Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Vivere per sopravvivere

Posted on | Il mio diario | maggio 22, 2011

Una bambina muore perché lasciata, dal padre, dentro la macchina al sole. Un dimenticanza, sbadataggine, superficialità, stress….Insomma elena è morta e la giovane mamma dice “Lui era un buon padre voleva occuparsi di tutto per farmi stare tranquilla. E’ che andiamo tutti di fretta”.
Andiamo tanto di fretta che la nostra vita passa e non ce ne accorgiamo, andiamo tanto di fretta che quello che ci accade intorno sembra non avere senso. Questa fretta ma anche la necessità di lavorare, amplificata da una crisi che non lascia spazio a nessun cedimento e che ti assorbe completamente, stravolgono la nostra vita.
La morte di Elena, per una “dimenticanza”, e il signore che ieri mattina ho incontrato sul Lungotevere. Un signore anziano che dorme sulle scale che portano al fiume e che con dignità si stava lavando e facendo la barba. Ha aperto con cura una scatoletta di latta, dentro un pezzo di sapone custodito gelosamente più di un pezzo i pane. Mi ha guardato chiedendomi scusa con gli occhi perché si stava lavando…. Una sorta di pudore che mi è sembrato di altri tempi e non di questi dove si fa sfoggio anche della propria maleducazione!
Questa è la fotografia della nostra società. Da una parte un papà che cerca di coprire le necessità del lavoro e della famiglia. Dall’altra chi ha perso tutto ma non la dignità verso se stesso.
Un’Italia che conosciamo poco perché troppo assorbiti dal frastuono di una politica di insulti e false promesse mentre sotto il Paese muore. Muore perché mantenersi un lavoro oggi ti obbliga a rinunciare qualche volta anche alla tua dignità e che se va bene ti impone di correre senza sosta perché se ti fermi c’è qualcun altro che prenderà il tuo posto. E’ la legge della giungla che ci domina.
E’ un Paese dove chi esce dal mercato del lavoro e ha superato i 40 anni è, praticamente, fuori dalla vita sociale. Non riesce a reinserirsi ( la battuta preferita è “lei è troppo qualificato”), non avrà un aiuto dalle banche che ,forse,in questa nostra Italia dovrebbero rivedere il loro ruolo e forse tornare ad essere quello che erano quando sono nate: cioè dei prestatori di denaro ! Evvero come dice Tremonti che il nostro sistema bancario ha tenuto ma perché non ha rischiato nulla su questa crisi ed hanno tenutio grazie ai risparmi, orami svaniti, di tanti italiani.
Correre per non perdere il lavoro e non accorgersi di aver lasciato la propria figlia in macchina, anzi essere convinto di averla lasciata all’asilo, e lavarsi nel Tevere. L’Italia è questa. Ma ancora resiste.

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    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
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    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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