Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

La fine del mondo?

Breve colloquio di fine anno con Piero Angela, scrittore autore di programmi televisivi di scienza,storia e economia che, nel suo ultimo libro , “A cosa serve la politica”, ne valuta le scelte .

“………Quello che intendo dire è che oggi ci preoccupiamo molto,giustamente, dell’ambiente naturale, dei suoi equilibri….ma non ci preoccupiamo dell’ambiente artificiale che abbiamo creato. Anche questo è un ecosistema complesso, composto da tanti elementi diversi che interagiscono tra loro.”

Ma quando parliamo di ambiente artificiale cosa intendiamo?
Intendiamo quel mondo che è passato, negli ultimi 150 anni, da una società agricola ad una industriale. Nel 1861 il 70% della popolazione lavorava nei campi. Ci si lavava poco, il bagno era fuori casa. Le donne passavano la giovinezza tra una gravidanza e l’altra. La mortalità era altissima pari a circa il 23% e l’analfabetismo era la regola, il 78% della popolazione era analfabeta con punte del 90 per cento. La scienza e la tecnologia hanno cambiato completamente la nostra società. Nel XIX secolo la gran parte era analfabeta oggi abbiamo 10 milioni di nuovi studenti e solo un milione di nuovi insegnanti. Il nostro mondo oggi è composto da case,strade,autori TV, sale concerto, case editrici,professionisti,impiegati. Questo è un mondo complesso che richiede un’adeguata cultura mentre noi abbiamo una politica brevi mirante che non si crea il problema di essere all’altezza del sistema complessivo. Non esiste più l’idea, per esempio, del valore legato al merito ( cioè il saper fare bene il proprio mestiere). Si entra nel mercato secondo l’appartenenza all’area politica e così si è persa anche la fiducia. Ogni ecosistema umano è, in un certo senso, “un pacchetto” di pro e contro. Potremmo forse dire che non è importante se una società è arretrata o avanzata. E’ importante che sia adatta al suo ambiente, naturale o artificiale che sia. E per vivere bene in un “ambiente” occorre un software, anche politico, adeguato e compatibile con il livello di sviluppo. Se questo manca c’è il rischio di una crisi. Per fare un esempio è come essere su una macchina con un cruscotto con gli indicatori dei vari flussi e sistemi ( benzina, acqua,velocità etc.). Se noi non controlliamo il cruscotto o non rispettiamo i semafori che incontriamo rischiamo l’incidente. Questo succede anche nelle nostre società “artificiali” ed è per questo che oggi si parla molto di “decrescita” cioè di un rallentamento che permetta di mantenere i vantaggi che lo sviluppo ha consentito.

Cosa può fare la cultura per migliorare il mondo?
Sicuramente può stimolare la consapevolezza di questi problemi. Ciò non vuol dire che i poeti, i pittori, gli scrittori o i musicisti debbano occuparsi di ecosistemi tecnologici ma possono promuovere lo sviluppo delle capacità culturali. Per esempio negli ecosistemi naturali, per esempio, si è sviluppata una consapevolezza molto diffusa nei confronti dei problemi dell’inquinamento, sui problemi e sui possibili rimedi. E abbiamo visto nascere e crescere il settore dei libri, riviste, programmi televisivi , dibattiti proprio sul tema. Ed è anche nato un Ministero per la tutela del nostro ambiente. Quindi la cultura può essere il motore di un cambiamento. Per ora non si vede nulla del genere per quanto riguarda il nostro ambiente artificiale. Non c’è stata una vera elaborazione di questi temi, un approfondimento.
Ma per essere veramente una guida bisogna saper “leggere” il proprio periodo, capire cosa succede. Perchè se non si riesce a leggere non si può neanche scrivere e quindi diventa difficile per la “cultura” assumere il ruolo di guida. In Italia possiamo dire che la cultura scientifica è rimasta marginale mentre è quella “classica” ad essere rimasta il pilastro della conoscenza e il punto di riferimento per la comprensione dell’uomo e del mondo. Ma questo tipo di cultura non ci ha aiutato a capire le forze che hanno cambiato il mondo e il destino degli uomini. Oggi viviamo nel mondo che abbiamo costruito, una società educata per sviluppare strumenti e dove la politica distribuisce ricchezza ma non la crea. Dove, in Italia, siamo gli ultimi per resa scolastica, merito e per la ricerca e siamo all’80 posto per investimenti. Questo è il nostro mondo.
“…..Abbiamo parlato di certi cambiamenti, necessari alla nostra società,che per essere realizzati richiedono tempi lunghi, e che quindi hanno bisogno di una visione lungimirante, di medio-lungo termine. Qui la televisione potrebbe fare molto, documentando bene la portata dei problemi e le “traiettorie” di una società moderna……bisogna,come dice il proverbio, “prevedere per provvedere e prevenire”

Cosa si aspetta per il 2012?
Adesso c’è un nuovo governo di persone di qualità che dimostrano che si può fare politica in maniera diversa. Bisogna anche rendersi conto che dobbiamo sanare il nostro debito con il merito, con la scuola, con la televisione. In questi settori siamo decisamente in rosso rispetto ad altri paesi europei. C’è bisogno di un’impronta diversa fatta di meno litigiosità e più lungimiranza. Bisogna pensare di più al domani perché le crisi degli ultimi decenni sono frutto del disinteresse di ieri per il futuro e rischiamo, oggi, di preparare le crisi che verranno. Non si possono più fare debiti per altri due miliardi di euro, continuando a vivere oltre i propri mezzi.
Potremmo chiudere questo colloquio con una frase di Bertrand Russel, riportata nel libro, che dice “Ogni progresso deriva proprio da chi ha saputo prendere decisioni impopolari”.

Elena, sogno e realtà

Sono le sei di mattina. Elena si sveglia sopraffatta dalle ultime parole del sogno “…ci sono i manifesti in città”.Nel sogno la sua amica le comunicava il matrimonio del suo ex con una delle sue tante storie, forse quella che più l’aveva fatta arrabbiare.
Inizia proprio male questa giornata in cui si sarebbe ritrovata al cospetto di sua madre. Già prefigura l’atmosfera falsa e di circostanza. Le difficoltà economiche sono passate, il lavoro va meglio e quindi i suoi sono riapparsi nella sua vita. Figurarsi sono arrivati a mandarle le foto di suo nipote che non vede da un anno e mezzo. E’ già stanca ma parte. La consola la giornata di splendido sole invernale, cielo azzurro terso, freddo ma gradevole. L’arrivo è come previsto, solite lamentele .Oddio, non resisto, pensa ma poi si fa forza va a prendere il nipote all’asilo. Scherza con il piccolo. Piano piano si rasserena. Le ore trascorrono tra qualche chiacchiera, la ricerca delle cose da portare via, il cibo. E alla fine la solita scena madre “Grazie per avermi dedicato un po’ di tempo. Scusa del disturbo”. In un attimo ha capito che un’altra parola avrebbe fatto traboccare il vaso! Tutto suona falso in quella casa che l’ha vista crescere e che dovrebbe essere sua , se mai i suoi “tutori”, madre e fratello, mai decideranno che sia così.
Tutto la disturba quella ricerca dell’affetto a tempo cioè quando sei in difficoltà non ti conosciamo, quando stai bene noi siamo la tua famiglia. Quella presunzione di poterti giudicare come se gli errori fossero solo i tuoi. La scoperta che le tue cose vengono nascoste chissà per paura che tu abbia debiti con chissà quali persone che potrebbero entrare in casa e prendersi le tue cose.
Elena sente tutto questo.Vuole fuggire.Saluta il nipote e carica di borse e se ne va….e trova riparo dalla sua amica storica ( si conoscono dall’asilo!) e finalmente arriva la pace tra un caffè, una chiacchiera,risate e quel nipote acquisito che le racconta i suoi sogni, le parla con un affetto smisurato che non si cura (né mai si è curato) di cadute e errori. Un affetto fatto di gesti,parole e anche di silenzi.
E così la sua giornata termina meglio dell’inizio.

Libero taxi in libero mercato

Il momento economico per l’Italia è molto difficile. Lo è per il presidente del Consiglio Mario Monti, chiamato a gestire una fase delicatissima. Ed è ancora più difficile se si pensa che, in un editoriale, il Washington Post sostiene che il futuro dell’economia mondiale dipenderà dalla capacità dell’Europa di risolvere la sua crisi del debito e probabilmente non riuscirà a farlo fino a quando l’Italia non rimetterà in ordine i suoi conti.
Una battaglia e una scommessa quella a cui si sta dedicando il Presidente del Consiglio. Una scommessa perché tra gli obiettivi della fase 2 del governo ci sono le liberalizzazioni.
Campo minato, lobby in azione,spinte, pressioni e c’è già chi giura che Monti non ce la farà. Molta della carta stampata ha già titolato che l’uomo che ha battuto Bill Gates cadrà sotto i colpi di tassisti farmacisti, notai….Non c’è che dire, il cammino sembra segnato ma sarebbe opportuno ricordare che il professore potrebbe riservarci qualche sorpresa come la domenica della conferenza stampa sulla manovra dove, per tutto il pomeriggio, lanci di agenzia avevano fornito notizie su cosa si stava decidendo e poi gran parte di quello annunciato e pubblicato su siti on line non era presente nel discorso del Presidente Monti.
Quindi attenti ma intanto proviamo a capire cosa ruota, per esempio, intorno al mondo dei taxi sui quali, forse, si deciderà proprio oggi in Consiglio dei Ministri.
16 dicembre giornata di sciopero generale. Non ci sono mezzi in giro. La scelta è tra andare a piedi o chiamare un taxi. Non se ne trovano. Per 20 minuti provo con tutti i radio taxi. Niente da fare: o i centralini sono occupati o non ti rispondono proprio o dopo 10 minuti di attesa al telefono ti dicono “non ci sono taxi disponibili”. Alla fine stremata in netto ritardo su tutto provo il telefono di un posteggio ed oplà il taxi c’è ed arriva in pochi minuti.
Ma come non c’erano taxi? Chiedo al tassista che mi spiega che forse al posteggio ci sono quelli che non hanno il radio taxi (oramai delle mosche bianche) e comunque mi dice che pochi conoscono i numeri dei posteggi, che non viene fatta la pubblicità giusta sul servizio. E soprattutto mi dice che le cooperative, che raccolgono il maggior numero dei taxi, è contraria al numero unico che ridurrebbe questi contrattempi, chiamiamoli così, e che aprirebbe il mercato a tutti senza discriminazione su chi ha la radio o meno.
Natale altra ricerca affannosa di un taxi. Una signora molto gentile mi risponde che “è Natale sono pochissimi a lavorare”. Perdo quasi la speranza di trovare un mezzo quando in una deserta Piazza Mazzini, a Roma, arriva un taxi. Un miraggio ma un viaggio veramente interessante nel mondo del trasporto della capitale.
Il Comune di Roma obbliga al riposo forzato tra Natale e Capodanno per cui degli 8000 taxi in circolazione ce ne dovrebbero essere solo 4000 divisi nei vari turni.
Ma il problema , secondo il mio tassista natalizio, è che mentre una volta ognuno lavorava per sé adesso il business sono le cooperative. Mi dice “ si faccia un conto su una cooperativa con 2000/2500 macchine. Ognuna paga 170 € mese ( una media di oltre 350000 euro mensili ndr). Per entrare nella cooperativa si pagano dagli 8000 ai 12000 euro ( una parte sono la quota di ingresso ed una parte per l’impianto radio)”. Che dire un bel volume d’affari!
Insomma gestire una cooperativa di taxi è un potere e se ne era già accorto Bersani (la città di Roma bloccata per giorni dalla rivolta dei tassisti e che fece il giro del mondo) e ne sta sentendo la presenza anche Monti.
I taxi non si liberalizzano non solo perché ce ne sono a sufficienza ma soprattutto perché si toglierebbe il predominio di alcuni così come non si vuole il numero unico perché in questo modo il cliente non dovrebbe passare per i numeri dei radio taxi .
Secondo il tassista natalizio le macchine a sufficienza ci sono ( 8000 taxi e circa 4000 vetture noleggio con conducente) ma non sono utilizzati con cognizione.
Ma soprattutto si è contrari alle liberalizzazioni perché finiribbe “l’affare” delle cooperative. Una gestione che porta nelle tasche delle cooperative, solo a Roma, oltre 500 mila euro mese per un giro d’affari annuo di oltre 50 milioni di euro. Il problema infatti è che ci sono tanti tassisti che non solo hanno pagato la licenza ma hanno versato una quota di ingresso “salata” per entrare nelle cooperative e che ogni mese, al di là di quanto incassano, devono la loro quota di “affiliazione” che serve, tecnicamente, per coprire le spese di servizio e assistenza. Se il mercato si liberalizza hanno paura che non recupereranno più quanto hanno speso (perché sanno che devono rimanere vincolati alla loro centrale radio) e chi è a capo delle cooperative sa che perderà il proprio potere, che significa soldi, vantaggi elettorali, scambi di favori. Insomma la rappresentazione del familismo amorale di Banfield. Una fotografia della “famiglia” da proteggere a tutti i costi. E chi è disponibile a perdere tutto questo?

(pubblicato su www.malitalia.it)

Racconto di Natale

Piccola cronistoria di un Natale dell’Italia di oggi.
Quella Italia fatta di tante storie di lavoratori, precari, disoccupati.

C’è chi ha festeggiato la notte di Natale su una torre alla stazione di Milano. Questo è il racconto di tre donne, precarie, di età diversa ( questo perché il precariato,in Italia, non è appannaggio solo dei giovani).
Le tre donne lavorano, a contratto, per un’azienda televisiva italiana. Hanno 30, 45 e 60 anni. Vite diverse, necessità diverse con un lavoro a contratto. Quando ne finisce uno hai sempre il magone che non se ne trovi un altro. Sempre con il fiato sospeso, mai una volta che tu riesca a pensare al futuro e certe volte il futuro è semplicemente il mese dopo.
Le tre donne finiscono un contratto a maggio e aspettano ansiosamente di riiniziare a lavorare. Per due di loro un mese di contratto in estate poi il nulla.
Ad un certo punto, ad ottobre, si apre uno spiraglio. Partirà un nuovo format e quindi ecco le nostre donne lavorare per un mese e mezzo alla ricerca di storie, personaggi. Certo non è come andare in fabbrica, non è un lavoro usurante, non ci si alza alle 5 di mattina. Ma sempre lavoro è.
E cosa succede a quasi 10 giorni da Natale? Una telefonata e tutto finisce: il format non si farà possono andare a casa. Tanti saluti e grazie. Un mese e mezzo di lavoro per niente, senza neanche un rimborso spese. Solo una scrollata di spalle per dire “ beh questo è il lavoro dei free lance, lo sapete che si rischia sempre”.
A casa senza sapere se ci sarà un’altra possibilità e poi in fondo” è Natale adesso si ferma tutto, ci sono le feste ad anno nuovo vediamo”.
Come se per mangiare, pagare bollette, compare le medicine si possa aspettare l’anno nuovo.

(pubblicato su www.malitalia.it)

Lettura della settimana: Circuit, il potere decisionale è dentro di noi

Realizzare i nostri sogni è possibile, ma lo dobbiamo volere. E’ questo il punto di partenza del libro “Circuit” dal sottotitolo “ il potere decisionale è dentro di noi”.Come leggiamo sulla quarta di copertina “tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto: desideriamo un rapporto meno conflittuale con delle persone che ci sono care , un’attività lavorativa più appagante, un hobby che avevamo anni fa e che vorremmo ripristinare. Può capitare tuttavia che non osiamo aprire quel cassetto perché pensiamo che oramai è troppo tardi……..E poi riusciremmo a realizzare i nostri sogni senza dover rinunciare a ciò che ci rende felice oggi?…La buona notizia è che il potere decisionale è dentro di noi”
Così un giovane e affermato direttore marketing di una casa farmaceutica , Guillame Pichon,si trasforma non in un semplice formatore ma in un attento analizzatore dei nostri circuiti cerebrali.
Bellissima l’identificazione di una cellula in un castello medievale con guglie e ponti e dentro il quale il potere decisionale è affidato al Re. Mentre nelle nostre cellule è affidato al DNA e per tutti e due possiamo parlare di una stessa dinamica che va dallo stimolo, passa per la decisione e finisce nell’azione.
Quello che spinge a leggere questo libro, e quindi a farci guardare dentro,è la capacità di rendere semplice tutto ciò che riguarda il nostro cervello.
Tutto ciò che ci è sempre apparso troppo scientifico o troppo lontano da noi diventa, d’amblè, intellegibile e vicino.
Conoscete , per esempio, “i carabinieri della mente”? E sapete che noi esseri umani non vediamo la realtà ma la rappresentazione mentale che ci facciamo di essa?
Tra lo stimolo e il comportamento ci sono tante tappe che il nostro cervello , spesso, percorre in poco tempo. Si passa per l’emozione decisionale, per la decisione preliminare e poi la decisone finale, il coordinamento e quindi il comportamento. Tutti questi passaggi o tappe sono come un vaso con due bracci: uno è lo stimolo l’altro il comportamento finale.
Pensare a tutte le nostre azioni così ci permette di analizzarle, forse meglio di qualsiasi terapia, e di aiutarci a credere che veramente i sogni si possono avverare. Dipende dalla nostra volontà e soprattutto dalla voglia di capire come e perché agiamo. Ma non freddamente. Ricordiamoci sempre che il nostro cervello ci vuole bene e prende sempre le decisioni che considera migliori per noi. Qualche volta sbaglia ma, con le parole dello scrittore, “abbiamo la fortuna di avere un cervello democratico e non monocratico.”
E ricordiamoci sempre che il potere decisionale dentro di noi.

Chiesa ora et futura

“Arrivo in curia e mi sembra un aereo che gira sull’aeroporto, in procedura di attesa in quota”. Sono le parole di un prelato nordamericano riportate da Marco Politi nel suo ultimo libro “Joseph Ratzinger. Crisi d un papato” (ed.Laterza).
Si legge ancora “ il governo centrale della Chiesa è come avviluppato in un’atmosfera di routine,incertezza,mancanza di un affaccio al futuro”.
Ma cosa sta succedendo a Santa madre Chiesa? Cosa succede al Papa e che anno sarà il 2012?
Lo abbiamo chiesto a Marco Politi,internazionalmente riconosciuto come uno dei massimi esperti di questioni vaticane.

-Politi,cosa è successo alla Chiesa e al papa in questo 2011?
Il 2011 è stato contraddistinto dalle primavere arabe che hanno aperto nuovi scenari, portano dei cambiamenti, delle speranze e anche dei rischi. Eppure Papa Ratzinger non ha mai fatto interventi importanti sulla questione. Ciò dimostra, in maniera plastica,che a questo pontificato manca una visione geopolitica definita. Benedetto XVI è un grande intellettuale, un grande predicatore ma non ha il temperamento del “governante”. Si nota l’assenza della Santa Sede soprattutto a livello internazionale dove è quasi sparita dai media. In 6 anni questo papato ha attraversato tante crisi come non era accaduto a nessun altro pontefice negli ultimi 100 anni. Con una citazione sprezzante su Maometto ha provocato uno scontro violento con l’Islam; elogiando Pio XII e togliendo la scomunica al vescovo negatore della Shoah ha causato una serie di cause con l’ebraismo; le sue frasi sull’Aids hanno suscito reazioni di protesta in tutto il pianeta.

-Lei parla anche di un papato di contraddizione
Certo abbiamo molte situazioni in cui si dimostra una sorta di doppio livello. Prendiamo ad esempio la questione pedofilia. Da una parte abbiamo una lettera dura del papa che condanna i vescovi che non hanno “sorvegliato”. Chiede norme più severe e che i preti colpevoli si sottomettano alla giustizia civile, esigendo che sia data assoluta priorità alle vittime. D’altra parte il Papa non ha dato l’indicazione di aprire inchieste sugli abusi del passato in ogni parte del mondo. Ha esposto bene la teoria ma non ha fornito immediate indicazioni pratiche. Gli archivi vaticani sono chiusi e in Italia non esiste nemmeno un numero verde a cui rivolgersi. In Belgio, Olanda, Germania gli episcopati hanno aperto indagini. In Italia no. La conduzione del governo papale è frammentaria. Non ci si occupa dei gravi problemi interni, uno dei quali è, per esempio, la carenza di preti. E’ vero che tra il 2004 e il 2009 sono aumentati di circa 5000 unità ma, nello stesso periodo, i cattolici sono aumentati di 15 milioni. Quindi nel nord dell’emisfero si ha un prete, che deve seguire 4/5 parrocchie e si consuma nello stress. Sta crollando il sistema capillare di presenza del sacerdote nei quartieri, nelle piccole e grandi città, un sistema di influenza della Chiesa costruito in millenni. Inoltre Benedetto XVI non affronta il problema delle donne. Sull’Osservatore Romano anche la storica Lucetta Scaraffia sottolinea l’insufficiente partecipazione delle donne alle decisioni nella Chiesa. E’ un nodo che questo papato non affronta né risolve. Eppure le religiose nel mondo sono la fanteria della Chiesa, attivissime nelle scuole, negli ospedali, nei centri di assistenza, nel servizio nelle diocesi. Tra il 2004 e il 2009 c’è stato un calo di 40.000 presenze negli ordini religiosi femminili. La forte diminuzione significa che molte donne non trovano più, nell’istituzione cattolica, un lavoro gratificante e soprattutto la realizzazione della loro vita. Durante il suo viaggio in Germania Benedetto XVI ha tenutyo uno splendido discorso al parlamento federale sul apporto tra Diritto e Potere. Ad Erfurt ha affrontato il problema degli agnostici, dicendo che cercano di più dio di quanto non lo facciano i credenti. Ma non ha risposto a nessuno degli interrogativi posti dalla base ma anche dal presidente tedesco Wulff come, per esempio, la questione della comunione per i divorziati risposati o un progresso dei rapporti ecumenici. E quando il papa è ripartito i giornali tedeschi hanno titolato “Meno di meno”. I sondaggi hanno rivelato che per 4 tedeschi su 5 il suo viaggio non era importante.

“Joseph Ratzinger non doveva diventare papa. Non poteva. Secondo le regole non scritte dei conclavi una personalità così “polarizzante” non sarebbe mai riuscita ad ottenere i due terzi dei voti per essere eletto. Invece il 19 aprile del 2005, dopo una elezione tra le più rapide dell’ultimo secolo, il tedesco Ratzinger si affacciò sorridente alla Loggia delle Benedizioni”

-Politi ma chi è Papa Ratzinger?
Non è come lo disegna lo stereotipo. E’ una persona sensibile, colta, attenta ad ascoltare, anche piena di ironia ed umorismo. Nei suoi scritti sottolinea che “Il cristianesimo non è un pacchetto di divieti” e nella sua ultima enciclica parla di economia improntata all’etica. E al suo biografico ufficiale, il giornalista Peter Seewald, ha confidato se un prete è veramente innamorato di una donna e vuole formare una famiglia, è giusto che questa strada…. Inoltre è l’unico Papa che ha messo nero su bianco la sua volontà di dimettersi qualora le sue condizioni “fisiche, psichiche e mentali” non gli consentissero di continuare la sua opera. Una scelta lucida, razionale. Ma poi manca della presenza quotidiana nella strategia religioso-politica della Santa Sede . E’ uno studioso che si è contornato di personaggi eminentemente teorici come lui, come il Segretario di Stato. Il risultato è un papato bloccato.

-Cosa succederà nel 2012?
Sicuramente il Papa riprenderà i suoi viaggi internazionali. Si era sparsa la voce nel 2009 che si sarebbe mosso solo in Europa vista anche la fragilità della sua salute. Ma dopo il viaggio nel Benin e quelli programmati in primavera a Cuba e nel Messico c’è la volontà di essere più presente nel vasto impero cattolico, considerando che il consenso intorno a lui è molto calato. Persino in Italia dove si attesta al 49%. Sicuramente è un Papa che ha spaccato e diviso il mondo cattolico. E’ poi esploso un altro problema: larghi strati di credenti vivono secondo punti di riferimento diversi da quelli dettati dal Vaticano ( divorzio,aborto, rapporti prematrimoniali, fecondazione). I fedeli procedono oramai in coscienza e autonomia. Wojtyla, con la sua personalità e la sua capacità mediatica riusciva a comunicare un orizzonte di valori. Con Benedetto XVI si assiste ad uno scisma silenzioso che porta una grande massa di cattolici lontana dai vertici ella Chiesa. C’è poca partecipazione in questo papato. Il collegio cardinalizio si è riunito solo 3 volte in 6 anni, manca il dibattito e sistematicamente le scelte del Papa sono solitarie. Se questo doveva essere un papato di transizione, cioè movimento verso una fase nuova di assestamento, non se ne vede l’approdo.

Forse la sua elezione nasce dalla volontà, come racconta un cardinale, “di garanzie dottrinali”: frutto di un riflesso di paura davanti al mondo moderno, che ci riporta indietro a prima del Concilio Vaticano II, quando si chiedeva la condanna dei mali moderni. Ma Papa Giovanni XXIII guardava alla realtà con occhio diverso, aperto, e così aprì la Chiesa ad un nuovo cammino.
Oggi lo scisma sommerso, la mancanza di leadership, la lontananza dalla vita quotidiana di cui parla Marco Politi pone la domanda se il modello di Chiesa verticistica, nato dal Concilio di Trento di oltre 500 anni fa, sia ancora in grado di reggere al trasformarsi del mondo e dei cattolici stessi.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

keep looking »
  • Chi sono


    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

  • In compagnia

    rovereto rimaandI Peshmerga IMG_3527 IMG_3516 IMG_3510 IMG_3508 DSCN8265 DSCN8262 DSCN8243
  • In viaggio

    06 (1) 06 09 29 40 3 6 8 11 18
  • A tavola

    Falafel-mahshi IMG-20150413-WA0001 IMG-20150413-WA0010 lipari1 pizzadello scarto 2 4 7 8 KF2-2206
  • Ultime immagini inserite

    pizzadello scarto lipari1 IMG-20150413-WA0010 IMG-20150413-WA0001 fichi Falafel-mahshi bakhtiari-kebab rovereto rimaandI Peshmerga
  • -->