Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Il dramma bancario

(di Laura Aprati e Carlo Martigli)

Banche croce e delizia di tutti noi diventano oggi spunto di una conversazione semiseria di Laura Aprati e Carlo A. Martigli. (d’ora in poi solo C. e L.) Una sceneggiatura a 4 mani che parte oggi e che ci porterà, ogni settimana, a ‘leggere’ il mondo bancario.

Carlo “Oggi parliamo di banche ma credi che ci sia ancora qualcuno cui interessa l’argomento?”

Laura “oddio…le banche!!!!ma sei sicuro di volerne parlare?”

C. “sai delle banche non si può non parlare ci sono in mezzo tutti i giorni un po’ come le zanzare d’estate. Nel senso che se vuoi l’estate non puoi fare a meno delle zanzare.
Fastidiose, vero?”

L. “molto fastidiose…le banche direi…anzi insopportabili…ma non esiste qualcosa contro di loro? non so una citronella per le banche?”

C.”Qualcuno ci ha provato anni fa, per esempio Kennedy con l’atto 1110001 o qualcosa del genere, ma è stato assassinato tre mesi dopo. Voleva levare il potere alla Federal Reserve, guarda caso”

L.”….e che mi dici? ma allora rischiamo la pelle a parlare di loro, dei loro tassi usurai …..e dei fidi agli inaffidabili…”

C. “Certo, ma vedi la legge ha stabilito il tasso dell’usura, per esempio per le carte di credito non puo’ superare il 26%…una bazzecola, se pensi che danno meno dell’1% sui conti. Prima per l’usura si guardava lo stato di bisogno cioè se avevi bisogno e la banca ti prestava a interesse allora era usuraia, oggi i soldi non te li dà proprio”

L.”…..alla fine l’ usuraio e’ piu’ onesto delle banche…!!!! un mondo capovolto….”

C.”….in un certo senso sì, ma sai che fanno certi direttori? Dato che la loro banca non può prestarti i denari di cui hai bisogno…ti mandano dalle finanziarie…la più seria ha la faccia di V come Vintage…ma in questo modo anche i poveri direttori integrano lo stipendio…”

L.”….e se si viene a scoprire cosa succede al direttore? Vince una vacanza premio ?”

C. “Dovrebbe vincere una vacanza premio se fossimo in un paese serio, intendo a Gaeta o a San Vittore, posti magari poco ameni a bon marché ….invece al massimo la banca, spaventata dalla cattiva pubblicità, lo fa dimettere.”

L.”….Gaeta e San Vittore, come sei demode’…non sono piu’ di moda…adesso ci sono le Cayman”

C.”….la stessa cosa è successa a Moggi e alla Juventus, se hai visto i giornali di questi giorni….Dice la Juve che non sapeva nulla di quello che faceva Moggi, quando erano 13 anni che dirigeva la Juventus. C’è qualcosa che non mi torna. Certo Le Cayman o ancora meglio le Antigua…in buona compagnia, come sai”

L. “….e poi dimettere non direi magari lo mandano in un’altra filiale e fare altri danni….”

C. “ Come certi sacerdoti pedofili che spostavano da una parrocchia a un’altra. E più facile obbligare uno a dimettersi che licenziarlo, è per via della pubblicità negativa, pubblicità regresso.”

L. “….ma la migliore banca non ti chiude il conto se “esci” di 100 euro…..”

C. “ ….alle banche conviene prima farti uscire di 100 euro così ne paghi 50 di interessi e poi ti chiudono il conto …Ma certo è che con quello che hanno fatto le banche e stanno facendo per l’economia, cioè zero, per farle tornare in simpatia ci vorrebbe altro che il Mulino Bianco…”

L.” lo sai che ad imprenditore che denunciato gli usurai la banca ha chiuso i conti e gli ha chiesto il rientro del fido?e hanno chiesto il suo fallimento?”

C. ”ma certo, è normale, in che mondo vivi, Laura? Le banche se ne fregano della società, salvo quando chiedono allo stato i soldi per non fallire”

L. “conviene collaborare con i criminali che dici?”

C. “i criminali aperti sono più seri. L’errore è stato dare alle banche i finanziamenti occorreva invece entrare nel capitale in questo modo lo stato, cioè noi cittadini, saremmo entrati nel loro capitale, salvando correntisti e posti di lavoro ma buttando magari fuori i manager che le avevano portate alle rovina e quando la situazione sarebbe migliorata allora avremmo rivenduto le loro azioni e lo stato, noi cittadini sempre, ci avremmo anche guadagnato.”

L.”….poveri manager!!! che sofferenza se li buttassero fuori…capisci senza benefit senza macchina aziendale ……drammatico!!!! Sul lastrico poveri uomini”

C. “negli Stati Uniti continuano ad avere buonuscite per decine di milioni di dollari
e sai perché? Per farli stare zitti, altrimenti la banca rischia che vengano svelati gli altarini, e sugli altarini delle banche si prega davanti al dio Denaro, li ho visti, incappucciati e tremanti davanti al loro padrone”

L.. “…..e temono si scopra che ci sia tanta carta straccia nei loro cassetti…un po’ come con Parmalat?”

C. “magari è vero, questi banchieri (non bancari) però li ho visti solo nei miei incubi. Certo, Laura, ma guarda che la Parmalat è stato il trionfo dell’Italia! Per una volta primi, il più grande dafault del mondo più della Enron. E il buon Callisto Tanzi era ai domiciliari nella sua mega villa con galoppatoio, piscina, cinema, campi da tennis. Se qualcuno mi presta 10 miliardi, giuro che fallisco! e poi mi godo la vita…”

L.”una vittoria vera!!! alla faccia dei risparmiatori c’era un signore di Marsala che aveva investito i suoi risparmi in titoli della Parmalat ed e’ finito sul lastrico e non aveva piu’ soldi per mangiare…… ma tanto a Tanzi cosa interessa??? “

C.”purtroppo non abbiamo imparato nulla da questo, abbiamo perfino depenalizzato il falso il bilancio, così rubi in modo elegante e non vai dentro. Non sai che questo è il paese dove i ristoranti sono sempre pieni e gli aerei così affollati da non riuscire a prenotare!! Non lo dico io, l’ha detto il presidente del consiglio. E se il signore di Marsala non ha pane che mangi brioches. L’ha già detto qualcuno questa frase?”

L.” Ma questo e’ un aiuto a tutti i mafiosi che hanno riciclato nelle imprese…lo sai o no?”

C. ”Meno c’è lavoro più ci sono soldi per i mafiosi…più le banche si tengono stretti i soldi più gli usurai e la mafia che c’è dietro di loro, prospera”

L.“ Ma tu i soldi ce li hai in banca o sotto il materasso?”

C. “ In banca perché mi hanno pignorato il materasso!”

Al prossimo appuntamento la premiata ditta Carlo & Laura vi portera’ dentro i conti correnti e i mutui: sarà un bel divertimento, come scoprire Dracula dietro la porta della cucina…

Per i nostri Lettori: chi vuole raccontarci le sue disavventure bancarie può inviare una mail a: inchiesta.banche@lindro.it

 (pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Banche,libera nos a malo

Borse in caduta libera. Crisi conclamata. Un imprenditore del Nord Est, Enrico Frare, acquista una pagina su Il Corriere della Sera, e pubblica la sua foto nudo con la scritta “ogni giorno in Italia un imprenditore rischia di rimanere in mutande” e tutto per colpa delle banche “che non concedono più credito”.

E le banche non si fermano davanti a nulla: in Liguria nonostante il disastro avvenuto in questi giorni gli istituti di credito hanno continuato ad addebitare sui conti le rate dei mutui di case che non esistono più e a persone che hanno perso tutto. Così come avvenuto a L’Aquila dopo il terremoto fino all’intervento di un decreto legge.

A Palmi, in provincia di Reggio Calabria, vengono rinviati a giudizio, per usura, nei confronti di un imprenditore,Nino De Masi , gli ex direttori e dirigenti di Antonveneta e Banca Nazionale del Lavoro..

A Milano la Procura rinvia a giudizio,per frode fiscale da 245 milioni di euro, i vertici di Unicredit.

La Cassa di Risparmio di L’Aquila , agenzia romana di Corso Vittorio Emanuele e i suoi direttori,sono implicati nella truffa da 300 milioni di euro del Madoff dei Parioli.La stessa Cassa che Adusbef anni fa indicò come tra le banche che applicavano tassi usurai.

Ad oggi le banche in Italia sono 1739  con 33645 sportelli ( attualmente in diminuzione, fonte Comuni Italiani), oltre 400 le Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali con più di 4.000 sportelli 1 milione di soci 31.000 collaboratori e oltre 5 milioni di clienti.

Inoltre in  Italia vi sono 85 milioni di conti correnti e  tre banche detengono il 50% del mercato. E i servizi bancari, nel nostro Paese, sono i più costosi d’Europa e un conto corrente costa circa 100 € in più rispetto alle nazioni europee. 

Il dato emergente è che le banche finanziano per il 70% le grandi aziende ( anche se cariche di debiti) mentre lasciano solo il 30% al resto dei loro clienti. Questo perché una società con migliaia di dipendenti e indebitata fino al collo non fallirà mai, salvo che non ci sia una volontà politica. Le grandi aziende fanno guadagnare molto in termini di servizi e di flussi di denaro ( e nelle filiali si trovano  tabelle riservate proprio per questo). Un artigiano dà sicuramente maggiori garanzie ma le banche non voglio parcellizzare il rischio e i costi e così il piccolo viene lasciato indietro, anzi se possibile anche vessato. Per la famosa legge “sii forte con i deboli e debole con i forti”. Abbiamo poi assistito,negli ultimi vent’anni, ad una trasformazione delle banche che fanno sempre più finanza che economia. E questo, adesso, sta riaprendo un grande dibattito sul ruolo delle aziende di credito. Già negli anni ’60 si era aperta una discussone sul tema tra due grandi banchieri:Raffaele Mattioli, Presidente della COMIT- la Banca Commerciale Italiana-, e Enrico Cuccia, Direttore di Mediobanca.Il punto era la  necessità di separare il credito commerciale dal credito finanziario. Questo rapporto poi privilegiato tra grandi aziende e banche è diventato un circolo vizioso con l’unica via di fuga della collocazione in borsa quando c’era necessità di uscire dall’angolo.

Ma il problema delle banche è anche quello delle collusioni e compiacenze con il sistema criminale e una recente sentenza della Cassazione, la n.2490/2001, ha sottolineato che “questo rende legittimo il convincimento del tribunale che operatori bancari, particolarmente fiscali ed attentissimi nella elargizione di prestiti, scoperture bancarie e mutui ipotecari, operando secondo abituali prassi creditizie , avrebbero dovuto accertare senza difficoltà le qualità sociali ed economiche di clienti tanto particolari, soprattutto presso agenzie poste nell’ambito di municipalità di assai ridotte dimensioni demografiche, tali dovendosi ritenere i comuni di 26.000 abitanti, regolandosi di conseguenza rispetto ai richiesti mutui”.

Vale a dire che nei piccoli centri i direttori di banca, i funzionari sanno esattamente chi hanno davanti e il più delle volte chiudono gli occhi.

Per tornare all’usura  il tasso massimo è più alto per i piccoli clienti anziché per i grandi e non esiste più  lo stato di bisogno anzi  è solo un aggravante. Oggi il tasso massimo per alcune operazioni senza che sia usura è il 26,25%!

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro,it)

Lorenzo Diana e la Rete della Legalità

Lorenzo Diana, 60 anni, gran parti di questa spesi per la sua terra, la Campania o meglio il casertano. Dal 1994 vive sotto scorta per le minacce ricevute dal clan dei Casalesi. Membro della Commissione Antimafia. Uomo del PCI prima, poi del PD e oggi con l’IDV. Un uomo che ha dedicata la sua vita, e quella della sua famiglia, alla lotta al crimine organizzato. Ai suoi affari, ai suoi mille volti, ai suoi incroci con l’economia e la politica.
Un uomo perbene, di quelli che ti sembrano usciti da un racconto di Eduardo De Filippo. Viso scavato, occhi sempre vigili, i capelli sempre in ordine. Il segno di una dignità mai barattata con il potere.
Ogni volta incontrarlo e parlargli è un piacere . Un piacere ascoltare la sua passione e quella voglia di battersi che nulla è riuscito a sconfiggere neanche le minacce dei casalesi.
Oggi è il coordinatore della rete della legalità. Un patto nazionale antiracket per incentivare gli imprenditori alla denuncia e che pone al centro le tematiche sulla legalità.
Lorenzo Diana la Rete della legalità e il suo successo, perché?
Perché c’è in atto un mutamento, un cambiamento anche alla luce dei movimenti esplosi con i referendum. C’è una maggiore disponibilità nella società e nei territori a darsi dei riferimenti organici per dire di no alle imposizioni, alle violenze estorsive e criminali.. I primi successi sono figli di una maggiore richiesta di libertà . Senza questo non saremmo cresciuti così tanto in pochi mesi. La richiesta di libertà riduce la paura e spinge a muoversi, a organizzarsi. E’ entusiasmante toccare con mano questo nuovo sentimento tra i giovani e in una parte crescente del mondo economico.


La crisi economica quanto incide in questo mutamento?
La domanda di adesioni alla Rete della legalità ma anche la maggiore domanda di libertà sono cresciute anche in funzione della crisi economica. Si sono ridotte gli spazi di tolleranza per i costi aggiuntivi e predatori delle mafie. Se nei tempi delle “vacche grasse” non pesavo molto sopportare il costo del “pizzo” sia diretto che indiretto ( sub appalti, movimento terra, servizi…). Oggi, sotto l’effetto delle ristrettezze economiche il “dazio” criminale è troppo pesante e influisce sull’andamento dell’impresa. Il 2008 segna una svolta epocale nell’economia, nella società e nei comportamenti sociali. Vengono meno le garanzie .
Crisi, banche sistema finanziario. Cosa non ha funzionato?
C’è uno tsunami che sta mutando le caratteristiche del sistema bancario. Questo, in parte, può far crescere il rischio della penetrazione economica delle mafie. La maggiore banca italiana (MAFIA SPA) dispone di un “cash” per acquisizione di esercizi, aziende, attività ( sempre più in crisi). Le banche d’altra parte per non fallire si sono arroccate ed è difficile oggi per un piccolo imprenditore accedere al credito e spesso il circolo vizioso che si crea rischia di “spingere” chi ha bisogno verso chi lo può aiutare e spesso non sono le istituzioni finanziarie legali. Tutto questo in un modello di crescita che si è fermato. Oggi è sempre più chiaro che il modello “crescita e consumi” degli anni 80 è finito. I nuovi assetti sociali, la forte precarizzazione ( anche over 40) sono la spina nel fianco di questo nostro mondo, l’ossessione dei genitori ma anche degli imprenditori.
Mafia spa, un dominio incontrastato?
Il sistema criminale oggi h un peso economico di circa 140/150 miliardi di euro (il 7% del PIL) e spesso ancora si ha ancora la convinzione che le mafie siano figlie del sottosviluppo e dell’arretratezza del Sud Italia. Tutto ciò è stato smentito clamorosamente da operazioni come “Crimine” ( 300 arresti a tra Milano e Reggio Calabria luglio 2010 ndr). Liberare il Paese dalle mafie vuol dire anche modernizzarlo. Ma dobbiamo chiarire bene il capitale mafioso crea un convenienze in tanti pezzi della società ed è pervasivo. Ma sarebbe troppo facile dire che questo è solo frutto di individui al confino in un’area o in un’altra. Non c’è un Nord culturalmente sano e un Sud mafioso. Magistrati hanno per esempio evidenziato una mancanza di collaborazione molto più forte al Nord che la Sud. Non esiste un DNA nordista che garantisce dalla pervasività delle mafie se ci fosse stato perché non è stato sufficiente ad arginare la presenza mafiosa nei territori del Nord?

Torniamo alla Rete della Legalità. Cosa vi prefiggete?
La rete vuole rispondere alla richiesta di sicurezza e libertà di tanti imprenditori stretti nella morsa della crisi e dare sostegno alle vittime dell’usura e del racket. Soprattutto vogliamo dimostrare che si può e conviene denunciare. Oggi su un milione di imprenditori toccati dal fenomeno del pizzo ( diretto e indiretto) le denunce sono solo 1500. Questo significa che l’antiracket è stato marginale e non appariva conveniente. La molla è questa dobbiamo lottare perché sia conveniente denunziare il racket, l’usura. Non possiamo chiuderci dentro una riserva indiana e dobbiamo capire che l “vittima” non è inconsapevole ma nel calcolo imprenditoriale si rende conto che è meno conveniente denunciare e il clan può garantire molti più servizi dello Stato. Ecco la Rete della legalità si prefigge di far uscire dalla riserva indiana chi denuncia. Dobbiamo far si che le tante storie di sopruso, prevaricazione escano allo scoperto: non ci deve essere più una sola voce a parlare ma tante insieme.La Rete, e quindi l’unione, farà la forza di questo movimento che ha già raccolto intorno a sé oltre 60 associazioni che si battono contro l’usura e il racket.

Ultima domanda :quanto conta l’informazione?
L’informazione è sostanziale, determinante. Ma anche qui dobbiamo cambiare il passo. Per questo è importante valorizzare il lavoro di centinaia di cronisti, spesso giovani precari e di piccole testate locali, che ogni giorno denunciano quanto accade nel territorio. Conoscono i carnefici e le vittime. Pagano, perdendo il lavoro e la tranquillità se toccano qualche centro di potere. E nessuno li difende, nessuno li invita in televisione. Con l’avanzata di Roberto Saviano, cui voglio un gran bene e che stimo tantissimo, bisognerà puntare ad avere sui media altre decine, per non dire centinaia, di articoli in più dei tanti piccoli Saviano sparsi in tutta Italia, che farebbero crescere l’intero Paese in termini di informazione e di cultura della legalità. Cito Jean Francois Gayraud, consigliere del Presidente Nicolas Sarkozy, che dice che vinceremo la lotta alla criminalità organizzata quando saremo tutti più correttamente informati.

(pubblicato su www.malitalia.it il 24 giugno 2011)

Vite “usurate”

(di Laura Aprati e Marcello Ravveduto)

“Quando sei sotto usura non ti rendi conto che qualsiasi cosa fai non sarà mai sufficiente”. Così Roberto Battaglia, imprenditore casertano, parla della sua esperienza. Anni di ricatti, soprusi. Anni in cui la propria identità viene persa, Roberto racconta che aspettava ore per essere ricevuto dal suo usuraio “ho perso la mia dignità, mi hanno tolto anche la possibilità di tumulare degnamente mio padre si sono ricomprati anche la sua tomba!”.

Pagare è il solo pensiero, ossessivo e ossessionante, di chi è usurato. Pagare per non dover sentire il trillo del telefono che annuncia la minaccia, pagare per sapere che il proprio figlio potrà uscire tranquillamente da scuola. Pagare per non vedere le fiamme bruciare la propria macchina. E la tua vita sembra oramai senza prezzo. Perché oltre alla paura ti assale la disperazione di sentirti l’ultimo su questa terra. La gente, i tuoi amici, ti allontanano quasi avessi una malattia infettiva…Tu sei in “colpa” non l’aguzzino. Tu sei “l’incapace”  caduto nella rete… E nessuno pensa a quanto puoi soffrire, a cosa affronti ogni giorno… Non ci ha pensato neanche il tuo direttore di banca che appena capite le tue difficoltà ti ha chiesto il rientro del tuo scoperto anche sei cliente di quell’istituto da più di 20 anni e sempre preciso e puntuale… E alle tue rimostranze ti ha indirizzato da “un amico” che poteva aiutarti: lo strozzino, il cravattaio, l’usuraio o come vogliamo chiamarlo.

Circa 200.000 commercianti finiti nella rete dell’usura per quasi 20 miliardi di euro. Questi i dati ufficiali a cui bisogna aggiungere le famiglie che sempre di più oggi finiscono in mano agli strozzini perché la crisi sta indebolendo completamente la struttura sociale. E spesso ci si indebita con più di un usuraio… Un mercato in crescita con denunce in calo. E’ difficile andare da polizia o carabinieri, ci si sente soli abbandonati anche dallo Stato da uno Stato che dice “ spesso i soldi del fondo antiusura vengono usati per giocare al Superenalotto!”. Anche chi deve proteggerti in fondo ti considera un fallito….!!!

E le mafie, in questa situazione, fanno affari e riciclano il denaro che proviene da traffici criminali (che siano droga, armi, esseri umani). Ti aiutano a superare la difficoltà e poi diventano i titolari della tua impresa quando non ce la fai più a pagare. Loro avranno un’attività pulita e tu farai il loro impiegato, girando la faccia dall’altra parte, facendo finta di non capire cosa succede. Intanto avrai salva la vita, non dovrai più discutere con il direttore di banca e tuo figlio andrà tranquillamente a scuola.

La vita in cambio del silenzio.

Il silenzio con cui la platea ha accolto speranzosa, durante il No Usura Day, l’opinione dei legislatori i per discutere della riforma della 108/96. La legge, dopo 14 anni, ha bisogno di una “regolata” per contrastare le nuove forme di usura che, ormai, costituisco l’handicap di un’economia avvinta dalla crisi.

Si sono confronti un esponente del governo e uno dell’opposizione. Interventi scontati e retorici privi di originalità. Quasi stessero leggendo un copione già scritto e che non prevede improvvisazioni. Eppure di fronte a loro c’erano decine di vittime desiderose di conoscere impegni precisi che la politica intende assumere per rendere più efficaci i meccanismi legislativi. È stato uno stillicidio, lamentele, perplessità, massimi sistemi, modelli interpretativi e nessuna concretezza. La colpa alla fine era dei magistrati che si distraggono, dei fondi che non ci sono, delle prefetture che nicchiano. E le vittime? Stavano ad ascoltare.

Da un po’ di tempo sta tornando di moda in politica impegnarsi verbalmente contro le mafie per recuperare credibilità. Per carità nessuna proposta risolutiva, solo convegni, interviste, prese di posizioni e valzer danzanti. Davanti alle telecamere si combattono le mafie strenuamente, poi, a luci spente, si ode il rimbombo delle risse della casta.

Per fortuna nel pomeriggio le vittime riprendono la parola ed allora il discorso si fa serio. Una commerciante sarda racconta l’abisso della sua esperienza. Quando gli affari andavano bene le veniva da ridere al solo udire storie di usura. «Sfigati e falliti», così definiva questi poveri cristi incapaci di gestire la propria impresa e che cedevano alle lusinghe degli strozzini indebitandosi senza limiti.

Poi è toccato a lei. La sua vita è stata travolta e sconvolta, distrutta fino alla malattia, fino al deperimento fisico dell’anoressia, fino al tentato suicidio. Sentiva di non appartenere a questo mondo, di essere ormai alla deriva completa in un’esistenza già oltre la sopravvivenza. La pistola, il cappio, i barbiturici erano l’unica moneta in grado di risarcire il suo enorme debito. Il sorriso vincente del passato ora la perseguitava. Segni di squilibrio, segnali di follia.

La denuncia l’ha salvata e con le lacrime agli occhi raccontava la sua storia ad un pubblico che non sorrideva.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.strozzatecitutti.info)

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    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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