzare le strade laterali per raggiungere la via e poi immettersi nel corteo.

 Ore 13,30 a Via Cavour la polizia di Stato e quella municipale stanno iniziando a bloccare il traffico. Noto che gli uomini in borghese, ma anche molti di quelli dei reparti celeri, sono persone oltre i 40 anni. Il primo pensiero è “sono stati attenti a mettere gente di esperienza nel corteo”. Li vedo prepararsi, aprire il porta bagli della macchina e mangiare il panino e poi pronti. Si inizia.

 

Ore 13.45 il corteo parte con un po’ di anticipo. Tra me e me penso “lo fanno iniziare prima per evitare un ingorgo” e anche questo mi piace, mi da il segno di attenzione. Intanto un gruppo con danze e canti inizia a scendere per Via Cavour. Tanti cartelli come “Terra ai contadini”, “Si scrive acqua si legge democrazia”. Un signore anziano alza un cartello con lo stemma della città di L’Aquila “Prendiamoli a calci in culo…”. Poi arriveranno i ragazzi del Comitato 3.32, i noTAV con un cordone di protezione con donne e uomini (qualcuno con il casco in mano). Intanto tutto introno sembra una festa. Gente al bordo del marciapiede mangia un panino. Una giovane donna con una mano tiene una telecamera e con l’altra una bambina. I turisti si fermano. Arrivano i giornalisti i fotografi. Incontro il collega del Corriere.it e scendo per Via Cavour con lui, poi lui si immette nel corteo per le interviste. Io voglio vedere le facce di chi sfila. Mamme e papà con i bambini. Coppie di anziani mano nella mano. Professori, studenti, Donne con il cartello “Gnocca in fuga” o “Siete tutti Scilipoti”. Intanto si iniziano a sentire gli elicotteri. E ancora cartelli “BCE Banda Criminale Europea” o “Keynes revival now” o “Stay Human”. Arriva il carro dei COBAS con il colore delle bandiere gialle . Un fiume di gente invade Via Cavour. Dalle vie laterali entrano gli uomini e le donne della FIOM. Ed  è ancora tutto calmo. A un certo punto decido di risalire voglio capire cosa succede ai lati e vedere la fine del corteo e mi passa accanto un ragazzo vestito di nero, testa rasata con una cresta, tutto tatuato. Quello che attrae la mia attenzione è il passamontagna che ha in mano. Piano piano entra nel corteo. Risalendo incontro 4 ragazzi : tutti vestiti di nero, teste rasate, tatuaggi. Uno di questi mi rimane impresso :un’aquila romana sul cranio di uno di loro. Intorno a loro qualcuno intona “Bella ciao”. Le due cose insieme stridono. Penso “arrivano i guai!”, ma ancora mi sembra tutto tranquillo. Chiamo un collega per sapere dove è: “sto cercando di arrivare alla testa del corteo” e io gli racconto di chi ho visto entrare tra la gente “Non mi piace questa cosa”.Cerco di contattare gli altri. Per ora tutto tranquillo. E allora mi fermo un po’ per guardare questa onda colorata che scende verso il Colosseo. Una signora russa cerca di parlarmi nella sua lingua ma l’unica cosa che riesce a dirmi in inglese è “Putin = mafia”. Incontro una mia amica che ha portato il suo piccolo alla sua prima manifestazione. Tutto è pacifico. E io penso, erroneamente, questa volta vince il buon senso, la voglia di cambiare questo Paese. E allora decido di andare a vedere cosa accade alla coda del corteo e quindi da una strada laterale ( dove non ci sono controlli di polizia) torno a Piazza della Repubblica. Gli striscioni e gli uomini di Rifondazione sono pronti a scendere. Intanto Polizia e Carabinieri si posizionano per chiudere il corteo. I mezzi dell’AMA iniziano a ripulire la piaza, Dietro le ultime bandiere di Rifondazione un ambulante vende le magliette della “protesta” con una Lucy di Charlie Brown con “Basta” e poi “Indignati” , il Che  e altro. Mi viene in mente che tutto  mercato a questo mondo anche una protesta contro “il mercato”.

 

 

Ore 15,45 mi siedo al bordo della fontana. Accanto un camper con la scritta “Non posso accedere al mutuo. Ecco la mia casa”. Guardo gli uomini dello Stato pronti a partire. Ma è tutto fermo. Vedo uno degli uomini della Polizia parlare nervosamente al telefono e in quel momento mi squilla il mio “Sta succedendo il delirio. Tu dove sei?”. Capisco, la mia illusione  è svanita. Accendo il computerino e vedo le prime immagini. Inizio a chiamare chi  nel corteo. Rossella, una delle giovani che scrive per Malitalia, mi dice “Laura si sono messi i passamontagna e la polizia non fa nulla. Mi sono fermata sono in un bar che gentilmente ci ha fatto entrare”. Il collega del Corriere.it è nella mischia, Enrico Fierro de Il Fatto è anche lui lì. Gli elicotteri sembrano più vicini. Si vede il fumo nero che si alza verso San Giovanni.

Tutto il resto è stato scritto, detto.

Rimangono dubbi, domande.

Ore 18 : raccolgo un po’ di notizie. Alcuni giovani colleghi mi chiamano “Laura la polizia ha aspettato che si scatenassero, Perché?” E questa domanda mi assillerà fino a tardi quando un funzionario di polizia mi dice “meglio farci dire che siamo stati deboli che essere condannati per la nostra durezza. Ti immagini se fossimo intervenuti sarebbe stato il massacro”. Parole che anche il Ministro Maroni dice in conferenza stampa dichiarando anche che non ci sono legami degli infiltrati con la sinistra ( anche lui ha i suoi problemi nel suo schieramento che  stato il primo a chiedere un chiarimento e con Alemanno che spara a zero sulle forze dell’ordine). Ma sono le stesse parole che si trovano sul web dove monta la rabbia dei poliziotti. “Dopo Genova nessuno ha voglia di passare per lo sbirro cattivo, meglio fare la parte del fancacazzista. Si campa più a lungo”. “Oggi si protesta per un atteggiamento morbido, ma cosa sarebbe successo se si fosse usata una linea più dura e repressiva?”  e un altro “Dopo Genova c’è gente che si è ipotecata casa per pagare i danni ed io, il mio esiguo stipendio, me lo voglio mangiare e non certo regalare a qualche avvocato o a qualche babbione con la cresta da gallo in testa. Sindrome di Genova si chiama? Sì, e sindrome sia.”

E poi il dubbio di tutti: erano solo black block? C’erano antagonisti, fascisti, centri sociali? E perché solo in Italia, a Roma,  è successo questo bordello senza precedenti? Perchè tanta polizia a proteggere i palazzi (escluso il Quirinale)? Forse perché, come dice l’antropolgo Marino Niola, hanno tutti paura e sembra una scena da fine impero “con l’imperatore chiuso nella sue stanze con i pretoriani, mentre la città brucia”.

E diventa un obiettivo, per il partito di governo, anche Mario Draghi che presiederà la BCE, la banca e le sue politiche, che i giovani , soprattutto, contestano. Eppure lui gli ha dato ragione e per questo  l’On.le Cicchitto ha detto che gli scontri sono colpa di “qualche banchiere che ha solidarizzato con gli indignati”. L’On.le dimentica che Mario Draghi  è stato l’allievo prediletto di Federico Caffè che diceva: “l‘economista è il fiduciario di una civiltà possibile e se gli interessi costituiti prevalgono sulle idee, tuttavia l’economista deve stare attento alle idee.”

Intervista a Marino Niola

Dopo i fatti di Roma abbiamo intervistato Marino Niola, antropologo della contemporaneità.

Con lui abbiamo parlato dei movimenti e di quello che succede nel nostro Paese.

 -Professore cosa pensa dei movimenti che stanno pervadendo il mondo?

In tutto il mondo  in atto una rivoluzione generazionale che non coinvolge solo i giovani ma che è trasversale a diverse età e strati sociali. E’ un movimento che taglia fuori i partiti. E’ un movimento che ha la velocità e la simultaneità della rete.

-Professore perchè parliamo di democrazia digitale?

Perché  questi movimenti stanno viaggiando come un’onda immateriale attraverso il web. Si stanno riappropriando della politica proprio come res pubblica con gli strumenti di oggi. La tecnologia ha fatto irruzione nella politica.

-E perchè possiamo dire che questi movimenti hanno sorpassato anche i governi più liberisti?

Perché chiedono la rinegoziazione dei diritti di proprietà. Per esempio la battaglia sul diritto d’autore. Vogliono libertà che poi favorisce anche la crescita economica. Stanno scrivendo la carta dei diritti 2.0

-Quale  la differenza tra i movimenti del 68 e gli attuali?

Sono abbastanza simili. La differenza più importante  che i giovani di allora lottavano anche contro le “regole” della famiglia, mentre i giovani di oggi lottano per la sopravvivenza. Il 15 ottobre abbiamo assistito ad una “ola” del movimento che è partita in Australia e si  è chiusa negli Stati Uniti.

-A Roma c’è stata la devastazione

Si ma le persone sono sempre più disposte a capire veramente cosa succede. Lo abbiamo visto con i referendum e i tanti voti raccolti. Il potere non riesce più a capire cosa sta succedendo ed ha paura e si barrica nei palazzi, come  successo anche sabato. I pretoriani, per ora, sono intorno all’Imperatore anche se sanno che un’epoca sta finendo e fra poco scenderanno dalla nave.

L’ultimo commento  proprio sulla paura dei nostri politici ed il professore pone l’accento sul fatto che l’unico palazzo non isolato  è stato il Quirinale :“Il Presidente Napolitano non ha paura ed  l’unico che, oggi, può aprire un dialogo con la gente”

 (pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Disordine pubblico

Il criminologo Francesco Carrer dice: “il protest policing, cioè il controllo della protesta, è uno dei compiti più delicati: non sono in gioco “solo” le libertà personali, ma anche i diritti di partecipazione politica dei cittadini e perciò l’essenza stessa del sistema democratico.”

E il controllo della protesta , in questo momento storico, è sicuramente più delicato che in altri, e sarà determinante nel prossimo futuro.

Un futuro che già si avverte dagli scontri di Bologna al corteo di Roma e  il 15 ottobre i giovani indignados italiani sfileranno nella capitale dove , al Capranichetta, verrà presentato OUTSIDER il partito degli esclusi.

La tensione è alta e proprio adesso invece vengono a galla tutti i problemi di organici e strumenti nell’ordine pubblico. Sono già un paio di anni che si parla di benzina che manca, di manutenzione all’osso, di carta da fotocopie acquistata con i soldi del personale o regalata da qualche anima buona.

Gli uomini già nello scorso anno erano sotto di 17000 unità ( vedere allegato ndr). Claudio Giardullo della SILP CGIL lancia l’allarme “nel 2013 mancheranno 40 mila uomini”. Un grido d’allarme per un settore importante per la sicurezza del Paese e dei cittadini e su cui si  è giocato molto nella campagna elettorale e nell’azione di governo.

Carenza organica_11 ottobre

D’altra parte , in tutte le città italiane, nei commissariati sono diminuite le macchine a disposizione. Spesso tra un turno che smonta ed il montante se succede qualcosa può capitare di non avere macchine da far uscire. E sono gli uomini di Polizia, Carabinieri quelli che sono il vero front office con il cittadino. Quelli a cui noi tutti ci rivolgiamo quando abbiamo bisogno.

Diciamo che l’allarme negli ultimi due anni era stato tacitato con il  FUG (Fondo Unico di Giustizia). Perché il Ministro Maroni ed il Ministro Tremonti avevano rassicurato che i tagli sarebbero stati,almeno in parte, coperti dai fondi sequestrati ai mafiosi e raccolti nel FUG e gestiti da Equitalia.

La commissione Antimafia ha chiesto più volte di conoscere l’esatta entità di quel fondo e solo ultimamente su pressante richiesta del Presidente della Commissione, Senatore Pisanu, finalmente si  è scoperto che i fondi a disposizione, per questo anno, sono circa 300 milioni di euro e non il miliardo ed oltre messo nelle voci di bilancio degli anni passati.

La cosa buona è che in bilancio adesso c’è la cifra esatta e non si può più barare. La cosa triste  è che è evidente che non si  è fatta nessuna politica lungimirante sull’ordine pubblico. Si  è pensato solo alla gestione della “repressione” quotidiana tanto che molte sezioni anticrimine, soprattutto nelle grandi città, abbondano di fascicoli su immigrati, vù cumprà ma si sono persi di vista i nomi dei grande del crimine che nei prossimi 5 anni potrebbero “inghiottire” interi quartieri e città.

Intanto gli straordinari non vengono pagati da mesi ( vedi Vigili del Fuoco di L’Aquila che aspettano gli straordinari dal terremoto del 2009), nonostante comunque non ci sia nessuno che rifiuti di fare il suo dovere. Intanto non si possono portare i detenuti alle udienze.

Enzo Marco Letizia, Segretario Nazionale dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, dice :”Tutti  gli allarmi che sono stati lanciati negli anni addietro oggi sono una triste realtà, siamo sull’orlo del baratro, le risorse finanziarie poste a disposizione dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza sono del tutto insufficienti a garantire la sicurezza dei cittadini. In sofferenza non c’è solo l’organico, bensi, anche il controllo del territorio, il funzionamento della Direzione Investigativa Antimafia, la protezione dei pentiti e dei testimoni di giustizia, il parco delle autovetture per espletare i servizi di prevenzione di polizia giudiziaria, il razionamento della benzina, il taglio sulle missioni di polizia giudiziaria (ridotte al lumicino). A breve passeremo da un insicurezza percepita ad una drammatica insicurezza reale con scenari imprevedibili.”

 

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.libdro.it)

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    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
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