Laura Aprati

Una vita in viaggio.

Il mio diario

Amianto morte a rilascio lento

4000 morti l’anno.30 milioni di tonnellate di amianto da rimuovere.

 Eternit, fibra killer. Comunque lo si voglia chiamare questo minerale cancerogeno, utilizzato dall’industria italiana sin dai primi anni del ‘900, ha attaccato, e in troppi casi stroncato, la salute e la vita di migliaia di uomini e donne italiane.

 Nelle case, nelle fabbriche, negli ospedali, nelle scuole, in ambito domestico, nei mezzi di trasporto, sulle spiagge, in ogni dove l’amianto, per quasi un secolo, è stato il compagno di  vittime inconsapevoli.

Nel 1992 un provvedimento legislativo ha bandito la fibra killer dal territorio italiano eppure il numero delle vittime e dei processi per malattia professionale ed esposizione all’amianto continuano a crescere. Dall’entrata in vigore della legge sono state presentate piu’ di 600.000 domande di risarcimento tramite INAIL.

 L’Italia è stata, da sempre, il secondo paese produttore europeo e tra i principali consumatori di amianto, soprattutto negli anni ’60 e ’70 e secondo le stime del CNR e di Ispesl ce ne sono ancora 32 milioni di tonnellate sparse per il territorio nazionale e un miliardo circa di metri quadri di coperture in eternit sui tetti. La Germania ha scoperto i pericoli legati all’amianto nel 1943, mentre in Italia la legge, che vieta l’utilizzo di questo pericolosissimo materiale, risale solo al 1992

L’amianto e’ responsabile di malattie mortali come l’asbestosi, il cancro ai polmoni o il mesotelioma, e proprio per questo, con la legge n. 257, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 13 aprile 1992, era stato deciso di toglierlo completamente dalle scuole. Ebbene, dopo 18 anni dalla legge, ci sono oltre 2400 scuole con l’amianto nei tetti e nelle pareti, costituendo un pericolo mortale per i bambini e il personale che ogni giorno va a scuola, e queste scuole sono principalmente distribuite nel Nord: a Milano si sa di almeno 34 istituti, dove l’amianto è presente e bisognerebbe procedere a bonifica. A Torino si indaga sulla morte di 28 docenti che potrebbero essere imputabili alla presenza di amianto nelle scuole. A Roma in un plesso scolastico, che accoglie oltre 1000 bambini al giorno, ci si accorge, per caso, che le scossoline del tetto sono di amianto. I genitori si mobilitano ma ci sono voluti circa 4 anni per ottenere la bonifica. Quanti bambini sono passati in queste scuole in tutti questi anni? E soprattutto, considerato che il tempo di incubazione della malattia supera i 30 anni cosa ne sara’ di questi bambibni, se mai si ammaleranno chi potra’ dire da cosa dipende?

Il governo, nel gennaio 2009, ha stanziato 358 milioni per la bonifica delle scuole. Dopo 16 mesi sono stati reperiti i fondi e la delibera e’ diventata operativa. Ma non ci sono dati certi su quante scuole e a che punto sia la bonifica. Non un censimento reale e notizie certe.

Intanto proprio in questi giorni, a Mantova, e’ stato bloccato un appalto per la costruzione di scuole elementari su un’area contaminata da amianto. E il 30 ottobre a San Giorgio nel Sannio ci sara’ un banchetto informativo sul caso amianto alla ex poste di via De Gasperi.

E nel Parco Nazionale del Circeo, quindi zona protetta e controllata, e’ stata individuata una discarica con guaine per tetti, scarti di lavorazione edile.

E da Gela, a Pescara, a Casale Monferrato (il caso piu’ eclatante), alla Basilicata, alla Calabria non c’e’, area, scuola, industria che non sia toccata dal pericolo amianto. Eppure esiterebbe  anche un Piano Regionale Amianto per il censimento, la bonifica e lo smaltimenti dei materiali contaminati ma solo 13 Regioni, delle 20 che compongono il nostro paese, stanno provvedendo in questo senso, ed anche in questi casi la bonifica dei siti inquinati non è sempre attuata, se non nelle regioni Lombardia e Sardegna, che si sono poste come obiettivo la bonifica rispettivamente entro il 2016 ed il 2023.

L’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) dichiara che, nel mondo, ci sono circa 125 milioni di lavoratori esposti ad amianto  e, secondo alcune stime,  ci saranno ulteriori 500 mila vittime dell’amianto in Europa entro i prossimi 15 anni. Un calcolo, sempre di OMS, dice che,in base agli attuali livelli di esposizione, si verificheranno 5 morti per tumore polmonare e 2 per asbestosi per ogni 1.000 lavoratori esposti. La stima di decessi (ogni anno del prossimo decennio) tra i lavoratori esposti ad amianto è di 43.000 per mesotelioma e di gran lunga maggiore è quella per tumore polmonare. E alcune stime parlano di 10 milioni di vittime, in tutto il mondo, nei prossimi 20 anni! 

E non si smette di produrlo in testa la Russia seguita da Cina, Kazakhstan, Brasile, Canada, Zimbabwe e Colombia. Ogni varietà di amianto è oggi bandita in 52 paesi, in maggioranza in quelli di vecchia industrializzazione, cioè in meno di un terzo di tutti quelli che sono membri dell’OMS. Un numero maggiore di paesi aderenti all’OMS ancora impiega, importa ed esporta amianto e prodotti che lo contengono (http://www.ispesl.it/amianto/amianto/presenza/tab_2.htm).

La  maggioranza della popolazione mondiale ( nei paesi asiatici, dell’Europa orientale, dell’America Latina e dell’Africa) vive ancora in strutture ed aree dove si continua ad usare amianto senza misure di protezione ma soprattutto i maggiori produttori ( Cina,Russia, India, Brasile) sono anche i paesi piu’ popolati al mondo.

E non sono sufficienti gli ammonimenti delle Organizzazioni Internazionali per bloccare questa pandemia silenziosa che ha aggredito ed aggredisce milioni di persone.

 (pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Sanità, errori fatali

16 casi di malasanità al mese.

470 da fine aprile 2009 a fine settembre 2011.

329 pazienti morti  o per errore diretto del personale medico e sanitario (223) o per disfunzioni o carenze strutturali (106).

Questo il quadro che  emerge dai dati rilevati dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario (vedi tabella allegata,ndr)  e i disavanzi sanitari regionali. Errori, disservizi, carenze strutturali sono stati fatali per i pazienti  e i casi di malasanità, negli ultimi due anni e mezzo,sono cresciuti.

dati_aggiornati_al_30_09_2011

Leoluca Orlando  il Presidente della Commissione  commenta questi dati con l’amarezza di chi sa che  rappresentano solo una parte del problema.

“Nel 2008 si è  approvata una legge per la  creazione di un osservatorio, in collaborazione con Cittadinanzattiva, ma non se ne  fatto nulla”dice il Presidente e, continua” i dati che abbiamo nascono dalle denunce dei danneggiati che si rivolgono a noi e ai quali chiediamo relazioni mediche e legali. Oppure andiamo a verificare le situazione che balzano agli onori della cronaca”.

-Presidente leggendo il rapporto ci si rende contro che in 5 regioni la situazione è gravissima

Se ci fa caso le regioni con la maglia nera sono Calabria, Puglia, Lazio, Campania e Sicilia cioè quelle con il disavanzo di bilancio maggiore. E questo vuol dire che chi ha speso di più non ha speso meglio. Anzi ha sprecato.

-Ma il problema del disavanzo e dei tagli quanto e come incide sulla sanità?

E’ proprio questo il problema si taglia indiscriminatamente senza capire quanto e come. E’ un po’ come tagliare i capelli: un po’ fa bene. Tagliare la testa no. Spesso quando si parla di errori medici si va alla ricerca di chi ha commesso l’errore e non del perché che è fondamentale. E ritornando ai tagli oggi il welfare è sottoposto al Ministero dell’Economia che ha un unico obiettivo:il rientro. E il Ministero oggi  stretto in una morsa tra il ministero economico e il federalismo, anche se poi il nostro sistema sanitario  è, mediamente, buono.

-Lei ha parlato che spesso si cerca il chi e si tralascia il perché

Ma certo perchè l’errore umano, fatto 100, può essere 1 il resto sono anomalie funzionali, di consolidamento, tecniche. E noi perdiamo anni a cercare il colpevole intanto le cause, vere, rimangono intatte. Bisogna rimuovere i perché  che sono anche politici. La responsabilità è anche far nominare un primario incompetente.

-Quanto i medici, il personale paramedico sono consapevoli degli errori?

Di fronte ad un errore c’è una difesa corporativistica. L’errore si tace. In Germania la rivista Focus  è uscita con il titolo “I medici fanno errori” e all’interno dell’articolo ci sono nomi e cognomi. Da noi è impossibile anche perché c’ è un clima di paura nel sistema sanitario. Ho registrato molti timori, tra i sanitari, di perdere il lavoro in caso di denuncia. Il sistema politico ha inquinato la sanità e dovrebbe fare 40 passi indietro rispetto a quella che è la salute dei cittadini.

-Cosa può fare la Commissione?

Sicuramente far crescere la fiducia nel sistema sanitaria. E lo si fa non nascondendo la polvere sotto il tappeto anche perché nella nostra sanità ci sono tanti bravi medici, operatori che tutti i giorni si impegnano anche in mancanza di servizi, di ambulanze….Insomma parlare di errori e di malasanità serve anche per tutelare tutto il buono che c’è . Bisogna battersi per capire quali sono i perché e lavorare su quello, tutti insieme così come abbiamo fatto con la relazione sulla situazione della Regione Calabria approvata, all’unanimità il 15 luglio scorso e come abbiamo fatto per il  primo studio sui punti nascita in Italia che sarà reso noto a fine novembre.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

Sartori: “noi retti da buffoni”

Una piccola libreria “Nero su Bianco”, a Roma, al centro di Trastevere, a Piazza San Cosimato, la passione di Mariangela Mincione e la voglia di portare la cultura e le grandi storie tra la gente. Con questi ingredienti ( e con la complicità delle telecamere di RAI Millepagine e Vittorio Castelnuovo) nasce il colloquio con il professor Giovanni Sartori, politologo di fama internazionale, nato a Firenze nel 1924 compagno di Università di Giovanni Spadolini che “aveva in testa di diventare Presidente della Repubblica e non ci riuscì per un voto”.

Ha appena pubblicato un libro “Logica,metodo e linguaggio nelle scienze sociali” in cui enuncia la sua convinzione che nessun progresso scientifico può essere raggiunto quando mancano basi concettuali e metodologiche precise poiché nulla si produce se non si è “criticamente” consapevoli di ciò che si sta studiando ed analizzando. La coscienza critica, per il professor Sartori, rende lo scienziato sociale un “pensatore consapevole” che guarda al suo oggetto di analisi senza lasciarsi fuorviare dai miraggi delle tecnologie contemporanee.

Ma il Professore parla anche del fatto che la nostra vita è un mix di caso, fortuna e ostinazione. Ma parlare con Giovanni Sartori è un’avventura che parte dai suoi studi e dall’Università e che arriva ad oggi: alla crisi, ai giovani, alle prospettive di questo mondo.

-Professore partiamo dalla questione Bankitalia. Un “pasticciaccio” brutto

Del problema di Bini Smaghi si sapeva già da tre mesi, la carica ha una durata fissa e quindi Berlusconi non poteva promettere a Sarkozy nulla. Quando si fanno le offerte devono essere accettabili. Ma il nostro governo è  nella totale disorganizzazione, siamo nelle mani di dilettanti di terza categoria. Siamo retti da buffoni.

-Parole forti professore, passiamo alla politica estera: dopo la Libia la Siria?

Non credo, la situazione è completamente diversa. Dietro la Siria c’è l’Iran e finchè c’ è questo sostegno non succederà nulla. Intanto anche la Turchia sta diventando un riferimento. Comunque si tratta di lotte legate al petrolio. Adesso ci sarà un po’ di confusione, qualche cambiamento e poi si tornerà ad un sistema di banditi.

-Per quanto riguarda la Libia quali le possibilità dell’Italia per la ricostruzione?

La Libia l’abbiamo persa. Siamo riusciti in un’impresa impossibile.

(Qualcuno dal pubblico dice “Berlusconi ha portato male a Gheddafi.Gli ha baciato la mano e guardate come è finito!” e il Professore subito, pronto, risponde “Lo dirò a Putin anche se lui è  più in gamba! “.Ndr)

 -Passiamo alla crisi. Quanto durerà?

Sarà molto lunga. Ricordiamoci che la grande depressione del ’29 durò fino all’inizio della seconda guerra mondiale e solo l’industria bellica  aiutò gli Stati ad uscirne. Inoltre questa  è gestita male: troppi attori in campo e troppo litigiosi. Durerà tantissimo perché ci sono molti derivati occultati ovunque e nessuno sa quanti sono e le banche non lo dicono. Sono carta straccia. E comunque gli altri paesi sono messi meglio di noi che siamo subito dopo la Grecia.

-Una riflessione sui giovani e il loro futuro

I giovani dalla loro parte hanno solo l’energia. Ci vuole una scuola più forte e in questo momento non mi sembra che in Italia goda di buona salute.

 Forse questa intervista può essere conclusa proprio da una frase del Professor Sartori “Il pessimismo dell’intelligenza va combattuto da un ottimismo della volontà”.

(pubblicato su www.malitalia.it e www.lindro.it)

 

Bankitalia, un Paese sotto ricatto

Oggi si decide il destino del governatore di Banca d’Italia. Una telenovela che dura da mesi fatta di ripicche e ricatti.

Tremonti e il suo candidato Vittorio Grilli, amato anche da Bossi perchè “milanese” (ma che le voci di corridoio dicono non avere un pedigree formativo adatto), contro il candidato del Presidente Napolitano ma anche di tutto il Consiglio Superiore di Bankitalia, cioè l’attuale direttore generale  Fabrizio Saccomanni, uomo di Draghi ma anche con una formazione adeguata al ruolo. E poi il terzo incomodo Lorenzo  Bini Smaghi attuale membro della BCE e che con la nomina di Mario Draghi al vertice della stessa banca toglierebbe un posto alla Francia all’interno del board.

E così questa candidatura sale anche perché Berlusconi deve trovare una soluzione che accontenti il presidente francese Sarkozy.

La lettera firmata per Saccomanni era già pronta ma è stata ritirata di fronte alle risse interne al Governo e al problema francese che il premier italiano ha sottovalutato fino a qualche settimana fa o comunque fino a quando Bini Smaghi lo ha messo di fronte al problema  probabilmente paventando questa situazione:“o la poltrona di Governatore o io non lascio la BCE e saranno fatti tuoi!”.

Tremonti si  è battuto sempre per il suo delfino Grilli (suo uomo di fiducia insieme a Milanese) anche per una sorta di “astio” personale nei confronti di Mario Draghi che, come dicono le voci di Palazzo Koch, ha sempre oscurato  il ministro in tutti i consessi internazionali.

Il Presidente Napolitano ha parlato ieri proprio di nomina nel rispetto della “continuità”.Insomma un altro alto là a Berlusconi che oramai deve prendere le decisioni in funzione dei ricatti a cui  è  sottoposto.

Tremonti e Bossi da una parte, per cercare di tenare ancora unita una maggioranza che fa acqua da tutte le parti, e  Sarkozy dall’altra per non avere”grane” internazionali che finirebbero di indebolire completamente i suoi rapporti all’interno della Comunità Europea . E al passaggio di consegne tra Trichet e Draghi c’erano la Merkel e Sarkozy ( che hanno anche approfittato per parlare della crisi) ma, forse, non c’era nessun rappresentante del governo italiano.

Adesso spuntano anche due nomi, interni al palazzo di Via Nazionale, e cioè Visco e la Tarantola e si era anche pensato di ripescare Lamberto Dini! La nomina della Tarantola (che viene dalla sede di  Milano e che si  sempre interessata della vigilanza sul sistema bancario )potrebbe rappresentare la  continuità interna e forse un modo per uscire dall’empasse dove si  è cacciato il premier e che potrebbe piacere al Quirinale che, in questi giorni, ha richiamato continuamente Berlusconi su riforme, decreto sviluppo, coesione. Insomma il Presidente del Consiglio  sente il fiato sul collo. Il vicolo in cui si trova è sempre più stretto, il Paese brucia e le fiamme si avvicinano sempre di più. Ma la nomina della Tarantola potrebbe dare adito a più di un attrito all’interno del direttorio a meno che non nasconda un accordo per farsi che altri possano inserirsi  nel caso di abbandono di qualcuno (leggasi Bini Smaghi e Saccomanni ndr)

Un uomo,Belusconi, che vive, e fa vivere il Paese, sotto ricatto. Dai vari Lavitola ai Tarantini alla D’Addario o a Ruby.E adesso anche il Ministro degli Esteri viene smentito  non dalla CNN o dalla BBC ma dalla televisione albanese che per molti  è ancora quella della canzone di Battiato “ascoltavamo radio Tirana…” quasi come se stessimo parlando di extraterrestri!

E per cercare di arginare fughe precipitose dalla nave e soprattutto per cercare appoggi il buon Ministro dell’Economia ha trovato i soldi per Ministri e Sottosegretari per evitare decurtazioni al loro stipendio. E pensare che non ci sono i soldi, come ha ammesso lo stesso Berlusconi, per varare un piano di sviluppo che salvi l’Italia.

(pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

La mala capitale

Lunedì 17 ottobre  il Tribunale della Capitale ha messo i sigilli al Teatro Ghione ( in declino negli anni Settanta, riscattata nel 1980 da Ileana Ghione, una delle più grandi atrici del teatro italiano) di via delle Fornaci, a due passi dal Vaticano. L’operazione è scattata su richiesta della DIA di Reggio Calabria. Tutto nasce dall’operazione, di circa sei mesi fa, denominata “Overloading”, sul traffico di droga che ha visto 70 persone arrestate fra cui un colonnello dei Carabinieri in servizio a Bolzano.

L’operazione di lunedì ha portato al sequestro di trenta società di capitali, dieci dite individuali, nove fabbricati, 16 terreni, 28 automezzi e quote societarie, polizze vita ed altro. I riflettori degli investigatori sono stati puntati sull’imprenditore Federico Marcaccini, 34 anni, detto “il Pupone”, ritenuto proprietario dell’immobile e affiliato al clan degli Strangio di San Luca. Il patrimonio riconducibile a Marcaccini conterebbe anche due alberghi in Sicilia e nel Lazio, nonché numerose aziende in gran parte a Roma.

Ma cosa sta succedendo nella Capitale? 26 omicidi dall’inizio dell’anno. Alcuni in pieno giorno e in zone centrali. Quasi sembra di essere tornati ai tempi della Banda della Magliana.

Il Prefetto di Roma, dinanzi alla Commissione Parlamentare Antimafia traccia un quadro della situazione attuale definendo ruoli, spazi e interessi di Cosa Nostra, ‘Ndranghtea, Camirra e delle mafie straniere.

Il bar De Paris, il George’s, il Bar Chigi tutti inclusi nelle inchieste legate alla ‘ndrangheta. Famiglie come gli Alavro, i Gallico, i Palamara .attive sul centro città ma anche nell’hinterland e nell’area dell’aeroporto di Fiumicino (espressamente per il traffico di stupefacenti).

Cosa Nostra è attiva con la famiglia Stassi, legata agli Accardo della famiglia di Trapani, con interessenze nella ristorazione. Mentre sul litorale romano troviamo il gruppo Triassi legato alla famiglia Cuntrera-Caruana. A Civitavecchia ( come da procedimento della DDA di Roma) sono interessati le famiglie gelesi dei Rinzivillo ed Emanuello.

La Camorra a maggio ha subito un duro colpo con l’operazione condotta contro la famiglia Mallardo di Giugliano. IL GICO di Roma ha arrestato 6 soggetti facenti parte della cellula camorristica che curava il riciclaggio e “lavaggio” dei proventi liquidi del clan.

A Roma  a luglio è  stato poi arrestato Emilio Esposito, un esponente di spicco del clan dei casalasei.

E questi solo alcuni dei dati riportati dal Prefetto di Roma alla Commissione: “sembra emergere una imprenditorialità mafiosa costituita da gruppi di imprenditori, professionisti ed altre figure che, in cambio di favori o altre utilità,cura gli interessi delle cosche.Questi ultimi soggetti, spesso di basso profilo criminale per gli organi investigativi, risultano comunque essere personaggi di non trascurabile spessore per le rispettive organizzazioni, attese le loro specifiche competenze e capacità individuali nella gestione delle attività economico-finanziarie”.

Insomma una città presa d’assedio dove la crisi economica ha aperto varchi di penetrazione a strutture criminali con grande capacità di gestire ingenti liquidità e che oramai non si dedicano più solo alla ristorazione ma che sono entrare anche nel settore cultura, che tra i tanti  quello che in questo momento sta segnando il passo più di altri. D’altra parte secondo il Ministro Tremonti la cultura non dà da mangiare. Smentito clamorosamente dalle organizzazioni criminali, che di affari se ne intendono!

(pubblicato su www.malitalia.it e www.lindro.it)

Forze dell’ordine a secco

Questa mattina, davanti a Palazzo Chigi e nel pomeriggio davanti al Senato, un gruppo di sigle, dal SIULP, UGL, SAP CISL, che rappresentano le Forze dell’Ordine, hanno manifestato contro i tagli al settore, circa 60 milioni di euro, esprimendo il loro disagio e la loro preoccupazione.

La manifestazione di sabato è ancora viva. Le polemiche e i problemi che ha posto. Nel pomeriggio il Ministro Roberto Maroni ne riferisce in Senato. “Non bastano i ringraziamenti di questo Governo per il lavoro svolto”, afferma il Co.ce.r. E ancora più strano suona il fatto che se da una parte si taglia dall’altro si stanziano i fondi per la festa delle Forze Armate del 4 novembre.

Si ha quasi l’impressone di figli e figliastri. C’è chi scende in piazza a chiedere un aiuto per acquistare la benzina per quelle macchine che dovrebbero girare e sorvegliare le nostre città mentre lo Stato li lascia a piedi -i sindacati di polizia hanno organizzato una simbolica raccolta fondi, “stiamo chiedendo l’elemosina ai cittadini per poter rifornire le nostre macchine” spiega Gianluca Guerrisi, Segretario Provinciale di Consap Roma- dall’altra parte ci sono le foto ricordo da mostrare quasi come un trofeo. Il Governo della forma più che della sostanza. D’altra parte il Capo della Polizia, Prefetto Antonio Manganelli, ha detto che “la politica è stata sostituita dalla polizia”.
Non ci sono neanche i soldi per cambiare gli scudi e comprare la benzina per le volanti” denunciano i poliziotti. “I nostri stipendi sono esigui e poi ci sono persone troppo anziane che non hanno la forza del ventenne che veniva reclutato fino a qualche tempo fa”. L’insicurezza percepita si trasformerà presto nella certezza dell’insicurezza.

Altresì sorge spontanea la domanda se anche quanto accaduto sabato non sia figlio di una difficoltà delle forze dell’ordine. Un funzionario di polizia, presente sabato, parla di errori di gestione: troppe forze dinanzi ai palazzi. Ma forse, e comunque, servivano più uomini comunque e non solo, per esempio, una cinquantina alla fine di Via Labicana. Ma perché non averne di più? Forse perché gli organici già nel 2010 erano sotto di 17 mila unità. Forse perché c’è gente che va in pensione e non c’è un rinnovamento delle forze. Sempre perché non ci sono i soldi. E poi come chiedere gli straordinari se quelli di un anno fa non sono stati pagati?

Quattro miliardi di tagli in tre anni e mezzo al comparto sicurezza: sono queste le cifre che la dicono lunga sulle reali priorità di questo Governo, nonostante i proclami e la propaganda. Il Governo che più di ogni altro ha fatto della sicurezza la sua bandiera ideologica, che ha promesso di sconfiggere le mafie e che oggi fa la voce grossa contro gli autori delle violenze di Roma, in realtà ha assestato un colpo mortale alla capacità delle forze di polizia di contrastare efficacemente la criminalità con l’azione preventiva e repressiva. La mancanza di mezzi e strumenti a disposizione degli agenti e dei commissariati sta neutralizzando l’efficacia delle norme esistenti. Per queste ragioni siamo al fianco della protesta delle forze di polizia: più risposte e meno propaganda per chi compie il proprio dovere con grande dedizione e grandi rischi. Altrimenti, le lacrime di coccodrillo e le leggi speciali non servono a niente e a nessuno”. Questo dice Pina Picierno, parlamentare del PD.

Intanto Maroni al Senato riferisce sugli scontri, parla di un popolo manifestante pacifico, promette nuove leggi. E Antonio Di Pietro ci riporta indietro con la legge Reale, quella degli anni di piombo, della morte di Giorgiana Masi e di tanti altri ragazzi di quella che fu la primavera del 77! Un ritorno indietro che va ben oltre Genova e il G8. Mentre Rosa Villecco Calipari, vicepresidente dei deputati del PD afferma che “non è di leggi speciali abbiamo bisogno, ma di risorse e intelligence perché le Forze dell’Ordine non siano lasciate disarmate di fronte alla richiesta e alle esigenze di sicurezza del Paese

Il Co.ce.r dei Carabinieri esprime la propria rabbia e la propria amarezza : “I Carabinieri sono stanchi di sottacere e di subire le imposizioni di un Governo che continua imperterrito a penalizzarli economicamente per giustificare i propri sprechi (auto blu con scorta, autisti/maggiordomi, segretari, vigilanze, etc) e che continua a chieder loro sacrifici economici senza la minima idea di una riforma sostanziale e strutturale che possa garantire certi margini di miglioramento nel breve, medio o lungo periodo. Senza veli di retorica e senza polemiche, oggi abbiamo un dato di fatto oggettivo: la sicurezza per l’italiano è gravemente compromessa . Garantire sicurezza, per i Carabinieri vuol dire lavorare gratis, per i nostri amabili parlamentari vuol dire aumento di servizi di esclusiva utilità gratuiti perché pagati con i sacrifici dei cittadini tutti e con i tagli ai servitori dello Stato garanti dell’ordine e della sicurezza pubblica . La Giustizia Sociale è l’imperativo categorico di un Paese civile. Ma qui di civile non è rimasto proprio nulla. Siamo nel pieno ciclone alimentato da una classe politica che pensa più che a salvaguardare, ad aumentare i propri privilegi. Qualcuno spieghi al Presidente del Consiglio il significato dei sacrifici che il Carabiniere pone in essere per garantire la giustizia sociale ed i diritti del cittadino. I Carabinieri rimandano al Governo le belle parole ed i ringraziamenti ipocriti”.

Lo Stato sta perdendo i suoi pezzi, quelli a cui i cittadini affidano la propria sicurezza. A qualcuno, in mezzo alle manifestazioni delle Forze dell’Ordine viene in mente Indro Montanelli: “Esiste una borghesia codarda che pretende di appaltare alle Forze dell’Ordine il compito di farsi sputacchiare, pestare e ammazzare per tenere a riparo se stessa. E non vuole nemmeno pagargli uno stipendio decente”.

 (pubblicato su www.malitalia.it e su www.lindro.it)

keep looking »
  • Chi sono


    Nata in un a terra “forte e gentile” come tutti gli abruzzesi sono tenace e paziente. Sono curiosa e ho voglia di capire perché le cose succedono.
    La conoscenza, la passione per il viaggio mi hanno portata in giro per il mondo ma anche a visitare l’Italia più volte. Amo l’arte e so che la cultura può muovere il mondo.
    Ascolto sempre e credo che la parola sia un’arma da usare con attenzione ed etica.

  • In compagnia

    rovereto rimaandI Peshmerga IMG_3527 IMG_3516 IMG_3510 IMG_3508 DSCN8265 DSCN8262 DSCN8243
  • In viaggio

    40 46 2 3 4_0 9 8 16 17 KF2-2206
  • A tavola

    bakhtiari-kebab Falafel-mahshi IMG-20150413-WA0010 pizzadello scarto 2 3 5 7 8 KF2-2206
  • Ultime immagini inserite

    pizzadello scarto lipari1 IMG-20150413-WA0010 IMG-20150413-WA0001 fichi Falafel-mahshi bakhtiari-kebab rovereto rimaandI Peshmerga
  • -->