Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Un libro verde

Antonio e io siamo seduti davanti al mare che bagna la spiaggia di Marinella di Selinunte. Dall’altra parte c’è l’Africa.Il maestrale scuote il mare e anche noi. Così ci sediamo all’interno del ristorante. Sedie dipinte di azzurro ci accolgono. Parliamo un po’ del mare, del vento, di questa strana stagione e del terremoto in Emilia e così parliamo anche di Abruzzo e di quello di L’Aquila.
Ad Antonio si illuminano gli occhi. Mi chiede come sta la città.Gli mostro delle foto. Lo sguardo si incupisce e poi torna a sorridere. “Sai io sono arrivato a L’Aquila con la Protezione Civili siciliana. Facevamo i sopralluoghi per stabilire i danni e capire cosa si poteva ricostruire. Ad ognuno di noi era affidata una zona. Sai io ero nella zona del Palazzo di Governo. Ce l’hai presente?”
E come non avere presente quella piazza. Lì dietro c’è la chiesa dove facevamo riunione con gli scout e poi un poco più in là c’è la trattoria dove si andava ai temnpi dell’Università per mangiare degli gnocchi strepitosi.
E Antonio continua “una mattina sono entrato nella casa in fondo alla piazza. Ho superato il cortile e ho visto un violoncello appoggiato ad una sedia pieno di polvere, più in là un pianoforte , al centro della stanza, completamente ricoperto di pezzi di muro, calcinacci.Sono uscito di corsa. Era una scena insopportabile. Esco e la luce mi indirizza verso una montagna di macerie da cui spunta di tutto. Ma vengo attratto da qualcosa di verde . Sembra un libro. Mi avvicino.Lo estraggo e il cuore mi esplode.Non potevo credere ai miei occhi. Un libro, forse della fine del 1700, sulla Sicilia!Sulla mia terra. Lo guardo e decido di portarlo con me. Sai l’ho fatto restaurare. E’ quasi pronto.Voglio restituirlo alla città perché essere lì in quei giorni è stata un’esperienza indimenticabile e perché quello è il suo posto”.
E a L’Aquila quel libro tornerà presto molto presto.

L’Aquila 3 anni dopo: la situazione

Il 24 marzo scorso il Presidente del Consiglio Mario Monti ha firmato un’ordinanza, la 4013, del Ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca. 181 milioni per accelerare il processo di ricostruzione.
Il Presidente del Consiglio, il Ministro Barca e il Ministro Cancellieri erano stati proprio pochi giorni prima in visita alla città anche in occasione del forum dell’OCSE “Abruzzo verso il 2030 sulle ali dell’Aquila” e l’analisi degli studiosi dell’Osce sul post-terremoto in Abruzzo e’ spietata: ”l’attuale situazione dell’Aquila in materia di ricostruzione sembra riflettere un approccio frammentato, scoordinato e individualistico, con prospettive di breve termine”.
L’idea di una smart city proposta dall’Ocse e’ l’esatto opposto da quella linea direttrice caratterizzata ”dalla volonta’ di veder ricostruiti il piu’ gran numero possibile di edifici cosi’ come erano prima del terremoto del 2009, il piu’ rapidamente possibile”.
Ma come dice il Sindaco Cialente la proposta OCSE è molto bella ma difficile da attuare anche perché le persone vogliono ricostruire la propria casa esattamente lì dove era e non voglio neanche abbassare il tetto di 10 cm anche perchè spostarsi vorrebbe dire “non poter vedere dalla finestra la casa dove è morta mamma”. Una ricostruzione che si scontra quindi con sentimenti personali e questioni tecniche e anche, purtroppo, sulla scelta di come ricostruire le case. Non poche sono le segnalazioni per cui si ricostruisce con i vecchi metodi tenendo di poco conto il fatto che si è in una zona altamente sismica e qualche volta pare che quello che è accaduto quella notte a poco sia servito.
Ma cerchiamo di capire cosa vuole fare il Governo da questo momento.
Semplificazione, informazione e comunicazione, rigore e continuità degli interventi , queste le parole chiave documento proposto dal ministro Barca, di concerto con Monti e d’intesa con il commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi, sentiti i sindaci dell’Aquila e degli altri Comuni del cratere.Grandi novità come la cessazione degli incarichi di peronaggi come Antonio Cicchetti (amcio personale di Gianni Letta e Gentiluomo del Papa) e chiude anche quella struttura di emergenza che tanto ha fatto parlare di sé. Una grande attenzione, nella proposta di Giarda, è rivolta ai costi ai tempi di realizzazione delle opere e soprattutto ai problemi legati alla criminalità organizzata, la cui presenza è stata confermata da indagini e arresti.
SEMPLIFICAZIONE
Per semplificare e accelerare il processo di ricostruzione nei Comuni della Regione Abruzzo, è previsto lo snellimento delle strutture commissariali. Chiude il prossimo 31 marzo la Struttura Gestione Emergenza (SGE) e vengono trasferite le funzioni di attività di controllo dei cantieri e di gestione delle soluzioni alloggiative e di autonoma sistemazione. Le altre funzioni esercitate dalla SGE, nonché le risorse strumentali e finanziarie e le restanti risorse umane, sono temporaneamente trasferite alla Struttura Tecnica di Missione, che assume la denominazione di Ufficio Coordinamento Ricostruzione. Cessano dall’incarico il vice commissario alla tutela dei beni culturali, Luciano Marchetti, e il commissario vicario, Antonio Cicchetti. Soppressa anche la commissione tecnico scientifica, mentre il commissario delegato per la ricostruzione potrà avvalersi di una commissione consultiva composta da tre esperti. Razionalizzata la gestione commissariale. Entro 60 giorni dall’emanazione dell’ordinanza, il commissario dovrà adottare un piano di ridefinizione delle competenze dell’ufficio coordinamento ricostruzione e ridurre i costi annui di funzionamento in una misura non inferiore al 30% rispetto al 2011. Istituito un ufficio territoriale unico per la ricostruzione per l’intera area, con l’obiettivo di accelerare e snellire il processo di esame delle richieste di contributo per la ricostruzione degli immobili privati ricompresi nei piani di ricostruzione.
INFORMAZIONE, COMUNICAZIONE E PROGRAMMAZIONE
Il secondo asse portante è la produzione di informazioni di qualità che consentano adeguate previsioni e l’avvio di una comunicazione continuativa tra istituzioni e cittadini. Il commissario s’impegna a realizzare un database integrato, sulla cui base vengano aggiornati con frequenza mensile le tavole e i grafici sullo stato di attuazione della ricostruzione contenuti nella Relazione predisposta dal ministro per la Coesione territoriale, rendendo pubbliche le informazioni secondo i principi degli open data.Al commissario il compito di istituire una Struttura di Comunicazione all’interno dell’Ufficio Coordinamento Ricostruzione che possa garantire un’adeguata attività di comunicazione istituzionale, interistituzionale e di servizio al cittadino, con lo scopo di facilitare l’accesso degli interessati alle informazioni relative allo stato dei processi amministrativi che li riguardano. A tale scopo, verrà anche attivato un servizio di sportello con funzioni di relazione col pubblico dedicato alle istruttorie per le domande di concessione dei contributi.
RIGORE
Il rafforzamento del rigore e della trasparenza punta a prevenire le infiltrazioni criminali nei lavori di ricostruzione, a rafforzare le condizioni concorrenziali e a scoraggiare una concentrazione dei lavori a carico di uno stesso soggetto che non dimostri in seguito capacità attuativa. Penali e sanzioni per i ritardi nella conclusione dei lavori: il ritardo superiore a un mese dalla conclusione dei lavori di riparazione o ricostruzione degli edifici privati ammessi a contributo comporta una riduzione dell’importo concesso pari al 10% della rata per il pagamento dell’ultimo stato d’avanzamento dei lavori. Per ogni mese di ulteriore ritardo si applica un’ulteriore riduzione dell’1% fino ad un massimo del 50. Le domande di contributo per la riparazione o la ricostruzione di edifici danneggiati devono essere corredate anche da almeno cinque offerte acquisite da imprese, nonché da almeno tre offerte acquisite da progettisti, individuati tra quelli compresi nei “Pubblici Elenchi di Operatori Economici”, al fine di consentire valutazioni comparative e di effettuare le relative verifiche antimafia. Prevista per tutte le aziende che si occupano di attività connessa alla costruzione e riparazione degli edifici colpiti dal sisma l’iscrizione in appositi elenchi tenuti dalle Prefetture dell’Aquila, Pescara e Teramo, in maniera da escludere imprese e soggetti coinvolti in organizzazioni criminali di tipo mafioso, sottoposti a liquidazione fallimentare, procedure concorsuali, misure di prevenzione, o con condanne passate in giudicato. L’iscrizione è subordinata al possesso di requisiti di affidabilità tecnica definiti dal Commissario attraverso l’avviso pubblico con cui vengono raccolte le manifestazioni d’interesse per l’esercizio di queste attività.
CONTINUITA’ DEGLI INTERVENTI
Il quarto asse riguarda le misure per assicurare la continuità degli interventi: proroga dei contratti fino al 31 dicembre per i lavoratori della Struttura Missione Espropri, del personale co.co.co dei Comuni del cratere, della Provincia dell’Aquila e dell’amministrazione comunale dell’Aquila
Prolungato il diritto al contributo per l’autonoma sistemazione al 30 giugno 2012, se l’unità immobiliare abitata alla data del 6 aprile 2009 è classificata con esito B o C, e al 31 dicembre 2012 se l’unità immobiliare abitata alla data del 6 aprile 2009 è classificata con esito E, oppure è ricompresa in un aggregato edilizio o in area perimetrata dei centri storici. Gli affitti concordati con la Protezione civile possono essere prorogati, previo espresso assenso del proprietario, fino al 30 giugno 2012. Prorogata l’assistenza alloggiativa nei confronti degli aquilani che hanno perso la disponibilità di un’unità abitativa classificata con esito B o C, essendo venuto meno il rapporto di locazione, a causa dell’evento sismico del 6 aprile 2009, fino al 31 dicembre 2012. Il Comune dell’Aquila è autorizzato a utilizzare almeno cinque alloggi del Progetto C.A.S.E. e M.A.P. per destinarli all’ospitalità di case famiglia o strutture similari, di associazioni di assistenza per portatori di handicap dei comuni del cratere che abbiano avute distrutte le proprie sedi. Prorogate alcune attività volte a garantire il superamento dell’emergenza fino al 31 dicembre: le risorse del Provveditorato e il supporto operativo da parte del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e l’impiego di personale dell’Esercito per assicurare il presidio dell’ordine pubblico nei centri storici. Infine, verrà redatto un testo unico coordinato sul sisma al fine di coerenza, chiarezza e completezza.
(pubblicato su www.lindro.it)

L’Aquila, sola e dimenticata

Venerdì scorso a Roma c’è stato un bell’incontro su L’Aquila e la sua ricostruzione. Il Rettore, il Vescovo ausiliario, la presidente dei giovani imprenditori, l’Assessore comunale e il grande giornalista.

Sembrava tutto bello e vero. E di vero c’erano le descrizioni della città, quella della zona rossa, abbandonata. Delle persone, allontanate dalle loro case e che vivono oggi nelle abitazioni del Progetto CASE , che per essere provvisorie costano un patrimonio quasi 3000 € a metro quadrato! Dei giovani che non hanno più luoghi di aggregazione ma che continuano a studiare nell’Università della cittadina abruzzese. Tutti parlano della mancanza di socialità e dell’ospedale ( un bene primario) che non è ancora stato ristrutturato.

Ma quello che crea allarme riguarda, per esempio, il fatto che una grande azienda,la Iacorossi, si era dichiarata disponibile a ripulire la città dalle macerie, come contributo alla ricostruzione. Non se ne è fatto nulla perché, mi dicono, c’è un problema  su come e dove smaltire i rifiuti. Ma a quasi tre anni dal terremoto ancora non sappiamo come fare? La risposta  mi esce spontanea “e allora chiamate i casalesi, loro si che sanno come fare”. Lo so  è eccessiva come provocazione ma è  pensabile che dopo tutto questo tempo, a forza di veti e burocrazia varia, la città sia ancora piena di detriti?

Ma a questa notizia si somma anche quella dello stanziamento dei 90 milioni di euro per la creazione della “zona franca” che doveva aiutare l’imprenditoria. “La zona franca non si farà e i soldi sono lì, fermi” dice, sconsolata, la presidenti dei giovani di Confindustria di L’Aquila. Forse bisognerebbe prendere atto che quel progetto non andrà in porto e invece bisognerebbe pensare come utilizzare quei fondi!

E ancora c’è una grande azienda nazionale che crea e produce animazione per bambini che vorrebbe aprire una sede a L’Aquila. Ma….ma ci sono vincoli, carte, risposte che non arrivano e forse sfuma l’investimento e quindi un po’ di occupazione per la città…..

E chissà quante altre cose ci sono che non conosciamo, che non dicono, che rimangono nelle secrete stanze. Quante proposte sono arrivate prima al Governo centrale, al Capo della Protezione Civile o al Commissario Straordinario e sono state fatte cadere o messe da parte. C’erano, forse, altri interessi da privilegiare? E quali sono gli interessi di oggi che non fanno almeno ripulire la città?

I giovani imprenditori, la scorsa settimana, hanno mostrato due pannelli: uno per il terremoto e la ricostruzione a L’Aquila, l’altro per l’esperienza di Umbria e Marche.

Forse bastava copiare.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

L’Aquila:le vite continuano

Se chiudo gli occhi rivedo ancora L’Aquila come era, come la voglio ricordare. Rivedo i portici affollati, sento la musica del Conservatorio a Via Sassa, le finestre aperte a primavera. E  la sede della mia Universita’

 Mi sembra ancora di poter aprire qualche portone ed entrare in un patio antico con le finestre che come occhi ti scrutano. Quella citta’ e’ finita il 6 aprile del 2009. E da quella citta’ oggi si alzano le voci di chi e’ rimasto, di chi ha deciso di combattere  e di non lasciarla sola.

Le voci sono quelle delle donne che, come sempre, sono quelle che fanno le scelte piu’ radicali e che sopportano anche i pesi piu’ pesanti.

4 donne che raccontano L’Aquila e la loro vita oggi.

Iniziamo da Natalia Nurzia, dell’omonimo storico bar , quello “a capo piazza” come si dice in aquilano. Parlantina sciolta, sempre pronta a battersi per la sua citta’ ti racconta che due giorni fa si e’ inaugurato a Bazzano un asilo nido donato dalla Fiat. “Proprio bello. Una cosa bella in tanto brutto. Ma la Fiat ha fatto tutto, ha chiesto il terreno e ci sono voluti dodici mesi per scieglierlo e loro in 4 mesi hanno costruito tutto. Non bisogna fare donazioni di soldi ma solo realizzare direttamente come hanno fatto i tedeschi a Onna”.Per Natalia, che produce anche il torrone di cioccolato morbido  “Fratelli Nurzia”, gli ingegneri e gli architetti si sono presi troppi progetti ed e’ per questo che vogliono la proroga dei termini per la presentazione e poi dice Natalia “la lezione non e’ servita, si continua a costruire male!”. Lo dice con amarezza come con amarezza parla della zona rossa della citta’, quella in cui non si puo’ entrare, “ e’ una fogna a cielo aperto,in completo abbandono. A Via San Marciano  ci sono cumuli di spazzatura. Le aziende hanno messo in sicurezza  ma le macerie, i frigoriferi, i letti sono rimasti li’. Un’incuria totale e fra poco ci saranno altri crolli”. Senti il dolore  quando dice “siamo come al 6 aprile del 2009”.

 

E nel nostro percorso incontriamo Alessandra Rossi, presidente dei Giovani Imprenditori Confindustria L’Aquila, lavora nel settore appalti e parla di come tutto sia rallentato in questa citta’,di come la burocrazia  stia stritolando ogni forma di rinascita “E’ necessario mettere ordine alle numerose ordinanze che si sovrappongono e che spesso subiscono interpretazioni diverse da soggetti diversi. Noi imprenditori abbiamo bisogno di poche e certe regole. Dovevamo essere il cantiere piu’ grande d’Europa ed invece siamo fermi! “. E poi dice “cosa deve essere L’Aquila una citta’ turistica?una citta’ della conoscenza? Una citta’ per attrarre investimenti? Nulla di tutto questo perche’ non c’e’ una visione strategica e ci si trincera dietro al fatto che non ci sono le risorse”. Una settimana fa e’ arrivata in citta’ il Direttore Generale della RAI, Lorenza Lei, alla quale e’ stato chiesto di tenere alta l’attenzione della televisione pubblica sul territorio, di aiutare a tenere viva l’attenzione. E speriamo che questo succeda!

Ma L’Aquila ha anche il volto di Donatella, mamma di due ragazzi, separata, precaria e adesso disoccupata. Il CAF dove lavorava, vista la crisi dell’economia locale, ha chiuso e lei e’ rimasta con il mutuo per la casetta di legno che ha comprato per poterci vivere con i figli. E’ rimasta con una quotidianita’ da affrontare con dignita’.La sua casa, a Villa Gioia sotto Via XX Settembre (la strada della Casa dello Studente)  crollata quella notte. Poi ha vissuto in una roulotte e poi il padre le ha dato un piccolo pezzo di terra dove montare il prefabbricato dove adesso ha stipato tutta la sua vita. Intanto il lavoro rallentava, ritardavano gli stipendi fino alla necessità della chiusura. Oggi si ritrova a 54 anni a dover rincominciare. Il lavoro non si trova e l’età è un hadicap ma “ogni lavoro andrebbe bene. Mica me ne posso andare?” dice sorridendo anche se con gli occhi tristi.

 

E parlano anche gli occhi di Marzia Buzzanca, ristoratrice “la pazza di Via Leosini”, come la chiamano tutti, che ha voluto fortemente riaprire la sua attivita’ “ E’ un anno che lavoro ma senza il gas  cittadino uso le bombole ma amo troppo questo lavoro. La vita e’ cambiata dal 6 aprile, anche la nostra psicologia. E dopo che in tutto questo periodo non e’ stato fatto nulla un po’ ci stiamo spegnendo.” Marzia si e’ battuta e gli amici chef di tutta Italia sono corsi da lei per tenere accesa una luce  su questo disastro. E allora ecco arrivare Davide Oldani,che e’ stato il primo e che ne e’ stato anche un po’ il motore, poi Gino Sorbillo, Maurizio Santin e a dicembre Niko Romito e a marzo 2012 Gennaro Esposito. Un calendario fitto di cene “a quattro mani” e attivita’ per continuare a battersi “ Qualche domenica fa qui vicino ho trovato i vigili che con il gatto ( un particolare mezzo tecnico), per una necessita’ estetica, stavano coprendo con dei teli una chiesa. Il mezzo costa 1600 euro al giorno per il noleggio oltre il costo degli straordinari dei vigili (che pero’ ancora non prendono quelli del 2009). Ma quali sono i criteri veri dei lavori che si fanno? Inoltre ieri ho scoperto che ci vuole un nuovo permesso di agibilita’ urbanistica. Ma nessuno mi sa spiegare cosa sia”. Dalle cene di Marzia inizia ad uscire qualcosa di buono: per esempio a Milano si festeggera’ il Natale con il torrone F.lli Nurzia !

 Sono queste donne e tutti gli altri di cui non si racconta che ancora tengono viva L’Aquila e permettono ancora di sperare che qualcosa cambiera’.

 (pubblicato su www.malitalia.it e www.lindro.it)

L’Aquila: a processo la Commissione Grandi Rischi

A Campo Imperatore ha già nevicato. Sulla montagna più alta degli Appennini,il Gran Sasso d’Italia, siamo già sotto zero. E L’Aquila,le sue rovine e i suoi abitanti sono proprio lì sotto. Inizia un altro autunno con un processo, quello ai vertici della Commissione grandi rischi. A quei signori che il 31 marzo del 2009 “fornirono alla gente informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica”. L’accusa è di omicidio colposo, lesioni personali colpose e cooperazione nel delitto colposo. Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi, presidente dell’Ingv, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti,Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova, e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile. E pensare che nel 2007 i ricercatori del CNR (centro Nazionale delle Ricerche) avevano consegnato alla Protezione Civile (quella di Bertolaso il re delle emergenze) uno studio che fissava una probabilita’ del 30%, la piu’ alta in Italia , per un terremoto con magnitudo superiore a 5.3 che sarebbe potuto accadere nella zona de L’Aquila tra il 2008 e il 2012. La Regione Abruzzo aveva commissionato, nel 2006, una ricerca al dipartimento Scienze della Terra dell’Universita’ d’Annunzio di Chieti. Lo studio evidenziava altre due aree dove la pericolosità era maggiore rispetto a quella attribuita a L’Aquila: le zone di Campo Felice-Ovindoli e di Sulmona (che registrò una serie di scosse prima e dopo il terremoto aquilano, con una punta di energia pari a 3.8 di magnitudo).

Tutti  questi dati, nonché le scosse continue da oltre tre mesi, furono messe da parte dalla Commissione Grandi Rischi quel 31 marzo del 2009. Il 6 aprile alle 3.32 un terremoto di magnitudo 5.8 devastò una delle più belle città d’Italia e soprattutto portò via 308 persone.

Ma non è solo la Commissione Grandi Rischi nella lente di ingrandimento della giustizia che ha già  acquisito, nella sede del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, tutta la documentazione riguardante  l’appalto da 13,5 milioni di euro per la fornitura di 7300 dispositivi antisimici (vedi anche inchiesta di Rainews 24 del maggio 2009 di Ezio Cerasi ed acquisita  agli atti della Procura).

Parliamo dei sistemi ‘a pendolo scorrevole’ applicati ad ogni singolo pilastro che consentono l’assorbimento delle scosse sismiche e che fanno parte del famoso progetto CASE (il “miracolo” di cui tanto si è vantato Berlusconi). Si ipotizza che le prove di laboratorio effettuate per la verifica di affidabilità di questi isolatori potrebbero essere incomplete. E questo anche secondo quando dichiarato da Gianmarco Benzoni, uno strutturista italiano che da molti anni è professore alla Università di San Diego in California (lo stato americano che convive con il terremoto e vive nell’attesa del  “Big One”) che  sostiene che “la serie di test deve essere molto più estesa di quelle effettuate all`Eucentre di Pavia perché l`isolatore a pendolo o funziona perfettamente o non funziona affatto”.

Ma questa inchiesta porta alla luce un’altra stranezza: Gian Michele Calvi (imputato quale membro della Commissione Grandi Rischi) è anche Direttore di Eucentre (centro finanziato con 6 milioni di euro da Letizia Moratti) il centro dove si sono svolte le prove sui sistemi “a pendolo scorrevole” ed è sempre Gian Michele Calvi il direttore dei lavori e coordinatore generale del ‘Progetto Case’ e  fra i partners di Eucentre vi sono le due imprese,Fip e Alga, produttrici dei pilastri «a pendolo scorrevole» che sorreggono le new towns aquilane. La giustizia dovrò accertare, attraverso il proprio perito, la esatta tipologia di isolatori che sono stati montati nelle 19 aree del progetto Case, il materiale con il quale sono stati realizzati tali isolatori e se essi sono funzionanti e idonei allo scopo per il quale sono stati messi. E, infine, se essi rispondano alla normativa vigente. Ma soprattutto, forse, perché i controlli sono stati fatti dagli stessi soggetti che hanno promosso o prodotto i 4500 appartamenti per un costo di 13 milioni e mezzo di euro!

L’emergenza all’italiana  è sempre fatta dagli amici degli amici e in questa situazione si capisce bene che c’è chi rideva, la notte del 6 aprile, mentre qualcuno moriva. Di fronte ai soldi non si guarda in faccia nessuno!

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it )

Viaggio in Abruzzo

Sequestrati  5 milioni di beni nel centro di Pescara. Caffè, ristoranti. Quelli frequentati dalla buona borghesia cittadina. Da quella che non si domanda  come e perché nascano certi locali e come sopravvivano ad una crisi che ha schiacciato la concorrenza.

Nell’isola felice chiamato Abruzzo si apre uno squarcio su riciclaggio e crimine organizzato. Il Procuratore generale Nicola Trifuoggi dice “l’Abruzzo non è terra di conquista” ma rimane il retrogusto che questa regione, lontana dalle grandi vie di comunicazione, quasi appartata  invece possa essere il centro di molti interessi.

La storia ci racconta che proprio qui hanno soggiornato boss come Marchese, che nelle sue carceri (Sulmona e Teramo) sono passate le famiglie Riina e Provenzano e che a pochi kilometri, ad Ascoli Piceno, è passato Raffaele Cutolo. Massimo Ciancimino, figlio di Vito il sindaco del sacco di Palermo, ha investito in questa terra una parte del patrimonio del padre. E in una piccola cittadina, Francavilla a Mare, si  è “suicidato” Bruno Piccolo, testimone chiave nel processo per l’omicidio Fortugno.

Un affresco che ci fa capire come  l’Abruzzo sia appetibile per il crimine organizzato. Abbia le caratteristiche di anonimato e di tranquillità che ha permesso il radicamento, per esempio, dei clan pugliesi (soprattutto nel pescarese) come dimostrato dal sequestro di questi giorni.

La Direzione Nazionale Antimafia ha già aperto una finestra sulle infiltrazioni mafiose per la ricostruzione della città di L’Aquila dopo il terremoto.

Ma questo territorio ha da anni  un rapporto conflittuale con il mondo dell’illegalità : discariche abusive nelle aree protette ( come nel Parco Nazionale della Majella), acque inquinate da scarichi industriali. Un numero di sportelli bancari che desta sospetti anche in virtù del numero degli abitanti ( circa 1 milione e duecentomila),sede di nascondigli per i  sequestri di persona . e in questa la sua orografia aiuta molto ( un po’ come l’Aspromonte).

L’area confine con le Marche  il regno della prostituzione dove si alternano le bande albanesi, campane, russe. Insomma un  pedigree di tutto rispetto.

Ma l’Abruzzo sale  agli onori della cronaca soprattutto dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Una distruzione infinita di una delle città più belle d’Italia. Palazzi, cortili, chiese devastate da un sisma “annunciato” da mesi di piccole scosse e che in una riunione del 31 marzo la Protezione Civile aveva  definito non “problematiche”. 308 morti, il centro città distrutto e chiuso a tutti. E poi la cosiddetta ricostruzione, la new town dove ogni nuovo appartamento è costato, a metro quadro, quando un appartamento in una media città italiana. Ma queste costruzioni sono, a detta del Governo, provvisorie. Intanto, per dare visibilità, si sposta il G8 dalla Maddalena alla città ferita distogliendo risorse alla ricostruzione per allestire le stanze degli ospiti, per asfaltare le strade che saranno percorse dalle macchine di rappresentanza. Una scenografia di cartone per dare l’idea di fare qualcosa per il popolo di L’Aquila, piegato da qualcosa che forse si poteva evitare. Qualcosa che ha permesso di attivare l’ennesima procedura di emergenza che tutto permette e tutto nasconde. Un’emergenza tale che nei primi giorni se volevi acquistare qualcosa per mettere a posto casa dovevi passare per la lista di fornitori predisposta dalla Protezione Civile di Bertolaso.

La via spezzata, l’economia ferma e stagnante. L’allarme degli imprenditori. I Caf delle associazioni di categoria che chiudono, famiglie che hanno fatto il mutuo per comprarsi una casetta di legno.E intanto si cerca di capire come siano stati spesi gli 11 milioni di euro raccolti dalla Croce Rossa Italiana che in Abruzzo è gestita da una signora con un cognome importante, Letta, la sorella di Gianni, l’uomo di fiducia del Presidente Berlusconi.

Nella ricostruzione entrano aziende che vengono dalla Sicilia o dalla Campania.Si aprono inchieste e faldoni. Il problema rimane uno. Che fine farà L’Aquila ? Ce lo chiediamo in tanti. Una risposta può essere lasciamola così come museo mondiale del terremoto. E se invece coprissimo il centro con una gettata di cemento come Gibellina? Sono proposte estreme ma certamente questo terremoto ci h anche fatto capire meglio come veniva gestito ( e come oggi in altre forme) viene gestito il “settore” emergenze in questo nostro Paese che ha trasformato l’illegalità in sistema.

Il nostro viaggio continuerà per capire cosa succede ad una Regione che fino a ieri sembrava immune dal crimine e che invece si  svegliat, come Lombardia e Liguria, con le mani dei clan sul proprio corpo.

 

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

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    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
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    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

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