Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

La discordia della Concordia

Wall Street Journal oggi scrive che la nave “Concordia” non è altro che la metafora di un continente alla deriva, i cui comandanti non sono in grado di affrontare una emergenza critica. E sono i primi a fuggire sfruttando il potere.
Stessa lettura ieri da Grillo e da Crozza.
E non è difficile non essere d’accordo con loro. La voce del capitano Schettino, impaurito tentennante, che abbandona nave, passeggeri e personale di bordo dà l’idea di un mondo allo sbando. Quello di chi ha pensato che tutto si poteva fare, che si può pensare solo e sempre prima a se stessi. Quello che è vissuto nel delirio di onnipotenza. Certo quella nave riversa di lato in mezzo al mare è un’immagine reale del disagio e delle difficoltà del nostro paese. Ma è anche la fotografia, ahimè, della nostra classe dirigente che quando non sapendo come gestire la difficoltà ha passato la mano ai tecnici.
Non siamo più abituati a gestire le emergenze, e questo vale per ogni settore.
Il capitano Schettino ne è l’esempio lampante. Pensiamo che la tecnologie e le macchine possano fare tutto anche, forse, evitare una tragedia. Abbiamo perso il contatto con la realtà. Schettino è il prodotto di una società che ha pensato che la quotidianità sia qualcosa che si può governare attraverso internet, attraverso le macchine insomma attraverso altro diverso da se stessi. Schettino è la fotografia di una società che ha dimentico cosa voglia dire la pratica quotidiana. Schettino è la fotografia della società del benessere che non si pone più il problema di superare le difficoltà. Schettino è la fotografia di una società dove i genitori hanno dato sempre di più ai propri figli per evitare che potessero soffrire di qualche mancanza. E’ la fotografia della società del dopoguerra che ha cercato di fare di tutto per dimenticarla quella guerra, la fame, le ristrettezze, la mancanza di cultura e a furia di voler dimenticare ha pensato che non bisognasse più misurarsi con la realtà vera, quasi a voler mettere da parti emozioni e sentimenti, quasi a voler esorcizzare il periodo in cui eravamo poveri e non avevamo nulla ( che poi è lo stesso meccanismo che spinge noi, popolo di emigrati, a mettere da parte gli immigrati). Ma la realtà vera ti appare all’improvviso e lì si capisce se sei pronto o meno. Se hai la capacità di reagire o meno. E non è solo una questione di carattere. Vale quanto tu sia preparato a gestire un’emergenza. Quante volte ti ci sei trovato. Vale che tu conosca i principi cardine della gestione di un momento così delicato. La scalata facile al posto di comando ( sulle navi come in tanti altri posti della società, ieri sera Crozza faceva il paragone tra Schettino e Scilipoti!) bypassa ogni possibile formazione. A questo va aggiunto anche il fatto che queste sono crociere low cost ( perché Schettino ha delle colpe ma non possiamo pensare di lasciare fuori la Costa Crociere) che sono così low perché spesso viene utilizzato personale stagionale, spesso fatto di extracomunitari che hanno difficoltà anche di comunicazione a causa della lingua, poco formato e con scarse conoscenze anche di ciò che si deve fare in momenti di difficoltà e che forse alcuni di loro sono ancora dentro quella nave.
Insomma la tragedia della Concordia ci fa riflettere su una società che ha pensato che tutto possa basarsi sull’innovazione e sulla tecnologia oltre che sul fatto che se sei il comandante puoi fare tutto, anche abbandonare la nave.
Ma la Concordia ci ha fatto anche scoprire anche un’altra Italia quella del comandante De Falco, del porto di Livorno. Quella voce che impartiva ordini secchi, decisi. Come ci si aspetta da un capitano vero ( quello della poesia di Walt Whitman “Capitano, mio capitano” e che in migliaia hanno postato sulla propria bacheca di face book). De Falco ha capito subito quale era l’emergenza, cosa doveva fare. Sapeva come comportarsi. E molti italiani lo hanno eletto a loro eroe.
In fondo questa tragedia è stata un derby tra l’Italia degli Schettino ( codardi, paurosi, impreparati all’emergenza e pronti ad abbandonare tutto e tutti pur di salvare se stessi- come tanti dei nostri uomini pubblici) e l’Italia dei De Falco ( quelli che hanno un senso della cosa pubblica, che hanno l’etica del sacrificio e che vivono pensando che gli altri vengano prima di se stessi).
E’ un derby che nasce dalle ceneri di 20 anni di trasformazione socio-culturale di questo Paese. Ma la riflessione è che sotto le ceneri di una cultura mediatica e superficiale è continuata a crescere,invece, una società che non ha mai abbandonato ideali e valori civili. Un derby che ha permesso a tutti di vedere che c’è un’Italia diversa, un’Italia silenziosa che ci permette di credere che il cambiamento è possibile.
E’ un derby in casa poi: sia Schettino che De Falco vengono dalla Campania e probabilmente hanno la stessa età ( quindi sono cresciuti nello stesso periodo storico). Inefficienza e capacità. I due volti del nostro Sud e quindi della nostra Italia.

(pubblicato su www.lindro.it)

Ha perso questa politica

Fiorello, nel suo show su RAI 1, ha descritto così Mario Monti :“È alto 1,75, ha un sacco di capelli e ha la stessa moglie da 40 anni…”. Sembra forse eccessivo iniziare in questo modo un articolo ma proprio quelle parole servono per capire perché molti italiani sono disposti ad affidarsi a lui- il 78% degli intervistati secondo il sondaggio di ieri di Demopolis, mentre soltanto il 22% degli italiani preferirebbero le elezioni subito, secondo la statistica dello scorso 11 novembre dell’Istituto Piepoli – a Mario Monti, il tecnocrate, per uscire da questa crisi.

Un uomo normale che non ha bisogno di ’trucco e parrucco’ per essere intervistato, che ha una vita privata di cui si sa ben poco. Una necessità di normalità, di valori condivisi che fa diventare eccezionale il suo comportamento.

Anche in Grecia è successo più o meno lo stesso. E quindi cosa succede quando la politica abbandona il campo? La fotografia di oggi è affidata a Marino Niola, antropologo e docente universitario.
“Non è che la politica abbia abdicato al suo ruolo ma è questa politica che ha perso. Quella degli ultimi 17 anni che ha dato di sé un’immagine penosa. Il cittadino comune pensa che chi siede in Parlamento sia un inetto, un incapace. Dei buoni a nulla insomma. L’idea che si ha è quella del Parlamento dei peggiori. E qui non si parla dei vecchi politici che avevano scelto questa strada come proprio mestiere, ma di quelli arrivati in parlamento negli ultimi 15 anni: dei mestieranti. Infatti chi ha una professione non si butta nella mischia della politica. C’è una forte disistima verso la classe politica e una disapprovazione, come d’altra parte è successo anche in Grecia.”

Tecnocrati o tecnici?
Tecnico perchè i tecnocrati sono quelle persone che pensano che con la tecnologia si possa risolvere tutto. Monti è un grande tecnico, stimatissimo e tutti abbiamo l’idea consolidata, e non solo percepita, che lui sappia dove mettere le mani quando si parla di economia

Ma in fondo Monti rappresenta proprio quelle banche che, per molti, sono state causa di questa crisi
Ma cosa c’è di meglio? E quelli che dicono queste cose hanno proposto una soluzione?

1993 governo Ciampi oggi governo Monti, si può fare un paragone?
Sono molto simili, ma oggi Monti trova un paese peggiore di quello che trovò Ciampi, che per me rappresenta il miglior governo dell’età repubblicana. Oggi l’Italia è livida, depressa, divisia, sull’orlo di una crisi di nervi. Monti è una figura di primissimo piano ma rispetto ad allora raccoglie il Paese in un momento molto più drammatico. Abbiamo avuto altre crisi ma mai siamo stati così in basso dal punto di vista della moralità.

Di chi la colpa di tutto ciò?
In questi 20 anni c’è stato uno scardinamento delle nostre tradizioni e della nostra storia. Anche la sinistra per paura di sentirsi diversa ha gettato il bambino con l’acqua sporca. C’è stato un disastro formativo ed un allontanamento dalla realtà della politica, della televisione e di molti giornali. Potremmo dire, con una frase che Pasolini mette in bocca a Orson Welles nel film ’La ricotta’, che “l’Italia ha il popolo più analfabeta con la borghesia più ignorante d’Europa”

Quindi siamo perduti?
No, assolutamente: c’è una grande risposta e reazione da parte del popolo che non quello che viene raccontato nelle televisioni. Intanto anche perché il baricentro dell’informazione non transita più solo attraverso il tubo catodico. I giovani usano molto il web e anche quando guardano la Tv sanno discernere cosa guardare e cosa no. Quindi non siamo perduti.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Italia allo specchio

Adesso vogliono spostare i Ministeri al Nord. E si deposita , in Cassazione, una proposta di legge di iniziativa popolare da parte di un ministro che potrebbe semplicemente presentarla in Parlamento.
Un Paese in frantumi che per anni ha parlato di seconda repubblica, di bipartitismo, di innovazione e chi più ne ha più ne metta. E invece siamo al baratro.
Politici che agiscono come nei peggiori momento del pentapartito. Partitini e correnti che nascono ogni giorno. Un governo che si regge con gli scambi di favori a questo o quello a secondo di chi tira di più la giacca. Oggi i Responsabili domani la Lega. Con un Presidente del Consiglio che pur di non mollare ( perché mollare vorrebbe dire perdere tutto e il fantasma di Craxi , che probabilmente gli appare quasi tutte le notti , glielo ricorda) accetta, briga, si divincola come può.
Intanto l’Italia sprofonda sempre più nei debiti, nella disoccupazione, nelle cricche che si dividono appalti e posti eccellenti. Sprofonda sempre più nel “familismo amorale” per cui è importante salvaguardare la propria famiglia. Uno stile di vita legato più al crimine organizzato e al Sud ma che oggi dilaga in ogni parte d’Italia, senza nessuna distinzione.
31 miliardi di bollette non pagate. Perché non si arriva a fine mese, perché ci sono piccoli imprenditori e/o professionisti che vengono pagati da Enti Pubblici, ma anche privati, con ritardi che superano i 18 mesi. Perché si vive di lavori precari che si rinnovano, quando va bene, di tre mesi in tre mesi. Perché se hai sopra a 45 anni e sei fuori dal mondo del mercato non ci rientrerai più ( e questo ti fa accettare qualsiasi compromesso o sopruso pur di lavorare). Un esempio in Sardegna. Un piccolo imprenditore doveva ricevere ,da un’Ente , una cifra pari a 70 mila euro nel 1998. Il mancato incasso lo ha portato a tardare i pagamenti delle tasse. Oggi lo Stato vuole da lui 400 mila euro, che non ha e per questo gli ha pignorato tutto (casa, macchinari etc.). Altro esempio un precario ( che sia in un call center come in una grande azienda televisiva) deve accettare di lavorare per 600/800 euro lorde mese e se si azzarda a recriminare è fuori dal giro tanto, come viene ripetuto ad ogni piè sospinto, “se rifiuti fuori c’è la fila”. E così si abbassa la qualità del lavoro e della vita di ognuno.
Intanto i giovani disoccupati hanno raggiunto il 30% .Mentre si sprecano soldi perché non si accorpano elezioni e referendum, perché si presenta un decreto legge che cerca di fermare un quesito referendario e si costringe così a ristampare 50milioni di schede. Perché si vogliono decentrare i ministeri duplicando le spese. Perché c’è chi per andare dal parrucchiere usa la macchina blu mentre nelle scuole si tagliano le ore di sostegno. Perché un programma televisivo costa oltre un milione di euro e poi viene chiuso ma poi nelle redazioni bisogna fare economie sui collaboratori perché non ci sono i soldi. Perché si dovevano abolire le province per risparmiare ma sono sempre lì e anzi si moltiplicano le poltrone ( vedi per esempio l’Agenzia per i Beni Confiscati che doveva avere la sola sede di Reggio Calabria e invece se ne prevedono anche a Roma e Palermo e magari anche a Milano). Perché per ricostruire una città colpita dal terremoto si costruiscono case “provvisorie” che costano oltre i 2500, 00 euro al metro quadrato. Mentre si potrebbe dare una mano alla giustizia con un accorpamento delle sedi giudiziarie ma come disse il Ministro della Giustizia, Angelo Alfano, “non si può presentare una legge di questo tipo capite perché molti sono i deputati eletti nei vari distretti giudiziari”.
Ecco perché questo paese non cambierà mai: perché tutto si fa in funzione dei voti che si prendono.

(pubblicato anche su www.malitalia.it)

Vivere per sopravvivere

Una bambina muore perché lasciata, dal padre, dentro la macchina al sole. Un dimenticanza, sbadataggine, superficialità, stress….Insomma elena è morta e la giovane mamma dice “Lui era un buon padre voleva occuparsi di tutto per farmi stare tranquilla. E’ che andiamo tutti di fretta”.
Andiamo tanto di fretta che la nostra vita passa e non ce ne accorgiamo, andiamo tanto di fretta che quello che ci accade intorno sembra non avere senso. Questa fretta ma anche la necessità di lavorare, amplificata da una crisi che non lascia spazio a nessun cedimento e che ti assorbe completamente, stravolgono la nostra vita.
La morte di Elena, per una “dimenticanza”, e il signore che ieri mattina ho incontrato sul Lungotevere. Un signore anziano che dorme sulle scale che portano al fiume e che con dignità si stava lavando e facendo la barba. Ha aperto con cura una scatoletta di latta, dentro un pezzo di sapone custodito gelosamente più di un pezzo i pane. Mi ha guardato chiedendomi scusa con gli occhi perché si stava lavando…. Una sorta di pudore che mi è sembrato di altri tempi e non di questi dove si fa sfoggio anche della propria maleducazione!
Questa è la fotografia della nostra società. Da una parte un papà che cerca di coprire le necessità del lavoro e della famiglia. Dall’altra chi ha perso tutto ma non la dignità verso se stesso.
Un’Italia che conosciamo poco perché troppo assorbiti dal frastuono di una politica di insulti e false promesse mentre sotto il Paese muore. Muore perché mantenersi un lavoro oggi ti obbliga a rinunciare qualche volta anche alla tua dignità e che se va bene ti impone di correre senza sosta perché se ti fermi c’è qualcun altro che prenderà il tuo posto. E’ la legge della giungla che ci domina.
E’ un Paese dove chi esce dal mercato del lavoro e ha superato i 40 anni è, praticamente, fuori dalla vita sociale. Non riesce a reinserirsi ( la battuta preferita è “lei è troppo qualificato”), non avrà un aiuto dalle banche che ,forse,in questa nostra Italia dovrebbero rivedere il loro ruolo e forse tornare ad essere quello che erano quando sono nate: cioè dei prestatori di denaro ! Evvero come dice Tremonti che il nostro sistema bancario ha tenuto ma perché non ha rischiato nulla su questa crisi ed hanno tenutio grazie ai risparmi, orami svaniti, di tanti italiani.
Correre per non perdere il lavoro e non accorgersi di aver lasciato la propria figlia in macchina, anzi essere convinto di averla lasciata all’asilo, e lavarsi nel Tevere. L’Italia è questa. Ma ancora resiste.

  • Chi sono


    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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